Translate

lunedì 31 gennaio 2011

NUCLEARE, il problema senza lo soluzione - Greenpeace

Energia nucleare! La chiamano soluzione invece è il problema. Come quello delle scorie.




Non esiste ancora alcun esempio di deposito a lungo termine delle scorie nucleari.

Le scorie a vita media rimangono radioattive per alcuni secoli, le scorie a vita lunga anche miliardi di anni. In sessant’anni l’industria nucleare non è stata in grado di sviluppare un sistema per la gestione in sicurezza. Negli USA è stato chiuso, dopo quindici anni e 9 miliardi di dollari spesi, il progetto di Yucca Mountain. 


Il ritrattamento del combustibile è una scelta inquinante e inutile. La parte più rilevante delle scorie è rappresentata dal combustibile irraggiato, inviato negli anni al ritrattamento prima in Inghilterra e ora in Francia. Questi rifiuti sono destinati a ritornare, sotto forma di scorie vetrificate, nei paesi d’origine. Anche in Italia. È un processo più costoso dello stoccaggio a secco delle barre di combustibile, più inquinante per i rilasci in aria e acqua di radioattività, più pericoloso per i trasporti in andata e ritorno, con più rischi militari per la separazione del plutonio.

I nuovi EPR producono scorie più pericolose. Come conseguenza di una maggiore “produttività”, l’EPR - il tipo di reattore che vogliono costruire in Italia - genererà scorie sette volte più radioattive di quelle dei reattori esistenti. Le scorie, dunque, risulteranno più pericolose da gestire.





10   MOTIVI PER ESSERE ANTINUCLEARE - www.nuclearlifestyle.it


  1. Il nucleare è molto pericoloso. La tragedia di Cernobyl ha dimostrato la pericolosità di questa fonte di energia. Quell’ incidente ha causato e causerà ancora nel futuro centinaia di migliaia di vittime e ancora oggi a 23 anni di distanza le ricerche scientifiche mostrano ancora impatti sia sulla flora che sulla fauna. Cresce l’evidenza di leucemie infantili nelle aree vicino alle centrali nucleari.
  2. Il nucleare è la fonte di energia più sporca. Le centrali nucleari generano scorie radioattive. Le scorie a vita media rimangono radioattive da 200 a 300 anni, le scorie a vita lunga anche miliardi di anni e non esiste ancora un sistema per la gestione in sicurezza delle scorie nel lungo periodo.
  3. Il nucleare è la fonte di energia che genera meno occupazione. Gli obiettivi europei per le fonti rinnovabili e l'efficienza energetica al 2020 valgono il triplo del piano nucleare di Enel in termini energetici e creerebbero almeno 200 mila nuovi posti di lavoro "verdi" e dunque 10-15 volte l’occupazione indotta dal nucleare.
  4. Il nucleare è troppo costosoSecondo il Dipartimento USA dell’energia un EPR costa, in euro, 7,5 miliardi, una cifra ben maggiore rispetto a quanto propagandato da Enel e governo (4,5 miliardi). Se poi teniamo conto dello smaltimento delle scorie e dello smantellamento e bonifica degli impianti nucleari, i costi per noi e le future generazioni saranno ancora più elevati.
  5. Il nucleare non è necessario. Entro il 2020 le fonti rinnovabili, insieme a misure di efficienza energetica, sono in grado di produrre quasi 150 miliardi di kilowattora, circa tre volte l'obiettivo di Enel sul nucleare, tagliando drasticamente le emissioni di CO2.
  6. Il nucleare è una falsa soluzione per il clima. Il nucleare è una scelta inutile ai fini climatici, visto che le centrali saranno pronte certamente dopo il 2020 e invece bisogna ridurre oggi le emissioni di gas serra. Investire sul nucleare sottrae risorse alle fonti davvero pulite, efficienza energetica e rinnovabili.
  7. Il nucleare non genera indipendenza energetica. Se il nucleare dovesse tornare in Italia, continueremo a importare petrolio per i trasporti e diventeremo dipendenti dall’estero per l’Uranio e per la tecnologia, visto che il nuovo reattore EPR è un brevetto francese. E, comunque, la Francia leader del nucleare ha consumi procapite di petrolio superiori a quelli italiani.
  8. Il nucleare è una risorsa limitata. L'Uranio è una risorsa molto limitata destinata a esaurirsi in poche decine di anni. Nel caso venissero costruiti nuove centrali, l'esaurimento delle risorse di Uranio si accelererebbe.
  9. Il nucleare non ha il sostegno dei cittadini. Gli italiani hanno detto NO al nucleare con un'importante scelta referendaria. Oggi i sondaggi di opinione rivelano che la maggior parte dei cittadini non vuole una centrale nucleare nella propria Regione.
  10. Il nucleare: più è lontano e minori sono i rischi. Alcuni sostengono che il rischio nucleare c’è già, essendo l’Italia circondata da reattori. È una affermazione scorretta: anche se non è mai nullo, il rischio per le conseguenze di un incidente diminuisce maggiore è la distanza dalla centrale. Le Alpi, come si è visto nel caso di Cernobyl, sono una parziale barriera naturale per l’Italia.


venerdì 28 gennaio 2011

Imbolc (1 Febbraio)



Imbolc (o anche Oimelc, o Imbolic) è l'antica festa irlandese del culmine dell'inverno, che cadeva tradizionalmente il 1 febbraio, nel punto mediano tra il solstizio d'inverno e l'equinozio di primavera. La celebrazione iniziava tuttavia al tramonto del giorno precedente, in quanto il calendario celtico faceva iniziare il giorno appunto dal tramonto del sole.

Il termine Imbolc in iralndese significa "in grembo", in riferimento alla gravidanza delle pecore, così come Oimelc sta per "latte ovino", a indicare che in origine si trattava di una festa legata alle pecore da latte. In questo periodo venivano infatti alla luce gli agnellini e le pecore producevano latte. Il latte fresco, il formaggio, il burro e il siero di latte, per non parlare dei pasticci fatti con le code mozzate degli agnelli, costituivano spesso la differenza tra la vita e la morte per le persone anziane e i bambini, durante il gelo pungente di febbraio.
La festività celebrava la luce, che si rifletteva nell'allungamento della durata del giorno, e nella speranza per l'arrivo della primavera. Era tradizione celebrare la festa accendendo lumini e candele. In epoca cristianala festa di Imbolc venne equiparata alla Candelora. Poiché la festa pagana era sotto gli auspici della dea Brígit, si trasformò nella ricorrenza di Santa Brigida.

Nel mondo romano la Dea Februa (Giunone) veniva celebrata alle calende di febbraio.
Nel neopaganesimo e nel paganesimo Imbolc è uno degli otto sabbat, che attualmente si celebra il primo o il 2 febbraio (quest'ultima data più utilizzata in America, forse per una confusione con la Candelora). Nell'emisfero sud si celebra in agosto.

Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Imbolc

Brighid è la dea celtica del triplo fuoco, della creatività, della fecondità e della guarigione. Era la patrona dei fabbri, dei poeti e dei guaritori.
Il suo nome deriva dalla radice “breo” (fuoco): il fuoco della fucina si univa a quello dell’ispirazione artistica e dell’energia guaritrice.

Brigit, figlia del Grande Dio Dagda e controparte celtica di Athena-Minerva, è la conservatrice della tradizione, perché per gli antichi Celti la poesia era un’arte sacra che trascendeva la semplice composizione di versi e diventava magia, rito, personificazione della memoria ancestrale delle popolazioni.

Sotto l’egida di Brigit erano anche i misteri druidici della guarigione, e di questo sono testimonianza le numerose “sorgenti di Brigit”.
Sacri a Brigit erano la ruota del filatoio, la coppa e lo specchio.


Candelora/Imbolc: dopo l’inverno riappare la luce e con essa la speranza. È il tempo di nuova purificazione e rinnovamento. La natura comincia il suo pigro risveglio grazie a Sole che muove i suoi primi passi, e noi muoviamo i nostri verso ciò che è.
Fare spazio interiore per aprirsi al cambiamento: rimuovere dall’inconscio la componenti di sofferenza e dolore legate ai ricordi, che creano le nostre resistenze sotto forma di schema.
forma di schema.


Il mito di YEMANJÁ



Yemanjá è la Dea Madre per eccellenza degli Yoruba, ossia la tradizione afro-caraibica. E' la Madre di tutti gli Orisha (spiriti guardiani), cui dà la vita nel suo cammino di Yembò e Odduà.

Yemanjá è colei che crea, è madre della vita, e governa le acque degli oceani, dei mari e dei fiumi che conducono al mare. E poiché si ritiene che la sua vita abbia avuto inizio nel mare, si crede anche che tutta la vita sia iniziata con Yemanjá.
Il suo nome è la contrazione di Yey Omo Eja, che significa "madre i cui figli sono i pesci". Venerata nell'Africa occidentale dagli Yoruba come Ymoja, è principalmente madre del fiume Ogùn e si dice che ogni volta che Lei si gira nel sonno, dia origine a una nuova sorgente, che poi si tramuta in fiume ovunque Lei cammini. La storia narra di come Lei diede la vita a ben 14 degli Orisha. Si dice che fu rapita e violentata dal suo stesso figlio, che in seguito a ciò Lei maledì, causandone la morte. Tuttavia Lei stessa scelse di morire e si recò sul picco di un monte. Ma qui Le si ruppero le acque e si riversarono copiosamente sulla terra. E proprio dalle sue acque uterine nacque l'oceano mentre dal suo ventre uscirono i 14 Orisha, o divinità Yoruba. E' stata moglie di Babalù Ayé, di Agallù, di Orula e di Oggùn.Viene associata all'orisha Olokin, poiché mentre Lei governa la superficie degli oceani, dove si concentra la vita, Olokin (descritto come maschio, femmina o ermafrodita) rappresenta le profondità dell'oceano e dell'incoscio e insieme formano un equilibrio. E' anche sorella e moglie di Aganju, dio della terra, e madre di Oya, Dea dei venti, di cui però è più importante, poiché l'aria a sua volta si forma dagli oceani e dai mari.
Yemanjá è una Dea molto amorevole e compassionevole e da Lei nasce l'amore che insegna a tutti gli Orisha. E' materna e molto protettiva e tiene profondamente a tutti i suoi figli, che conforta e allevia dalla tristezza e dal dolore. Nondimeno Le piace cacciare e maneggiare il machete. E' indomabile e astuta e se si arrabbia può diventare tremenda, come la furia del mare. I suoi castighi sono duri e la sua collera terribile, però agisce sempre con giustizia. Normalmente comunque è allegra e sanguigna ed ama la buona compagnia. Chi è consacrato a Lei non può pronunciarne il nome prima di aver toccato terra con i polpastrelli delle dita e baciato in loro l'impronta della polvere.
Yemanjá è principalmente Dea di fertilità e le donne La invocano sia quando devono dare alla luce i loro figli che quando desiderano ottenere una gravidanza, poiché si dice che questa generosa Dea aiuti le donne che hanno difficoltà a concepire donando loro il dono della fertilità.
Essendo una Dea del mare, viene spesso rappresentata come una bella donna che indossa una lunga veste a sette veli con serpentine nei colori blu e bianchi, come le spumeggianti onde del mare. In mano generalmente tiene un ventaglio in oro e madreperla, adornato con perline e conchiglie e indossa una splendida collana di cristalli azzurri come il mare. Le conchiglie Le sono sacre e i suoi luoghi di venerazione sono la riva del mare o dei grandi fiumi che vanno verso il mare.

La storia
Quando la gente Yoruba fu resa schiava, la loro Dea venne con loro, sostenendone la vita anche nei tempi più bui, nel nuovo mondo.
E così divenne Yemanjá  la madre dell'oceano, perché fu così che la sua gente per la prima volta venne in contatto con l'oceano. 
Però nel nuovo mondo, nella condizione di schiavi, non era permesso praticare la propria religione, e così la gente Yoruba iniziò a mescolare le proprie divinità con quelle cattoliche creando di conseguenza un numero di nuove culture religiose (la santeria a cuba, il voudu ad Haiti, la macumba in Brasile e il condomblè a Bahia). Tuttavia Yemayà rimane la più potente divinità venerata da tutte queste genti, che Lei protegge contro ogni male, insegnando loro l'arte della "retribuzione mistica", di cui è maestra, insieme con Oshun e Oya (guardiana del fiume Niger). Con Changò e Ochun è la più amata dai cubani, e viene rappresentata quale "Regina della Regola", patrona della Baia di Havana. Nel Woodu haitiano è venerata come Dea della luna e si crede protegga le madri e I suoi figli. Viene associata agli spiriti mermaid di Lasirenn (e si crede che lei stessa sia una forma di Erzulie) che dona seduzione e ricchezza, e Lebalenn, sua sorella la balena. Nel condomblè brasiliano, dove è conosciuta come Yemanjá o Imanje, è la madre che porta I pesci ai pescatori e la luna crescente è il suo simbolo.  Come Yemanjá fodo, sempre in Brasile, protegge le navi che viaggiano per mare. In alcune parti del Brasile viene onorata quale Dea degli oceani e festeggiata nel solstizio d'estate, mentre nel nord-est del paese il suo festival è il 2 febbraio (giorno dedicato anche a sua figlia Oya, oltre ad essere il giorno di celebrazione della celtica Bride), e ci si riferisce a lei come "nostra signora dell'immacolata concezione".

Le folle si riuniscono sulle spiagge di Bahia per celebrare Candelora, una cerimonia dove si offrono saponi, profumi e gioielli gettandoli in mare per Lei. Lettere di richieste alla Dea vengono inoltre gettate in mare e la gente aspetta di vedere se le loro richieste sono accettate o rimandate a loro con le onde.
Si crede che la Dea lavi ogni pena dai suoi seguaci attraverso le sue acque, le acque del ventre, della creazione e dei sogni. 

Yemanjá, Dea Madre delle acque e signora del mare ci connette con la nostra fertilità generativa, con la capacità di accogliere e con il fluire delle acque della vita.


Yemanjá,
E' a Rainha do Mar
Eu vou chamar, eu vo chamar
Eu vou chamar a Rainha do Mar
Yemanjá
E' a Rainha do Mar
Eu vou louvar, eu vou louvar 
Eu vou louvar a Raiha do Mar 







giovedì 27 gennaio 2011

Cosmesi: INCI, cosa c’è dentro un prodotto

L’ INCI è l’etichetta che indica gli ingredienti di un prodotto, ma quanti di noi lo leggono? E quanti di noi soprattutto lo capiscono? È da molto tempo ormai che mi sono cimentata in questa ardua impresa, e sì, è complicato per chi come me non ha nessuna nozione di chimica, ma non impossibile.

Occorre armarsi di tanta pazienta e altrettanta volontà, ma ne vale la pena!
Debbo dire  ahimè, che la situazione non è per niente positiva,  anche riguardo quei prodotti che si dicono “verdi”, ma che di verde rimane solo il nostro portafogli dopo averli comprati.

Ultimamente sono arrivata a farmi la crema da me, in quanto non riuscivo a trovarne una che fosse sana per la pelle, perché non dobbiamo dimenticare che questa roba finisce sulla nostra pelle.

L’arte di farsi una crema o un prodotto cosmetico da sé, in rete è chiamato “spignattare”, e in questo mio progetto è stata indispensabile Patty, di cui segnalo il blog, per chi volesse cimentarsi: mieicosmetici.blogspot.com/


La nostra pelle è una sorta di spugna che assimila e libera elementi. Spalmarsi una crema equivale ad assimilarla, e molto spesso non sappiamo neppure “cosa” ci stiamo spalmando.
Non dimentichiamo che tutto ciò poi viene metabolizzato.
Per tanto è bene cominciare a prenderci di cura di noi, informandoci!

La pelle non solo ci protegge, ma è un organo di senso, e come tale ci permette di comprendere ciò che ci circonda e di interagire. Regola la nostra temperatura e proprio come reni, fegato e intestino espelle grandi quantità di tossine. Produce vitamina D e melanina, ed è un fondamentale strumento di comunicazione.

La nostra pelle è leggermente acida, circa 5,5 pH. Questa sua acidità serve a:
  •  impedire la crescita di funghi e batteri patogeni
  • conservare la durezza della cheratina
  • ostacolare l’ossidazione
Tecnicamente i prodotti in commercio dovrebbero avere un pH simile a quello della pelle, quindi acido, e un prodotto con un pH uguale a 7 (ossia a pH neutro) è decisamente troppo basico, quindi non abbastanza acido.
Potremmo allora lavarci con la sola acqua? Purtroppo no, in quanto lo sporco è di natura grassa, e la sola acqua è insufficiente. Normalmente nei normali prodotti commerciali la funzione sgrassante la fanno i tensioattivi con la loro molecola bipolare, fungono da ponte tra acqua e sporco.

Tensioattivi aggressivi:
  • alchilsolfati (es. Sodium alkylsulfate),
  •  sodium laurilsulfate, sodium laureth sulfate.
Tensioattivi delicati:
  • betaine (es. Cocoamidopropyl betaine),
  • coccopolipeptidi di soia,
  • sarcosinati (es. Sodium lauryl sarcosinate),
  • coccoanfoacetati (es. Sodium cocoamphoacetate),
  • coccotartrati (es. Cocopolyglucose tartrate),
  • sulfosuccinati (es. Disodium laureth sulfosuccinate),
  • composti di proteine idrolizzate (es. Sodium cocoyl hydrolized wheat protein).

Come muoversi in questa “giungla”? On-line è a disposizione un biodizionario
(www.biodizionario.it) ideato da Fabrizio Zago, molto completo e se dovesse mancare qualche ingrediente questo forum è un aiuto per tali mancanze:
forum.saicosatispalmi.org/viewforum.php?f=21


Esiste anche il sito per riuscire a districarsi un po’ in materia cosmetica: www.saicosatispalmi.org

Con l’aiuto di questi strumenti, si può cominciare a leggere un INCI e a farsi un’idea di cosa stiamo comprando.

NEL BIODIZIONARIO, I SEMAFORI CHE TROVERETE NEI RISULTATI VANNO COSÌ INTERPRETATI:

vai che vai bene
accettabile
ci potrebbero essere dei problemi ma, tutto sommato si può chiudere un occhio soprattutto se il componente è alla fine degli ingredienti
grandi problemi, se ne sconsiglia l'uso a meno che sia il solo componente pericoloso e che sia tra i componente presenti in misura minore (cioè elencato alla fine della lista INCI)
inaccettabile



non classificato



APPROFONDIMENTI SUGLI INGREDIENTI PIÙ USATI:

Butylhydroxytoluol, spesso abbreviato in BHT. Conservante, antiossidante anche per alimenti, può provocare allergie.

Polyethilene Glicol o PEG. Il PEG e i suoi derivati (es. PEG-2 Stearate, PEG-7 Gliceryl Cocoate …) sono usati come emulsionanti, per mescolare insieme acqua e grassi. Rendono la pelle più penetrabile da parte di sostanze nocive che potrebbero essere presenti nello stesso prodotto. Alcuni derivati del PEG che presentano gli stessi problemi compaiono in etichetta come una parola con desinenza -eth seguita da un numero (es. Cetheareth-6, Ceteth-12, Oleth-12, Steareth-2 …).

Propylene Glicol. Umettante, solvente, tensioattivo, derivato dal petrolio. Si usa come antigelo per motori e per molti altri usi industriali. Nei cosmetici ha diverse funzioni, tra cui quella di solvente usato per estrarre principi attivi dalle piante. Può danneggiare le membrane cellulari, causare diversi problemi cutanei come irritazione o secchezza, anche a dosaggi non elevati.

Mineral Oil, Paraffinum Liquidum, Petrolatum, Vaseline. Derivati dal petrolio, usati nelle creme come antidisidratanti. Un famoso olio per bambini è composto di solo olio minerale addizionato con profumi di sintesi. Tendono ad essere occlusivi, impedendo la traspirazione.

Imidazolidinilurea (Imidazolidinylurea). Conservante, può decomporsi liberando formaldeide, sostanza nociva e cancerogena. Non è biodegradabile ed è fortemente allergizzante.

Formaldehyde, conservante. Questa sostanza si trova spesso nell'indurente delle unghie. C'è un dibattito in corso per stabilirne la quantità nociva. Secondo una relazione del 1997 della U.S. Consumer Product Safety Commission, il formaldehyde si trova in bassi quantitativi anche nell'aria. la FDA dichiara in merito: "gli indurenti per le unghie che contengono formaldehyde possono causare reazione allergica o irritazione verso le persone sensibilizzate al composto". Nel 1984, la Cosmetic Ingredient Review (CIR) Expert Panel ha riportato che i dati tossicologici e altre informazioni sono insufficienti per determinare la sicurezza dei cosmetici contenenti formaldehyde oltre lo 0,2%. Tuttavia, questo si riferiva ai prodotti usati per la pelle, non per le unghie. occorre una concentrazione di formaldehyde superiore al 0,2% per indurire lo smalto, ma con delle sostanze-scudo che proteggono la pelle le probabilità di sensibilizzazione diminuiscono. 


 Toluene, solvente. Serve a stendere facilmente lo smalto. E' stato collegato a disturbi del sistema nervoso e reputato possibile causa di danni ai reni. Ci sono degli studi in corso da parte della Environmental Protetction Agency per giudicare le quantità sicure di utilizzo.  


Tetrasodium EDTA. Sequestrante. E' un chelante, ovvero ha la funzione di reagire e formare complessi con ioni metallici che potrebbero alterare la stabilità e/o l’aspetto dei cosmetici stessi.
In pratica "sequestra" i metalli, ma così facendo li rende disponibili per essere disciolti in acqua. Quindi i residui di cosmetici che finiscono nelle acque, provocano un aumento dei metalli presenti in esse. Con conseguente intossicazione della fauna marina (e di chi se ne nutre... i livelli di mercurio presenti nei pesci destano più di una preoccupazione!).


Dibutyl phthalates o DBP, filmante, solvente. Viene aggiunto allo smalto per aiutare a evitare l'erosione. Alcuni studi hanno dimostrato che si tratta di un distruttore endocrino, ossia colpisce il sistema ormonale responsabile dello sviluppo riproduttivo.


Mono-, Di- e Tri-etanolamina (solitamente abbreviati in MEA, DEA e TEA) e loro composti (es. Cocoamide MEA, Lauramide DEA …). Presenti soprattutto nei detergenti schiumogeni, possono reagire con le altre sostanze presenti nel prodotto portando alla formazione di nitrosammine, sostanze cancerogene che possono penetrare attraverso la pelle.
Profumi (Parfum). In genere indica i profumi sintetici, un gruppo di sostanze vastissimo; più raramente sta a indicare miscele di essenze naturali o loro derivati. Parfum è indicativo di molte decine o centinaia di sostanze diverse. Alcuni profumi sintetici possono penetrare la pelle e accumularsi nei tessuti.

Sodium Lauryl Sulfate o SLS. Tensioattivo molto sgrassante e aggressivo, è usato anche per pulire motori e officine meccaniche e come sverniciante. Può essere irritante per pelle e occhi; rende la pelle più penetrabile da parte di sostanze nocive che potrebbero essere presenti nello stesso prodotto. Può rallentare la cicatrizzazione delle lesioni della cornea, e può danneggiarla, in base alla concentrazione e al tempo di contatto. È accusato di favorire la caduta dei capelli e altri problemi del cuoio capelluto (iperseborrea, forfora, eczema). Personalmente lo evito anche se è a bollino verde. 

Sodium Laureth Sulfate o SLES. Tensioattivo molto sgrassante (anche se meno del Sodio laurilsolfato, contiene alcune molecole petrolifere). Nella sua produzione si forma diossano, una sostanza cancerogena difficile da eliminare dal prodotto finale, e che può contaminarlo in traccia. Alcune ricerche proverebbero che lo SLES può reagire con altre sostanze comunemente presenti nei cosmetici, portando alla formazione di nitrosammine, sostanze cancerogene che possono penetrare attraverso la pelle. Lo sles ha un impatto ambientale dieci volte meno della betaina (Cocamidopropyl Betaine). Direi sia come tossicità per gli organismi acquatici che come processo di produzione. Però la betaina contiene meno petrolio dello sles e quindi l'uguale classificazione è bilanciata.

Cocamidopropyl Betaine. Tensioattivo di origine completamente vegetale. 

Triclosan, conservante, battericida. Usato in molti prodotti tra cui dentifrici, colluttori, deodoranti, detergenti, creme. È sospettato di essere cancerogeno, e ha un notevole grado di tossicità. Secondo alcune ricerche un uso sistematico di questa sostanza può favorire lo sviluppo di colonie di microrganismi potenzialmente patogeni, sopprimendo invece la microflora benefica. Lo stesso vale per altri battericidi come la clorexidina (Chlorexidine). La pericolosità di queste sostanze è maggiore in caso di contatto con le mucose, come avviene all’ interno della bocca.



I COLORANTI PIU' UTILIZZATI:


[+/- Mica, Titanium Dioxide (CI 77891),

Iron Oxides (CI 77491),

Iron Oxides (CI 77492),



Iron Oxides (CI 77499),


Bismuth Oxychloride (CI 77163),


Manganese Violet (CI 77742),


Ultramarines (CI 77007),


Ferric Ferrocyanide (CI 77510), 


Carmine (CI 75470 o E120) (CI 16255 o E124), colorante (proviene dalla bollitura, dall'essiccazione e frantumazione di un parassita, la cocciniglia del carminio o dactylopius coccus, che ama vivere sui cactus del genere opuntia. In genere si usano gli insetti morti naturalmente, ma in alcuni casi si usano animaletti vivi).

Clorofilla Rameica (CI 75810), colorante che si ottiene aggiungendo rame al prodotto ottenuto per saponificazione dopo estrazione da piante commestibili. 
La presenza di rame fornisce un tasso di tossicità elevato.



INGREDIENTI CHE SAREBBE BENE EVITARE:

SLS, SLES, Siliconi, Derivati petrolchimici, Polietylenglicole (PEG), Polipropilenglicole (PPG), Profumi e Coloranti di sintesi, Petrolatum, Paraffinum liquidum, DEA, MEA, TEA, MIPA, EDTA, Carbomer, Crosspolymer, Acrylate(s), Styrene, Copolymer, Nylon, Triethanolamine, Triclosan, DMDM hydantoin, Imidazolidinyl urea, Diazolidinyl urea, Formaldheyde, Methylchloroisothiazolinone, Methylisothiazolinone, Sodium hydroxymethylglycinate, Chlorexidine, Nonoxynol, Poloxamer.

Dopo una lunga ricerca, dal mio punto di vista sono molto poche le case cosmetiche affidabili e se qualcuno ne conosce altre, il mio invito è di farlo sapere, in modo da rendere a tutti quanti un servizio benevolo:

ALCHIMIA NATURA (http://www.alchimianatura.it/)
ISTITUTO ECOLOGICO EDELWEISS (http://www.edelweiss.it/)
ROLLAND (http://www.rolland.it/)
OMNIA BOTANICA (http://www.omniabotanica.com/) reperibile nei centri commerciali Auchan o Esselunga
RINGANA (www.ringana.com/it), reperibile soltanto on-line, è cosmesi fresca
WELEDA (http://www.weleda.it/), on line o Naturasì o negozi "biologici"
LAVERA (http://laveraitalia.wordpress.com/), on line o Naturasì o negozi "biologici"
FITOCOSE, negozio on-line: (www.fitocose.it/cosmetici_naturali_index.asp)
LA BOTTEGA ITINERANTE, dove troverete, oltre a splendide creazioni artigianali, la linea profumi di luce: sono 7, l'ambra (la mia preferita) composta di olio essenziale naturale, è pura, gli altri 6 sono composti da olio essenziale naturale e una percentuale di olio di jojoba.
Per quanto riguarda la pulizia della casa la cosa per me si complica, in quanto le ditte non hanno l’obbligo di esporre l’INCI, per tanto è molto difficile capire cosa c’è veramente dentro. Io per ora segnalo:
La linea EcoLogica NEUTRAL (http://www.pizzolotto.com/azienda.php) IPER


In fine vorrei aprire una parentesi sulla vivisezione e sui test animali. Non credo all'inutile sterminio che da anni prolifica, in quanto ho personalmente sperimentato che non è necessario utilizzare così tanta chimica per un corpo che è già perfetto in sé quando funziona correttamente. La bellezza è qualcosa che va alimentata, attraverso l'atteggiamento mentale, l'alimentazione, il sonno, il pensiero ... e sì anche qualche cosmetico che può essere sapientemente preparato con ingredienti sani, in un alchemica mescolanza tra  natura e chimica. 

Per mettere fine a ogni test condotto su animali per la sperimentazione cosmetica, voluta dalla Coalizione ECEAE che raccoglie tutte le maggiori associazioni animaliste in Europa, tra cui la LAV in Italia, segnalo la petizione:  www.lav.it/index.php?id=1059

mercoledì 26 gennaio 2011

Il tempo

O vecchio, o lento e celere, che chiudi e riapri
Dovremo chiamarti buono, o forse cattivo?
Sei largo insieme e tenace: i doni che porgi, li togli,
quel che fai nascere, poi li uccidi;
e quel che dal tuo ventre generi, nel tuo ventre divori
tu cui è lecito consumar con le fauci il frutto del tuo seno.
Tutto crei e tutto distruggi, perciò che non potrei per questo
Chiamarti forse buono o forse cattivo?
Ma quando mi sorprenderai col rapido colpo mortale
con la minacciosa falce, lasciami tender le mani
la dove non appaian vestigia dal nero Caos;
così non apparirai buono, non apparirai cattivo.
(Giordano Bruno)

Cos’è il Tempo? E’ forse un’illusione dei nostri sensi? E’ una dimensione così come lo sono altezza, larghezza e profondità da noi percepite? Il mito di Kronos che ingoia i suoi figli offusca forse il significato recondito del tempo. Eraclito celebrò l’esistenza come incessante divenire. Esistere significa essere capaci di trasformazione mentre il cristallizzarsi nel tempo dei pattern comportamentali è la manifestazione più clamorosa del “disordine mentale”.

L’En to pan, degli antichi alchimisti rivela che nell’uno, passato, presente e futuro, coesistono. Per uscire dall’immanente e accostarsi al trascendente occorre vincere il tempo, ma il suo flusso è realtà o inganno? Come misuriamo il tempo e come lo manifestiamo? Possiamo misurare un evento meccanico ciclico, come la rotazione della Terra attorno al suo asse, e possiamo manifestarlo con la rotazione delle lancette di un orologio. Il tempo appare così misurato e sconfitto dalla ciclicità che come il serpente Ouroboros, è l’uno, il tutto nell’eterno divenire.

La ciclicità è vibrazione, è oscillazione, come le attuali teorie quantistiche hanno palesato, vibrazione e materia sono due aspetti della stessa natura. E in questo illimitato trascorrere, oggi, noi come possiamo riprenderci il nostro tempo? O meglio, come possiamo emanciparci da esso? Ora lui è il nostro più grande tiranno, soprattutto per noi occidentali che misuriamo tutto: ore lavorative, pause pranzo, tempo da dedicare a famiglia, amici, divertimenti. E’ quasi paradossale pensare che grazie alla tecnologia riusciamo a fare sempre più in sempre meno tempo, e per assurdo dovrebbe avanzarci tempo. Avremmo quindi “tempo libero”, ma che farsene? Che farsene di questo tempo da riempire? In questa nevrosi collettiva siamo ormai incapaci di rilassarci, di prenderci tempo, rimane solo uno “spazio vuoto” da riempire, ma di cosa? Il rischio è che la vita diventi qualcosa che ci succede mentre siamo impegnati in altro. Si è terrorizzati dal fermarsi, dalla riflessione, dal lasciar sorgere domande scomode, questioni irrisolte. Credo che ognuno di noi abbia avvertito questo malessere, questa nostalgia per una vita differente, in cui il tempo non sia più despota ma servitore dell’uomo e delle sue relazioni.

E. Levinas: “La dialettica del tempo è la dialettica stessa della relazione con gli altri”.

Per la “sanità” dell’uomo e delle sue relazioni è sempre più necessario che all’ottica angusta e soffocante del “tutto e subito” si contrapponga la saggezza di chi pazientemente sa costruire le relazioni, aspettando i tempi di ciascuno e cogliendo sempre più la verità e la bellezza dei momenti dati. Per cui al “non ho tempo” contrapporrei “ho tempo per te”, il rapporto con l’Altro qualifica il mio tempo e gli fa assumere una dimensione eterna.
Paradossalmente il tempo, pur essendo misurabile e quantificabile dalle leggi fisiche è parimenti una categoria psicologica, condizionata cioè dalla percezione soggettiva, per cui un minuto può sembrare non passi mai e invece gli anni volino come un soffio …

Per il capitalismo classico, il tempo perduto è ciò che non è produzione, accumulazione, risparmio. Il fatto è che l’astuto capitalismo moderno, ha la necessità di accrescere i consumi, elevare il livello di vita, ma francamente ciò mi pare privo di senso. Poiché simultaneamente, le condizioni della produzione parcellizzata e cronometrata sono divenute obsolete e antieconomiche. La morale, già attiva in pubblicità, propaganda, e in tutte le forme dello spettacolo regnante, ammette invece apertamente che il tempo perduto è quello del lavoro, giustificato solo dai vari livelli del guadagno, che consente di comprare riposo, consumi, svaghi, cioè una passività quotidiana fabbricata e controllata dal capitalismo. Ora se consideriamo l’artificiosità dei bisogni di consumo, creata dal nulla, e continuamente stimolata dall’industria moderna, se s’identificano il vuoto degli svaghi e l’inattuabilità del riposo, si può porre la domanda in modo più realista: che cosa non è il tempo perduto? In altre parole: lo sviluppo di una società dell’abbondanza dovrebbe portare all’abbondanza di che cosa?[1].

Scrive John Zerzan: Il tempo ci presenta un enigma filosofico, un mistero psicologico e un rompicapo per la logica. Non sorprende che, considerando l'enorme reificazione che esso comporta, siano stati espressi dubbi sulla sua stessa esistenza fin da quando l'umanità iniziò a distinguere il "tempo" dai cambiamenti visibili e tangibili nel mondo. 
Come disse Michael Ende (1984): "C'è nel mondo un grande, seppure ordinario, segreto. Tutti ne siamo a conoscenza, ognuno ne è consapevole, ma pochissimi se ne interessano. La maggior parte di noi semplicemente lo accetta e non ci pensa mai”. 
Tanto in modo empirico che teorico, i laboratori non sono in grado di rivelare lo scorrere del tempo poiché non esiste strumento in grado di registrare il suo passaggio. Ma perché abbiamo una forte sensazione che il tempo scorra, ineluttabilmente ed in una precisa direzione, se in realtà ciò non accade? Perché questa "illusione" ha un tale potere su di noi? A questo punto possiamo chiederci perché l'alienazione ha un tale potere su di noi. Ci siamo conformati alla legittimità del tempo così che ora sembra un fatto naturale, un potere che ha pieno diritto di esistere. Lo sviluppo del senso del tempo - l'adeguamento al tempo - è un processo di assuefazione ad un mondo sempre più reificato.
Zerzan sostiene che il tempo non è sequenza o ordine di successione. Ad esempio il cane di Pavlov, deve aver capito che il suono del campanello era seguito dal cibo, diversamente come poteva essere condizionato nel produrre, saliva a quel suono? I cani non hanno coscienza del tempo, quindi non si può dire che prima e dopo costituiscano il tempo.

Allora cosa è il tempo? Se dico a mia nipote di cinque anni “domani verrò a trovarti” lei mi risponde: “Quando è domani?”.

Secondo Zerzan “le giornate del bambino sfuggono al tempo degli adulti, sono intrise dalla soggettività, dalla passione, dal sogno abitato di reale. Fuori, gli educatori vigilano, attendono orologio alla mano, che il bambino entri nella danza delle ore. Il bambino sente dapprima un’intrusione estranea, l’impostazione da parte degli adulti del tempo loro; poi finisce per soccombervi, acconsente a invecchiare”.
Ignorando tutto dei metodi di condizionamento, il bambino si lascia prendere in trappola, come un giovane animale. Quando, detentore delle armi della critica, vorrà puntarle contro il tempo, gli anni l’avranno trascinato lontano dal bersaglio. Porterà l’infanzia nel cuore come una ferita sempre aperta.

Gli adulti non danno tregua al bambino: vogliono che superi in fretta le tappe, che acceleri i suoi ritmi. Non hanno pazienza con la sua naturale lentezza, con le sue ripetizioni spontanee, osservabili, a cominciare dalla nascita, in ogni tappa dello sviluppo e in ogni apprendimento. Ebbene, questo incalzare gli giova? Realmente gli fa “guadagnare” tempo e, non ultimo, lo fa stare meglio?[2]

"Invero i bambini conducono una vita completamente diversa dalla nostra, poiché per loro “domani” non esiste, non sanno cosa sia, e lo stesso vale per “ieri”. Loro sono fuori dal tempo, sono esattamente nell’hic et nunc, ma allora perché continuiamo insistentemente a strapparli da questa idilliaca condizione? Li obblighiamo a crescere prima del “tempo”, ma è poi crescere vivere tra passato e futuro? Non vivere l’attimo? Essere continuamente proiettati verso una dimensione inesistente?"

Nessun adulto, prosegue Zerzan, può avere la libertà dal tempo di cui gode il fanciullo e di cui dovrà essere privato. L’apprendimento del tempo è fondamentale nell’educazione ed è vitale per la società.

Si accendono le luci in sala. Lo gnomo si volge verso il folletto dicendo: “Hai visto? or come faremo a sapere le nuove del mondo se il tempo è perduto?” Il folletto risponde: “Che nuove? Che il sole si è levato o coricato, che fa caldo o freddo, che qua o là è piovuto o nevicato o ha tirato vento? Perché, mancati gli uomini, la fortuna si ha cavato via la benda, e messosi gli occhiali e appiccicato la ruota a un arpione, se ne sta colle braccia in croce a sedere, guardando le cose del mondo senza più mettervi le mani; non si trova più regno né imperi che vadano gonfiando e scoppiando come le bolle, perché sono tutti sfumati; non si fanno guerre, e tutti gli anni si somigliano l’uno all’altro come uovo a uovo, i giorni della settimana non avranno più nome e non si potrà sapere a quanti siamo del mese, perché non si stamperanno più lunari”. Lo gnomo, guardando, negli occhi il lettore concludendo dice: “Non sarà gran male, che la luna per questo non fallirà la strada[3]


Guyau[4] (1890) affermò che lo scorrere del tempo costituisce “la distinzione fra ciò che si desidera e ciò che si ha” e pertanto “il principio del rimpianto”.

Carpe diem, consiglia la massima, ma la civiltà ci obbliga sempre a ipotecare il presente per il futuro.
L’uniformazione mondiale del tempo segna una vittoria per l’efficace meccanismo sociale, un universalismo che sopprime l’individualità
Per Marcuse l’atemporalità è il modello ideale del piacere poiché il tempo è nemico dell’eros ed è un profondo alleato di ordine e di repressione.
In effetti, Freud stabilì (1920) che i processi mentali dell’inconscio trascendono il tempo: “...il tempo non li cambia in alcun modo e l’idea del tempo non può essere applicata ad essi”. Pertanto il desiderio è già estraneo al tempo.
Il tempo stringe il suo cappio al nostro collo e il carico di questa pressione sempre più incalzante è dimostrato dal numero crescente di pazienti che presentano sintomi di ansia dovuta al tempo (Lawson, 1990).
Per Capek (1961) il tempo è “una colossale e cronica allucinazione della mente umana”; sono davvero poche le esperienze senza tempo, l’orgasmo, 1’LSD, l’estremo pericolo ... queste sono alcune delle rare situazioni abbastanza intense da eludere l’invadenza del tempo.
André Breton si accorse dell’importanza del sogno e, vivendolo invece che sezionandolo, sostenne che sogno e realtà sono due vasi comunicanti che s’influenzano a vicenda. Concetto ribadito in tempi più recenti dall’eclettico Alejandro Jodorowsky, il quale, compiendo un viaggio nelle profondità del proprio mondo interiore, è arrivato a leggere la vita come un sogno da interpretare. Nel sogno il tempo non esiste e noi viviamo nell’eterno presente.

Per Whitrowi primitivi vivono nell’adesso, come tutti noi quando ci divertiamo[5], lo stesso vale per Nietzsche: “Tutto il piacere desidera l’eternità - una profonda, profonda eternità”.

Eliade scoprì nell’esperienza sciamanica una “nostalgia per il paradiso”, sostenendo che ciò che lo sciamano può fare in estasi, poteva, prima dell’egemonia del tempo, essere fatto da tutti gli esseri umani[6].

Nostalgia dunque come rammarico per ciò che abbiamo perduto, per una vita degna di essere vissuta, piena e consapevole.


La crescita è vissuta come accumulazione, rassicurazione, rinuncia, ripetizione. Tutto ciò è abbastanza triste, e soprattutto, ciò che chiamano crescere è scandito dall’ossessione del tempo. In tal modo le persone si adeguano all’età, che finisce per soggiogarli.  Il crescere non è che un biglietto di sola andata per le terre aride della normalizzazione, è allevare una smisurata energia vitale, per poi abbandonarla alla sterilità di un sistema esistenziale soffocante. In parecchi hanno raccontato che questo tempo, questa età, sono sostanzialmente trappole psicologiche. Krishnamurti ci ha raccontato che esiste invece un’attività senza tempo.
Essere consapevole significa vivere di là del tempo e dell’età, e la vastità con cui si vive può veramente mostrare il ritmo specifico dei nostri neuroni, facendoli scivolare fuori dal meccanismo del tempo. La passione è il rimedio all’obsolescenza. L’intensità e la felicità delle esperienze, l’estensione dei sensi e dei sentimenti, rinvigoriscono e reiterano la struttura molecolare, il sistema nervoso, perfino la pelle. Tutte le esperienze quint’essenziali si palesano con una sospensione del tempo, ci conducono oltre. L’estasi, le illuminazioni, trapassano il tempo e arrivano all’essenza superiore che noi siamo. L’amore dei corpi e dello spirito, genera lampi di vita, dove il tempo sparisce.
Lasciamo il tempo seriale, e accarezziamo un tempo biologico e un tempo cosmico.
E’ in questi frangenti che dissolvono il tempo che le persone vivificano il proprio stato di grazia; dove l’eternità non ha niente a che vedere con il tempo [7].



[1] Bontempi, L. (2000) I temponauti, Nautilus, Torino, p. 26.
[2] Honegger Fresco, G. (1996) Prefazione a Emmi Pikler, Datemi tempo, Red, Como, p. 10.
[3] Bontempi, L. (2000) I temponauti, Nautilus, Torino, p. 45.
[4] Guyau,  J. M. (1884) Les problèmes de l'esthétique contemporaine, Alcan, Paris, p. 20.
[5] Withrow, G. J. (1972) Along the Fourth Dimension, Oxford University Press, London, p. 119.
[6] Eliade, M. (1974) Lo sciamanesimo e le tecniche dell’estasi, Mediterranee, Roma.
[7] Bontempi, L. (2000) I temponauti, Nautilus, Torino, pp. 30-31.