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venerdì 28 gennaio 2011

Imbolc (1 Febbraio)



Imbolc (o anche Oimelc, o Imbolic) è l'antica festa irlandese del culmine dell'inverno, che cadeva tradizionalmente il 1 febbraio, nel punto mediano tra il solstizio d'inverno e l'equinozio di primavera. La celebrazione iniziava tuttavia al tramonto del giorno precedente, in quanto il calendario celtico faceva iniziare il giorno appunto dal tramonto del sole.

Il termine Imbolc in iralndese significa "in grembo", in riferimento alla gravidanza delle pecore, così come Oimelc sta per "latte ovino", a indicare che in origine si trattava di una festa legata alle pecore da latte. In questo periodo venivano infatti alla luce gli agnellini e le pecore producevano latte. Il latte fresco, il formaggio, il burro e il siero di latte, per non parlare dei pasticci fatti con le code mozzate degli agnelli, costituivano spesso la differenza tra la vita e la morte per le persone anziane e i bambini, durante il gelo pungente di febbraio.
La festività celebrava la luce, che si rifletteva nell'allungamento della durata del giorno, e nella speranza per l'arrivo della primavera. Era tradizione celebrare la festa accendendo lumini e candele. In epoca cristianala festa di Imbolc venne equiparata alla Candelora. Poiché la festa pagana era sotto gli auspici della dea Brígit, si trasformò nella ricorrenza di Santa Brigida.

Nel mondo romano la Dea Februa (Giunone) veniva celebrata alle calende di febbraio.
Nel neopaganesimo e nel paganesimo Imbolc è uno degli otto sabbat, che attualmente si celebra il primo o il 2 febbraio (quest'ultima data più utilizzata in America, forse per una confusione con la Candelora). Nell'emisfero sud si celebra in agosto.

Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Imbolc

Brighid è la dea celtica del triplo fuoco, della creatività, della fecondità e della guarigione. Era la patrona dei fabbri, dei poeti e dei guaritori.
Il suo nome deriva dalla radice “breo” (fuoco): il fuoco della fucina si univa a quello dell’ispirazione artistica e dell’energia guaritrice.

Brigit, figlia del Grande Dio Dagda e controparte celtica di Athena-Minerva, è la conservatrice della tradizione, perché per gli antichi Celti la poesia era un’arte sacra che trascendeva la semplice composizione di versi e diventava magia, rito, personificazione della memoria ancestrale delle popolazioni.

Sotto l’egida di Brigit erano anche i misteri druidici della guarigione, e di questo sono testimonianza le numerose “sorgenti di Brigit”.
Sacri a Brigit erano la ruota del filatoio, la coppa e lo specchio.


Candelora/Imbolc: dopo l’inverno riappare la luce e con essa la speranza. È il tempo di nuova purificazione e rinnovamento. La natura comincia il suo pigro risveglio grazie a Sole che muove i suoi primi passi, e noi muoviamo i nostri verso ciò che è.
Fare spazio interiore per aprirsi al cambiamento: rimuovere dall’inconscio la componenti di sofferenza e dolore legate ai ricordi, che creano le nostre resistenze sotto forma di schema.
forma di schema.


Il mito di YEMANJÁ



Yemanjá è la Dea Madre per eccellenza degli Yoruba, ossia la tradizione afro-caraibica. E' la Madre di tutti gli Orisha (spiriti guardiani), cui dà la vita nel suo cammino di Yembò e Odduà.

Yemanjá è colei che crea, è madre della vita, e governa le acque degli oceani, dei mari e dei fiumi che conducono al mare. E poiché si ritiene che la sua vita abbia avuto inizio nel mare, si crede anche che tutta la vita sia iniziata con Yemanjá.
Il suo nome è la contrazione di Yey Omo Eja, che significa "madre i cui figli sono i pesci". Venerata nell'Africa occidentale dagli Yoruba come Ymoja, è principalmente madre del fiume Ogùn e si dice che ogni volta che Lei si gira nel sonno, dia origine a una nuova sorgente, che poi si tramuta in fiume ovunque Lei cammini. La storia narra di come Lei diede la vita a ben 14 degli Orisha. Si dice che fu rapita e violentata dal suo stesso figlio, che in seguito a ciò Lei maledì, causandone la morte. Tuttavia Lei stessa scelse di morire e si recò sul picco di un monte. Ma qui Le si ruppero le acque e si riversarono copiosamente sulla terra. E proprio dalle sue acque uterine nacque l'oceano mentre dal suo ventre uscirono i 14 Orisha, o divinità Yoruba. E' stata moglie di Babalù Ayé, di Agallù, di Orula e di Oggùn.Viene associata all'orisha Olokin, poiché mentre Lei governa la superficie degli oceani, dove si concentra la vita, Olokin (descritto come maschio, femmina o ermafrodita) rappresenta le profondità dell'oceano e dell'incoscio e insieme formano un equilibrio. E' anche sorella e moglie di Aganju, dio della terra, e madre di Oya, Dea dei venti, di cui però è più importante, poiché l'aria a sua volta si forma dagli oceani e dai mari.
Yemanjá è una Dea molto amorevole e compassionevole e da Lei nasce l'amore che insegna a tutti gli Orisha. E' materna e molto protettiva e tiene profondamente a tutti i suoi figli, che conforta e allevia dalla tristezza e dal dolore. Nondimeno Le piace cacciare e maneggiare il machete. E' indomabile e astuta e se si arrabbia può diventare tremenda, come la furia del mare. I suoi castighi sono duri e la sua collera terribile, però agisce sempre con giustizia. Normalmente comunque è allegra e sanguigna ed ama la buona compagnia. Chi è consacrato a Lei non può pronunciarne il nome prima di aver toccato terra con i polpastrelli delle dita e baciato in loro l'impronta della polvere.
Yemanjá è principalmente Dea di fertilità e le donne La invocano sia quando devono dare alla luce i loro figli che quando desiderano ottenere una gravidanza, poiché si dice che questa generosa Dea aiuti le donne che hanno difficoltà a concepire donando loro il dono della fertilità.
Essendo una Dea del mare, viene spesso rappresentata come una bella donna che indossa una lunga veste a sette veli con serpentine nei colori blu e bianchi, come le spumeggianti onde del mare. In mano generalmente tiene un ventaglio in oro e madreperla, adornato con perline e conchiglie e indossa una splendida collana di cristalli azzurri come il mare. Le conchiglie Le sono sacre e i suoi luoghi di venerazione sono la riva del mare o dei grandi fiumi che vanno verso il mare.

La storia
Quando la gente Yoruba fu resa schiava, la loro Dea venne con loro, sostenendone la vita anche nei tempi più bui, nel nuovo mondo.
E così divenne Yemanjá  la madre dell'oceano, perché fu così che la sua gente per la prima volta venne in contatto con l'oceano. 
Però nel nuovo mondo, nella condizione di schiavi, non era permesso praticare la propria religione, e così la gente Yoruba iniziò a mescolare le proprie divinità con quelle cattoliche creando di conseguenza un numero di nuove culture religiose (la santeria a cuba, il voudu ad Haiti, la macumba in Brasile e il condomblè a Bahia). Tuttavia Yemayà rimane la più potente divinità venerata da tutte queste genti, che Lei protegge contro ogni male, insegnando loro l'arte della "retribuzione mistica", di cui è maestra, insieme con Oshun e Oya (guardiana del fiume Niger). Con Changò e Ochun è la più amata dai cubani, e viene rappresentata quale "Regina della Regola", patrona della Baia di Havana. Nel Woodu haitiano è venerata come Dea della luna e si crede protegga le madri e I suoi figli. Viene associata agli spiriti mermaid di Lasirenn (e si crede che lei stessa sia una forma di Erzulie) che dona seduzione e ricchezza, e Lebalenn, sua sorella la balena. Nel condomblè brasiliano, dove è conosciuta come Yemanjá o Imanje, è la madre che porta I pesci ai pescatori e la luna crescente è il suo simbolo.  Come Yemanjá fodo, sempre in Brasile, protegge le navi che viaggiano per mare. In alcune parti del Brasile viene onorata quale Dea degli oceani e festeggiata nel solstizio d'estate, mentre nel nord-est del paese il suo festival è il 2 febbraio (giorno dedicato anche a sua figlia Oya, oltre ad essere il giorno di celebrazione della celtica Bride), e ci si riferisce a lei come "nostra signora dell'immacolata concezione".

Le folle si riuniscono sulle spiagge di Bahia per celebrare Candelora, una cerimonia dove si offrono saponi, profumi e gioielli gettandoli in mare per Lei. Lettere di richieste alla Dea vengono inoltre gettate in mare e la gente aspetta di vedere se le loro richieste sono accettate o rimandate a loro con le onde.
Si crede che la Dea lavi ogni pena dai suoi seguaci attraverso le sue acque, le acque del ventre, della creazione e dei sogni. 

Yemanjá, Dea Madre delle acque e signora del mare ci connette con la nostra fertilità generativa, con la capacità di accogliere e con il fluire delle acque della vita.


Yemanjá,
E' a Rainha do Mar
Eu vou chamar, eu vo chamar
Eu vou chamar a Rainha do Mar
Yemanjá
E' a Rainha do Mar
Eu vou louvar, eu vou louvar 
Eu vou louvar a Raiha do Mar