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domenica 20 febbraio 2011

Le vie dei farmaci

Il termine “farmacon” ha il duplice significato di cura e veleno, e in base all’uso che se ne fa, può divenire curativo o tossico, può dispensare vita o morte.
Occorre ricordare che ogni “malattia” ha un proprio significato profondo. Quando decidiamo di lenire i sintomi, dobbiamo sapere che essi torneranno sotto diverse forme e magari amplificati, in altre sedi del corpo. Vogliono comunicarci che è meglio fermarsi ad ascoltare, per poi attuare la propria strategia di guarigione.
Cosa fa dunque il sintomo, ci obbliga a fermarci! Quale orrore, in una società ove non si fa altro che correre! “Chi si ferma è perduto!” cita un vecchio detto, perché fermandosi, si ha il tempo di chiedersi il senso! E questo fa molta paura, per tanto è molto più facile prendere una pillola alla bisogna, e tirare avanti.

Attualmente necessitiamo di un cambiamento del sistema sanitario, ma ciò è praticamente infattibile, poiché i finanziamenti per la ricerca nel settore tendono a fare gli interessi delle case farmaceutiche,  che alla sola idea di perdere potenziali clienti, inorridiscono.
Si potrebbe tentare di sottrarre questi indirizzi di ricerca al monopolio sanitario, e dar loro una valenza sociale più che interamente medica, coinvolgendo enti locali e pubblici, associazioni di volontariato, imprese, mirando ad un ottica di prevenzione piuttosto che di cura. Dove per prevenzione intendo l’attuazione di un processo di conoscenza di sé, avviando un nuovo percorso verso il radicale cambiamento dell’attuale stile di vita.

Tratto dal documentario Le vie dei farmaci di Michele Mallara e Alessandro Rossi: 
“La razza umana può sopravvivere benissimo senza un’offerta interminabile di farmaci nuovi, ma non le società che li producono” (Jacky Law)

Tutte le organizzazioni internazionali che si occupano di farmaci fanno base a Ginevra: l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), l’Organizzazione mondiale per la proprietà internazionale, Medici senza frontiere, il WTO (Organizzazione Mondiale del commercio).
Il WTO conta 150 stati membri, praticamente l’intero pianeta.
Ha Ginevra ha la sede l’IFPMA (Federazione internazionale) che lavora sulla regolamentazione farmacologica.
Le 5 malattie infettive che uccidono più persone ogni anno secondo i dati del 2004, sono:
  • Polmonite (4 milioni di morti)
  • AIDS (23,8 milioni di morti)
  • Diarrea (1,8 milioni di morti)
  • Tubercolosi (1,6 milioni di morti)
  • Malaria (1,6 milioni di morti)

Nel sud del mondo ci sono l’85% di malati e solo l’11% della spesa sanitaria globale
Nei paesi ricchi ci sono il 15% di malati che spende il restante 89% della spesa sanitaria globale.

Il TRIPS regola il sistema internazionale dei brevetti (aspetti commerciali della proprietà intellettuale. Riguarda la proprietà intellettuale e il suo impatto sul commercio internazionale).
Prima degli accordi con il TRIPS gli stati non avevano brevetti sui farmaci, o li concedevano per 5 o 10 anni. Adesso il brevetto può durare 20 anni. Il proprietario del brevetto può far pagare un prezzo molto alto diventando monopolista. Durante questi 20 anni nessun farmaco generico può entrare nel mercato. Molte persone non saranno così in grado di acquistare il farmaco.

Il problema è che il TRIPS dà al possessore del brevetto un monopolio sul mercato, celebrando il trionfo delle grandi multinazionali.
Il 97% dei brevetti sono nelle mani dei paesi industrializzati ... 


mercoledì 16 febbraio 2011

Zeitgeist Moving Forward (parte terza)



È importante chiedersi cosa è davvero importante


Un film di Peter Joseph
Quando ero giovane e vivevo a New York mi rifiutai di giurare fedeltà alla bandiera, fui mandato dal preside, che mi chiese “perché non vuoi giurare fedeltà, tutti lo fanno?”.
Io dissi: “un tempo tutti credevano che la terra fosse piatta, ma non per questo era così”.
Gli spiegai che l’America deve tutto ciò che ha ad altre culture, ad altre nazioni e che piuttosto avrei prestato giuramento alla terra e a tutti coloro che la popolano.
Inutile dire che non passò molto tempo e lascia definitivamente la scuola e allestii un laboratorio nella mia camera da letto. Lì iniziai a conoscere la scienza e la natura. Capii allora che l’universo è governato da leggi e che l’uomo e la società stessa non sono esenti da queste leggi.
Poi venne la crisi del 1929, che diede inizio a quella che oggi chiamiamo la “grande depressione”Trovavo difficoltà a capire come milioni di persone fossero senza lavoro, senza casa, ridotti alla fame, mentre tutte le fabbriche erano ancora là. Le risorse erano immutate. Fu allora che realizzai che le regole del gioco economico erano intrinsecamente infondate. Poco dopo scoppiò la seconda guerra mondiale e le varie nazioni, a turno, si distruggevano sistematicamente a vicenda.
In seguito calcolai che tutta la distruzione e le risorse sprecate a causa di quelle guerre, avrebbero facilmente potuto soddisfare ogni bisogno umano sul pianeta. È da allora che guardo l’umanità preparare la propria estinzione. Ho visto come le preziose e limitate risorse sono continuamente sprecate e distrutte in nome del profitto e dei liberi mercati. Ho visto del materialismo e del consumismo sconsiderato. Ho visto come le potenze monetarie controllano la struttura politica di società apparentemente “libere”.
Ho 94 anni adesso e temo che la mia indole sia la stessa di 75 anni fa. Questo schifo deve finire.

Non dubitare mai che un piccolo gruppo di cittadini attenti e consapevoli non possa cambiare il mondo. In realtà sono sempre e solo stati loro a cambiarlo
Margaret Mead

LA NATURA UMANA
Dr. Robert Sapolsky, Stanford University: natura contro cultura è come dire Greci contro Troiani. È una visione troppo semplificata di ciò che realmente ci influenza. Dalle influenze su come una cellula gestisce una crisi energetica, fino a cosa ci rende ciò che siamo, ai livelli più individuali della personalità.
E quel che trovi è questa falsa dicotomia costruita su una natura “deterministica”, alla base di ogni causalità.
La vita, il DNA, il codice dei codici e il Santo Graal …
Dall’altro lato c’è una prospettiva più legata alla scienze sociali in cui noi siamo “organismi sociali” e la biologia è per muffa e funghi.
Come se gli uomini fossero estranei alla biologia.
Ovviamente entrambe le visioni sono prive di senso.
Quello che invece si vede è che è quasi impossibile capire come funzioni la biologia fuori dal contesto ambientale.
“È genetico”. Un’idea molto fuorviante, tuttavia diffusa e potenzialmente pericolosa, recita: “Oh! Quel comportamento è genetico”.
Beh, cosa vuol dire? Un sacco di sottigliezze, se ci si intende di biologia moderna. Ma per la maggior parte della gente, finisce per significare una visione deterministica della vita.
Geni = qualcosa che non si può cambiare
Geni = cose che sono inevitabili

Ed è inutile che si sprechino risorse cercando di sistemarle; potremmo anche non investire le energie della società per migliorare, tanto è inevitabile e immutabile … e questa è pura follia.

MALATTIA
Dr. Gabor Maté, Physician: comunemente si crede che alcuni disturbi come quelli dell’attenzione o la schizofrenia, siano determinati geneticamente, in realtà è il contrario. Niente è programmato geneticamente.
Ci sono malattie molto rare: una manciata di casi estremamente sparsi per la popolazione, che sono veramente determinati geneticamente.
Gran parte delle patologie complesse potrebbero avere una predisposizione genetica, ma predisposizione non significa predeterminazione.
L’intera ricerca dell’origine della malattia nel genoma era destinata a fallire prima ancora che ci pensassero perché gran parte delle malattie non sono geneticamente predeterminate.
Disturbi cardiaci, cancro, ictus, reumatismi, malattie autoimmuni in generale, salute mentale, dipendenza … nessuna di queste è determinata geneticamente. Esempio sui 100 donne con il cancro al seno solo 7 saranno portatrici dei geni del cancro al seno, 93 non lo sono. E su 100 donne che hanno questi geni non tutte si ammalano di cancro.

COMPORTAMENTO
Richard Wilkinson, professor Emeritus of Sociale Epidemiology, University of Nottingham: i geni non sono solo entità che ci fanno comportare in un determinato modo a prescindere dall’ambiente. I geni ci danno differenti modi di reagire al nostro ambiente. Pare infatti che alcune influenze nella prima infanzia e il tipo di educazione, incidano sull’espressione genetica accendendo e spegnendo letteralmente determinati geni, portandoci su un determinato percorso evolutivo adatto al genere di mondo con cui si ha a che fare.
Ad esempio in una ricerca sui casi di suicidio a Montreal: se i suicidi (solitamente giovani adulti) avevano subito abusi da bambini, dall’autopsia del cervello, risultò che gli abusi causavano effettivamente una modificazione genetica nel cervello, che era invece assente nei cervelli delle persone non abusate.

Dr. Maté: questo è un effetto Epigenetico, dove epi significa al di sopra. L’influenza epigenetica è ciò che accade a livello ambientale e che attiva o disattiva certi geni.

Dr. James Gilligan, former director, center for study of violence, Harvard Medical School: fu fatta una sperimentazione in Nuova Zelanda, si osservarono dei soggetti dalla nascita sino ai 20 anni. I bambini con un gene (violento) anormale, non erano più facili alla violenza, di chiunque altro e infatti avevano una minor tendenza alla violenza rispetto ai soggetti con geni normali a condizione di non essere maltratti da piccoli.

Dr. Sapolsky: c’è un contributo genetico a come un organismo reagisce all’ambiente; i geni possono influenzare la prontezza con cui un organismo reagisce a certi stimoli ambientali. Ciò non è la versione che la maggior parte delle persone ha in mente.

Dr Gilligan: un motivo per cui la spiegazione biologica della violenza è potenzialmente dannosa, non solo fuorviante, perché può realmente nuocere … è perché se ci credi puoi tranquillamente dire: “be, non possiamo fare nulla per cambiare la disposizione che le persone hanno a diventare violente, tutto quello che possiamo fare è punirle, rinchiuderle o giustiziarle, ma non dobbiamo preoccuparci di cambiare l’ambiente sociale o le precondizioni che possono portare la gente alla violenza, perché è irrilevante.

La scusa della genetica ci concede il lusso di ignorare fattori storici e sociali, passati e presenti, la genetica è semplicemente un pretesto.
Dipendenza = bisogno disperato o sollievo temporaneo. Incapacità di controllare il problema. Tipica della dipendenza è la negazione.
A livello generale nulla, nessuna sostanza o comportamento creano dipendenza, è la combinazione di predisposizione e una sostanza o comportamento potenzialmente assuefacenti che porta alla dipendenza.

AMBIENTE
Se vogliamo capire cosa rende alcune persone predisposte, dobbiamo guardare alla loro esperienze di vita, esperienze che non solo modellano la loro personalità e le necessità psicologiche degli individui, ma anche il loro stesso cervello in certi modi. E questo processo comincia nell’utero.

Stressando la madre si sviluppano tratti che predispongono i loro figli alla dipendenza, perché lo sviluppo è modellato dall’ambiente psicologico e sociale.
La maggior parte dei tossici ha subito abusi da bambini, o gravi perdite. Le loro memorie emotive o implicite sono quelle di un mondo che non è sicuro e non dà aiuto. Non si fidano (sono ricordi che a volte non ricordano nemmeno).
Winnicot scrive che due cose possono andare storte nell’infanzia:
  • quando succedono cose che non dovrebbero succedere
  • quando cose che dovrebbero succedere, non lo fanno

Ossia maltrattamenti, abbandoni, attenzione che non si riceve. Non si può separare il funzionamento neurologico di un essere umano dall’ambiente nel quale è cresciuto e nel quale continua ad esistere.

Le società di cacciatori-raccoglitori, sembrano essere molto egualitarie, erano basate sulla condivisione del cibo, lo scambio di doni, piccoli gruppi di persone che vivevano principalmente di verdure selvatiche e un po’ di caccia, prevalentemente tra persone che conoscevano tutta una vita, o magari, circondati da cugini di terzo grado o più stretti, era un mondo in cui c’era una gran dose di “fluidità” tra gruppi diversi non c’era un granché in termini di cultura materiale.
È così che gli uomini hanno trascorso gran parte della loro storia di ominidi e ciò portò ad un mondo diverso. Il risultato è che c’era meno violenza. La violenza organizzata di gruppo non era qualcosa che si verificò in quel momento della storia umana e questo è del tutto chiaro.
Allora dove abbiamo sbagliato? La violenza non è universale. In alcune società praticamente non esiste, mentre altre si autodistruggono.
Siamo ampiamente modellati dalla società (influenze teologiche, metafisiche, linguistiche …).
Cerchiamo di capire, dal punto di vista scientifico la natura umana. La “natura” della nostra natura è il non essere particolarmente vincolati dalla nostra natura.
Cresciamo con più variabilità sociale di ogni altra specie là fuori. Più sistemi di credenze, stili di strutture familiari e modi di crescere i figli. La tendenza che abbiamo alla varietà è straordinaria.

Dr. Maté: viviamo in una società che si basa sulla concorrenza e in realtà molto spesso, sullo sfruttamento spietato di un essere umano da parte di un altro. Si trae profitto dai problemi altrui e molto spesso, si creano problemi per ricavarne profitto. Vige il mito che le persone sono competitive per natura e che sono individualiste ed egoiste.
La realtà dei fatti è l’esatto contrario. L’unico modo in cui si può parlare concretamente della natura umana è riconoscendo che vi sono alcuni bisogni umani:
bisogno di compagnia e contatto umano, di essere amati, di affezionarci, di essere visti e accettati per ciò che siamo.
Se queste esigenze sono soddisfatte, diventiamo compassionevoli, cooperanti ed empatici.
Altrimenti si distorce la nostra natura umana, proprio perché così pochi vedono soddisfatti i propri bisogni.
Quindi si può parlare di natura umana solo in termini di bisogni umani fondamentali.

COSÌ

Quando riconosciamo il fatto che l’organismo umano che ha una grande dose di flessibilità adattiva, che ci permette di sopravvivere in diverse condizioni è anche rigidamente programmato per alcuni requisiti ambientali, o bisogni umani, un imperativo sociale comincia ad emergere, proprio come il nostro corpo ha bisogno di sostanze nutrienti.
Il cervello umano, esige forme positive di stimolo ambientale in tutte le sue fasi di sviluppo e allo stesso tempo richiede di essere protetto da altre forme negative di stimolo.
Se le cose che dovrebbero succedere non succedono o se le cose che non dovrebbero succedere succedono, ciò apre la porta a malattie mentali e fisiche, ma anche a molti comportamenti umani dannosi.
Osservando le cose da un punto di vista esterno dobbiamo porci le domande: le condizioni che abbiamo creato nel mondo moderno, sono veramente favorevoli alla nostra salute?
Il substrato del nostro sistema socioeconomico agisce come una forza positiva per lo sviluppo e il progresso umano e sociale? Oppure, la forza alla base della nostra società va in realtà contro i principali requisiti evolutivi, necessari per creare e mantenere il nostro benessere personale e sociale?

PATOLOGIA SOCIALE
Dr. John Mcmurtry, professor Emeritus University of Guelph: Dov’è iniziato tutto questo? Siamo in un mondo in uno stato di collasso cumulativo.
IL MERCATO
Si parte da John Locke, che introduce la proprietà e da tre condizioni per un giusto diritto private e di proprietà:
  1. ne deve avanzare abbastanza per gli altri
  2. non devi lasciare che vada a male
  3. devi metterci del lavoro

Sembra ragionevole: metti il tuo lavoro nel mondo, quindi ti spetta il prodotto e fino che ne rimane abbastanza per gli altri, o fino a che non va a male e non si spreca nulla, allora va bene. Locke ne parla a lungo nel suo Trattato sul Governo, è da allora, il testo canonico per il ragionamento economico, politico e legale.
È tutt’ora un classico che viene studiato. Dopo che Locke detta le condizioni, in un solo colpo le abbandona, molla tutto in una sola frase: “Bene, una volta avvenuta l’introduzione del denaro, per tacito consenso degli uomini, divenne …” e non dice che le condizioni sono state cancellate.
Ma è così che stanno le cose. Così, ora non abbiamo un prodotto e una proprietà guadagnata con il proprio lavoro, oh no, il denaro compra il lavoro adesso.
Non ha più importanza se ne avanza abbastanza per gli altri, non ha importanza se si spreca perché lui dice che il denaro, l’argento o l’oro non va a male, quindi il denaro non può essere responsabile dello spreco, il che è ridicolo. Non stiamo parlando di denaro e argento, stiamo parlando di quali siano i loro effetti.
È un incredibile gioco logico di prestigio, come se la cava qui, ma questo calza a pennello con gli interessi dei detentori di capitale.
Poi arriva Adam Smith che ci aggiunge la religione. Locke ha cominciato con “Dio ha fatto tutto in questo modo …, tutto questo è diritto divino”, e ora abbiamo anche Smith a dire “Non è solo Dio che …”, non dice esattamente questo, ma questo è il senso filosofico.
In breve: “Non è una questione di proprietà privata”. Questo ora è tutto “scontato”, ci è dato! Che ci siano detentori di moneta che comprano manodopera, ci è dato! Non c’è limite a quanto lavoro altrui possano comprare, a quanta ricchezza possano accumulare, quanta disuguaglianza, tutto ciò ci è dato ora!
E così arriva Smith con sua grande idea di nuovo introdotta tra parentesi.
Si sa che, quando qualcuno mette bene in vendita, l’offerta, e altri acquistano, la domanda … come fa l’offerta ad eguagliare la domanda e viceversa? Come possono raggiungere un equilibrio? Una delle nozioni centrali dell’economia è come esse raggiungano l’equilibrio e Smith dice: “è la mano invisibile del mercato che le porta in equilibrio”. Così ora vediamo proprio Dio in azione.
Non ha solo dato i diritti di proprietà e tutti i relativi mezzi e i suoi “diritti di natura”, come disse Locke. Ora troviamo che il sistema stesso è “Dio”. Infatti, dice Smith, quando parla ne La Ricchezza delle Nazioni: “la scarsezza dei mezzi di sussistenza pone limiti alla riproduzione dei poveri, che la natura non può gestire in altro modo se non con l’eliminazione dei loro figli”.
Così anticipò la teoria evoluzionistica nel peggiore dei sensi. E dunque chiamò loro “la razza dei lavoratori”. Così si può notare l’inerente razzismo incorporato qui, un’intrinseca accettazione cieca dell’uccidere innumerevoli bambini, e lui pensò: “ecco la mano invisibile che fa incontrare l’offerta con la domanda e viceversa”. Allora vedi quanto è saggio “Dio”? Perciò si possono notare molti aspetti veramente marci, distruttori della vita e dell’ambiente che si stanno verificando ora e che hanno in qualche modo un “gene intellettuale” risalente a Smith.

Quando riflettiamo sul concetto di sistema capitalista, del libero mercato come introdotto dai primi filosofi dell’economia quali Smith, vediamo che l’intento originale del “mercato” era basato su beni di scambio reali, tangibili, utili alla vita. Smith non avrebbe immaginato che il più redditizio settore economico del pianeta sarebbe stato l’arena del trading finanziario, il così detto “investimento” dove lo stesso denaro viene semplicemente guadagnato dal movimento di altro denaro, in un gioco arbitrario che non possiede alcun merito produttivo per la società.
Tuttavia, indipendentemente dagli intenti di Smith, la porta per tali sviluppi anomali, fu lasciata spalancata da un principio fondamentale di questa teoria: il denaro è tratto come una merce, in sé e di per sé.
Oggi, in tutte le economie del mondo, al di là del sistema sociale che rivendicano, il denaro è perseguito per fare denaro e nient’altro. L’idea sottostante che fu misteriosamente qualificata, da Smith nella sua dichiarazione religiosa della “mano invisibile”, è che la mera ricerca egoistica, di questa merce fittizia, in qualche modo manifesterà magicamente benessere e progresso umano e sociale.
La realtà è che l’interesse per l’incentivo monetario, o quello che alcuni hanno denotato la “sequenza monetaria del valore”, è ora completamente scollegata dal basilare interesse concernente la vita, che può essere denominato “sequenza vitale del valore”.

Dr. John Mcmurtry: quel che si ha ora è una completa confusione nella dottrina economica, tra queste due sequenze. Pensano che la sequenza monetaria del valore implichi la sequenza vitale del valore, ed ecco perché dicono che se si vendono più beni, se il PIL cresce … ci sarà maggior benessere e che potremmo prendere il Pil come indicatore di base della salute sociale. È qua la confusione, è parlare della sequenza monetaria del valore, cioè tutti i ricavi e le entrate che derivano dalla vendita dei beni, e confondere questo con la riproduzione della vita. Sin dall’origine si è costruita una totale commistione di sequenza del valore monetario e vitale. Abbiamo a che fare con una sorta di inganno strutturale che diventa via via più letale a mano a mano che la sequenza monetaria si disaccoppia dal produrre un bene qualsiasi. Dunque, è un disturbo del sistema, e tale disturbo pare essere fatale.

BENVENUTI NELLA MACCHINA
Nella società d’oggi, raramente si sente qualcuno parlare del progresso del suo paese o della sua società in termini di benessere fisico, felicità, fiducia o stabilità sociale.
Piuttosto le misure ci vengono presentate per mezzo di astrazioni economiche. Abbiamo il prodotto interno lordo, l’indice dei prezzi al consumo, il valore della borsa, i tassi d’inflazione … Ma tutto questo ci dice qualcosa del reale valore, della qualità della vita della gente? No, tutte queste misure riguardano il flusso del denaro stesso e nient’altro. Esempio il prodotto interno lordo misura il valore dei beni e dei servizi venduti. Si sostiene che questa misura sia correlata allo “standard di vita” della gente di un paese. Negli Usa la spesa sanitaria contava più del 17% del Pil nel 2009, quantificabile in oltre 2500 miliardi di dollari, creando così un effetto positivo su questa misura economica, e secondo questa logica, sarebbe ancora meglio per l’economia degli Stati Uniti, se i servizi sanitari aumentassero ancora, magari fino a 3000 miliardi di dollari, o a 5000 miliardi. Poiché ciò creerebbe più crescita, più posti di lavoro e verrebbe quindi glorificato dagli economisti come un aumento del livello di vita del loro paese.
Ma, aspetta un attimo, cosa rappresentano veramente i servizi sanitari? Beh, gente malata e che muore. Esatto, più c’è gente ammalata in America, meglio è per l’economia. Questa non è un’esagerazione o una prospettiva cinica. Infatti, discostandosene abbastanza, si realizza come il Pil non solo non rifletta il benessere politico e sociale a qualsiasi livello tangibile, ma sia, di fatto, per lo più una misura d’inefficienza industriale e degrado sociale. E più lo si vede salire, peggio stando andando le cose, per l’integrità personale, sociale e ambientale.

Michael C. Ruppert, investigative journalist:bisogna creare problemi, per creare profitto. Non c’è profitto nel paradigma attuale, nel salvare vite, nel portare equilibrio sul pianeta, nell’avere giustizia o pace o qualsiasi altra cosa. In queste cose non c’è profitto.
C’è un vecchio detto “Fatta una legge, creato un business”. Sia che si tratti di affari per un avvocato o altri … quindi il crimine crea affari, così come la distruzione, crea affari ad Haiti. Abbiamo circa due milioni di persone oggi in carcere in questo paese e di questo molte sono prigioni gestite da imprese private: Corrections Corporate of America, Wackenhut, che comprano e vendono azioni a Wall Street, in base a quante persone sono in carcere. Ecco questa è una malattia, ma questo è un riflesso di quello che richiede questo nostro paradigma economico.
Quindi cosa richiede esattamente il paradigma economico? Cosa permette al nostro sistema economico di andare avanti? Il consumo. O più precisamente il consumo ciclico. Quando smontiamo le fondamenta dell’economia di mercato classica ci troviamo con una trama di scambi monetari che semplicemente non possiamo permetterci di fermare e neanche rallentare sostanzialmente, se la società come la conosciamo vuole continuare a funzionare.

Ci sono tre principali attori sulla scena economica:
  • il lavoratore
  • il datore di lavoro
  • il consumatore

Il lavoratore vende il lavoro al datore di lavoro per un’entrata. Il datore di lavoro vende i servizi produttivi e quindi i beni al consumatore per un’entrata. E il consumatore, ovviamente è solo un altro ruolo di datore di lavoro e lavoratore, quando spende nuovamente nel sistema per permettere al consumo ciclico di continuare.

In altre parole il sistema di mercato globale è basato sul presupposto che ci sarà sempre sufficiente domanda di prodotti nella società per muovere abbastanza denaro ad un ritmo che possa sostenere il processo di consumo. E più veloce sarà il ritmo del consumo, tanto più ci sarà la cosiddetta crescita economica, e così la macchina funziona …

Ma aspetta un attimo. Pensavo che l’economia fosse stata creata per, che so, “fare economia”? Il termine stesso non ha forse a che fare con la conservazione, efficienza e riduzione degli sprechi? Come può il nostro sistema che richiede consumo, preservare efficientemente o “fare economia” in qualche modo? Beh, non lo fa. L’intento del sistema di mercato, è infatti, l’esatto opposto di ciò che una vera economia dovrebbe fare, ovvero orientare con efficienza e cautela, i materiali per la produzione e distribuzione dei beni utili alla vita.
Viviamo su un pianeta finito, con risorse limitate, dove per esempio il petrolio che utilizziamo ha richiesto milioni di anni per generarsi; dove i minerali hanno richiesto miliardi di anni per formarsi. Quindi per avere un sistema che promuove deliberatamente l’accelerazione dei consumi in nome della cosiddetta crescita economica è pura follia “ambienticida”.

Dr. John Mcmurtry: l’assenza di spreco, questa è efficienza. Questo sistema spreca più di tutti i sistemi esistiti nella storia del pianeta. Ogni livello di organizzazione della vita e ogni sistema di sopravvivenza è in stato di crisi e di difficoltà, in degrado o collasso. Nessuna pubblicazione scientifica degli ultimi 30 anni, vi dirà qualcosa di diverso, cioè che ogni sistema di sopravvivenza è in declino, così come lo sono i servizi pubblici, l’accesso all’acqua potabile. Provate a nominare un mezzo di sostentamento che non sia minacciato o in pericolo … Non si può, e non ne abbiamo neanche capito il meccanismo causale. Non vogliamo affrontare il meccanismo causale. Vogliamo solo andare avanti. Si sa che questa è una pazzia.
Dunque in realtà, non abbiamo a che fare con un sistema economico, ma oserei dire con un sistema anti-economico ... 






Link del movimento Zeitgeist Italia http://www.zeitgeistitalia.org/zeitgeist-iii

sabato 12 febbraio 2011

Latte ed evoluzione

Circa 10-20 mila anni fa nelle regioni che vanno dal vicino Oriente, su verso l’Europa, seguendo la migrazione che i primi esseri umani hanno attuato partendo dalla zona di origine dell’Homo sapiens che si ritiene, con quasi universale accordo, localizzata nell’Africa centro-orientale.
A quei tempi, circa 2 milioni di anni fa e fino circa 100mila anni fa il genere Homo è vissuto in Africa (o forse, anche in altre aree asiatiche, ma sempre nella fascia equatoriale) evolvendosi fino a diventare Sapiens, alimentandosi di frutti, foglie e fiori.
Con l’inizio della migrazione circa 100mila anni fa, si modificano anche i comportamenti alimentari; circa 10mila anni fa inizia l’epoca storica: in Europa e in Medio oriente le popolazioni diventano stanziali e allevano animali per cibarsene e utilizzarli nella coltivazione della terra.
L’introduzione di nuovi cibi ha sempre determinato un adattamento più o meno lento e complesso: tale è stato anche per il latte vaccino, in particolare per quanto riguarda la componente glucidica, vale a dire il lattosio, disaccaride (glucosio + galattosio) presente solo nel latte: le molecole del lattosio sono troppo complesse per passare attraverso le pareti dell’intestino; devono perciò essere scomposte in monosaccaridi o zuccheri semplici prima di poter essere assorbite e passare nel circolo sanguigno.
Il lattosio, per essere digerito, necessita la presenza della lattasi, enzima prodotto dalle cellule della mucosa intestinale.

LATTOSIO: Glucosio + galattosio ----- lattasi ------ Glucosio/Galattosio

Solo in questo ultimo secolo, negli Stati Uniti, in seguito a sempre più frequenti segnalazioni di soggetti che presentavano dolori intestinali e diarrea profusa per l’ingestione di latte vaccino, è stata dimostrata la base biologica dell’intolleranza al latte, vale a dire la mancanza di lattasi nell’intestino dei soggetti intolleranti.
Inizialmente i lattasi deficienti furono considerati “anormali”, cioè un’eccezione. Sennonché risultò ben presto che gli individui adulti lattasi deficienti erano quelli da considerare “normali”, essendo tale la maggior parte dell’umanità, “anormale”, invece, la condizione di lattasi sufficienza presso gli adulti umani come peraltro per tutti i mammiferi.

Il lattosio, oltre che nutriente specifico del lattante, ha una proprietà che è di fondamentale importanza nei primi anni di vita: facilita l’assorbimento del calcio, sale minerale deputato alla formazione del tessuto osseo. L’uso “evolutivo” del latte, quale fonte impareggiabile di calcio assimilabile, costituisce una caratteristica propria dei mammiferi.

Solo dopo l’inizio dell’addomesticamento degli animali, evento che possiamo far risalire a circa diecimila anni fa in Europa e nel Medio Oriente, la selezione naturale cominciò a favorire la diffusione del gene della lattasi sufficienza in età adulta nell’ambito di certi gruppi che disponevano di animali da mungere.

Tutte le popolazioni in cui si registra un’elevata percentuale di individui adulti lattasi sufficienti, hanno alle spalle una lunga tradizione di mungitura di uno o più ruminanti addomesticati di cui consumano il latte. Ciò conferma il dato che più del 90% dei soggetti adulti dell’Europa settentrionale sono lattasi sufficienti, a differenza degli altri popoli della terra in cui la percentuale non supera il 15% con casi (gli Indiani d’America) dello 0% di lattasi sufficienza.

Perché i nostri antenati europei furono “costretti” a diventare “lattasio-dipendenti” quindi “lattasi-sufficienti”? Probabilmente per il tipo di scelta sociale ed economica a cui furono costretti per sopravvivere. Circa diecimila anni fa, l’Europa centrale e settentrionale era ricoperta da foltissime foreste e in quel periodo aveva inizio una migrazione dal Medio Oriente verso il Nord e verso l’Europa di popolazioni che praticavano l’agricoltura e l’allevamento. Questi gruppi si mossero dalle loro regioni verso nuove terre alla ricerca di spazio per la loro sopravvivenza ed in questi spostamenti sfoltivano la foresta usando il fuoco, in modo da avere terreni per il pascolo e per la coltivazione del cereale.

In questo tipo di economia non c’era molto spazio per coltivare vegetali a foglia verde scuro, ricchi di calcio, ma poveri dal punto di vista energetico. Inoltre l’esposizione solare limita a pochi mesi nella stagione estiva favorì l’insorgenza del rachitismo (malattia che porta a deformità scheletriche per mancato deposito di calcio nelle ossa. Causa principale è la scarsa introduzione di calcio con il cibo e di vitamina D, la quale si forma con l’esposizione cutanea ai raggi del sole o, in mancanza di sole, mangiando pesce di mare o olio di fegato di pesce).

La vitamina D svolge una funzione fondamentale nel processo di assimilazione del calcio dopo che dalla pelle è stata trasportata con il sangue all’intestino. Si può assumere anche direttamente dai cibi; ma le sue fonti alimentari sono abbastanza limitate (latte, burro, formaggi, tuorlo d’uovo, pesci, olio di fegato di merluzzo, tonno). La presenza del lattosio nel latte ha proprio la funzione di incrementare l’assorbimento del calcio per ovviare alla scarsa esposizione solare con ridotta produzione di vitamina D.
Finche l’uomo è vissuto in un ambiente adatto alla sua fisiologia (la fascia tropicale), non ha avuto bisogno di adattarsi per sopravvivere schiarendosi la pelle e producendo lattasi: il pallore della pelle e la lattasi resistenza sono state variazioni biologiche legate ad una necessità di adattamento climatico nuovo anomalo e difficile.

Il latte vaccino, in realtà non contiene nutrienti che non si trovino in altri cibi di origine animale, a parte il lattosio. Ma contiene calcio in quantità elevate (119 mg/100gr). La semplice presenza di calcio in un alimento non costituisce però garanzia di assimilazione da parte dell’intestino. Ma, a differenza di alte fonti animali o vegetali di calcio (foglie verde scuro), il latte dei mammiferi, oltre a contenere più calcio, contiene anche una sostanza che ne favorisce gradualmente l’assimilazione da parte della mucosa intestinali. Questa sostanza è proprio il lattosio.
Il rischio della pelle chiara è il melanoma.
Il colore della pelle può essere dunque considerato un fenomeno di adattamento legato a condizioni ambientali particolari in funzione dei due rischi opposti: rachitismo e cancro alla pelle.

Si ritiene (Cavalli Sforza) che il passaggio dai mediterranei medio-orientali, di pelle scura e lattasi-deficienti, agli scandinavi, di pelle chiara e lattasi-sufficienti, si sia compiuto in circa 5000 anni, assumendo che, ad ogni generazione, gli individui dotati del gene della pelle chiara e lattasi sufficienti avessero una maggiore prolificità e una minor mortalità rispetto a quelli con gene di pelle scura e lattasi deficienti.
Quando i primi pionieri del Neolitico (10mila anni fa) presero la via del Nord, i rischi di rachitismo erano elevati : gli inverni erano lunghi e freddi, il sole debole e spesso coperto da nubi, per cui quelle popolazioni dovevano coprirsi pesantemente per proteggersi dal freddo riducendo così la parte di pelle esponibile all’irradiazione solare fonte di vitamina D. inoltre le popolazioni di agricoltori e allevatori dell’Europa centro-settentrionale, non potendo assimilare la vitamina D del pesce, come gli eschimese, furono costretti, per sopravvivere, ad utilizzare il latte dei mammiferi che allevano.

Tale scelta provocò due fenomeni strettamente collegati:
  • la tolleranza al lattosio attraverso il mantenimento dell’enzima lattasi oltre l’età infantile;
  • lo schiarirsi della pelle che, in quella situazione, si dimostrò ulteriormente vantaggioso ai fini della produzione della vitamina D e quindi dell’assorbimento di calcio.

Si può così ipotizzare che il latte vaccino, non rientrando nella categoria dei cibi fisiologici per l’uomo, se non in condizioni particolari, possa favorire l’insorgenza di squilibri metabolici che a lungo andare possono condurre a stati di malattia clinicamente evidenti. Infatti, è stato dimostrato come il latte sia la causa (o la concausa) di numerose malattie e ne possa favorire l’insorgenza quando il suo consumo diventa costante e rilevante.
Il latte vaccino costituisce uno dei principali allergeni alimentari ed è la causa dell’intolleranza alle proteine del latte vaccino, patologia piuttosto frequente nell’età pediatrica.
L’intolleranza alle proteine del latte vaccino, nonostante sia conosciuta dall’antica Grecia, è ancora oggi una delle patologie che crea al pediatra più imbarazzo diagnostico e problemi terapeutici.

Osteoporosi: è un’affezione caratterizzata da una progressiva perdita del tessuto osseo, fenomeno che comporta un aumento della fragilità del tessuto osseo, fenomeno che comporta un aumento della fragilità ossea e quindi un maggior rischio di frattura.
Nella cultura popolare corrente, essa è considerata conseguenza di un insufficiente apporto alimentare di calcio; tale è il messaggio pubblicitario che magnifica la presenza e l’aggiunta di calcio nei prodotti, in particolare quelli indirizzati all’infanzia; e tale è l’informazione Sanitaria (Fondazione per l’osteoporosi. Istituto Gentili, Società italiana dell’osteoporosi): “L’osteoporosi si combatte e si previene con l’assunzione di cibi ricchi di calcio, vale a dire latte e latticini”.
In realtà, tali cibi sono ricchissimi di calcio, ma la sola introduzione di calcio col cibo non ne garantisce l’assorbimento a livello intestinale e, in ultimo, l’utilizzo cellulare e il suo deposito nel tessuto osseo. Infatti l’osteoporosi è presente con un incidenza sempre più elevata proprio tra le popolazioni che consumano più latte e latticini.

Come si spiega questo fatto apparentemente contraddittorio dal momento che l’osteoporosi è caratterizzata da una rarefazione della componente calcica del tessuto osseo, espressione quindi di una carenza di calcio, quando il latte e latticini contengono una quantità di calcio straordinariamente elevata e concentrata? Se la teoria della carenza del calcio fosse vera, ci si dovrebbe aspettare una prevalenza di osteoporosi tra le popolazioni che assumono poco latte e formaggio o non ne assumono per niente (cioè i 2/3 dell’umanità).
In realtà l’osteoporosi sembra essere una malattia del benessere, molto più comune nelle ben nutrite popolazioni occidentali, che in quelle asiatiche che non assumono latte e latticini (l’assunzione media di calcio delle donne giapponesi è di 540 mg al giorno contro gli 800-1200 mg al giorno delle donne europee).

La posizione attuale del National Institute of Health degli USA è che l’evidenza scientifica più convincente non è quella che un’elevata assunzione di calcio prevenga l’osteoporosi, e neppure che una supplementazione di calcio – con la dieta o per via farmacologica – rallenti il tasso di perdita ossea, specialmente nelle donne in gravidanza.
Infatti, i fattori che favoriscono l’insorgenza dell’osteoporosi sono: il fumo di sigaretta, l’alcool, la caffeina (caffè, coca cola, tè, cioccolato), l’attività fisica ridotta e l’assunzione eccessiva di proteine.
Proprio quest’ultimo fattore, tipico dei popoli occidentali ipernutriti soprattutto con carne, latte e formaggio, favorisce l’osteoporosi aumentando la perdita di calcio attraverso il rene per tamponare l’eccesso di acidi prodotti dal catabolismo proteico animale.
Il fabbisogno di calcio non dovrebbe essere calcolato in modo assoluto, facendo la somma dei milligrammi di calcio presenti nel cibo ingerito da una persona, ma in relazione alle sue abitudini di vita:
  • più proteine animali, più calcio;
  • più caffeina, più calcio;
  • più sedentarietà; più calcio.

Anche questo calcolo non è corretto: se infatti il calcio assunto proviene da cibo animale, l’aumentare la quota non ne positivizza il bilancio, perché le proteine animali, ricche di aminoacidi solforati, creano un ambiente renale acido che provoca un proporzionale aumento della calciuria (eliminazione di calcio attraverso le urine).

Così diventa facilmente comprensibile, come l’elevata quantità di calcio assunta con il latte e i latticini venga in gran parte assorbita a livello intestinale, per la presenza del lattosio (almeno nei soggetti lattasi-sufficienti), e passi quindi nel sangue, per mezzo del quale arriva al rene che ha la funzione di eliminarlo o di trattenerlo.
L’elevata calciuria prodotta da un’alimentazione iperproteica facilita la formazione di calcoli renali, condizione – anche questa come le precedenti – tipica delle popolazioni occidentali.
Altra patologia tipica dei popoli mangiatori di latte è la carie dentaria. Il cavo orale presenta un ambiente alcalino, fisiologico, per la presenza della saliva, finché l’alimentazione rimane congrua. Quando il cibo animale (latte, formaggio, carne) prende il sopravvento, nel cavo orale si crea un ambiente acido, favorevole allo sviluppo di batteri con conseguente formazione di carie.

Conclusioni:
  • il latte è stato previsto dalla natura per alimentare i cuccioli dei mammiferi;
  • il latte è un cibo specifico per la specie di mammifero per cui è stato previsto;
  • il latte vaccino non è un cibo indispensabile per l’uomo;
  • la maggior parte della popolazione è intollerante al latte vaccino;
  • il latte vaccino può essere utile all’uomo, in condizioni particolari;
  • il latte vaccino, se assunto in modo indiscriminato, è fonte  di malattia.

Per tanto ai fini della salute, si potrebbero dare i seguenti consigli:
  • non costringere i bambini a “mangiare” latte vaccino;
  • pensare che un disturbo o una malattia, specie se frequente, possa essere legata a una intolleranza al latte vaccino;
  • assumere e far assumere latte ai bambini solamente se è presente un forte “legame affettivo” con tale cibo;
  • diffidare della pubblicità che propone di incrementare il consumo di latte e latticini (è sempre legata all’allevamento intensivo, innaturale e pericoloso del bestiame e all’industria latteo casearia, sulle quali è basata l’economia dei paesi occidentali);
  • convincersi che non mangiare latte e formaggio non provoca una carenza di calcio, ma ne favorisce l’assimilazione, l’utilizzo da parte delle cellule e il deposito nelle ossa;
  • imparare a ragionare con la propria testa e cercare di scoprire “la verità delle cose”.

Calcio negli alimenti (mg. Per 100 gr.)
  • Formaggio Parmigiano (1340)
  • Formaggi stagionati (1000-1200)
  • Formaggi freschi (400-800)
  • Latte vaccino intero (1200 mg./litro)
  • Latte di capra (1400 mg./litro)
  • Mozzarella (400)
  • Ricotta (274)
  • Uovo (tuorlo) (147)
  • Calamari (144)
  • Aringa (112)
  • Yogurt (111)
  • Mandorle (236)
  • Soia (226)
  • Fichi secchi (186)
  • Foglie di rapa (169)
  • Cicoria (150)
  • Nocciole (150)
  • Fagioli secchi (137)
  • Noci (131)

Tratto da Latte e formaggio, vecchia edizione, Marco Edizioni



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lunedì 7 febbraio 2011

La matrix divina - Intervista esclusiva a Gregg Braden (2008)

Da 1986 ad oggi il mio lavoro è stato quello di trovare la connessione tra la saggezza antica e la migliore scienza disponibile oggi, perché questa unione può aiutarci a migliorare.
La storia scritta dall’uomo ha avuto inizio circa 5000 anni fa e durante questo tempo i nostri predecessori hanno sviluppato delle massime spirituali per aiutarci a comprendere il nostro rapporto con il mondo, con gli altri e con il divino.
La scienza, pur essendo importante ha solo 300 anni di storia, e comincia già a confermare ciò che diceva la saggezza spirituale.
Come civiltà dovremmo affrontare le più grandi sfide della storia umana.

Troviamo in antichi monasteri la conoscenza del cuore umano e la regola di comunicare con il mondo tramite il linguaggio del cuore piuttosto che con il pensiero razionale.
Questo è difficile da accettare per la civiltà moderna perché siamo molto logici.
Ma è una regola potente, perché nei monasteri andini, o tibetani … vediamo che le persone non conoscono la scienza ma sanno come curare il corpo ed essere longevi.
Abbiamo conosciuto persone di 120 anni nel 2005 che erano sane, forti e vitali.
Chiedevo loro: “quando fate le guarigioni, cosa fate all’interno del corpo per riuscirci?
La risposta era sempre che loro non lo pensano con la mente ma lo sentivano con il cuore.
Oggi la scienza ci dice che il nostro cuore parla un linguaggio, e che proprio questo linguaggio da le istruzioni ai nostri organi e agli atomi che compongono il nostro mondo.
Noi letteralmente possiamo modificare gli atomi dello spazio circostante per mostrare ciò che proviamo. Se sentiamo pace, la pace avviene non solo nella nostra casa, ma anche nella nostra città.

La maggior parte della nostra storia è basata su due FALSE CREDENZE:
  • OGNI COSA È SEPARATA DALLE ALTRE (non è così perché c’è un campo energetico, una matrice divina che collega tutto)
  • NOI NON ABBIAMO UN EFFETTO SUL MONDO (non è così perché le nostre esperienze interne di pensiero, sentimento, emozione, credenze hanno un effetto diretto sul mondo, attraverso questo stesso campo energetico)
La matrix divina è il canale che porta le nostre esperienze fuori dal mondo circostante. Il fatto che tutto è collegato e che influenziamo la realtà cambia tutto. Cambia 300 anni di pensiero.

È in atto un progetto scientifico ove gli scienziati hanno recentemente scoperto che esiste uno strato dell’atmosfera sopra la terra, che è sintonizzato alle stesse frequenze del cuore e del cervello umani.
Ciò significa che quando creiamo un effetto all’interno del corpo, attraverso sentimenti, questo effetto viene riflesso, nell’atmosfera terrestre. Ognuno di noi è sintonizzato e collegato a questo strato dell’atmosfera. Ciò significa che quando un certo numero di persone, molto meno di 6 miliardi, prova sentimenti di pace e cooperazione nel cuore, quel campo energetico trasporta questa esperienza a tutti e tutti hanno l’opportunità di beneficiarne.
La seconda parte di questo progetto è che gli scienziati hanno ora costruito i sensori che possono misurare il campo e lo metteranno in rete, così avremo la possibilità di aprire una pagina in internet e vedere il nostro cuore riflesso nell’atmosfera sopra di noi.
Finalmente la scienza dimostra che siamo parte della madre terra, parte del suo battito vitale, così che quando le persone iniziano a provare sentimenti di pace e gratitudine il campo dell’atmosfera trasporta questa esperienza a tutti.
Quindi non è necessario conoscere la scienza, dobbiamo solo provare nel cuore dei sentimenti sapendo che diventeranno la realtà del nostro mondo.
Ora la scienza ci spiega come ciò accade, quindi non dobbiamo più agire solo con la fede.

Nel 1909, Geoffrey Ingram Taylor, ripete il famoso esperimento della doppia fenditura:
l’osservazione della realtà da parte degli scienziati modifica la realtà osservata.

Ora tutto ciò è assodato ma occorre capire QUANTO influenziamo la realtà? Quanto potere abbiamo realmente per cambiare il nostro mondo, per guarirci?
Non è sufficiente spiegare i fenomeni tramite la legge che tutto è collegato, ma occorre capire che noi esistiamo in una realtà interattiva.

John Wheeler, congetturò un universo partecipativo, ossia non manipoliamo ne controlliamo il mondo ma siamo parte di tutto ciò che accade.
Credo che stiamo entrando in un epoca in cui finalmente capiremo che dobbiamo lavorare insieme per sopravvivere a ciò che la vita sulla terra ci porterà.

21 dicembre 2010:
  • non è la fine assoluta del calendario ma la fine di un ciclo che i Maya dicono ebbe inizio 5125 anni fa, nel 3114 a.C.
Cosa sappiamo circa quella data e quel periodo? Sappiamo che quella data segna un raro allineamento delle galassia con il nostro sistema solare e non ne accadono di simili da più di 26.000 anni. Cioè un allineamento di tutti i pianeti con il sole e con il centro della nostra galassia, il suo cuore. Questo è un allineamento molto raro e non sappiamo con precisione quali saranno gli effetti per noi.
Sappiamo che verranno influenzati i campi magnetici della terra per una certa misura e che saranno influenzati i cicli solari per una certa misura. I nostri scienziati ci dicono che ci troviamo ora in uno dei cicli solari che ebbe inizio nel 2006 e che raggiungerà l’apice nel 2012, e sarà un ciclo solare molto potente. La vita sulla terra ne sarà influenzata, probabilmente con disturbi nelle comunicazioni, guasti ai computer, ai sistemi satellitari e alla telefonia mobile, e anche noi saremo influenzati, perché sappiamo che la nostra risposta immunitaria e il nostro sonno anch’essi influenzati dai cicli solari.
Le antiche tradizioni ci dicono che questa era rappresenta una scelta per noi di iniziare mille anni di pace o mille anni della peggiore sofferenza che il mondo abbia mai conosciuto.
Dalle tradizioni antiche di 7000 anni degli Indù, agli Indiani d’America, ai Peruviani, tutti dicono che il 2012 sarà un’opportunità, ma nessuna credenza o profezia è in grado di dirci cosa accadrà.

Riassumendo:
  • esistono delle rare condizioni che si vanno creando riguardo il magnetismo della terra, il magnetismo del sole, l’allineamento dei pianeti … e sono tutte collegate nel 2012.
Come reagiremo, non posso dirlo perché stiamo creando la risposta proprio ora. Sarà un’epoca di cambiamento ed è bene prenderci cura di noi, sapendo che ci saranno giorni in cui ad esempio non riusciremo ad arrivare al supermercato. Credo sia una buona pratica in generale, quella di avere un po’ di autonomia, di tenere da parte un po’ di cibo, di acqua e medicinali che possono servire a prendersi cura di sé per due o tre settimane o un mese, per via di alluvioni, terremoti, uragani … che accadono spesso in un periodo simile.
Quando ci prepariamo nel cuore siamo già pronti ad affrontare quello che succede fuori nel mondo. Se le nostre convinzioni, il nostro giudizio, sono che la vita deve essere in un determinato modo quando il mondo cambia e la vecchia vita scompare diventa molto difficile per noi.
Se siamo aperti al cambiamento e alle opportunità e vediamo il cambiamento come un occasione per crescere e creare un nuovo modo di essere, individualmente e collettivamente, allora comprendiamo che il cambiamento è una cosa necessaria, è sia una morte che una nascita. Perché il cambiamento è la fine di un certo modo di essere e l’inizio di un nuovo modo di essere.

I campi magnetici della terra hanno iniziato a diminuire 2000 anni fa e ora si trovano al livello più basso degli ultimi due millenni. Sono calati del 10% solo negli ultimi 100 anni.
Gli antichi sapevano come ci si sentiva perché lo avevano simulato in stanze speciali. Hanno scritto agli abitanti del futuro spiegandogli cosa avrebbero trovato e come prendersi cura di sé durante quel periodo. Le istruzioni che hanno lasciato sono i principi spirituali delle grandi religioni, dicevano che la cooperazione, la compassione, l’amore e il perdono dentro di noi, modificano il nostro corpo e quando avvertiamo quel cambiamento ci sintonizziamo ai cambiamenti del mondo.
Questo è importante, perché le nostre emozioni reagiscono ai campi magnetici e anche le nostre credenze. Il nostro sistema immunitario, la nostra percezione del tempo e dello spazio. Si può pensare al campo magnetico come ad una colla che lega le nostre credenze saldamente ai nostri corpi, quando la colla svanisce, quando i campi magnetici sono bassi, abbiamo l’opportunità per cambiare, perché allora nulla trattiene più fortemente le credenze nel corpo.
In questo senso i nostri avi hanno lavorato per noi., se avremo la saggezza di riconoscere ciò che ci hanno lasciato.
Dal 1986 ad oggi ho avuto l’onore e il privilegio di viaggiare in ogni continente del pianeta, tranne l’Antartide e l’Islanda. Ho imparato che siamo una famiglia a un livello profondo, gli abitanti della terra si amano. A volte non si capiscono, o non sono d’accordo tra di loro, ma tutti proviamo un legame profondo.
In ogni parte del mondo le persone mi facevano sempre due domande:
  1. Il mondo sembra diverso, perché?
  2. Cosa possiamo fare?
Mi è stato spesso detto che siamo una razza violenta, e come scienziato mi sono detto, ma siamo realmente una razza violenta? Ci sono oltre 400 studi in ambito psicologico e biologico e tutti e 400 sono giunti alla stessa conclusione. Si cercava di capire qual’era il grado ottimale di competitività per una specie. Per 400 studi la risposta è stata ZERO. Zero competizione è ottimale, la competizione non ci aiuta, ovviamente parlo di competizione violenta.
Tutti gli studi dimostrano che quando cooperiamo ne usciamo tutti meglio, viviamo più a lungo, siamo più sani, più felici …
La cosa interessante degli studi è che ci hanno trovato pacifici e benevoli come razza, per indole.
Però questi studi hanno evidenziato tre fattori che possono farci tradire la nostra natura.
Noi diventeremmo violenti quando uno o una combinazione di questi tre fattori sussitono.
  • Quando sentiamo di essere sotto minaccia
  • Quando sentiamo che le nostre famiglie sono sotto minaccia
  • Quando sentiamo che il nostro stile di vita è sotto minaccia

Ovunque si vede violenza, si trova la presenza dei suddetti fattori, solitamente tutti e tre.

Alla domanda: "Cosa possiamo fare?" Io rispondo con un’altra domanda: "Come facciamo a guardare al di là delle frontiere e aiutarci a sentirci al sicuro?" Le persone dicono che questo è troppo semplicistico, ma io dico che è semplice quanto vogliamo che sia.
Quando cambiamo i nostri sentimenti, i cristalli d’acqua si modificano intorno a noi (vedi gli studi sull’acqua di Masaru Emoto).

La chiave di tutto è maturare la convinzione che stiamo bene nel mondo, che siamo al sicuro e che i nostri corpi hanno una saggezza interna che ci aiuterà a sopravvivere e a trascendere tutto quello che può accaderci.
Ognuno di noi deve trovare per se questa convinzione a modo suo, sapendo che stiamo nel mondo per sperimentare le sfide che la vita ci offre e che già possediamo gli strumento per superarle.



Intervista esclusiva a Gregg Braden, Macrolibrarsi

Il linguaggio della matrix divina (DVD)