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mercoledì 16 febbraio 2011

Zeitgeist Moving Forward (parte terza)



È importante chiedersi cosa è davvero importante


Un film di Peter Joseph
Quando ero giovane e vivevo a New York mi rifiutai di giurare fedeltà alla bandiera, fui mandato dal preside, che mi chiese “perché non vuoi giurare fedeltà, tutti lo fanno?”.
Io dissi: “un tempo tutti credevano che la terra fosse piatta, ma non per questo era così”.
Gli spiegai che l’America deve tutto ciò che ha ad altre culture, ad altre nazioni e che piuttosto avrei prestato giuramento alla terra e a tutti coloro che la popolano.
Inutile dire che non passò molto tempo e lascia definitivamente la scuola e allestii un laboratorio nella mia camera da letto. Lì iniziai a conoscere la scienza e la natura. Capii allora che l’universo è governato da leggi e che l’uomo e la società stessa non sono esenti da queste leggi.
Poi venne la crisi del 1929, che diede inizio a quella che oggi chiamiamo la “grande depressione”Trovavo difficoltà a capire come milioni di persone fossero senza lavoro, senza casa, ridotti alla fame, mentre tutte le fabbriche erano ancora là. Le risorse erano immutate. Fu allora che realizzai che le regole del gioco economico erano intrinsecamente infondate. Poco dopo scoppiò la seconda guerra mondiale e le varie nazioni, a turno, si distruggevano sistematicamente a vicenda.
In seguito calcolai che tutta la distruzione e le risorse sprecate a causa di quelle guerre, avrebbero facilmente potuto soddisfare ogni bisogno umano sul pianeta. È da allora che guardo l’umanità preparare la propria estinzione. Ho visto come le preziose e limitate risorse sono continuamente sprecate e distrutte in nome del profitto e dei liberi mercati. Ho visto del materialismo e del consumismo sconsiderato. Ho visto come le potenze monetarie controllano la struttura politica di società apparentemente “libere”.
Ho 94 anni adesso e temo che la mia indole sia la stessa di 75 anni fa. Questo schifo deve finire.

Non dubitare mai che un piccolo gruppo di cittadini attenti e consapevoli non possa cambiare il mondo. In realtà sono sempre e solo stati loro a cambiarlo
Margaret Mead

LA NATURA UMANA
Dr. Robert Sapolsky, Stanford University: natura contro cultura è come dire Greci contro Troiani. È una visione troppo semplificata di ciò che realmente ci influenza. Dalle influenze su come una cellula gestisce una crisi energetica, fino a cosa ci rende ciò che siamo, ai livelli più individuali della personalità.
E quel che trovi è questa falsa dicotomia costruita su una natura “deterministica”, alla base di ogni causalità.
La vita, il DNA, il codice dei codici e il Santo Graal …
Dall’altro lato c’è una prospettiva più legata alla scienze sociali in cui noi siamo “organismi sociali” e la biologia è per muffa e funghi.
Come se gli uomini fossero estranei alla biologia.
Ovviamente entrambe le visioni sono prive di senso.
Quello che invece si vede è che è quasi impossibile capire come funzioni la biologia fuori dal contesto ambientale.
“È genetico”. Un’idea molto fuorviante, tuttavia diffusa e potenzialmente pericolosa, recita: “Oh! Quel comportamento è genetico”.
Beh, cosa vuol dire? Un sacco di sottigliezze, se ci si intende di biologia moderna. Ma per la maggior parte della gente, finisce per significare una visione deterministica della vita.
Geni = qualcosa che non si può cambiare
Geni = cose che sono inevitabili

Ed è inutile che si sprechino risorse cercando di sistemarle; potremmo anche non investire le energie della società per migliorare, tanto è inevitabile e immutabile … e questa è pura follia.

MALATTIA
Dr. Gabor Maté, Physician: comunemente si crede che alcuni disturbi come quelli dell’attenzione o la schizofrenia, siano determinati geneticamente, in realtà è il contrario. Niente è programmato geneticamente.
Ci sono malattie molto rare: una manciata di casi estremamente sparsi per la popolazione, che sono veramente determinati geneticamente.
Gran parte delle patologie complesse potrebbero avere una predisposizione genetica, ma predisposizione non significa predeterminazione.
L’intera ricerca dell’origine della malattia nel genoma era destinata a fallire prima ancora che ci pensassero perché gran parte delle malattie non sono geneticamente predeterminate.
Disturbi cardiaci, cancro, ictus, reumatismi, malattie autoimmuni in generale, salute mentale, dipendenza … nessuna di queste è determinata geneticamente. Esempio sui 100 donne con il cancro al seno solo 7 saranno portatrici dei geni del cancro al seno, 93 non lo sono. E su 100 donne che hanno questi geni non tutte si ammalano di cancro.

COMPORTAMENTO
Richard Wilkinson, professor Emeritus of Sociale Epidemiology, University of Nottingham: i geni non sono solo entità che ci fanno comportare in un determinato modo a prescindere dall’ambiente. I geni ci danno differenti modi di reagire al nostro ambiente. Pare infatti che alcune influenze nella prima infanzia e il tipo di educazione, incidano sull’espressione genetica accendendo e spegnendo letteralmente determinati geni, portandoci su un determinato percorso evolutivo adatto al genere di mondo con cui si ha a che fare.
Ad esempio in una ricerca sui casi di suicidio a Montreal: se i suicidi (solitamente giovani adulti) avevano subito abusi da bambini, dall’autopsia del cervello, risultò che gli abusi causavano effettivamente una modificazione genetica nel cervello, che era invece assente nei cervelli delle persone non abusate.

Dr. Maté: questo è un effetto Epigenetico, dove epi significa al di sopra. L’influenza epigenetica è ciò che accade a livello ambientale e che attiva o disattiva certi geni.

Dr. James Gilligan, former director, center for study of violence, Harvard Medical School: fu fatta una sperimentazione in Nuova Zelanda, si osservarono dei soggetti dalla nascita sino ai 20 anni. I bambini con un gene (violento) anormale, non erano più facili alla violenza, di chiunque altro e infatti avevano una minor tendenza alla violenza rispetto ai soggetti con geni normali a condizione di non essere maltratti da piccoli.

Dr. Sapolsky: c’è un contributo genetico a come un organismo reagisce all’ambiente; i geni possono influenzare la prontezza con cui un organismo reagisce a certi stimoli ambientali. Ciò non è la versione che la maggior parte delle persone ha in mente.

Dr Gilligan: un motivo per cui la spiegazione biologica della violenza è potenzialmente dannosa, non solo fuorviante, perché può realmente nuocere … è perché se ci credi puoi tranquillamente dire: “be, non possiamo fare nulla per cambiare la disposizione che le persone hanno a diventare violente, tutto quello che possiamo fare è punirle, rinchiuderle o giustiziarle, ma non dobbiamo preoccuparci di cambiare l’ambiente sociale o le precondizioni che possono portare la gente alla violenza, perché è irrilevante.

La scusa della genetica ci concede il lusso di ignorare fattori storici e sociali, passati e presenti, la genetica è semplicemente un pretesto.
Dipendenza = bisogno disperato o sollievo temporaneo. Incapacità di controllare il problema. Tipica della dipendenza è la negazione.
A livello generale nulla, nessuna sostanza o comportamento creano dipendenza, è la combinazione di predisposizione e una sostanza o comportamento potenzialmente assuefacenti che porta alla dipendenza.

AMBIENTE
Se vogliamo capire cosa rende alcune persone predisposte, dobbiamo guardare alla loro esperienze di vita, esperienze che non solo modellano la loro personalità e le necessità psicologiche degli individui, ma anche il loro stesso cervello in certi modi. E questo processo comincia nell’utero.

Stressando la madre si sviluppano tratti che predispongono i loro figli alla dipendenza, perché lo sviluppo è modellato dall’ambiente psicologico e sociale.
La maggior parte dei tossici ha subito abusi da bambini, o gravi perdite. Le loro memorie emotive o implicite sono quelle di un mondo che non è sicuro e non dà aiuto. Non si fidano (sono ricordi che a volte non ricordano nemmeno).
Winnicot scrive che due cose possono andare storte nell’infanzia:
  • quando succedono cose che non dovrebbero succedere
  • quando cose che dovrebbero succedere, non lo fanno

Ossia maltrattamenti, abbandoni, attenzione che non si riceve. Non si può separare il funzionamento neurologico di un essere umano dall’ambiente nel quale è cresciuto e nel quale continua ad esistere.

Le società di cacciatori-raccoglitori, sembrano essere molto egualitarie, erano basate sulla condivisione del cibo, lo scambio di doni, piccoli gruppi di persone che vivevano principalmente di verdure selvatiche e un po’ di caccia, prevalentemente tra persone che conoscevano tutta una vita, o magari, circondati da cugini di terzo grado o più stretti, era un mondo in cui c’era una gran dose di “fluidità” tra gruppi diversi non c’era un granché in termini di cultura materiale.
È così che gli uomini hanno trascorso gran parte della loro storia di ominidi e ciò portò ad un mondo diverso. Il risultato è che c’era meno violenza. La violenza organizzata di gruppo non era qualcosa che si verificò in quel momento della storia umana e questo è del tutto chiaro.
Allora dove abbiamo sbagliato? La violenza non è universale. In alcune società praticamente non esiste, mentre altre si autodistruggono.
Siamo ampiamente modellati dalla società (influenze teologiche, metafisiche, linguistiche …).
Cerchiamo di capire, dal punto di vista scientifico la natura umana. La “natura” della nostra natura è il non essere particolarmente vincolati dalla nostra natura.
Cresciamo con più variabilità sociale di ogni altra specie là fuori. Più sistemi di credenze, stili di strutture familiari e modi di crescere i figli. La tendenza che abbiamo alla varietà è straordinaria.

Dr. Maté: viviamo in una società che si basa sulla concorrenza e in realtà molto spesso, sullo sfruttamento spietato di un essere umano da parte di un altro. Si trae profitto dai problemi altrui e molto spesso, si creano problemi per ricavarne profitto. Vige il mito che le persone sono competitive per natura e che sono individualiste ed egoiste.
La realtà dei fatti è l’esatto contrario. L’unico modo in cui si può parlare concretamente della natura umana è riconoscendo che vi sono alcuni bisogni umani:
bisogno di compagnia e contatto umano, di essere amati, di affezionarci, di essere visti e accettati per ciò che siamo.
Se queste esigenze sono soddisfatte, diventiamo compassionevoli, cooperanti ed empatici.
Altrimenti si distorce la nostra natura umana, proprio perché così pochi vedono soddisfatti i propri bisogni.
Quindi si può parlare di natura umana solo in termini di bisogni umani fondamentali.

COSÌ

Quando riconosciamo il fatto che l’organismo umano che ha una grande dose di flessibilità adattiva, che ci permette di sopravvivere in diverse condizioni è anche rigidamente programmato per alcuni requisiti ambientali, o bisogni umani, un imperativo sociale comincia ad emergere, proprio come il nostro corpo ha bisogno di sostanze nutrienti.
Il cervello umano, esige forme positive di stimolo ambientale in tutte le sue fasi di sviluppo e allo stesso tempo richiede di essere protetto da altre forme negative di stimolo.
Se le cose che dovrebbero succedere non succedono o se le cose che non dovrebbero succedere succedono, ciò apre la porta a malattie mentali e fisiche, ma anche a molti comportamenti umani dannosi.
Osservando le cose da un punto di vista esterno dobbiamo porci le domande: le condizioni che abbiamo creato nel mondo moderno, sono veramente favorevoli alla nostra salute?
Il substrato del nostro sistema socioeconomico agisce come una forza positiva per lo sviluppo e il progresso umano e sociale? Oppure, la forza alla base della nostra società va in realtà contro i principali requisiti evolutivi, necessari per creare e mantenere il nostro benessere personale e sociale?

PATOLOGIA SOCIALE
Dr. John Mcmurtry, professor Emeritus University of Guelph: Dov’è iniziato tutto questo? Siamo in un mondo in uno stato di collasso cumulativo.
IL MERCATO
Si parte da John Locke, che introduce la proprietà e da tre condizioni per un giusto diritto private e di proprietà:
  1. ne deve avanzare abbastanza per gli altri
  2. non devi lasciare che vada a male
  3. devi metterci del lavoro

Sembra ragionevole: metti il tuo lavoro nel mondo, quindi ti spetta il prodotto e fino che ne rimane abbastanza per gli altri, o fino a che non va a male e non si spreca nulla, allora va bene. Locke ne parla a lungo nel suo Trattato sul Governo, è da allora, il testo canonico per il ragionamento economico, politico e legale.
È tutt’ora un classico che viene studiato. Dopo che Locke detta le condizioni, in un solo colpo le abbandona, molla tutto in una sola frase: “Bene, una volta avvenuta l’introduzione del denaro, per tacito consenso degli uomini, divenne …” e non dice che le condizioni sono state cancellate.
Ma è così che stanno le cose. Così, ora non abbiamo un prodotto e una proprietà guadagnata con il proprio lavoro, oh no, il denaro compra il lavoro adesso.
Non ha più importanza se ne avanza abbastanza per gli altri, non ha importanza se si spreca perché lui dice che il denaro, l’argento o l’oro non va a male, quindi il denaro non può essere responsabile dello spreco, il che è ridicolo. Non stiamo parlando di denaro e argento, stiamo parlando di quali siano i loro effetti.
È un incredibile gioco logico di prestigio, come se la cava qui, ma questo calza a pennello con gli interessi dei detentori di capitale.
Poi arriva Adam Smith che ci aggiunge la religione. Locke ha cominciato con “Dio ha fatto tutto in questo modo …, tutto questo è diritto divino”, e ora abbiamo anche Smith a dire “Non è solo Dio che …”, non dice esattamente questo, ma questo è il senso filosofico.
In breve: “Non è una questione di proprietà privata”. Questo ora è tutto “scontato”, ci è dato! Che ci siano detentori di moneta che comprano manodopera, ci è dato! Non c’è limite a quanto lavoro altrui possano comprare, a quanta ricchezza possano accumulare, quanta disuguaglianza, tutto ciò ci è dato ora!
E così arriva Smith con sua grande idea di nuovo introdotta tra parentesi.
Si sa che, quando qualcuno mette bene in vendita, l’offerta, e altri acquistano, la domanda … come fa l’offerta ad eguagliare la domanda e viceversa? Come possono raggiungere un equilibrio? Una delle nozioni centrali dell’economia è come esse raggiungano l’equilibrio e Smith dice: “è la mano invisibile del mercato che le porta in equilibrio”. Così ora vediamo proprio Dio in azione.
Non ha solo dato i diritti di proprietà e tutti i relativi mezzi e i suoi “diritti di natura”, come disse Locke. Ora troviamo che il sistema stesso è “Dio”. Infatti, dice Smith, quando parla ne La Ricchezza delle Nazioni: “la scarsezza dei mezzi di sussistenza pone limiti alla riproduzione dei poveri, che la natura non può gestire in altro modo se non con l’eliminazione dei loro figli”.
Così anticipò la teoria evoluzionistica nel peggiore dei sensi. E dunque chiamò loro “la razza dei lavoratori”. Così si può notare l’inerente razzismo incorporato qui, un’intrinseca accettazione cieca dell’uccidere innumerevoli bambini, e lui pensò: “ecco la mano invisibile che fa incontrare l’offerta con la domanda e viceversa”. Allora vedi quanto è saggio “Dio”? Perciò si possono notare molti aspetti veramente marci, distruttori della vita e dell’ambiente che si stanno verificando ora e che hanno in qualche modo un “gene intellettuale” risalente a Smith.

Quando riflettiamo sul concetto di sistema capitalista, del libero mercato come introdotto dai primi filosofi dell’economia quali Smith, vediamo che l’intento originale del “mercato” era basato su beni di scambio reali, tangibili, utili alla vita. Smith non avrebbe immaginato che il più redditizio settore economico del pianeta sarebbe stato l’arena del trading finanziario, il così detto “investimento” dove lo stesso denaro viene semplicemente guadagnato dal movimento di altro denaro, in un gioco arbitrario che non possiede alcun merito produttivo per la società.
Tuttavia, indipendentemente dagli intenti di Smith, la porta per tali sviluppi anomali, fu lasciata spalancata da un principio fondamentale di questa teoria: il denaro è tratto come una merce, in sé e di per sé.
Oggi, in tutte le economie del mondo, al di là del sistema sociale che rivendicano, il denaro è perseguito per fare denaro e nient’altro. L’idea sottostante che fu misteriosamente qualificata, da Smith nella sua dichiarazione religiosa della “mano invisibile”, è che la mera ricerca egoistica, di questa merce fittizia, in qualche modo manifesterà magicamente benessere e progresso umano e sociale.
La realtà è che l’interesse per l’incentivo monetario, o quello che alcuni hanno denotato la “sequenza monetaria del valore”, è ora completamente scollegata dal basilare interesse concernente la vita, che può essere denominato “sequenza vitale del valore”.

Dr. John Mcmurtry: quel che si ha ora è una completa confusione nella dottrina economica, tra queste due sequenze. Pensano che la sequenza monetaria del valore implichi la sequenza vitale del valore, ed ecco perché dicono che se si vendono più beni, se il PIL cresce … ci sarà maggior benessere e che potremmo prendere il Pil come indicatore di base della salute sociale. È qua la confusione, è parlare della sequenza monetaria del valore, cioè tutti i ricavi e le entrate che derivano dalla vendita dei beni, e confondere questo con la riproduzione della vita. Sin dall’origine si è costruita una totale commistione di sequenza del valore monetario e vitale. Abbiamo a che fare con una sorta di inganno strutturale che diventa via via più letale a mano a mano che la sequenza monetaria si disaccoppia dal produrre un bene qualsiasi. Dunque, è un disturbo del sistema, e tale disturbo pare essere fatale.

BENVENUTI NELLA MACCHINA
Nella società d’oggi, raramente si sente qualcuno parlare del progresso del suo paese o della sua società in termini di benessere fisico, felicità, fiducia o stabilità sociale.
Piuttosto le misure ci vengono presentate per mezzo di astrazioni economiche. Abbiamo il prodotto interno lordo, l’indice dei prezzi al consumo, il valore della borsa, i tassi d’inflazione … Ma tutto questo ci dice qualcosa del reale valore, della qualità della vita della gente? No, tutte queste misure riguardano il flusso del denaro stesso e nient’altro. Esempio il prodotto interno lordo misura il valore dei beni e dei servizi venduti. Si sostiene che questa misura sia correlata allo “standard di vita” della gente di un paese. Negli Usa la spesa sanitaria contava più del 17% del Pil nel 2009, quantificabile in oltre 2500 miliardi di dollari, creando così un effetto positivo su questa misura economica, e secondo questa logica, sarebbe ancora meglio per l’economia degli Stati Uniti, se i servizi sanitari aumentassero ancora, magari fino a 3000 miliardi di dollari, o a 5000 miliardi. Poiché ciò creerebbe più crescita, più posti di lavoro e verrebbe quindi glorificato dagli economisti come un aumento del livello di vita del loro paese.
Ma, aspetta un attimo, cosa rappresentano veramente i servizi sanitari? Beh, gente malata e che muore. Esatto, più c’è gente ammalata in America, meglio è per l’economia. Questa non è un’esagerazione o una prospettiva cinica. Infatti, discostandosene abbastanza, si realizza come il Pil non solo non rifletta il benessere politico e sociale a qualsiasi livello tangibile, ma sia, di fatto, per lo più una misura d’inefficienza industriale e degrado sociale. E più lo si vede salire, peggio stando andando le cose, per l’integrità personale, sociale e ambientale.

Michael C. Ruppert, investigative journalist:bisogna creare problemi, per creare profitto. Non c’è profitto nel paradigma attuale, nel salvare vite, nel portare equilibrio sul pianeta, nell’avere giustizia o pace o qualsiasi altra cosa. In queste cose non c’è profitto.
C’è un vecchio detto “Fatta una legge, creato un business”. Sia che si tratti di affari per un avvocato o altri … quindi il crimine crea affari, così come la distruzione, crea affari ad Haiti. Abbiamo circa due milioni di persone oggi in carcere in questo paese e di questo molte sono prigioni gestite da imprese private: Corrections Corporate of America, Wackenhut, che comprano e vendono azioni a Wall Street, in base a quante persone sono in carcere. Ecco questa è una malattia, ma questo è un riflesso di quello che richiede questo nostro paradigma economico.
Quindi cosa richiede esattamente il paradigma economico? Cosa permette al nostro sistema economico di andare avanti? Il consumo. O più precisamente il consumo ciclico. Quando smontiamo le fondamenta dell’economia di mercato classica ci troviamo con una trama di scambi monetari che semplicemente non possiamo permetterci di fermare e neanche rallentare sostanzialmente, se la società come la conosciamo vuole continuare a funzionare.

Ci sono tre principali attori sulla scena economica:
  • il lavoratore
  • il datore di lavoro
  • il consumatore

Il lavoratore vende il lavoro al datore di lavoro per un’entrata. Il datore di lavoro vende i servizi produttivi e quindi i beni al consumatore per un’entrata. E il consumatore, ovviamente è solo un altro ruolo di datore di lavoro e lavoratore, quando spende nuovamente nel sistema per permettere al consumo ciclico di continuare.

In altre parole il sistema di mercato globale è basato sul presupposto che ci sarà sempre sufficiente domanda di prodotti nella società per muovere abbastanza denaro ad un ritmo che possa sostenere il processo di consumo. E più veloce sarà il ritmo del consumo, tanto più ci sarà la cosiddetta crescita economica, e così la macchina funziona …

Ma aspetta un attimo. Pensavo che l’economia fosse stata creata per, che so, “fare economia”? Il termine stesso non ha forse a che fare con la conservazione, efficienza e riduzione degli sprechi? Come può il nostro sistema che richiede consumo, preservare efficientemente o “fare economia” in qualche modo? Beh, non lo fa. L’intento del sistema di mercato, è infatti, l’esatto opposto di ciò che una vera economia dovrebbe fare, ovvero orientare con efficienza e cautela, i materiali per la produzione e distribuzione dei beni utili alla vita.
Viviamo su un pianeta finito, con risorse limitate, dove per esempio il petrolio che utilizziamo ha richiesto milioni di anni per generarsi; dove i minerali hanno richiesto miliardi di anni per formarsi. Quindi per avere un sistema che promuove deliberatamente l’accelerazione dei consumi in nome della cosiddetta crescita economica è pura follia “ambienticida”.

Dr. John Mcmurtry: l’assenza di spreco, questa è efficienza. Questo sistema spreca più di tutti i sistemi esistiti nella storia del pianeta. Ogni livello di organizzazione della vita e ogni sistema di sopravvivenza è in stato di crisi e di difficoltà, in degrado o collasso. Nessuna pubblicazione scientifica degli ultimi 30 anni, vi dirà qualcosa di diverso, cioè che ogni sistema di sopravvivenza è in declino, così come lo sono i servizi pubblici, l’accesso all’acqua potabile. Provate a nominare un mezzo di sostentamento che non sia minacciato o in pericolo … Non si può, e non ne abbiamo neanche capito il meccanismo causale. Non vogliamo affrontare il meccanismo causale. Vogliamo solo andare avanti. Si sa che questa è una pazzia.
Dunque in realtà, non abbiamo a che fare con un sistema economico, ma oserei dire con un sistema anti-economico ... 






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