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martedì 29 marzo 2011

La via del risveglio secondo Meyrink

http://www.rodoni.ch/zemlinski/PRAGA/meyrink.html

Il principio è ciò che all’uomo manca. E non che sia tanto difficile trovarlo. E’ anzi proprio il preconcetto di doverlo trovare che costituisce impedimento. La vita è piena di grazia; ad ogni istante essa ci dona un principio. Ad ogni secondo siamo investiti dalla domanda: «Chi sono io?». Noi non la poniamo. E quest’è la ragione per cui non troviamo il principio. Se però una volta seriamente la poniamo, già spunta il giorno, il cui rosso tramonto significa morte per quei pensieri che sono penetrati nell’aula dei Re e vivono da parassiti alla mensa dell’anima nostra. Lo scoglio corallifero ch’essi con diligenza da infusori si sono andati costruendo nel corso dei secoli e che noi chiamiamo «il nostro corpo», è opera loro ed è il luogo dove albergano e vanno prolificando. Noi dobbiamo innanzitutto aprire una breccia in questo scoglio di calce e colla e poi ridissolverlo in quello spirito ch’esso inizialmente era, se intendiamo riguadagnare il libero mare. I pensieri hanno costruito nell'arco dei secoli ciò che noi chiamiamo "il nostro corpo", in esso albergano e vi proliferano. Chi non impara a vedere in terra, di là non lo impara di certo. La chiave della potenza sulla natura inferiore è arrugginita fin dal diluvio. Essa si chiama: esser sveglio.

Essere svegli è tutto. Di nulla l’uomo è così fermamente persuaso quanto d’esser sveglio. In verità però egli è imprigionato in una rete di sonno e di sogno ch’egli stesso ha intessuto. Più fitta è questa rete e più potente signoreggia il sonno. Quelli che vi sono impigliati passano nella vita come un gregge avviato al macello, ottusi, indifferenti e senza pensieri. Esser svegli è tutto.
Il primo passo in questo senso è così facile che anche un bimbo lo sa fare; solo il maltolto ha disimparato a camminare e resta paralizzato d’ambo i piedi perché non vuol fare a meno delle stampelle che ha ereditato dai suoi antenati. Sii sveglio qualunque cosa tu imprenda! Non credere d’esserlo diggià. No: tu dormi e sogni. 
Irrigidisciti tutto, raccogliti bene e costringiti un momento solo alla sensazione che ti traversa con un brivido il corpo: «ORA SONO SVEGLIO!». Se ti riesce di sentire questo, riconoscerai pure d’un tratto che lo stato in cui solo un istante prima ti trovavi non appare al confronto che come stordimento e sonnolenza.

Ed è questo il primo passo esitante per un lungo, lungo migrare dalla servitù all’onnipotenza. Cammina in questo modo da risveglio a risveglio. Non v’è pensiero tormentoso che cosi tu non possa bandire; esso resta indietro e non può più sollevarsi fino a te; tu lo sovrasti, così come la corona di un albero cresce spaziando al disopra dei rami inariditi. Cadranno da te i dolori come foglie appassite, una volta che tu sia tanto innanzi, che codesto risveglio s’impossessi del tuo stesso corpo.
Le gelide immersioni degli Ebrei e dei Bráhmani, le notturne veglie dei discepoli del Buddha e degli asceti cristiani, i supplizi inflittisi dai fachiri indù per non addormentarsi, altro non sono che riti esteriori cristallizzati, frantumi di colonne che rivelano ai cercatori: «Qui in grigi evi lontani s’erigeva un tempio arcano al “Volere esser svegli “».

Leggi le sacre scritture d’ogni popolo della terra: passa traverso esse tutte il filo rosso della dottrina arcana del risveglio. E’ la Scala Celeste di Giacobbe che lottò con l’angelo del Signore tutta la «notte» finché non si fece «giorno», ed egli riportò vittoria. Dall’uno all’altro gradino di un risveglio sempre più chiaro e distinto tu devi salire se vuoi uccidere la morte, la cui corazza ha per piastre il sonno, il sogno e lo stordimento.
Pensa soltanto che l’infimo gradino di codesta Scala Celeste si chiama genio. 

Che nome dovremmo dare allora ai più alti gradi? Essi restano ignoti alle moltitudini e vengono ritenuti leggenda. Sulla via del risveglio il primo nemico che ti sbarrerà il passo sarà il tuo stesso corpo. Fino al primo canto del gallo egli combatterà contro di te. Quando però tu sia riuscito a vedere il giorno dell’eterno risveglio che ti stranierà dalla schiera dei sonnambuli che credono d’esser uomini e non sanno d’esser degli dèi dormienti, allora sparirà per te anche il sonno del corpo e l’universo intero ti sarà soggetto.

Allora potrai fare miracoli se vorrai e non dovrai attendere, umile, gemendo schiavo, che un crudele Iddio si compiaccia di farti grazia o di farti spiccare la testa. 
Certo: la felicità del cane fedele e scodinzolante, quella di sapere un padrone sopra di sè a cui si possa servire, codesta felicità s’infrangerà per te. Ma intèrrogati bene e rispondimi: Vorresti tu cambiarti, uomo quale oggi sei ancora, col tuo cane? 
Ognuno che senta la terra come una prigione, ogni credente che invoca la redenzione, tutti costoro evocano inconsciamente il mondo dei fantasmi. Fallo anche tu, ma con coscienza. 
Ci sarà, per coloro che lo fanno inconsciamente, una mano invisibile che magicamente tramuti in terraferma le paludi in cui essi necessariamente devono finire? Non lo so. Non voglio contestarlo ma non ci credo.

Quando sulla via del risveglio passerai per il mondo dei fantasmi*, riconoscerai che altro non sono se non pensieri che tu vedi con gli occhi. Quest’è la ragione per cui essi ti sono inconsueti e t’appaiono quali larve. Poiché il linguaggio delle forme è diverso dall’idioma del cervello.

*il mondo dei fantasmi o astrale non è che quello di forze profonde, in parte individuali, in parte collettive e superindividuali agenti nell’uomo integralmente considerato. Tali forze, non appena la coscienza sia svincolata dalla sua connessione col cervello si proiettano e visualizzano in immagini simboliche. L’uomo vede allora come un’esteriorità ciò che prima, essendogli interiore, non poteva realmente conoscere. 
Nel mondo dei fantasmi, egli può dunque conoscere se stesso. Allora le apparizioni si rivelano larve, fantasmi e subentra un temibile senso di solitudine. Questa esperienza è pertanto superata da un’altra il “Senso più profondo” di ciascuna apparizione: dalle varie energie, di cui le immagini astrali sono simbolo, si può effettivamente risalire ad enti reali e cosmici, al cui influsso l’uomo ha soggiaciuto e che sono stati essenziali per la sua vita. 
Se un fuoco di conoscenza e di purificazione arde il mondo dei fantasmi affiora da esso la prima esperienza del regno di “ COLORO CHE SONO”. 

Ed è arrivato allora quell’istante nel tempo in cui si compie la strana permutazione che in te può avvenire: dagli uomini che ti circondano vengono fuori degli spettri. Tutti coloro che ti sono stati cari, diventano d’improvviso larve. Perfino il tuo stesso corpo, è la più terrificante delle solitudini che pensare si possa, è un pellegrinar nel deserto e chi in esso non trova la fonte della vita, muore di sete. Questo è il segno, la stimmata, di tutti coloro che sono morsi dalla “SERPE  DEL MONDO SPIRITUALE”. 

Sembra quasi che due vite debbano innestarsi in noi prima che il miracolo del risveglio possa compiersi. Quel che di solito è disciolto dalla morte, avviene in questo caso per lo svanire dei ricordi, talora per un improvviso intero capovolgimento.
Gli uomini tutti potrebbero arrivare a questo. E la chiave si trova puramente e semplicemente nel rendersi conto della «forma del proprio Io», della propria pelle, vorrei dire, immersi che si sia nel sonno; nel discoprire la stretta fessura traverso la quale la coscienza si fa strada fra lo strato di veglia e quello del sonno più profondo.
La lotta per l’immortalità è una battaglia per il dominio sui suoni e sui fantasmi che hanno in noi la loro dimora; e l’attesa del nostro “IO” di diventare RE , è quanto aspettare il MESSIA.
Tutto ciò che io ti ho detto si trova nei libri dei religiosi di ogni popolo: l’avvento d’un nuovo Regno, la veglia la vittoria sul corpo e la solitudine. Eppure da codesti religiosi ci divide un abisso senza ponti. 

Essi credono che un giorno si avvicini. In cui i buoni entreranno in paradiso e i cattivi saranno sommersi nelle voragini dell’inferno. Noi sappiamo che tempo verrà in cui molti si ridesteranno e verranno divisi dai dormienti. Noi sappiamo che non esiste né il bene né il male, ma soltanto il vero e il falso. 
Essi credono che lo star desti sia tenere aperti i sensi, gli occhi ed eretti il corpo durante la notte, perché l’uomo possa recitare le sue preghiere. Noi sappiamo che lo star desti equivale al risveglio dell’ Io immortale di cui l’insonne stato del corpo non è che la naturale conseguenza. 
Essi credono che il corpo debba venir trascurato e sia da tenersi vile perché peccaminoso. Noi sappiamo che il peccato non esiste; che il corpo è il principio con il quale dobbiamo  incominciare e che noi non siamo discesi sulla terra per trasformarlo in spirito. 
Essi credono che occorra andare col proprio corpo in solitudine per purificare lo spirito. Noi sappiamo che innanzi tutto è il nostro spirito che deve andare in solitudine per trasfigurare il corpo. 

Da te solo dipende di scegliere la tua vita – la nostra oppure la loro. A decidere dev’essere la tua libera volontà.
Ti ho detto che il principio della vita è lo stesso nostro corpo. Chi sa questo potrà ad ogni istante mettersi in cammino.

Adesso voglio insegnarti i primi passi.
Tu devi distaccarti dal corpo, ma non come se tu lo volessi abbandonare. Devi scioglierti da esso come uno che separi la luce dal calore. Già a questa svolta guata il primo nemico. Chi si strappa dal proprio corpo per volare attraverso lo spazio percorre la via delle streghe, che han tratto dal loro rozzo involucro terrestre un corpo di fantasma su cui esse cavalcano, come su di un manico di scopa, nella notte di Valpurga. Le streghe credono di essere al sabba del diavolo, mentre il loro corpo giace in realtà privo di sensi e rigido nella loro camera.
Le streghe credono d’esser al sabba del diavolo, mentre il loro corpo giace in realtà privo di sensi e rigido nella loro camera. Esse scambiano semplicemente la loro percezione terrestre con quella spirituale; perdono il meglio per acquistar la parte peggiore; il loro è un depauperarsi, anziché arricchirsi.
Giacché puoi capire che non è questa la via verso il risveglio. Per comprendere che tu non sei il tuo corpo – come gli uomini credono di sé stessi – devi renderti conto delle armi di cui esso usa per poter conservare il dominio su di te. Certo che adesso stai ancora in sua balia, che la tua vita si spegne se il suo cuore cessa di battere e che t’affondi nella notte non appena esso chiude gli occhi. Tu credi di poterlo muovere, ma è un’illusione: è , al contrario lui che si muove e che solamente prende in aiuto da te la tua volontà. 

Tu credi di creare pensieri. No, è esso che te li manda, perché tu creda ch’essi provengano da te e perché tu faccia tutto ciò che esso vuole. 

Mettiti a sedere ben dritto e proponiti di non muover membro né di batter ciglio e di restartene immobile come una colonna e allora vedrai come esso avvampato d’odio si precipiti su di te e ti voglia costringere ad essergli di nuovo soggetto. Con mille armi esso t’assalirà e non ti darà pace fino a che non gli abbia di nuovo permesso di muoversi. Dalla sua ira feroce, dalla precipitata maniera di combattere per cui esso lancerà freccia su freccia contro di te, potrai accorgerti, se sei accorto, di quanto esso tema per il suo dominio e quanto sia grande la tua potenza , dalla quale esso mostra d’aver tanta paura. 
Dominare il tuo corpo non deve essere lo scopo ultimo che tu persegui. Quando tu gli proibisci di muoversi lo devi fare soltanto per arrivare a conoscere le forze sulle quali si esercita il suo dominio. E sono legioni, quasi insoggettabili per quantità. Esso le lancerà a battagliare contro di te, l’una dopo l’altra se tu non desisterai dal tenergli testa col mezzo, apparentemente così semplice dello stare seduto ed immobile. 
Sarà prima la brutalità rude dei muscoli che vogliono tremare e sussultare; poi il bollore del sangue che ti imperlerà il viso di sudore; e il martellamento del cuore; e la pelle percorsa da brividi così freddi da far rizzare i capelli; e l’oscillazione del corpo che ti prende, come se l’asse di gravità si fosse spostato. Tutte codeste forze tu potrai fronteggiare e vincere, e, in apparenza, grazie alla volontà. Ma non sarà la volontà soltanto: sarà in effetti un risvegliarsi superiore che le sta dietro, invisibile come per la magica virtù dell’elmo di Sigfrido.
Ma anche questa vittoria è priva di valore. Perfino se tu riuscirai a renderti signore del respiro e del battito del cuore, non saresti che un fachiro un «povero», per dirla in povere parole. I campioni che in seguito il tuo corpo manda a fronteggiarti sono gli inafferrabili sciami di mosche dei pensieri. Contro di essi non giova la spada della volontà. Più selvaggiamente tu la vibri contro di loro e più rabbiosi essi ti ronzano intorno e se, per un momento, ti riesce di levarteli di torno, ecco che tu cadi in letargo e sei vinto in un altro modo.
Imporre ad essi di stare fermi è fatica sprecata. C’è solo un modo di scampare da essi: passare ad un grado superiore di risveglio. 

Come tu debba incominciare per arrivarvi, è cosa che tu devi imparare da te. È un continuo prudente andar a tastoni col sentimento, ed è nel contempo un ferreo proposito. Questo è tutto ciò che te ne posso dire. Ogni consiglio che ti si voglia dare riguardo codesta lotta tormentosa è veleno. Qui c’è uno scoglio ad evitare ed a sorpassare, al che non puoi provveder che tu stesso.

Raggiunto che tu abbia questo stato, s’avanza il regno degli spettri del quale già t’ho parlato. Apparizioni spaventevoli o radianti di luci ti si manifesteranno e vorranno farti credere da te esseri soprannaturali. E invece non sono che pensieri in forma visibile sui quali ancora non hai piena potenza.
Più solennemente essi s’atteggiano, più perniciosi sono: rammentalo! Quando però tu abbia trovato il «senso più profondo» che si nasconde in ognuna di queste larve di esseri, tu riuscirai a vedere con l’occhio dello spirito non solo il loro nucleo vivo, ma il tuo stesso. E allora tutto quel che ti sia stato tolto, ti verrà mille volte restituito, come a Giobbe; allora tu sarai di nuovo dov’eri una volta, come volentieri affermeranno ironizzando gli stolti. Non sanno essi che è ben diverso rimpatriare dopo essere stati lungamente in terra straniera, dall’esser sempre rimasti a casa.

Se a te sia fatta parte della stesse forze miracolose dei profeti dell’antichità, o se invece ti sia riservato l’entrare nell’eterna pace è cosa che nessuno può sapere. 
La nostra via porta fino al gradino della maturità. Arrivato che tu sia ad essa sei anche degno di ricevere quel dono.
Una fenice tu sarai diventato in entrambi i casi. Ottener di violenza quel dono è cosa che sta in tuo potere.

Uno tra coloro che conservano la chiave della magia è rimasti in terra e cerca e raduna i suoi chiamati. Così come lui non può morire, non può morire la leggenda che circola su di lui. Sussurrano alcuni che egli sia l’Ebreo errante, altri lo chiamano Elia; gli gnostici sostengono che si tratti di Giovanni Evangelista. Ed è soltanto naturale che ognuno lo veda diversamente un essere, che, come lui, abbia trasmutato il suo corpo in spirito, non può più restare legato alla rigidità d’una qualunque forma. Immortale in verità, non è che l’uomo risvegliato. Astri e Iddii tramontano, egli solo resta e può mandare a compimento tutto quel che egli vuole. Non c’è Dio sopra di lui. Non per niente la nostra via è detta una via pagana. Ciò che il religioso ritiene Dio, non è che uno stato che egli potrebbe raggiungere se fosse capace di credere in se stesso. Egli si crea un’immagine per adorarla, invece di trasformarsi in essa. Se puoi pregare prega il tuo invisibile te stesso. Egli è l’unico Dio che esaudisce le tue preghiere. Gli altri Iddii ti porgono pietre invece di pane. 

… Quando il tuo invisibile te stesso apparirà in te come autista, tu potrai riconoscerlo dal fatto che getterà un’ombra. Io stesso non sapevo chi io mi fossi, fino a quando non ebbi a vedere il mio corpo come un’ombra. 

Tratto da Introduzione alla magia, La via del risveglio secondo Gustavo Meyrink, vol. 1., Edizioni Mediterranee, Roma, ristampa 1987



Da tempo quando mi capita qualcosa sotto gli occhi non cerco più di sapere a che cosa serve, non serve affatto, si fa solo servire. 
Ne ho abbastanza di recitare sempre la solita solfa culturale: prima la pace per preparare la guerra , poi la guerra per riconquistare la pace e così via. Voglio essere un punto a fine frase e non restare virgola in eterno. 
Raggiungere il sorriso eterno è più difficile che scovare fra le migliaia di tombe su questa terra il teschio portato sulle spalle in una precedente vita. L’uomo dovrà aver pianto tutte le sue vecchie lacrime prima di poter osservare il mondo con occhi nuovi, sorridendo. E se pure è davvero difficile il teschio lo si cerca, eccome!


domenica 27 marzo 2011

La conoscenza delle acque - Abraxa



Sia gli Aztechi che i Maya adoravano una divinità che chiamavano Kukulklan (uccello-serpente) disegnato con il corpo di serpente e la testa di un gallo, una figura simile si trova anche sul gran sigillo del Gran Maestro dei Templari in Francia. Abraxas è colui che viene chiamato nell’esoterismo occidentale "Grande Architetto dell’Universo". Era uno dei sigilli dei templari insieme al drago.


La vita elementare degli esseri tutti, senza eccezione, è retta dal profondo da una Forza primordiale. La natura di questa Forza è brama: un appetito che non ha mai soddisfazione, un abbattersi che non conosce termine, irresistibile necessità e cieco, selvaggio volere. Divenire, trasformazione disordinata caotica, incoercibile flusso - generazione - distruzione, attrazione - repulsione, terrore - desiderio, formazione - dissolvimento composte in una mescolanza ignea senza riposo sono l'essenza di questa primordiale cosmica natura. Come una meraviglia e come uno spavento ne parlarono i Saggi. Così la chiamarono: Fuoco universale e vivente, Drago verde, Quintessenza, Sostanza prima, Grande Agente magico. Principio dell'opera universale, è anche il principio della loro «Grande Opera»; perché uno stesso è il Magistero della Creazione e il Magistero con cui, secondo l'Arte, l'uomo costruisce sè stesso. Questa nostra Materia non è una astrazione della filosofia profana né idea di mito né favola, ma invece una realtà vivente e possente, spirito e vitalità della Vita. La razza degli uomini non la conosce. Una provvidenziale legge naturale la cela alla coscienza loro con lo spettacolo-illusione dei fenomeni materiali, della realtà solida senza la quale nessuna requie, nessuna tranquillità per la loro vita. E vuole, la stessa legge, che questo velo di ignoranza sia rimosso, l'occhio del Sapere dischiuso solamente nel punto della crescenza e della presenza di una forza forte abbastanza per sopportare la visione. Sappi dunque che la Vita della tua vita è in Lei. Spiala. Essa si palesa, ad esempio, in tutti i momenti di subito pericolo. Sia la velocità di un'auto su di te, distratto nella via. Sia il venir meno del terreno sotto di te per l'aprirsi di un crepaccio. Sia un carbone ardente senza fiamma o una cosa elettrizzata che hai toccato inavvertitamente. Ecco: in reazione subita si afferma una cosa pronta, violenta, rapidissima. È la tua «volontà», la tua «coscienza», il tuo «io »? No. Non è la tua volontà, la tua coscienza, il tuo io, che giungono solamente dopo, a gesto compiuto. Là, erano assenti, scavalcati. Qualcosa di più profondo, di più veloce, di più assoluto di tutto ciò si è fatto palese, si è imposto, ha agito. Portati alla fame, portati al terrore, portati alla brama sessuale, al panico ed allo spasimo e indomita, violenta, tenebrosa, di nuovo la vedrai. E se tali suoi denudamenti te ne danno la sensazione tu potrai conoscerla gradatamente anche come il fondo invisibile dell'intera tua vita di veglia. Le radici sotterranee delle inclinazioni, delle fedi, degli atavismi, delle convinzioni invincibili ed irrazionali; le abitudini, il carattere, tutto che vive in te come animalità, come razza biologica, tutta la volontà del corpo, cieca ebbra volontà di vivere, covante generazione conservazione prosecuzione; tutto questo si ricongiunge e si con-fonde con lo stesso principio. Di fronte ad esso, di solito non ti è data che la libertà di un cane legato ad una catena. Tu non l'avverti - e ti credi libero - finché non passi un certo limite. Ma se vai oltre, essa si tende e ti arresta. Oppure ti giuoca: ti muovi in circolo e non te ne accorgi. Non ti illudere: anche le «cose supreme» obbediscono a questo dio. Diffida: tanto più intimamente ed aderentemente per quanto più sembrano indipendenti e liberate, secondo la magia dell'ebbrezza, esse gli obbediscono. Che importa a Lei l'una o l'altra forma, l'una o l'altra «ragione» con cui credi di giustificarti, pur che si affermi il suo conato profondo! Travestita, essa ribadisce il suo vincolo. Spia anche questa forza, e conoscila, nella selvaggia possanza dell'immaginazione e della suggestione. È di nuovo una rapidità che fissa e incatena - e nulla tu puoi, quando essa sia; più «vuoi» contro di essa, più la alimenterai a tuo danno. È lo spavento che si moltiplica, più tu lo scacci. È il sonno che fugge finché ti «sforzi» di dormire. Una stretta tavola sull'abisso: è la suggestione del cadere; e tu certo, sicuramente, cadrai se ti imponi di passare, «volendo» contro di essa. È la fiamma della passione, che più acre si innalza per quanto più la tua «coscienza» si sforza di soffocarla, e non scompare che per passare dentro, ad avvelenarti tutto! Qui, di nuovo, è Lei, erompe Lei. Sii consapevole che questo Ente che si amalgama con quello delle potenze emotive ed irrazionali, scende poi giù, ad identificarsi con la stessa forza che regge le funzioni profonde della vita fisica. «Volontà», «pensiero», «io», che possono, su coteste funzioni? Ad esse sono esterni. Simili a parassiti ne vivono, traendone le linfe essenziali pur senza poter scendere dentro fino al tronco profondo. Con arma tagliente, senza paura, scava. Dì, dunque: "Di questo mio corpo, che posso giustificare con la mia volontà? Voglio io il mio respiro? Il fuoco delle mescolanze in cui arde il cibo? Voglio io la mia forma, la mia carne, questo uomo determinato cosi, vivente cosi, felice od infelice, nobile o volgare? Ma se domando ciò, non debbo anche andare piu oltre ancora? La «mia» volontà, la «mia» coscienza, il «mio» io, li voglio - o li sono soltanto? Perché tutto che posso dire di volere, dovrei anche poterlo non volere, e quindi anche essere, senza di esso. E l'io, già, il «mio» io: lo posseggo, o è lui che possiede me?" Tu che ti sei appressato alla «Scienza dei Maghi», sii forte abbastanza per questa conoscenza: Tu non sei vita in te. Tu non esisti. «Mio», non puoi dirlo di nulla. La Vita, non la possiedi - è essa che ti possiede. La soffri. Ed è un miraggio, che questo fantasma di «io» possa sussistere immortale al disfarsi del corpo, quasi che tutto non ti dicesse che la correlazione con questo corpo gli è essenziale, che un malessere, un trauma, un accidente qualsiasi hanno un'influenza precisa sulle facoltà sue, per «spirituali» e «superiori» che esse siano! Ed ora distogliti da te, discendi oltre la soglia, in ritmi di analogia-sensazione, sempre più giù nelle oscure profondità della forza che regge il corpo tuo. Qui essa perde nome ed individuazione. Allora sarà la sensazione di tale forza che si allarga a riprendere «me» e «non-me», a pervadere tutta la natura, a sostanziare il tempo, a trasportare miriadi di esseri come se fossero ebbri o ipnotizzati, riaffermandosi in mille forme, irresistibile, selvaggia, priva di limiti, arsa da una eterna insufficienza e privazione. «Ciò è» - cosi pensa. Se questo sapere a te ti riconduce, e, ghiacciato da gelo mortale, senti l'abisso aperto: «In ciò io sono» - tu qui hai conseguito la CONOSCENZA DELLE «ACQUE».

Tratto da Introduzione alla magia, Conoscenza delle acque, vol. 1., Edizioni Mediterranee, Roma, ristampa 1987


venerdì 25 marzo 2011

Alejandro Jodorowsky – Psicomagia

Jodorowsky, nasce nel 1930, in Cile,m figlio di immigrati ucraini ebrei. Nel 1953 va a Parigi, e frequenza un corso di mimo. Qui, nel 1962, fonda con Fernando Arrabal e Roland Topor il movimento di teatro “panico”.
Sperimenta con successo la regia di cinema (El Topo, 1971; Il paese incantato, 1972; La montagna sacra, 1973; Santa sangre, 1989) e di teatro. È anche romanziere e sceneggiatore di fumetti, vedi Quando Teresa si arrabbiò con Dio (1996), La danza della realtà (2004), Albina o il popolo dei cani (2005) e La via dei Tarocchi (2005).
In Psicomagia, Jodorosky ci mostra come invertire la rotta, sciogliere i blocchi del malessere, attraverso un atto paradossale che scuote la staticità patologica che ci imprigiona.
Un atto dettato dall’inconscio e tradotto nella surreale poesia di una quotidianità trasgressiva e onirica.

Egli non predice il futuro, e non crede esista la possibilità per farlo, poiché dice: “Il futuro, dal momento in cui lo si vede, lo si sta già modificando o creando. Nel predire un dato avvenimento lo si provoca: è il fenomeno che la psicologia sociale chiama «realizzazione automatica delle predizioni»”.
Jodorosky, ascolta, interroga, esplora il labirinto emotivo dei suoi interlocutori, ma non interpreta e non forza il significato. Da buon regista, raccoglie dai gesti sospesi ciò che può riavviare l’azione, proponendo il semplice abbandono all’”atto psicomagico”, senza aspirare alla guarigione, ma bensì alla felicità.

Jodorosky: “L’interpretazione dei sogni è una pratica vecchia come il mondo, sino ad arrivare a Jung, secondo cui non si tratta di spiegare il sogno, ma, grazie all’analisi, di continuare a viverlo in uno stato di veglia per capire dove ci porta. La fase successiva, che supera ogni tipo di interpretazione, consiste nell’entrare nel sogno lucido, in cui si è coscienti del fatto che si sta sognando, e questa consapevolezza ci dà la possibilità di lavorare sul contenuto del sogno.
Il primo testo dedicato al sogno lucido è stato pubblicato in Francia: Les rêves et les moyens de les diriger, di Harvey de Saint Denis. Già nel 1867 l’autore aveva individuato il punto essenziale della questione: “Dato per assodato che il sogno è un riflesso della vita reale, generalmente i fatti che sembra vi si verifichino, presi anche nella loro incoerenza, seguono alcune leggi cronologiche congruenti con la sequenza normale di un qualsiasi fatto vero …
Se riusciamo a stabilire in modo decisivo che la volontà può conservare in sogno la forza sufficiente per dirigere la mente nel mondo delle illusioni e dei ricordi, potremmo dedurre che l’abituale esercizio di tale capacità, insieme a quello di prendere coscienza, in sogno, del vero stato, porterà gradatamente a risultati sempre più soddisfacenti, se si persevera nello sforzo …
Per quanto riguarda i sogni dominati dalle passioni, da un tumulto di desideri o un coacervo di pensieri dolorosi, il risultato di questa conoscenza e libertà di spirito darà la possibilità di rifuggire le immagini sgradevoli e favorire le illusioni piacevoli. La paura e le visioni sgradevoli diminuirà nella misura in cui se ne riconoscerà l’inconsistenza, e il desiderio di immagini positive si farà tanto più intenso quanto più sentiremo di poterle evocare …”

Jodorosky: “Ciò che ci intimorisce perde qualsiasi potere nel momento in cui smettiamo di combatterlo, è uno degli insegnamenti esemplari del sogno lucido. Siamo noi ad alimentare le nostre paure”.

È possibile vedere la propria vita come un sogno dal quale ci si dovrebbe svegliare?
Jodorosky: “Direi piuttosto che quel sogno inconscio che è la nostra vita deve diventare un sogno lucido … Passare in rassegna la mia giornata di sera equivaleva alla pratica di ricordare i miei sogni di mattina … Il mero fatto di ricordare un sogno equivale a organizzarlo. Non vedo il sogno intero ma solo alcuni particolari che ho selezionato. Analogamente, nel ripercorrere le ultime 24 ore, non rivivo tutti i fatti del giorno ma solo quelli che ho trattenuto. Questa selezione costituisce già una sorta di interpretazione sulla quale, in seguito, fondo i miei giudizi e i miei apprezzamenti … Per essere più coscienti di questa situazione, possiamo cominciare con il distinguere la nostra percezione del giorno dalla sua realtà oggettiva. In veste di testimoni, si può interpretare la vita come si interpreta un sogno …
 … Svegliarsi è smettere di sognare. È sparire da questo universo onirico per trasformarsi nella persona che sogna”.

Jodorosky: “Nella psicoanalisi tradizionale non si fa altro che tentare di decifrare e interpretare con il linguaggio corrente i messaggi inviati dall’inconscio. Io agisco al contrario: invio messaggi all’inconscio utilizzando il linguaggio simbolico che gli è proprio. Nella psicomagia spetta all’inconscio decifrare l’informazione trasmessa dal cosciente”.

Jodorosky: “Accedere ai problemi di una persona significa entrare nella sua famiglia, penetrare l’atmosfera psicologica del suo ambiente. Tutti siamo marcati, per non dire contaminati, dall’universo psicomentale dei nostri antenati.
Nascere in una famiglia è, diciamo, essere posseduto.
Questo possesso si trasmette di generazione in generazione: la persona stregata si converte in stregone, proiettando sui suoi figli ciò che prima era stato proiettato su di lei … a meno che non si acquisti coscienza della situazione e si rompa il circolo vizioso. Ma non basta prendere coscienza del problema per risolverlo, non basta identificarlo. Non serve a niente essere consapevoli se non si passa all’azione. È necessario dare anche consigli di ordine pratico. Perché la presa di coscienza di un problema divenisse efficace, dovevo far agire l’altro, indurlo a compiere un’azione precisa, senza per questo assumermene la tutela o diventarne la guida per tutta la vita. Così è nato l’atto psicomagico, nel quale si coniugano tutte le esperienze, assimilate nel corso degli anni, di cui abbiamo parlato finora …
Prima di tutto studiavo la persona, le chiedevo di raccontarmi tutto. I tarocchi mi aiutavano a portare alla luce i segreti in un primo omomento inconfessati … in questo modo, disponendo di tutti gli elementi, ero in grado di proporre u atto allo stesso tempo razionale e irrazionale: irrazionale, in apparenza, ma razionale nel fondo, perché la persona sapeva perché doveva compierlo.
D’altra parte, qualsiasi atto psicomagico ha effetti perversi, cioè incontrollati, che ne costituiscono la ricchezza …
Parlare in una forma così diretta all’inconscio significa esercitare su di esso una notevole pressione: si tratta di farlo ubbidire. I problemi che abbiamo sono solo quelli che desideriamo avere. Siamo legati alle nostre difficoltà. Non bisogna stupirsi quindi se qualcuno tergiversa e si ingegna su come sabotare l’atto: in realtà non vuole davvero curarsi. Risolvere i nostri problemi implica modificare profondamente la relazione con noi stessi e con tutto il nostro passato …
Per poter aiutare una persona non bisogna aspettarsi niente da lei, e si deve poter accedere agli aspetti più profondi della sua intimità senza sentirsi per questo coinvolti o destabilizzati …
Se vieni da me sarà sempre costretto a dirti qualcosa. Le mie parole saranno sempre il frutto di buone intenzioni e in nessun caso saranno prive di efficacia. Ma non posso garantire sul loro grado di precisione e di riuscita. Chiariamo una cosa: il mio ambito non è scientifico, ma artistico. La psicomagia non pretende di essere una scienza, ma una forma d’arte applicata che possiede virtù terapeutiche, cosa ben diversa. Picasso fece più di diecimila disegni. Sono tutti più o meno belli, nessuno è totalmente sprovvisto di valore; ma non tutti sono dei capolavori. Tuttavia ognuno di essi è un Picasso, vale a dire il prodotto del talento di un artista completo. “io non cerco; io trovo”, diceva testualmente il pittore; trovare è un abito, una seconda natura. Colui che, diciamo così, non ha acquisito la capacità di trovare, non conosce quel fiotto spontaneo che scaturisce dal profondo; ma colui che è in contatto con la propria fonte la lascia fluire, semplicemente”.

Tratto da Psicomagia, di A. Jodorowsky, Feltrinelli





martedì 22 marzo 2011

Nuova Era Umana: scoperta l'energia infinita!

Già nel 2007 avevo segnalato che il problema dell’energia era stato virtualmente risolto grazie alla produzione di energia dalle alghe. Le compagnie petrolifere nel frattempo si sono adeguate e stanno già producendo molto carburante tramite alghe, ma lo infilano nel normale processo di produzione senza dircelo e senza farci risparmiare. Insomma si fanno pagare questi biocarburanti come oro nero, perché tutti gli Stati incassano molte tasse di accise da questa energia, l’Italia circa il 90% del prezzo alla pompa. In internet si mormora che anche le compagnie di energia elettrica usino sistemi di produzione di energia del genere, metodi di produzione che non consumano risorse naturali e dunque si chiamano generalmente di “free energy”. Ma la “free energy” comprende anche metodi di fusione fredda, di solare concentrato con specchi e di elettrolisi con vari metodi.
Tornando ai sistemi che sfruttano le alghe, ne esistono di diversi, ed esempio anche un cementificio di Alicante (Spagna) ha recentemente messo in opera un sistema di recupero degli scarichi di combustione, i quali vengono trasformati in petrolio equivalente da delle alghe. Alcune alghe infatti possano “digerire” l’anidride carbonica e farne petrolio, cosa che è successo nel nostro pianeta quando l’aria ed i mari erano verdi perché intrisi di anidride carbonica. L’esistenza di queste alghe mettono del tutto in discussione il problema del surriscaldamento globale e la soluzione proposta che consiste nel nucleare e nella concentrazione in poche mani del potere petrolifero. Al contrario, l’anidride carbonica, per lo più di fonte naturale, è una opportunità più che un problema, se affrontato secondo natura.
Finora i potentati mondiali sono riusciti a mantenerci schiavi dell’energia che invece si può ricavare in grandi quantità con metodi naturali e biocompatibili.

Ma vi è una notizia rivoluzionaria che trasforma radicalmente e per sempre i giochi, ancora più di quelle fin qui dette.
E’ alle stampe già da 2 mesi la notizia è che è stato scoperto e scientificamente dimostrato un metodo per creare ENERGIA ALL’ INFINITO gratuitamente.


Foto dell'impianto del prof. Rossi


Il fatto stesso che essa non sia su tutti i giornali e nelle TV tutti i giorni, anzi viene sottaciuta, dimostra che esiste un controllo mafioso e dittatoriale della stampa anche sopra le teste dei giornalisti, che è lo stesso controllo che abbiamo dell’energia.

Ecco la notizia l’ing. Rossi, di una azienda di Bologna, ha effettuato la dimostrazione scientifica di fronte di fronte ai professori dell’università e ai giornalisti, di un metodo che produce molta energia.

Il meccanismo funziona in tal modo che un generatore di quelli presentati può fornire 12 Kw di corrente in uscita mettendone soli 0,6 in entrata. Vuol dire che l’energia si produce attraverso una qualche reazione chimico-fisica che di fatto trasforma la materia. Se il paradigma scientifico è che non si crea energia dal nulla, allora si dovrebbe trattare di una “fusione a freddo”, che non produce scorie radioattive. Ma non è ancora chiaro di come l’idrogeno, scaldato, reagisca con la piastrina di nichel. Lo stesso Rossi conferma di non saperlo, che forse si tratta di fusione, o forse si dovranno rivedere e ripensare alcuni paradigmi scientifici . Ma quello che importa è che funziona, e nel mondo scientifico si discute. L’articolo di Wired che ne parla, tuttavia dice che sono già 2 anni che Rossi e colleghi fanno dimostrazioni in giro per il mondo: perché il loro sistema non è produzione? Perché ciascuno di noi continua a pagare la bolletta?












Alcuni commentatori, e io con loro, credono che siamo di fronte alla più grande scoperta dell’umanità dopo il fuoco, la ruota ed il ferro.
Con energia infinita siamo di fronte alla possibilità di ricavare acqua pulita infinita da quella salata, e di coltivare con essa i deserti, ma anche il ventre della terra illuminato di luce solare artificiale.

Siamo di fronte al fatto che le guerre per l’acqua, il petrolio ed il cibo non avranno più senso.

Siamo insomma di fronte alla TERZA ERA dell’umanità.

Ad esempio, ognuno di noi spende circa 300 Euro al mese in energia, che viene usata per il proprio riscaldamento, per la corrente elettrica, per il gas, per la propria mobilità. Senza considerare quanta parte ancora abbia l’energia nella produzione del cibo che mangiamo. Tutto questo ora è gratis.

Chiaramente questa libertà dalla carenza di energie, o meglio la libertà da chi finora ce l’ha razionata, va a scombussolare tutto l’assetto di potere del mondo: chi detiene oggi il petrolio non sarà più il sovrano, ed i paesi che lo posseggono non sarà più soggetto al terrore globalista della invasione militare mirante al controllo delle risorse.

Insomma, venendo a mancare la necessità del petrolio, la guerra non ha più senso, ma anche non ha più potere quel pezzo di carta che è necessario per comperarlo, il dollaro. Infatti l’oro nero è dal 1971 il sistema di riferimento delle monete al posto dell’oro, e quindi tutte le altre monete e le materie prime si comprano in dollari, che valgono in quanto il petrolio si compera in dollari.

Si è vissuto per mezzo secolo su questo sistema, con la clausola che chi aveva il potere di stampare dollari all’infinito, la Federal Reserve (e non gli USA che sono un suo stato vassallo) aveva nelle mani il potere sul mondo intero.

Cambiano questo meccanismo, la free energy cambia l’assetto mondiale, che tornerà ad una pluralità di voci costrette a collaborare. Oltretutto energia infinita significa anche infinita capacità bellica, cioè la necessità della pace o la certezza dell’autodistruzione completa.

Sono diversi anni che in internet girano informazioni rispetto a vari metodi di produzione di Free Energy. Quello creato dal ing. Rossi sembra però qualche cosa di diverso: è un prodotto industriale che si potrà acquistare e mettere in casa. Con soli 2000 euro si potrà soddisfare il fabbisogno di 3 famiglie, anche riguardo la ricarica delle auto elettriche, o per il riscaldamento, rendendo perfino possibile la produzione di frutta e verdura in casa o nel sottoscala, magari in cultura idroponica.

E’ la terza era dell’umanità, e la fine del mondo precedente.

La free energy garantirà all’umanità la possibilità di ospitare senza problemi almeno 5 volte l’attuale popolazione, cioè 30 miliardi di persone.

Alcuni vivranno in grandissimi torri come fanno già a New York e in altre grandi città. Altri milioni e milioni di persone forse vivranno nelle profondità della terra come si fa a Montreal durante l’inverno.

Le montagne verranno scavate e nelle loro viscere si creeranno degli Eden naturali come si immagina in molti film.

Energia infinita significa una nuova era, la terza appunto.

Un commentatore ha definito tutto ciò “the game changer”, ossia ciò che detta legge o cambia le regole.

Che sia petrolio dalle alghe o che sia fusione fredda, i metodi per la libertà energetica ci sono.

L’importante è cominciare ad osservare che chi non vuole queste libertà scientifiche è un criminale che attenta all’umanità, e forse occorrerà organizzarsi per bloccarlo attraverso la diffusione di conoscenze trasversali da persona a persona fino a ridurlo all’ impotenza.

Cronaca dettagliata dell’esperimento presentato alla stampa.




Cosa ne pensano 2 fisici svedesi:

  


domenica 20 marzo 2011

Oestara - l'Equinozio di Primavera (21 Marzo)





Oestara (chiamata anche EostreEastre oppure Eostar) è uno degli otto sabbat neopagani; si celebra il giorno dell'equinozio di primavera ed è condivisa relativamente da tutte le religioni pagane moderne.
La festa è di origine germanica, infatti prende il nome da quello della dea odinista Eostre, patrona della fertilità. La divinità si diffuse, con relativo culto e usanze festive, a tutta l'Europa. In Grecia prese il nome di Estia, e in seguito in tutto l'impero romano venne venerata con il nome di Vesta, e al suo culto fu dedicato l'ordine sacerdotale delle vergini Vestali.
La festa di Oestara celebra la rigenerazione della natura e la rinascita della vita, coincidente con l'equinozio di primavera. Nell'antichità, per l'occasione, le Vestali celebravano un particolare rito che involveva l'accensione di un cero (che venne in seguito assimilato dalla tradizione cristiana)[senza fonte], simboleggiante la fiamma eterna dell'esistenza. Il cero, all'interno dei templi dedicati alla dea, veniva spento solo all'alba del giorno seguente.
Durante la festività venivano celebrati rituali ierogamici, anche oggi ripresi da alcune correnti del Neopaganesimo, e in particolare da alcuni gruppi wiccani, durante i quali la rinascita della vita veniva esaltata e sacralizzata attraverso l'unione sessuale.
I popoli anglo-sassoni chiamavano il mese lunare corrispondente all'incirca al nostro aprile, Eostre-monath, e in questo periodo celebravano feste in onore della dea Eostre associata a vari aspetti connessi col rinnovarsi della vita quali la primavera, la fertilità e la lepre (per la velocità con cui prolifica).
Con la diffusione del Cristianesimo la festa di Oestara venne assimilata dalla Pasqua, la cui data di celebrazione cade presso il primo plenilunio successivo all'equinozio di primavera. La nuova festa cristiana, ancora priva di un nome, in certe lingue assimilò anche la nomenclatura della vecchia festa. Ancora oggi, infatti, in inglese la Pasqua è chiamata Easter, e in tedesco Ostern. Anche parecchi elementi della tradizione antica furono inglobati dalle festività attuali, tra questi si possono citare il coniglio pasquale, simbolo di fertilità e prosperità e l'uovo, simbolo dell'embrione primordiale da cui scaturisce l'esistenza (concetto di uovo cosmico già presente in antichi miti della creazione della zona mediterranea ed in molte altre culture extra europee) (vedi Uovo di Pasqua).


Tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Ostara





OESTARA





Oestara è la magia del nuovo ciclo, nell’ incantevole equilibrio di luce e ombra dell'Equinozio di Primavera (da equus nox, uguale alla notte). L’equinozio di primavera, era festeggiato il 21 marzo, momento ove giorno e notte sono in perfetto equilibrio. E in questo equilibrio, il maschile e il femminile (archetipali) ci promettono fertilità, apertura, possibilità e creatività, in una danza gioiosa.

È una sorta di capodanno, infatti nell’antica Roma, l’anno cominciava proprio nel mese di marzo, dedicato a Marte, padre dei gemelli (Romolo e Remo, fondatori della città).
È dunque la festa dell’unione degli opposti, della dualità e dell’equilibrio che producono.
Le uova sono il simbolo della Dea (albume) e del Dio (tuorlo) mentre il guscio è la fusione perfetta di due figure geometriche (cerchio e piramide) unisce e difende i due elementi.

Nel 325 d.C., il Concilio di Nicea stabilì che la Pasqua, festa cristiana, sarebbe stata celebrata “nella domenica seguente il primo plenilunio dopo l’equinozio di primavera”, così da smantellare le ritualità pagane.

E' per tutti il momento in cui si esce dall'interiorità del lungo inverno e avviene il primo incontro con l'Altro, con l'avventura e la magia della scoperta di ciò che non è noi, con l'innamoramento e la trasformazione.
E' il primo incrociarsi degli sguardi, il sorriso che scaturisce, la luce di quello che è già un nuovo mondo.
E’ il momento adatto per aprirsi ai sentimenti e viverli nella loro totalità, per rinascere con la Natura e fondersi con la Madre Terra, celebrarla e gioire della Vita che sboccia e si manifesta in tutte le sue forme. 





Oestara è il risveglio, il sogno infinito, la gioia della vita, il buongiorno al mondo che si sveglia. 

E' il tempo di iniziare nuovi progetti, magari le cose che abbiamo sognato o immaginato durante l'inverno. Tempo di mettere in pratica le lezioni che abbiamo imparato dalle nostre riflessioni invernali, dalle profonde visioni interiori e dall'espansione della coscienza. Tempo di portare quella conoscenza nel mondo esterno, uscendo dall'introspezione invernale ...






Buon momento
 
by Niki e Mary



giovedì 17 marzo 2011

Reich e l’Orgone

«Orgone» è il termine coniato dal medico e psichiatra austriaco Wilhelm Reich per indicare ciò che, a suo modo di vedere, è la forza cosmica che si pone come unico vero fondamento di tutta la Natura.
In verità innumerevoli furono gli uomini di scienza precedenti a Reich che, nei loro lavori, fecero riferimento al medesimo concetto pur adottando terminologie differenti.
E’ questo il caso (ad esempio) dell’astronomo Keplero il quale elaborò il concetto di «Facultas Formatrix» e del ricercatore tedesco Franz Anton Mesmer che definì «magnetismo animale» il sottile fluido fisico che riempie tutto l’universo collegando ogni elemento.
Più tardi un altro scienziato di nome Reichenbach chiamò questa misteriosa energia «forza Odica» mentre il biologo e filosofo (anche lui tedesco) Hans Adolf Driesch la definì con il termine aristotelico «entelechia» (parola composta da en e telos che significano rispettivamente «dentro» e «scopo», a indicare una sorta di «finalità interiore»).

Comunque sia inizialmente Reich (dal 1922) ebbe modo di imbattersi nella misteriosa energia Orgonica nell’ambito della sua professione psichiatrica. Infatti, il Nostro fu psicoanalista, amico e allievo di Sigmund Freud
Da ciò è facile attendersi che il punto di partenza delle ricerche di Reich fu il concetto freudiano di «libido» che rappresenta forse la pulsione principale dell’uomo e del regno animale in genere: quella sessuale.
In effetti, il nesso tra energia vitale e sessuale appare chiaro all’osservatore attento. Si noterà, infatti, che in primavera tutta la Natura si risveglia e che il rinnovato vigore per l’attività in genere è accompagnato (nel regno animale) da un maggior desiderio sessuale.

In questo primo periodo di lavoro e ricerca Reich ritenne che l’uomo che presenta un eccesso di energia sessuale repressa può più facilmente sviluppare delle nevrosi. Egli notò che la repressione sessuale causa nell’uomo un’attenuazione del desiderio, un irrigidimento della muscolatura e una respirazione che risulta sovente «trattenuta». Inoltre la tendenza psichica del represso è di evitare inconsciamente tutto ciò che può ristabilire l’elasticità e l’equilibrio perduto. 

Reich definì questa condizione «essere corazzati». A suo modo di vedere tale processo d’irrigidimento fisico e psichico porta (con il passare del tempo) verso le nevrosi.
Così Reich vedeva nell’inibizione sessuale attuata dalla società e dalla cultura la causa principale della malattia dell’uomo.
Per una mente flessibile come quella di Reich fu una conseguenza naturale il tentativo di generalizzare e approfondire il concetto di «energia libidica» per estenderlo più in la dello stretto ambito della psichiatria verso i territori della medicina e della biologia.

A tal fine, nell’ambito dei suoi studi sulla natura bioelettrica del piacere e dell’emozione, fece una serie di esperimenti molto interessanti. 
In particolare Reich credeva che l’intensa sensazione di piacere provocata da un orgasmo doveva produrre delle cariche elettriche sulla pelle del soggetto. 
Con l’ausilio di un galvanometro trovò la conferma sperimentale della sua intuizione. Inoltre scoprì che tutte le sensazioni di piacere provocano un espansione dell’organismo e un conseguente aumento delle cariche elettriche di superficie. 
Viceversa episodi psicologicamente spiacevoli provocano una contrazione e un abbassamento (e talvolta «annullamento») delle cariche elettriche sull’epidermide.
Chiamò queste cariche elettriche che interessano la superficie del corpo umano «energia bioelettrica».
Perciò il concetto di «energia libidica» si sviluppò nella nozione più «fisica» e generale di «bioelettricità». Più tardi detta energia sarà ribattezzata «energia orgonica».
In seguito, nell’ambito di alcune ricerche sulla decomposizione di materia organica, notò la formazione di alcune vescicole luminose che si muovevano liberamente.
Queste vescicole luminose, secondo Reich, dovevano essere una sorta di stadio intermedio tra la materia vivente e la non vivente. Le chiamò «Bioni». 
Sempre a suo modo di vedere queste particelle sarebbero in grado di sopprimere virus e cellule tumorali (vedere: La scoperta dell’orgone, volume n. II - La biopatia del cancro - www.macrolibrarsi.it/libri/__la_biopatia_del_cancro.php?pn=2028idsearch=2350174)

In seguito ad altri esperimenti Reich si accorse che i Bioni emettevano radiazioni in grado di caricare bioelettricamente oggetti metallici posti nelle loro vicinanze. Questa carica poteva essere agevolmente evidenziata da un elettroscopio. 
Pensò che quest’ultima carica fosse della stessa identica natura delle cariche bioelettriche misurate sull’epidermide umana. 

Ma non solo... un giorno notò che le foglioline del suo elettroscopio si respingevano sensibilmente se poste nella vicinanza di un paio di guanti di gomma riscaldati dalla luce solare.
Nella mente di Reich l’associazione Luce Solare -> Bioelettricità fu immediata.
Dopo di ciò cercò di schermare queste radiazioni solari realizzando una contenitore metallico adatta allo scopo. Con sua enorme sorpresa scoprì che all’interno del contenitore gli effetti riscontrati all’esterno erano notevolmente aumentati.
Più tardi Reich, prendendo spunto da questa esperienza, realizzerà il così detto «accumulatore di energia orgonica» (ORAC) apparato costituito da una scatola i cui lati presentano strati formati dall’interposizione di materiali metallici e non metallici (organici). 

Come si è visto in questo breve excursus l’energia orgonica fu preliminarmente studiata dalle osservazioni del corpo umano. 
Tuttavia Reich, attraverso osservazioni ed esperimenti, riuscì ad individuarne la sua presunta esistenza anche nel più esteso dominio dell’atmosfera terrestre.
Conseguentemente l’ambito di ricerca di Reich finì per valicare i confini della biologia e del regno animale per entrare nel ben più esteso ed universale regno della meteorologia e della fisica dell’atmosfera. 

Comunque sia da quanto sino ad ora è stato succintamente rilevato pare che tutta la ricerca di Reich si basi sull’assunto che la misteriosissima energia orgonica possa essere rilevata con un banalissimo elettroscopio. Certamente molti di noi ricordano lo strumento utilizzato sin nelle scuole elementari e il classico esperimento delle bacchette caricate elettrostaticamente. 

Dunque possibile che l’energia elettrostatica della fisica classica sia equivalente a quella orgonica?

In verità noi non lo crediamo e certamente nemmeno Reich. Se l’orgone esiste allora è possibile, stando alle esperienze di Reich, che esso produca degli effetti simili a quelli dell’energia elettrostatica.
Tuttavia ci siamo fatti la seguente idea: anche se le ricerche di Reich (e di coloro che ne hanno continuato il lavoro) hanno un taglio squisitamente «scientifico» riteniamo che siamo ben lontani da quella che potrebbe essere una qualsiasi dimostrazione scientificamente valida.
Senza nulla togliere al genio di Reich e alla sua teoria dell’orgone, a nostro modo di vedere ci muoviamo nell’ambito di una pseudoscienza, ovvero di una disciplina che ha la parvenza di una scienza ma che tuttavia non è dimostrabile con i criteri che la scienza ufficiale ritiene conformi alla norma. 
In pratica ci troviamo (nonostante le apparenze) sui sentieri scoscesi, misteriosi e oscuri della fede e della mistica.
Nonostante ciò l’Orgone gode di tutta la nostra stima e simpatia poiché ricorda molto da vicino l’Etere di Aristotele, il Prana degli induisti, il Ki (o Qi) della medicina cinese e lo Spirito Universale dei Maghi e degli Alchimisti.
A causa di questo evidente parallelo ci è parso utile riportare qui di seguito quelle che dovrebbero essere le caratteristiche (non dimostrabili) dell’energia orgonica nonché alcuni esperimenti (anch’essi non dimostrabili) condotti da Reich.

Proprietà dell’Energia Orgonica
1Non ha massa. L’Energia Orgonica non presenta né inerzia né peso, cioè, è sprovvista di Massa. Questo è uno dei motivi per cui è difficile da misurare con le tecniche convenzionalmente adottate dalla scienza. 
La massa è, tuttavia, strettamente dipendente dalle caratteristiche del campo di energia orgonica dal quale tutta la materia è circondata. 

2È presente ovunque. L’Energia Orgonica riempie tutto lo spazio. Non è distribuita in modo omogeneo ma in diversi gradi o concentrazioni (altrimenti dette «cariche»), tuttavia essa non è mai completamente mancante. 
È presente anche nel «vuoto», sia all’interno dell’atmosfera terrestre sia nello spazio interstellare.
A tal proposito rispecchia le qualità dell’«etere» caro ad Aristotele e alla fisica anteriore al ventesimo secolo. 

3È il mediatore tra i fenomeni gravitazionali e gli elettromagnetici. L’energia orgonica è il substrato fondamentale della maggior parte dei fenomeni naturali. È il «mediatore&ra nel quale si muove la luce e nel quale i campi elettromagnetici e gravitazionali esercitano la loro forza. 

4È in costante movimento. In particolari condizioni il movimento continuo dell’energia orgonica può essere osservato. L’Orgone presenta almeno due tipi di movimento: a «pulsazione» (con espansioni e contrazioni alternate) e «a flusso» (di solito lungo un tragitto curvilineo). 

5L’Orgone «contraddice» la legge di entropia. L’Energia Orgonica è attratta da alte concentrazioni della stessa energia. A differenza del calore o dell’energia elettrica, che mostrano sempre un flusso che va da un maggiore a un minor potenziale, le correnti di energia orgonica si spostano da aree con potenziale minore verso luoghi con potenziale più elevato. 
In effetti, in un sistema termicamente isolato, il calore è spontaneamente perso dagli oggetti più «caldi» e assorbito da quelli più «freddi» fino a che tutto all’interno del sistema presenta la medesima temperatura. Tutto ciò in conformità con la legge di entropia. 
Invece i processi che interessano l’Orgone lavorano nella direzione diametralmente opposta.
Tuttavia sarebbe un errore pensare che il flusso di energia orgonica sia solamente l’antitesi della legge di entropia. Infatti, i processi dell’Orgone sono qualitativamente diversi rispetto ai processi entropici.
Quelli orgonici sono processi responsabili della crescita degli esseri viventi, del loro apprendimento, e dell’evoluzione che va dall’elemento più semplice al più complesso.
Nell’ambito dei «non viventi» invece i processi dell’energia orgonica interessano lo sviluppo di nuvole e tempeste nell’atmosfera, e, su scala cosmica, la genesi delle galassie e delle stelle.
Tutto ciò conduce alla successiva proprietà dell’energia orgonica. 

6L’Orgone forma delle unità che sono le sorgenti dell’attività creativa. Come abbiamo visto l’energia Orgonica può essere vivente o non vivente poiché interessa tutti gli elementi dell’universo.
V’è da notare che le unità di energia orgonica presentano un vero e proprio «ciclo di vita», ossia passano attraverso nascita, crescita, maturità e declino. 

7La materia è creata da essa. La materia deriverebbe dalla massa libera dell’energia orgonica. Reich, infatti, riteneva che nel nostro pianeta viene continuamente generata nuova materia contraddicendo il famoso principio del chimico francese Antoine Lavoisier secondo il quale «Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma». 

8È responsabile della vita. L’Orgone è l’energia vitale e, in quanto tale, è responsabile delle particolari caratteristiche che differenziano i viventi dai non viventi. 
Possiamo dire che alcune unità di energia orgonica possono sviluppare delle qualità speciali associate alla vita, che è una sorta di «reazione a catena» derivante dal processo creativo. 

9Flussi separati di energia orgonica possono attrarsi vicendevolmente per sovrapporsi. La funzione di sovrapposizione sembra essere la forma fondamentale del processo creativo. 
Secondo la teoria nello spazio interstellare possono sovrapporsi due correnti di energia orgonica mostrando la forma di due getti di energia che convergono in una spirale. Questa forma sarebbe chiaramente visibile nelle tipiche «galassie a spirale», ma anche (nell’ambito della nostra atmosfera) nella conformazione di uragani e altre tempeste cicloniche.
Mentre nell’ambito del regno animale l’accoppiamento sembra essere l’espressione principale della funzione di sovrapposizione. In particolare la forza e profondità del sentimento sarebbe proporzionale rispetto all’intensità del flusso di energia orgonica. 

10L’Orgone può essere controllato da particolari dispositivi.
Probabilmente il primo apparato conosciuto per concentrare l’energia orgonica fu la così detta «Bacchetta» di Mesmer. In seguito Reich ha sviluppato diversi dispositivi per il controllo dell’energia orgonica. 
Il più noto tra questi è l’accumulatore di energia orgonica (ORAC) costituito da una scatola i cui lati presentano strati formati dall’interposizione di materiali metallici e non metallici (organici). 
All’interno di questi impianti particolari si hanno elevate concentrazioni di energia orgonica.
Un altro strumento (altrettanto noto) ideato da Reich fu il così detto cloudbuster, ossia un’attrezzatura costituita principalmente da tubi vuoti in parte immersi in acqua in grado di assorbire l’orgone dall’atmosfera per poi scaricarlo nell’acqua.
Utilizzato correttamente quest’apparato può provocare notevoli cambiamenti meteorologici.

11Le Unità Orgone utilizzano un accumulo di energia nel processo creativo. L’energia orgonica sfrutta il potenziale immagazzinato per mantenere o aumentare le proprie dimensioni o forza.
Tutto ciò appare chiaro nel regno animale dove ogni individuo utilizza l’energia chimica degli alimenti per il proprio metabolismo e crescita. 
Anche i temporali, che sono anche sistemi di energia orgonica, utilizzano il calore latente di condensazione del vapor acqueo come sorgente di energia immagazzinata. 

12La generazione spontanea e altri processi orgonici possono richiedere un contatto illimitato con i flussi di energia orgonica dell’universo. Osservando i processi naturali ci si accorge che la vita nasce e si sviluppa continuamente dalla materia non vivente. Probabilmente i processi vitali si sviluppano dal contatto diretto della materia con i flussi di energia orgonica. 
A riprova di ciò sperimentalmente si è notato che raramente dei protozoi si sviluppano spontaneamente in miscele che sono state sterilizzate e racchiuse in contenitori sigillati. Per contro esseri unicellulari compaiono regolarmente in queste stesse soluzioni non sigillate. 

L’esperimento Oranur
Agli inizi del 1951 Reich realizzò un esperimento per dimostrare che l’energia orgonica neutralizza l’energia nucleare. Ottenne un risultato inatteso: costatò che l’energia nucleare è fortemente nociva sull’Orgone. 
In particolare dispose un grammo di Radio all’interno di un accumulatore orgonico costituito da venti starti alternati. L’esposizione reiterata dell’elemento radioattivo determinò un aumento pericoloso della radioattività nella zona interessata dall’esperimento tanto da procurare la morte di alcuni animali presenti in un edificio adiacente a quello dell’esperimento. Inoltre un medico quasi perse la vita, lo stesso Reich si ammalò per alcune settimane. 
Dopo questa esperienza fondamentale Reich costatò l’esistenza di una nuova energia che egli chiamò DOR (Deadly Orgone) risultante dall’effetto dell’energia nucleare su quella orgonica. 
Tra le altre cose costatò la presenza di questa energia nociva per la vita anche nell’atmosfera terrestre sotto forma di piccole macchie nere. In effetti, l’energia DOR è scura, quasi nera, tossica e senza alcuno splendore in evidente contrasto con l’energia orgonica che invece è brillante e in diretto rapporto con la luce solare. 

Esperimenti sul Clima
Molto interessanti furono anche gli esperimenti che Reich condusse nell’ambito della meteorologia con dei dispositivi che egli definì «cloudbuster». Come abbiamo già accennato in precedenza si tratta di semplici tubi metallici immersi parzialmente in acqua grazie ai quali sarebbe possibile sottrarre Orgone dall’atmosfera per poi scaricarlo nel liquido al quale i tubi sono collegati. In pratica, puntando il cloudbuster su una nube temporalesca, è possibile sottrarre da essa energia impedendone il futuro sviluppo di piogge. Viceversa per creare piogge basterebbe puntare il cloudbuster in un punto attorno alla nube in modo da allargarla e potenziarla con nuova energia orgonica. 
Naturalmente gli esperimenti meteorologici meriterebbero una trattazione a parte più approfondita. 

Effetti dell’accumulatore Orgonico
A quanto sembra l’accumulatore di energia orgonica produce degli effetti profondi sul corpo umano.
Innanzi tutto v’è da rivelare che la temperatura all’interno dell’accumulatore tende a essere leggermente superiore rispetto a quella dell’ambiente circostante. 
Naturalmente anche la temperatura del corpo umano tende a salire all’interno della struttura.
Questo è ciò che è stato rilevato da Paul e Jean Ritter nell’ambito di 45 diverse osservazioni su nove soggetti. Gli esperimenti hanno evidenziato un aumento medio della temperatura di 0,48 gradi Celsius in conseguenza di sedute di circa 40 minuti in un accumulatore.
L’aumento della temperatura corporea risulterebbe comprensibile considerando l’aumento di energia orgonica nel corpo trattato. Inoltre questo incremento d’energia sarebbe in grado di apportare dei benefici di natura terapeutica. 

Conclusioni
Il lavoro di Reich offre infiniti nuovi orizzonti di ricerca per chi volesse cimentarsi con buona volontà. La cosa sorprendente è che è possibile eseguire delle piccole sperimentazioni con mezzi estremamente semplici e alla portata di tutti.
Infatti, seguendo la teorica, l’energia orgonica dovrebbe essere qualcosa presente in ogni dove, in qualsiasi processo naturale... un elemento che sta proprio lì ad un passo, sotto il nostro naso, dentro e fuori di noi.
In verità riteniamo che per scorgere questo elemento misterioso occorra una certa «apertura mentale» cosa ben diversa dalla «fede cieca» in una possibilità.
Infatti, crediamo che il proselitismo cieco in una dottrina religiosa così come in una teoria (in questo caso quella «Orgonica») porti direttamente verso quella rigidità nevrotica che rilevò lo stesso Reich nei suoi studi sulla psicanalisi. 
Tuttavia se è vero che l’energia orgonica è attratta da altra energia dello stesso tipo allora la troverà più facilmente chi la possiede in abbondanza dentro se stesso. D'altronde, come osservava l’alchimista, astrologo e medico svizzero Paracelso nella sua teoria sulle simpatie, «il simile attrae il simile». In questo modo l’uomo Veritiero sarà un attrattore naturale della Verità.


David Livingstone


Bibliografia:

L’ articolo: What is Orgone Energy? - The Creative Process, Charles R. Kelley (1962)
Wilhelm Reich e la modificazione del clima, Roberto Maglione (2004)
Wilhelm Reich. Una fornidabile avventura scientifica ed umana, Macro Edizioni, L. De Marchi; V. Valenzi (2007)
W. Reich e il segreto dei dischi volanti, Tre Editori, A.Zabini (1996)
Il Manuale dell’accumulatore orgonico, James de Meo


Tratto da: www.cronacheesoteriche.com/CronacheEsoteriche/index.jsp