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domenica 27 marzo 2011

La conoscenza delle acque - Abraxa



Sia gli Aztechi che i Maya adoravano una divinità che chiamavano Kukulklan (uccello-serpente) disegnato con il corpo di serpente e la testa di un gallo, una figura simile si trova anche sul gran sigillo del Gran Maestro dei Templari in Francia. Abraxas è colui che viene chiamato nell’esoterismo occidentale "Grande Architetto dell’Universo". Era uno dei sigilli dei templari insieme al drago.


La vita elementare degli esseri tutti, senza eccezione, è retta dal profondo da una Forza primordiale. La natura di questa Forza è brama: un appetito che non ha mai soddisfazione, un abbattersi che non conosce termine, irresistibile necessità e cieco, selvaggio volere. Divenire, trasformazione disordinata caotica, incoercibile flusso - generazione - distruzione, attrazione - repulsione, terrore - desiderio, formazione - dissolvimento composte in una mescolanza ignea senza riposo sono l'essenza di questa primordiale cosmica natura. Come una meraviglia e come uno spavento ne parlarono i Saggi. Così la chiamarono: Fuoco universale e vivente, Drago verde, Quintessenza, Sostanza prima, Grande Agente magico. Principio dell'opera universale, è anche il principio della loro «Grande Opera»; perché uno stesso è il Magistero della Creazione e il Magistero con cui, secondo l'Arte, l'uomo costruisce sè stesso. Questa nostra Materia non è una astrazione della filosofia profana né idea di mito né favola, ma invece una realtà vivente e possente, spirito e vitalità della Vita. La razza degli uomini non la conosce. Una provvidenziale legge naturale la cela alla coscienza loro con lo spettacolo-illusione dei fenomeni materiali, della realtà solida senza la quale nessuna requie, nessuna tranquillità per la loro vita. E vuole, la stessa legge, che questo velo di ignoranza sia rimosso, l'occhio del Sapere dischiuso solamente nel punto della crescenza e della presenza di una forza forte abbastanza per sopportare la visione. Sappi dunque che la Vita della tua vita è in Lei. Spiala. Essa si palesa, ad esempio, in tutti i momenti di subito pericolo. Sia la velocità di un'auto su di te, distratto nella via. Sia il venir meno del terreno sotto di te per l'aprirsi di un crepaccio. Sia un carbone ardente senza fiamma o una cosa elettrizzata che hai toccato inavvertitamente. Ecco: in reazione subita si afferma una cosa pronta, violenta, rapidissima. È la tua «volontà», la tua «coscienza», il tuo «io »? No. Non è la tua volontà, la tua coscienza, il tuo io, che giungono solamente dopo, a gesto compiuto. Là, erano assenti, scavalcati. Qualcosa di più profondo, di più veloce, di più assoluto di tutto ciò si è fatto palese, si è imposto, ha agito. Portati alla fame, portati al terrore, portati alla brama sessuale, al panico ed allo spasimo e indomita, violenta, tenebrosa, di nuovo la vedrai. E se tali suoi denudamenti te ne danno la sensazione tu potrai conoscerla gradatamente anche come il fondo invisibile dell'intera tua vita di veglia. Le radici sotterranee delle inclinazioni, delle fedi, degli atavismi, delle convinzioni invincibili ed irrazionali; le abitudini, il carattere, tutto che vive in te come animalità, come razza biologica, tutta la volontà del corpo, cieca ebbra volontà di vivere, covante generazione conservazione prosecuzione; tutto questo si ricongiunge e si con-fonde con lo stesso principio. Di fronte ad esso, di solito non ti è data che la libertà di un cane legato ad una catena. Tu non l'avverti - e ti credi libero - finché non passi un certo limite. Ma se vai oltre, essa si tende e ti arresta. Oppure ti giuoca: ti muovi in circolo e non te ne accorgi. Non ti illudere: anche le «cose supreme» obbediscono a questo dio. Diffida: tanto più intimamente ed aderentemente per quanto più sembrano indipendenti e liberate, secondo la magia dell'ebbrezza, esse gli obbediscono. Che importa a Lei l'una o l'altra forma, l'una o l'altra «ragione» con cui credi di giustificarti, pur che si affermi il suo conato profondo! Travestita, essa ribadisce il suo vincolo. Spia anche questa forza, e conoscila, nella selvaggia possanza dell'immaginazione e della suggestione. È di nuovo una rapidità che fissa e incatena - e nulla tu puoi, quando essa sia; più «vuoi» contro di essa, più la alimenterai a tuo danno. È lo spavento che si moltiplica, più tu lo scacci. È il sonno che fugge finché ti «sforzi» di dormire. Una stretta tavola sull'abisso: è la suggestione del cadere; e tu certo, sicuramente, cadrai se ti imponi di passare, «volendo» contro di essa. È la fiamma della passione, che più acre si innalza per quanto più la tua «coscienza» si sforza di soffocarla, e non scompare che per passare dentro, ad avvelenarti tutto! Qui, di nuovo, è Lei, erompe Lei. Sii consapevole che questo Ente che si amalgama con quello delle potenze emotive ed irrazionali, scende poi giù, ad identificarsi con la stessa forza che regge le funzioni profonde della vita fisica. «Volontà», «pensiero», «io», che possono, su coteste funzioni? Ad esse sono esterni. Simili a parassiti ne vivono, traendone le linfe essenziali pur senza poter scendere dentro fino al tronco profondo. Con arma tagliente, senza paura, scava. Dì, dunque: "Di questo mio corpo, che posso giustificare con la mia volontà? Voglio io il mio respiro? Il fuoco delle mescolanze in cui arde il cibo? Voglio io la mia forma, la mia carne, questo uomo determinato cosi, vivente cosi, felice od infelice, nobile o volgare? Ma se domando ciò, non debbo anche andare piu oltre ancora? La «mia» volontà, la «mia» coscienza, il «mio» io, li voglio - o li sono soltanto? Perché tutto che posso dire di volere, dovrei anche poterlo non volere, e quindi anche essere, senza di esso. E l'io, già, il «mio» io: lo posseggo, o è lui che possiede me?" Tu che ti sei appressato alla «Scienza dei Maghi», sii forte abbastanza per questa conoscenza: Tu non sei vita in te. Tu non esisti. «Mio», non puoi dirlo di nulla. La Vita, non la possiedi - è essa che ti possiede. La soffri. Ed è un miraggio, che questo fantasma di «io» possa sussistere immortale al disfarsi del corpo, quasi che tutto non ti dicesse che la correlazione con questo corpo gli è essenziale, che un malessere, un trauma, un accidente qualsiasi hanno un'influenza precisa sulle facoltà sue, per «spirituali» e «superiori» che esse siano! Ed ora distogliti da te, discendi oltre la soglia, in ritmi di analogia-sensazione, sempre più giù nelle oscure profondità della forza che regge il corpo tuo. Qui essa perde nome ed individuazione. Allora sarà la sensazione di tale forza che si allarga a riprendere «me» e «non-me», a pervadere tutta la natura, a sostanziare il tempo, a trasportare miriadi di esseri come se fossero ebbri o ipnotizzati, riaffermandosi in mille forme, irresistibile, selvaggia, priva di limiti, arsa da una eterna insufficienza e privazione. «Ciò è» - cosi pensa. Se questo sapere a te ti riconduce, e, ghiacciato da gelo mortale, senti l'abisso aperto: «In ciò io sono» - tu qui hai conseguito la CONOSCENZA DELLE «ACQUE».

Tratto da Introduzione alla magia, Conoscenza delle acque, vol. 1., Edizioni Mediterranee, Roma, ristampa 1987