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martedì 29 marzo 2011

La via del risveglio secondo Meyrink

http://www.rodoni.ch/zemlinski/PRAGA/meyrink.html

Il principio è ciò che all’uomo manca. E non che sia tanto difficile trovarlo. E’ anzi proprio il preconcetto di doverlo trovare che costituisce impedimento. La vita è piena di grazia; ad ogni istante essa ci dona un principio. Ad ogni secondo siamo investiti dalla domanda: «Chi sono io?». Noi non la poniamo. E quest’è la ragione per cui non troviamo il principio. Se però una volta seriamente la poniamo, già spunta il giorno, il cui rosso tramonto significa morte per quei pensieri che sono penetrati nell’aula dei Re e vivono da parassiti alla mensa dell’anima nostra. Lo scoglio corallifero ch’essi con diligenza da infusori si sono andati costruendo nel corso dei secoli e che noi chiamiamo «il nostro corpo», è opera loro ed è il luogo dove albergano e vanno prolificando. Noi dobbiamo innanzitutto aprire una breccia in questo scoglio di calce e colla e poi ridissolverlo in quello spirito ch’esso inizialmente era, se intendiamo riguadagnare il libero mare. I pensieri hanno costruito nell'arco dei secoli ciò che noi chiamiamo "il nostro corpo", in esso albergano e vi proliferano. Chi non impara a vedere in terra, di là non lo impara di certo. La chiave della potenza sulla natura inferiore è arrugginita fin dal diluvio. Essa si chiama: esser sveglio.

Essere svegli è tutto. Di nulla l’uomo è così fermamente persuaso quanto d’esser sveglio. In verità però egli è imprigionato in una rete di sonno e di sogno ch’egli stesso ha intessuto. Più fitta è questa rete e più potente signoreggia il sonno. Quelli che vi sono impigliati passano nella vita come un gregge avviato al macello, ottusi, indifferenti e senza pensieri. Esser svegli è tutto.
Il primo passo in questo senso è così facile che anche un bimbo lo sa fare; solo il maltolto ha disimparato a camminare e resta paralizzato d’ambo i piedi perché non vuol fare a meno delle stampelle che ha ereditato dai suoi antenati. Sii sveglio qualunque cosa tu imprenda! Non credere d’esserlo diggià. No: tu dormi e sogni. 
Irrigidisciti tutto, raccogliti bene e costringiti un momento solo alla sensazione che ti traversa con un brivido il corpo: «ORA SONO SVEGLIO!». Se ti riesce di sentire questo, riconoscerai pure d’un tratto che lo stato in cui solo un istante prima ti trovavi non appare al confronto che come stordimento e sonnolenza.

Ed è questo il primo passo esitante per un lungo, lungo migrare dalla servitù all’onnipotenza. Cammina in questo modo da risveglio a risveglio. Non v’è pensiero tormentoso che cosi tu non possa bandire; esso resta indietro e non può più sollevarsi fino a te; tu lo sovrasti, così come la corona di un albero cresce spaziando al disopra dei rami inariditi. Cadranno da te i dolori come foglie appassite, una volta che tu sia tanto innanzi, che codesto risveglio s’impossessi del tuo stesso corpo.
Le gelide immersioni degli Ebrei e dei Bráhmani, le notturne veglie dei discepoli del Buddha e degli asceti cristiani, i supplizi inflittisi dai fachiri indù per non addormentarsi, altro non sono che riti esteriori cristallizzati, frantumi di colonne che rivelano ai cercatori: «Qui in grigi evi lontani s’erigeva un tempio arcano al “Volere esser svegli “».

Leggi le sacre scritture d’ogni popolo della terra: passa traverso esse tutte il filo rosso della dottrina arcana del risveglio. E’ la Scala Celeste di Giacobbe che lottò con l’angelo del Signore tutta la «notte» finché non si fece «giorno», ed egli riportò vittoria. Dall’uno all’altro gradino di un risveglio sempre più chiaro e distinto tu devi salire se vuoi uccidere la morte, la cui corazza ha per piastre il sonno, il sogno e lo stordimento.
Pensa soltanto che l’infimo gradino di codesta Scala Celeste si chiama genio. 

Che nome dovremmo dare allora ai più alti gradi? Essi restano ignoti alle moltitudini e vengono ritenuti leggenda. Sulla via del risveglio il primo nemico che ti sbarrerà il passo sarà il tuo stesso corpo. Fino al primo canto del gallo egli combatterà contro di te. Quando però tu sia riuscito a vedere il giorno dell’eterno risveglio che ti stranierà dalla schiera dei sonnambuli che credono d’esser uomini e non sanno d’esser degli dèi dormienti, allora sparirà per te anche il sonno del corpo e l’universo intero ti sarà soggetto.

Allora potrai fare miracoli se vorrai e non dovrai attendere, umile, gemendo schiavo, che un crudele Iddio si compiaccia di farti grazia o di farti spiccare la testa. 
Certo: la felicità del cane fedele e scodinzolante, quella di sapere un padrone sopra di sè a cui si possa servire, codesta felicità s’infrangerà per te. Ma intèrrogati bene e rispondimi: Vorresti tu cambiarti, uomo quale oggi sei ancora, col tuo cane? 
Ognuno che senta la terra come una prigione, ogni credente che invoca la redenzione, tutti costoro evocano inconsciamente il mondo dei fantasmi. Fallo anche tu, ma con coscienza. 
Ci sarà, per coloro che lo fanno inconsciamente, una mano invisibile che magicamente tramuti in terraferma le paludi in cui essi necessariamente devono finire? Non lo so. Non voglio contestarlo ma non ci credo.

Quando sulla via del risveglio passerai per il mondo dei fantasmi*, riconoscerai che altro non sono se non pensieri che tu vedi con gli occhi. Quest’è la ragione per cui essi ti sono inconsueti e t’appaiono quali larve. Poiché il linguaggio delle forme è diverso dall’idioma del cervello.

*il mondo dei fantasmi o astrale non è che quello di forze profonde, in parte individuali, in parte collettive e superindividuali agenti nell’uomo integralmente considerato. Tali forze, non appena la coscienza sia svincolata dalla sua connessione col cervello si proiettano e visualizzano in immagini simboliche. L’uomo vede allora come un’esteriorità ciò che prima, essendogli interiore, non poteva realmente conoscere. 
Nel mondo dei fantasmi, egli può dunque conoscere se stesso. Allora le apparizioni si rivelano larve, fantasmi e subentra un temibile senso di solitudine. Questa esperienza è pertanto superata da un’altra il “Senso più profondo” di ciascuna apparizione: dalle varie energie, di cui le immagini astrali sono simbolo, si può effettivamente risalire ad enti reali e cosmici, al cui influsso l’uomo ha soggiaciuto e che sono stati essenziali per la sua vita. 
Se un fuoco di conoscenza e di purificazione arde il mondo dei fantasmi affiora da esso la prima esperienza del regno di “ COLORO CHE SONO”. 

Ed è arrivato allora quell’istante nel tempo in cui si compie la strana permutazione che in te può avvenire: dagli uomini che ti circondano vengono fuori degli spettri. Tutti coloro che ti sono stati cari, diventano d’improvviso larve. Perfino il tuo stesso corpo, è la più terrificante delle solitudini che pensare si possa, è un pellegrinar nel deserto e chi in esso non trova la fonte della vita, muore di sete. Questo è il segno, la stimmata, di tutti coloro che sono morsi dalla “SERPE  DEL MONDO SPIRITUALE”. 

Sembra quasi che due vite debbano innestarsi in noi prima che il miracolo del risveglio possa compiersi. Quel che di solito è disciolto dalla morte, avviene in questo caso per lo svanire dei ricordi, talora per un improvviso intero capovolgimento.
Gli uomini tutti potrebbero arrivare a questo. E la chiave si trova puramente e semplicemente nel rendersi conto della «forma del proprio Io», della propria pelle, vorrei dire, immersi che si sia nel sonno; nel discoprire la stretta fessura traverso la quale la coscienza si fa strada fra lo strato di veglia e quello del sonno più profondo.
La lotta per l’immortalità è una battaglia per il dominio sui suoni e sui fantasmi che hanno in noi la loro dimora; e l’attesa del nostro “IO” di diventare RE , è quanto aspettare il MESSIA.
Tutto ciò che io ti ho detto si trova nei libri dei religiosi di ogni popolo: l’avvento d’un nuovo Regno, la veglia la vittoria sul corpo e la solitudine. Eppure da codesti religiosi ci divide un abisso senza ponti. 

Essi credono che un giorno si avvicini. In cui i buoni entreranno in paradiso e i cattivi saranno sommersi nelle voragini dell’inferno. Noi sappiamo che tempo verrà in cui molti si ridesteranno e verranno divisi dai dormienti. Noi sappiamo che non esiste né il bene né il male, ma soltanto il vero e il falso. 
Essi credono che lo star desti sia tenere aperti i sensi, gli occhi ed eretti il corpo durante la notte, perché l’uomo possa recitare le sue preghiere. Noi sappiamo che lo star desti equivale al risveglio dell’ Io immortale di cui l’insonne stato del corpo non è che la naturale conseguenza. 
Essi credono che il corpo debba venir trascurato e sia da tenersi vile perché peccaminoso. Noi sappiamo che il peccato non esiste; che il corpo è il principio con il quale dobbiamo  incominciare e che noi non siamo discesi sulla terra per trasformarlo in spirito. 
Essi credono che occorra andare col proprio corpo in solitudine per purificare lo spirito. Noi sappiamo che innanzi tutto è il nostro spirito che deve andare in solitudine per trasfigurare il corpo. 

Da te solo dipende di scegliere la tua vita – la nostra oppure la loro. A decidere dev’essere la tua libera volontà.
Ti ho detto che il principio della vita è lo stesso nostro corpo. Chi sa questo potrà ad ogni istante mettersi in cammino.

Adesso voglio insegnarti i primi passi.
Tu devi distaccarti dal corpo, ma non come se tu lo volessi abbandonare. Devi scioglierti da esso come uno che separi la luce dal calore. Già a questa svolta guata il primo nemico. Chi si strappa dal proprio corpo per volare attraverso lo spazio percorre la via delle streghe, che han tratto dal loro rozzo involucro terrestre un corpo di fantasma su cui esse cavalcano, come su di un manico di scopa, nella notte di Valpurga. Le streghe credono di essere al sabba del diavolo, mentre il loro corpo giace in realtà privo di sensi e rigido nella loro camera.
Le streghe credono d’esser al sabba del diavolo, mentre il loro corpo giace in realtà privo di sensi e rigido nella loro camera. Esse scambiano semplicemente la loro percezione terrestre con quella spirituale; perdono il meglio per acquistar la parte peggiore; il loro è un depauperarsi, anziché arricchirsi.
Giacché puoi capire che non è questa la via verso il risveglio. Per comprendere che tu non sei il tuo corpo – come gli uomini credono di sé stessi – devi renderti conto delle armi di cui esso usa per poter conservare il dominio su di te. Certo che adesso stai ancora in sua balia, che la tua vita si spegne se il suo cuore cessa di battere e che t’affondi nella notte non appena esso chiude gli occhi. Tu credi di poterlo muovere, ma è un’illusione: è , al contrario lui che si muove e che solamente prende in aiuto da te la tua volontà. 

Tu credi di creare pensieri. No, è esso che te li manda, perché tu creda ch’essi provengano da te e perché tu faccia tutto ciò che esso vuole. 

Mettiti a sedere ben dritto e proponiti di non muover membro né di batter ciglio e di restartene immobile come una colonna e allora vedrai come esso avvampato d’odio si precipiti su di te e ti voglia costringere ad essergli di nuovo soggetto. Con mille armi esso t’assalirà e non ti darà pace fino a che non gli abbia di nuovo permesso di muoversi. Dalla sua ira feroce, dalla precipitata maniera di combattere per cui esso lancerà freccia su freccia contro di te, potrai accorgerti, se sei accorto, di quanto esso tema per il suo dominio e quanto sia grande la tua potenza , dalla quale esso mostra d’aver tanta paura. 
Dominare il tuo corpo non deve essere lo scopo ultimo che tu persegui. Quando tu gli proibisci di muoversi lo devi fare soltanto per arrivare a conoscere le forze sulle quali si esercita il suo dominio. E sono legioni, quasi insoggettabili per quantità. Esso le lancerà a battagliare contro di te, l’una dopo l’altra se tu non desisterai dal tenergli testa col mezzo, apparentemente così semplice dello stare seduto ed immobile. 
Sarà prima la brutalità rude dei muscoli che vogliono tremare e sussultare; poi il bollore del sangue che ti imperlerà il viso di sudore; e il martellamento del cuore; e la pelle percorsa da brividi così freddi da far rizzare i capelli; e l’oscillazione del corpo che ti prende, come se l’asse di gravità si fosse spostato. Tutte codeste forze tu potrai fronteggiare e vincere, e, in apparenza, grazie alla volontà. Ma non sarà la volontà soltanto: sarà in effetti un risvegliarsi superiore che le sta dietro, invisibile come per la magica virtù dell’elmo di Sigfrido.
Ma anche questa vittoria è priva di valore. Perfino se tu riuscirai a renderti signore del respiro e del battito del cuore, non saresti che un fachiro un «povero», per dirla in povere parole. I campioni che in seguito il tuo corpo manda a fronteggiarti sono gli inafferrabili sciami di mosche dei pensieri. Contro di essi non giova la spada della volontà. Più selvaggiamente tu la vibri contro di loro e più rabbiosi essi ti ronzano intorno e se, per un momento, ti riesce di levarteli di torno, ecco che tu cadi in letargo e sei vinto in un altro modo.
Imporre ad essi di stare fermi è fatica sprecata. C’è solo un modo di scampare da essi: passare ad un grado superiore di risveglio. 

Come tu debba incominciare per arrivarvi, è cosa che tu devi imparare da te. È un continuo prudente andar a tastoni col sentimento, ed è nel contempo un ferreo proposito. Questo è tutto ciò che te ne posso dire. Ogni consiglio che ti si voglia dare riguardo codesta lotta tormentosa è veleno. Qui c’è uno scoglio ad evitare ed a sorpassare, al che non puoi provveder che tu stesso.

Raggiunto che tu abbia questo stato, s’avanza il regno degli spettri del quale già t’ho parlato. Apparizioni spaventevoli o radianti di luci ti si manifesteranno e vorranno farti credere da te esseri soprannaturali. E invece non sono che pensieri in forma visibile sui quali ancora non hai piena potenza.
Più solennemente essi s’atteggiano, più perniciosi sono: rammentalo! Quando però tu abbia trovato il «senso più profondo» che si nasconde in ognuna di queste larve di esseri, tu riuscirai a vedere con l’occhio dello spirito non solo il loro nucleo vivo, ma il tuo stesso. E allora tutto quel che ti sia stato tolto, ti verrà mille volte restituito, come a Giobbe; allora tu sarai di nuovo dov’eri una volta, come volentieri affermeranno ironizzando gli stolti. Non sanno essi che è ben diverso rimpatriare dopo essere stati lungamente in terra straniera, dall’esser sempre rimasti a casa.

Se a te sia fatta parte della stesse forze miracolose dei profeti dell’antichità, o se invece ti sia riservato l’entrare nell’eterna pace è cosa che nessuno può sapere. 
La nostra via porta fino al gradino della maturità. Arrivato che tu sia ad essa sei anche degno di ricevere quel dono.
Una fenice tu sarai diventato in entrambi i casi. Ottener di violenza quel dono è cosa che sta in tuo potere.

Uno tra coloro che conservano la chiave della magia è rimasti in terra e cerca e raduna i suoi chiamati. Così come lui non può morire, non può morire la leggenda che circola su di lui. Sussurrano alcuni che egli sia l’Ebreo errante, altri lo chiamano Elia; gli gnostici sostengono che si tratti di Giovanni Evangelista. Ed è soltanto naturale che ognuno lo veda diversamente un essere, che, come lui, abbia trasmutato il suo corpo in spirito, non può più restare legato alla rigidità d’una qualunque forma. Immortale in verità, non è che l’uomo risvegliato. Astri e Iddii tramontano, egli solo resta e può mandare a compimento tutto quel che egli vuole. Non c’è Dio sopra di lui. Non per niente la nostra via è detta una via pagana. Ciò che il religioso ritiene Dio, non è che uno stato che egli potrebbe raggiungere se fosse capace di credere in se stesso. Egli si crea un’immagine per adorarla, invece di trasformarsi in essa. Se puoi pregare prega il tuo invisibile te stesso. Egli è l’unico Dio che esaudisce le tue preghiere. Gli altri Iddii ti porgono pietre invece di pane. 

… Quando il tuo invisibile te stesso apparirà in te come autista, tu potrai riconoscerlo dal fatto che getterà un’ombra. Io stesso non sapevo chi io mi fossi, fino a quando non ebbi a vedere il mio corpo come un’ombra. 

Tratto da Introduzione alla magia, La via del risveglio secondo Gustavo Meyrink, vol. 1., Edizioni Mediterranee, Roma, ristampa 1987



Da tempo quando mi capita qualcosa sotto gli occhi non cerco più di sapere a che cosa serve, non serve affatto, si fa solo servire. 
Ne ho abbastanza di recitare sempre la solita solfa culturale: prima la pace per preparare la guerra , poi la guerra per riconquistare la pace e così via. Voglio essere un punto a fine frase e non restare virgola in eterno. 
Raggiungere il sorriso eterno è più difficile che scovare fra le migliaia di tombe su questa terra il teschio portato sulle spalle in una precedente vita. L’uomo dovrà aver pianto tutte le sue vecchie lacrime prima di poter osservare il mondo con occhi nuovi, sorridendo. E se pure è davvero difficile il teschio lo si cerca, eccome!