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lunedì 11 aprile 2011

Il segreto del fiore d'oro

La Via è la naturalezza. 
La Via non ha nome né forma; 
è solo l’essenza, solo lo spirito originale


Lu Yan è stato il fondatore della "dottrina del Fiore d’Oro" tramandata oralmente. Questo metodo, che può essere praticato seduti, sdraiati, in piedi e camminando, consiste nel volgere interiormente la luce (cioè l’attenzione). 

Il segreto del fiore d’oro è un manuale laico di metodi buddhisti e taoisti per ottenere la chiarezza della mente. Ha come meta la riappropriazione e il raffinamento dello spirito originario. Non utilizza né immagini né idee, va diritto alla radice stessa della consapevolezza. Il fine è liberare la mente dai limiti arbitrari che le sono imposti dalla fissazione abituale sui propri contenuti, in modo da divenire collaboratore nella creazione piuttosto che prigioniero di quest’ultima.


Volgere interiormente la luce e mantenersi al centro: equivale al processo di cottura. Nella creazione originale c’è una luce positiva che funge da governatore incontrastato. Nel mondo materiale è il sole; negli umani sono i due occhi. Non c’è niente di peggio che subire una perdita costante di spirito e di coscienza; questa è la regola, per cui la via del fiore d’oro si realizza in assoluto attraverso l’inversione.
Volgere interiormente la luce non è interrompere solo per un po’ il vagare a caso dell’immaginazione, ma è liberarsi davvero e per sempre dei condizionamenti dell’abitudine.
Quindi ciascun respiro corrisponde a un anno nella vita di un uomo; ciascun respiro corrisponde a un secolo nei vari sentieri della lunga notte dell’ignoranza.

… Di regola gli uomini rincorrono disperatamente le cose e invecchiano conformandosi alla vita, senza mai guardare indietro … Limitati a osservare chiaramente, e quando il tuo respiro si acquieta puoi divenire attentamente consapevole.

I raggi di luce sono concentrati in alto negli occhi; gli occhi sono la grande chiave del corpo umano. Dovresti riflettere su questo. Se non siedi nella quiete ogni giorno, la luce scorre vorticosamente, fermandosi chissà dove. Se puoi sedere nella quiete un po’, tutto il tempo, diecimila ere, il tempo di mille vite, ne viene permeato. Tutti i fenomeni tornano alla quiete. Veramente inconcepibile è questa sublime verità.
Tuttavia, la pratica concreta va dal superficiale al profondo, dal grossolano al sottile. Per tutta la sua durata, è meglio essere costanti.

… ci si concentra sul centro per varcare la soglia, tutto qui. Concentrare l’attenzione sul centro vuole dire seguire una traccia, non fissarsi rigidamente. Il termine attenzione contiene in sé un che di vivo; è estremamente sottile.

… In seguito, ogni volta che si presenta un pensiero, non occorrerà più sedere immobili come rima, ma lo si dovrà esaminare: dov’è? Da dove viene? Dove va quando scompare? Continua a insistere in questa ricerca finché non ti renderai conto che il pensiero è inafferrabile; a quel punto vedrai dove nasce. Non avrai più bisogno di scovarne la fonte. “Avendo cercato la mia mente, comprendo che essa è inafferrabile”. “Ti ho pacificato la mente”.

Volgere interiormente la luce e accordare il respiro: i principianti soffrono di due tipi di problemi, la dimenticanza e la distrazione. C’è un sistema per liberarsene che consiste semplicemente nel posare la mente sul respiro. Il respiro è la nostra stessa mente; la nostra stessa mente fa il respiro.

… Il nostro metodo fa uso di due luci. Una è la luce delle orecchie, l’altra la luce degli occhi.

… Quando siedi, abbassa le palpebre e stabilisci un punto di riferimento. Quindi lascia andare. Ma se lasci andare del tutto, puoi non essere in grado di mantenere nel tempo stesso la mente sull’ascolto del respiro. Non dovresti permettere al tuo respiro di essere concretamente udibile; ascolta solamente il suo silenzio. Se c’è suono, ti fermi al grossolano e non penetri il sottile. Se accade questo, sii paziente e allevia il respiro. Quanto più lasci andare, tanto maggiore è la sottigliezza; e quanto maggiore è la sottigliezza, tanto più densa è la quiete.
Alla fine, dopo lungo tempo, tutt’a un tratto anche il sottile si fermerà e comparirà il vero respiro; allora la sostanza della mente diventerà percettibile.

… Se con un’azione vigorosa puoi produrre il moto, perché non dovresti riuscire a produrre la calma con la semplice quiete?

… La via dello spirito deriva dalla morte precedente della mente. Se gli uomini riescono a uccidere la mente, l’originale prende vita.

… i due mali della dimenticanza e della distrazione richiedono solo che la pratica della quiete proceda ininterrotta, giorno dopo giorno, fino a quando non si manifestino spontaneamente la quiete e la cessazione complete.

… La distrazione indica che lo spirito sta vagando; la dimenticanza indica che lo spirito è offuscato. La distrazione si cura facilmente; la dimenticanza è difficilmente curabile.

… La mente distratta può essere raccolta, e la mente confusa può essere riordinata; ma la dimenticanza è buio informe, contrariamente alla distrazione che ha pur sempre una direzione.
La dimenticanza significa che l’anima inferiore ha il suo completo controllo, laddove nella distrazione l’anima inferiore è un ospite temporaneo. La dimenticanza è governata dall’oscurità e dalla negatività assolute.
Se quando siedi quietamente sei incline ad assopirti, questa è dimenticanza. Respingere la dimenticanza è semplicemente una questione di accordare il respiro.

… Tutte le volte che siedi dovresti acquietare la mente e unificare l’energia. Come si fa ad acquietare la mente? Il meccanismo è nella respirazione, ma solo la mente deve sapere che stai inspirando ed espirando; fa in modo che le orecchie non lo odano. Quando la respirazione è sottile, la mente è chiara. Se riesci ad udirla, è perché il respiro è grossolano, e questo vuol dire che la mente è offuscata. L’offuscamento comporta la dimenticanza, e così è naturale sentirsi assonnati.

… Ascoltare significa prestare orecchio a ciò che non ha suono; guardare significa fissare lo sguardo su ciò che non ha forma.

… Quando sprofondi nella dimenticanza e stai per addormentarti, alzati e passeggia. Come il tuo respiro si fa più chiaro, torna a sedere. È meglio se siedi per un po’ di tempo al mattino presto, quando sei libero. Dopo mezzogiorno, quando hai una quantità di cose da fare, è facile che scivoli nella dimenticanza. È non c’è bisogno di fissare la durata della meditazione; è essenziale soltanto accantonare tutti gli impegni e sedere quietamente per un po’.

Errori nel volgere interiormente la luce: ci sono molte trappole davanti alla rupe degli alberi secchi.

… Quando ti accingi a praticare, assicurati di non avere la mente ingombra di altro.

… Nel momento in cui sei calmo, è fondamentale trovare il potenziale e scoprire il suo dischiudersi: non sedere nel nulla o nell’indifferenza (il cosiddetto “vuoto neutrale”). Pur nel momento in cui lasci andare ogni cosa, resta sveglio e in possesso di te.
Ma non entusiasmarti per il raggiungimento dell’esperienza. (Ciò accade facilmente quando si prende troppo sul serio la realtà).

… Se tendi a scivolare in uno stato inerte tutte le volte che entri in meditazione e manchi relativamente di energia creativa e di capacità di crescita, è perché sei caduto in un mondo di ombre. Il tuo stato d’animo è freddo, il respiro è pesante e hai una serie di altre esperienze di gelo e di morte.

… Una volta che sarai entrato nella quiete e, senza apparente ragione, ti appariranno ogni sorta di questioni in sospeso, scoprirai di non potertene liberare neppure volendolo, e ti sentirai addirittura a tuo agio portandotele dietro. 




Tratto da Il segreto del fiore d'oro di Lü Tung-pin, Ubaldini Editore - Roma