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martedì 20 settembre 2011

Mabon – 21 settembre

Mabon è l’equinozio d’autunno, e corrisponde alla seconda festa del raccolto. Di nuovo giorno e notte sono della stessa durata, ma se nell’equinozio di primavera era la luce a dominare, ora è quest’ultima che comincia a diminuire in favore dell’oscurità. Qui a differenza di Oestara le energie sono invertite e il contesto è opposto come riflesso in uno specchio.

Il dio Sole comincia tramontare lasciando posto alle forze lunari, l’equilibrio è rivolto all’interno. La sua energia riposa all’interno di ogni seme piantato, il Sole non ha rimpianti ma solo soddisfazione per quanto ha fatto e promessa di continuità.
La Terra, dalla fanciullezza primaverile, alla fertilità estiva ora transita nella saggezza e nell’introversione autunnale.
Si ringrazia per il sostentamento, perché non c’è attività spirituale che non sia sostenuta da quella materiale.

Gli equinozi simboleggiano la metamorfosi, e Mabon indica la prossima metamorfosi invernale ossia il viaggio profondo nel Sé. È una ricerca di maggior consapevolezza.
È tempo di bilanci, per vedere il proprio raccolto, e per bilanciare o equilibrare le proprie polarità.


Mabon è la fase di preparazione al lungo e difficile inverno, in questa celebrazione c’è introversione e socialità, allegria e tristezza, continuum di vita, vi è gratitudine e malinconia, metamorfosi e crepuscolo.
Si festeggia in allegria con grandi banchetti, ringraziando la Terra per i suoi doni. È il tempo di porre fine ai vecchi progetti e godersi il proprio raccolto, rilassandosi e riflettendo.

Settembre era anche il tempo di celebrazione dei Misteri Eleusi, dove l'equinozio d'autunno era il momento della discesa di Persefone (Mabon) nell'Ade e del dolore di Demetra (Modron).
La separazione (tra madre e figlia o tra innamorati) è centrale in questa celebrazione.
I rituali erano basati sul simbolismo del grano. Se Lammas è l’inizio del raccolto, Mabon ne segna la fine. La trasformazione dell’uva in vino era vista come la trasformazione spirituale usata durante i rituali misterici, nel buio dei sotterranei, metafora della nostra interiorità, luogo ove risiede il Sé divino.  In questo tempo la barriera tra il mondo visibile e quello invisibile è molto più sottile.

I simboli associati a questa festa sono: grano, foglie di vite e quercia, melograno, vino, uva, pigne, zucca, nocciola, edera, pioppo, cipresso, achillea, salvia, camomilla.

“Quel sentimento di malinconia, suggerito dalle foglie che ingialliscono e cadono, deve essere energicamente bandito. La nostalgia del passato, il lamento “tradizionalista” non si addicono all’uomo nobile (all’“arya”): egli sa che nel cosmo ciò che declina e muore è bilanciato secondo giustizia da ciò che sorge e si afferma. Nell’equinozio di autunno si celebra l’affermazione della volontà, la capacità “faustiana” di porsi obiettivi e di perseguirli. L’elemento alchemico dell’autunno è il Ferro: al ferro materiale che ha forgiato la nostra civiltà tecno-industriale deve corrispondere il ferro spirituale della volontà, concretamente – e razionalmente – esercitata.
Gli Dei benedicono l’azione concreta, la volontà che si afferma in progetti ben definiti o che si volge alla formazione di sé “[1]


[1] Calendario. le feste, i miti, le leggende e i riti dell'anno, Alfredo Cattabiani, Libreria Dedalus, Trieste



Giacinti

Miranda Jane Green[1], grande studiosa gallese di storia celtica dice: “nel Racconto di Culhwch e Olwen, come è narrato nel Libro Rosso di Hergest, Mabon è il figlio di Modron. Invero i loro nomi significano solamente "figlio" e "Madre". Mabon è sottratto a Modron la terza notte della sua nascita e di lui non si sa più nulla fino a quando viene ritrovato in una prigione da Culech e Artù, che erano andati alla sua ricerca. La fortezza può essere raggiunta soltanto per via d'acqua; al momento della sua liberazione Mabon è la più vecchia creatura vivente. In questo racconto mitologico gallese Mabon, poi, ha il ruolo di cacciatore: egli insegue il magico cinghiale Twech Trwyth, recuperando dalle sue orecchie il rasoio e il pettine necessari a Culhweh per porre fine alla sua lunga ricerca.

Vi sono molti punti di grande interesse per quel che riguarda la natura di Mabon: innanzitutto il nome del padre non è mai menzionato: egli è il "Figlio della Madre", e la stessa Modron potrebbe quindi essere vista come un'antica Dea-madre.
Un altro aspetto da tenere presente è il possibile legame con altre storie: il rapimento di Mabon a tre giorni di vita richiama da vicino il ratto di Pryderi da Rhiannon narrato nel Primo Ramo del Mabinogi. Mabon e Pryderi sono forse la stessa persona?
E' anche possibile collegare il personaggio di Mabon, il Giovane Divino, a quello dell'irlandese Oengus, figlio di Boann e Dagda.
Il terzo punto da sottolineare è che il Mabon della letteratura gallese è quasi certamente identificabile con il Dio Maponus, venerato nella Britannia settentrionale e a Chamalieres, nella Gallia centrale

Maponus, equiparato all'Apollo celtico, Maponus ("Giovane Divino" o "Figlio Divino") era oggetto di culto nella Britannia settentrionale in epoca romana. A Chesterholm (l'antica Vidolana), fu trovata una singolare placca d'argento a forma di mezzaluna recante l'iscrizine "Deo Mapono". Su alcune dediche il nome del Dio è collegato a quello di Apollo, ad esempio a Corbridge. La Cosmografia dell'Anonimo Ravennate menziona un "locus Maponi" che poteva essere nel Dumfries o nel Galloway, nel sud della Scozia. Le dediche implicano che Maponus fosse probabilmente asociato con la musica e la poesia: su un altare a Hexham la sua identità si fonde con quella dell'Apollo citaredo. Su una dedica a Rochester, invece, Maponus compare su una pietra accanto ad una Dea cacciatrice. Maponus può essere convincentemente collegato a Mabon, il Giovane Divino del Racconto di Culhwch e Owen, nel quale questi è presente in veste di cacciatore.
Si noti che il culto di Maponus non era limitato unicamente alla Britannia; il dio era venerato a Bourbonne-les-baines, mentre a Chamaliers (Puy de Dome) era invocato su una defixio, una tavoletta di piombo con incisa una maledizione”.


[1] Dizionario di mitologia celtica, Rusconi editore, 1998, Milano, pag. 174-174 e pag. 180


L'Arcangelo Michele e il senso iniziatico dell'equinozio d'autunno

Percorrendo la fascia zodiacale, il sole attraversa ogni anno i quattro punti cardinali chiamati equinozi e solstizi.
Questi quattro punti, solstizi ed equinozi, coincidono con le quattro feste dette cardinali: Natale, Pasqua, S.Giovanni e San Michele, feste istituite dagli Iniziati per ricordare agli uomini che in quelle date il sole immette nell'universo delle forze particolarmente potenti, forze che gli uomini, se coscienti, hanno la possibilità di utilizzare per la loro evoluzione.
L'invio di tali forze è organizzato e regolato da grandi spiriti che hanno ai loro ordini molti altri spiriti di minore importanza, incaricati di distribuire le energie sulla superficie del pianeta. Una moltitudine di spiriti si dedica a questa attività. Non bisogna pensare che, in natura, tutto si produca meccanicamente; non è così, ogni cambiamento è dovuto all'opera di entità incaricate di occuparsi dei minerali o dei vegetali, degli animali o degli uomini.
Il 21 settembre ha luogo l'equinozio d'autunno, al quale presiede l'Arcangelo Michele. Il sole entra nel segno della Bilancia, dando così inizio a un nuovo ciclo.

I frutti cadono dagli alberi, abbandonano i loro involucri, mentre i semi vengono selezionati per essere consumati o conservati; più tardi essi saranno piantati nella terra affinché il ciclo ricominci. Ma questo lavoro di separazione, di cernita che si fa natura non riguarda unicamente la vegetazione: esso concerne anche l'essere umano.
Come il frutto si separa dall'albero e il seme dal frutto, l'anima si separa dal corpo.

Il corpo corrisponde all'involucro e l'anima al seme che viene seminato in alto, in Cielo. Il giorno in cui sarà maturo, il frutto che è l'uomo non dovrà cadere in terra come il seme di una pianta, ma volarsene verso il Cielo.
E l'autunno è il periodo nel quale deve avvenire questa separazione di cui parla Ermete Trismegisto quando dice: << Tu separerai il sottile dal denso con grande abilità >>. Separare il sottile dal denso vuol dire separare lo spirituale dal materiale. Durante l'autunno tale processo di separazione si realizza in tutta la natura per preparare la nuova vita. Come l'Arcangelo Michele viene a separare l'anima dal corpo, così l'Iniziato lascia morire in sé una materia per liberare la vita. L'Arcangelo Michele separa l'anima dal corpo perché l'anima deve viaggiare, visitare altri mondi dello spazio e non rimanere eternamente sulla terra.
La separazione è una legge della vita. Ecco quindi che cosa dobbiamo imparare dall'Arcangelo Michele: la selezione, il discernimento, l'apprendere a separare il puro dall'impuro, l'utile dall'inutile, il nocivo dal salutare, la cosa morta da quella viva. E la causa di tutte le sventure è proprio la mancanza della capacità di discernimento.
Le forze presiedute dall'Arcangelo Michele sono forze di equilibrio, di giustizia, quindi di discernimento tra il buono e il cattivo in vista di liberare ciò che è bene e di trasformare ciò che è male. Ma il bene e il male sono così strettamente uniti che non li si può separare prematuramente senza provocare lacerazioni. L'arte di separare i contrari è la più difficile che   ci sia; ed è in natura che gli Iniziati si sono istruiti in quest'arte. Non è facile separare la noce dal suo mallo, ma la natura sa come farlo: essa lascia maturare il frutto, il mallo si apre da solo e la noce si libera. Lo stesso dicasi per il bimbo nel ventre di sua madre: esso è strettamente collegato alla madre e non lo si può strappare prematuramente, altrimenti sarebbe la morte per entrambi. Se invece si aspetta, il frutto giunge a maturazione e, a quel punto si può recidere il legame che univa la madre e il bambino. Questa separazione è il simbolo della maturità. Vi ricordate della parabola del Vangelo sulla zizzania e sul buon grano?
Il tempo della mietitura è quello in cui i frutti sono maturi. Bisogna quindi aspettare quel momento per separare il male dal bene, e tale separazione sarà operata dall'Arcangelo Michele.
Sarà l'Arcangelo Michele colui che rivestirà il ruolo principale nella purificazione della terra. Nel corso dei secoli, una moltitudine di esseri nocivi hanno riversato sulla terra un'immensa quantità di forze distruttrici, forze che si sono accumulate in un serbatoio prendendo la forma di un mostro chiamato Drago o Serpente. E' lui quello di cui si dice che... seduce le nazioni, porta fuori strada i figli di Dio e provoca tutte le sventure dell'umanità. Questa egregora è di una potenza smisurata. Solo l'Arcangelo Michele è in grado di vincere quest'egregora. Con l'aiuto del suo esercito, realizzerà ciò che da secoli le moltitudini implorano dal Creatore. Ecco perché dobbiamo collegarci all'Arcangelo Michele, chiedergli la sua protezione e la possibilità di operare con lui per accrescere la sua vittoria. La luce trionferà sulle tenebre: è stato predetto e così sarà. Perché non partecipare a quell'evento? I figli di Dio che saranno iscritti nel numero di coloro che avranno partecipato al combattimento dell'Arcangelo Michele, il Genio del Sole, questa potenza di Dio tra le più luminose, riceveranno il bacio dell'Angelo del fuoco. Tale bacio non li brucerà ma li illuminerà !

Omraam Mikhaël Aïvanhov