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sabato 3 settembre 2011

Ortho Bionomy – l’arte semplice dell’armonia psicofisica

Il termine Ortho-Bionomy è formato da due elementi:
  • Ortho, dal greco orto, significa dritto, giusto, corretto,
  • Bionomy, parola inesistente in inglese, si origina con tutta probabilità da bionomic la cui traduzione italiana è bionomia (bio e nomia che significa scienza che studia le leggi organiche della natura)

Il dott. Pauls (ideatore del metodo) dava la seguente definizione: “Corretta applicazione della legge scientifica della vita”

Il vocabolo non è nuovo, il primo a utilizzarlo, anni prima, fu un igienista di nome Herbert M. Shelton nel suo libro intitolato Igiene naturale: “L’Ortobionoma è una parola coniata da me per definire il giusto adattamento alla vita e all’ambiente”.

È un metodo che può aiutarci a ritrovare o a riconoscere il ritmo del movimento vitale e permettere il recupero di modelli di movimento più sani e consoni alla struttura corporea.
Gli esercizi mirano a creare una connessione tra il piano emozionale e la struttura corporea per arrivare infine a restituire all’essere umano la memoria effettiva e fruibile di un modello d’azione e comportamento più sano e umanizzato, utile per interagire al meglio con la realtà che ci circonda.

La sensibilità propriocettiva è il più potente mezzo che un corpo possiede per riconoscere i propri bisogni e i propri squilibri.
Oltre a un tipo di vita vissuta a velocità eccessive la nostra vitalità spesso arde sepolta sotto un cumulo di cenere poiché è appesantita da modelli di comportamento disarmonici, da sistemi educativi rigidi, da superstizioni e dogmi che instillano la paura nel cuore, questa è una delle osservazioni del dott. Pauls.

Non è importante o necessario essere innovativi a tutti i costi. È importante che ciò che viene detto sia reale e che la saggezza si rinnovi non tanto nei contenuti ma quanto nel modo di essere espressa.
L’Ortho-Bionomy non è una terapia (anche se può essere usata come tale) ma piuttosto un sistema educativo e di conoscenza del proprio corpo nei suoi aspetti fondamentali, fisico, emozionale, mentale, spirituale.

È una via che passa in mezzo a boschi verdi e silenziosi, una via che segna il cammino ed è camminando in campagna che si può sentire il proprio cuore pulsare.
Poni a te stesso una domanda: “Questa strada ha un cuore? … Se lo ha la strada è buona. Se non lo ha, non serve a niente.

Il contatto esprime quello che portiamo dentro e quello che possiamo, ci dice chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo.

Il dott. Pauls riteneva che ognuno ha il proprio modello di vita e che, probabilmente, decide di cambiarlo solo quando ne trova uno migliore!
Egli espresse più volte la volontà di non trasformare l’OB in una terapia perché come ben vedremo, riteneva si trattasse soprattutto di un sistema educativo per l’uomo e non di un metodo esclusivamente terapeutico.

Nella filosofia dell’OB, tridoshi (la visione ternaria della realtà) – le tre cose, devono essere incluse nel quadro.
Aiutare il corpo a riguadagnare la sua integrità strutturale perduta con la fase più alta che il corpo è capace di “responsabilità” (1-7)
Mostrare la parte o le parti della struttura, come essa funziona in termini fisiologici ed anatomici
Con esercizi posturali a casa, rieducare l’integrità che è andata perduta. E poi stare dentro le limitazioni del corpo per mantenere questa integrità.

Questo sistema educativo offre un modello dell’uomo composto da tre aspetti: un piano fisico, un piano emozionale e un piano mentale.

Il primo obiettivo è allentare le tensioni muscolari e lo stress.
Nouguchi, un maestro giapponese, utilizzava questo principio per trattare i malati. Se un paziente aveva nausea gli suggeriva di vomitare, se aveva diarrea gli consigliava un lassativo. Rispettava il sintomo e lo considerava un rimedio spontaneo allo squilibrio, aiutava quindi il corpo agevolandolo.

Nello scegliere le posizioni si agisce rispettando l’assunto fondamentale del dott. Jones: “rilassamento spontaneo attraverso posizionamento”.
In OB questo viene fatto diventare un postulato fondamentale in grado di rendere questo metodo, oltre che efficace, estremamente sicuro: “Non assumere o fare assumere o fare assumere mai posizioni che possono esse stesse provocare anche il minimo dolore e mettere a disagio il corpo”.

L’ortobionomista non fa uso della forza per “sbloccare” delle tensioni o dei blocchi presenti ma si limita ad assumere o a suggerire posizioni utili per il rilassamento.
Risale al diciottesimo secolo l’idea che un medico non era di nessun valore se non faceva sentire dolore al malato e ci sono terapisti, anche ne campo delle medicine naturali, che utilizzano questo principio ormai spesso inutile.
Il nostro corpo va trattato con rispetto, attenzione e sensibilità, elemento quest’ultimo completamente ignorato dalla medicina che, solo oggi, e con molte resistenze, incomincia a essere considerato come un fattore importante nei percorsi che si occupano di processi di guarigione e armonizzazione.

Il secondo obiettivo è la rieducazione del sistema propriocettivo.
L’OB non si propone esclusivamente come tecnica terapeutica proprio perché mira al riequilibrio più naturale possibile del sistema propriocettivo, il sistema neurofisiologico posto all’interno dell’organismo adibito alla regolazione del tono muscolare.

Più in generale l’obiettivo non è quello di curare e guarire a tutti i costi una patologia ma, prima di tutto, quello di sensibilizzare, attraverso un trattamento adeguato, il sistema neuromuscolare per renderlo più vivo e maggiormente in contatto con il proprio piano energetico ed emozionale. Non si lotta contro la malattia ma si sensibilizza il corpo in modo tale da portarlo a una riserva sufficiente di energia per armonizzazione naturale.

Il principio di fondo è: se sono messo in grado di percepire il mio squilibrio più facilmente il corpo impiegherà le sue energie nella direzione dell’autocorrezione.

L’autocorrezione avviene se ci sono le condizioni adatte, ne citiamo alcune:
  • se l’individuo ha trovato in sé le motivazioni, fisiche e mentali
  • se esistono le adatte condizioni spazio temporali (un luogo adatto)
  • una condizione biologica reversibile
  • non devono esserci forze che impediscono o ostacolano il processo
Il terzo obiettivo è il riconoscimento e l’approfondimento di quello che siamo.
L’obiettivo principale è riconoscere quel che si è; solo così possiamo riconoscere cosa va bene e cosa non va bene per la nostra salute.
Basta la sola presenza attenta e sensibile per attivare processi di auto-correzione in tutto il sistema muscolare e articolare.

Con la rieducazione percettiva si cerca inoltre di comprendere le motivazioni profonde del perché “ciò che è accaduto è accaduto in quel modo”. Attraverso la sensibilità propriocettiva le motivazioni del disturbo “vengono a galla”, affiorano, e sono così accessibili alla coscienza che, di conseguenza, sarà in grado di una maggiore elaborazione del problema.

La fase 7, amplificando, con modi attenti e rispettosi, le sensazioni fisiche energetiche ed emozionali che emergono dal nostro essere aiuta a comprendere in quale schema mentale ci siamo bloccati.
Una volta riconosciuto il proprio schema possiamo mettere in atto le nostre energie per superarlo ma riconoscere può anche voler dire scegliere di proseguire e migliorare quello stesso schema attraverso il quale ci relazioniamo con la vita. Non è necessario cambiare, stravolgere i propri schemi, a volte è sufficiente tendere a un progressivo e costante miglioramento, è importante comprendersi, realizzare la propria natura, dare vita ai propri impulsi interiori, a questo tendevano i maestri taoisti del passato, a questo è interessata anche l’OB.

Secondo l’OB le nostre esperienze vengono memorizzate nel corpo sotto forma di vibrazioni, stress o modelli di movimento o comportamento. Sotto l’impulso di una stimolazione adeguata, fisica (fasi 4 e 5), o mentale (fasi 6 e 7), si libera il vissuto contenuto nella memoria corporea o si amplifica il proprio modello di movimento e comportamento. Lo stimolo stesso o l’elaborazione cosciente di ciò che emerge possono favorire nuovi modelli e nuove prospettive di miglioramento, cambiamento, o perfezionamento della propria condizione.

Fase 1-4 Rieducazione al movimento, riallineamento articolare, rilassamento delle tensioni muscolari. Riattivazione dei riflessi muscolari.
Fase 5 Accordatura e integrazione del movimento con i piani emozionali e energetici
Fasi 6 e 7 Rieducazione propriocettiva, risveglio dei piani energetici, immaginativi, mentali, elaborazione di nuovi modelli di comportamento e movimento.

L’OB non propone un traguardo di benessere perfetto e ideale, ma un miglioramento nel senso di integrare parti di noi dimenticate o soffocate.

L’OB è rivolta:
  • a tutti quei malati che hanno bisogno di togliere le tensioni muscolari che una eventuale malattia sta loro provocando
  • a coloro che si sentono rigidi o bloccati nel loro sistema articolare per sovraccarico di stress, lavorativo, fisico o intellettuale
  • a coloro che vogliono il loro grado di sensibilità
  • ai ricercatori di metodi legati al benessere naturale
  • ai praticanti di sistemi naturali
  • agli operatori, educatori, istruttori che sono coinvolti nei processi formativi dell’individuo
  • a tutti i terapeuti come momento integrativo alla loro pratica
L’uomo verticale
L’uomo non è solo acqua ma, insegnano gli alchimisti, un composto di quattro elementi, acqua, aria, terra, fuoco.
È governato dall’acqua ma anche dalla terra e dalla sua corrispondente energia: la forza di gravità.
Se fossimo solo circolari saremmo acqua ma per qualche motivo all’uomo è toccato un altro destino, colmo di privilegi, svantaggi, gioie, sofferenze.
La totale dimensione acque è presente in noi solo allo stato embrionale … se fossimo solo circolari saremmo chiusi in un mondo sempre uguale a se stesso.

L’acqua si muove prevalentemente in una dimensione orizzontale, ha legami elettromagnetici deboli, grazie alla terra si aprono invece infinite profondità, la terra ha il magnetismo, la gravità, una forza attrattiva che domina la realtà fenomenica. Fuori all’aria la velocità è maggiore, il movimento e il riflesso muscolare sono più diretti e potenti.
Uscendo dall’acqua ci siamo dovuti adattare a un differente tipo di energia: la forza gravitazionale che newton ha osservato, studiato e trasformato in legge fisica assoluta e dominante.
All’interno di una visione circolare e sferiforme è chiamato raggio il segmento che unisce il centro alla periferia. Nell’uomo è la nostra verticalità, l’asse che mantiene eretta e a piombo la struttura.
L’uomo ha messo l’attenzione più al raggio che alla circonferenza sperimentando nuovi tipi e modelli energetici.
Più il nostro sistema scheletrico-muscolare è privo di tensioni, meno subiamo il peso della gravità.
Maggiori tensioni si creano in noi più significa che per riequilibrarci dobbiamo tornare ai deboli legami dell’acqua.
Nell’alchimia il dio mercurio, che tiene in mano il caduceo, è un simbolo di cura e guarigione. Il caduceo è un bastone, una verga al quale sono attorcigliati due serpenti, in posizione spiraliforme, fronteggiandosi ma senza annullarsi a vicenda.

Il concetto base riguardo il modo di lavorare sulla colonna vertebrale in OB: invece di tentare di raddrizzare con la forza la schiena, si asseconda il movimento scorretto per ottenere dall’organismo una risposta riflessa nella direzione opposta cioè corretta. Questo è un modo di assecondare il disturbo e non di combatterlo.

Come vogliono tutte le tradizioni, l’uomo è sempre una sintesi, espressione di realtà contraddittorie ma integrate, essere vivente in bilico tra cielo e terra, mediatore tra spirito e materia, tra passato e futuro.

Il modello spiraliforme
Il nostro corpo, pur vivendo in un modo tecnologicamente avanzato, da un punto di vista biologico si muove come migliaia di anni fa, con movimenti spiraliformi.
Tanto blocchi articolari sono dovuti, molto probabilmente, a questa mancata adesione, soprattutto mentale e emozionale, al modello spiraliforme che il corpo ha impresso nella sua atavica memoria.
Nella realtà umana l’acqua entra in contatto con delle strutture solide, le pareti dei sistemi circolatorio e linfatico in grado di arginarla spiralizzandola.
Tanto più tentiamo di raddrizzare la nostra vita in senso lineare tanto l’acqua opporrà resistenza e richiamerà a un ordine arcaico. L’ordine arcaico è d’altra parte necessario alla vita. Se nel nostro corpo esistesse una corrente fluida, con precisi parametri di pressione e densità i nostri organi non potrebbero nemmeno funzionare. Abbiamo necessità di movimenti lenti e tridimensionali, non solo avanti e indietro, non solo su e giù, ma di un istintivo quanto complesso movimento di rotazione, flessione, estensione che, visto nell’insieme, è un movimento di spiralizzazione attorno a un punto.

Se siamo contratti, arrotolatati intorno a noi stessi è segno, forse, che stiamo cercando di arginare troppo, tenere con troppa forza il fluire debole dell’acqua.

L’uomo settenario
Ci sono 7 kata (forme) nel giudo per dimostrare i principi; 7 chakra nell’energia Kundalini. Non dobbiamo rimanere bloccati in un anello chiuso di pensiero, dove non vediamo spirali di apertura, che evolvono anche in avanti.

L’OB è suddivisa in 7 fasi. In realtà sono quattro tappe di apprendimento.
I tappa        fasi 1-4
II tappa      fase 5
III tappa     fase 6
IV tappa      fase 7

Fasi 1-4, vivere all’interno del ritmo, comprendere e sentire il corpo fisico
Fase 5, fluttuare come l’acqua, passando tra i vuoti, assecondare i movimenti, considerare il corpo emozionale
Fase 6, staccarsi dal corpo, esplorare lo spazio, danzare, riconoscere i tempi e i modi delle relazioni
Fase 7, percezione cosciente della realtà, creazione di nuovi modelli, libertà d’essere, un salto verso l’immaginazione, verso i simboli e gli archetipi viventi. Considerare il corpo mentale. Fede nell’invisibile.

Non solo esiste questa divisione in sette fasi ma si utilizzano sette diversi riflessi utili come stimoli che permettono al corpo di reagire, di vibrare, apprendere, ricordare!
Questi riflessi vengono insegnati progressivamente nelle sette fasi.
Sottolinea il dott. Pauls: “Devono essere capiti fino a un certo punto e quindi dimenticati mentre subentrano e svolgono miracoli automatici per portare l’OB all’evoluzione del concetto originale. Tutti i riflessi possono essere usati nelle fasi 4-7”.

I sette riflessi sono:
  1. Riflesso del rimbalzo
  2. Reazione a catena
  3. Azione continuata
  4. Riflesso del rimpianto
  5. Spazio fuori dal tempo in Cyni
  6. Sindrome di Volery
  7. Spazio tra le note
nella fase 4 si impara a utilizzare e ad applicare al corpo il Riflesso del rimbalzo
nella fase 5 viene mostrato come il corpo è sensibile energeticamente e reagisce ai seguenti riflessi: Riflesso della reazione a catena. Riflesso dell’azione continuata, Riflesso del rimpianto, Riflesso del rimbalzo
nella fase 6 si imparano i tre riflessi rimanenti: Sindrome di Volery, Spazio fuori dal tempo di Cyni e Spazio tra le note.

Queste tappe (1-4-5-6-7) possono rappresentare, in ordine, i quattro elementi della tradizione greca e alchemica: la terra, l’acqua, l’aria e il fuoco. Ognuno di questi elementi, oltre a simboleggiare una specifica qualità della materia, indica anche uno specifico stato della coscienza con relativa emissione di onde cerebrali corrispondenti.

Esisteno sette note, sette coliìori, sette gionri biblici della creazione ma forse non conosciamo o non crediamo più alla possibilità di ricreare l’uomo e l’universo in 7 gionri! Abbiamo forse dimenticato che ogni giorno può diventare un decisivo momento evolutivo per rinascere, per risistemare la propria salute, per rinnovarsi, per ricrearsi. “Ogni cura dell’anima è anch’essa ritmata sul settenari”.

Nella tradizione alchemica quattro sono gli elementi che costituiscono il corpo: aria, acqua, terra e fuoco più un quinto elemento, l’etere, che fa da ponte verso l’universo e sette sono i pianeti (quelli visibili dalla terra) che il discepolo deve incontrare per compiere il suo sviluppo come essere umano.

Saturno è la corporeità dell’uomo, la pietosità del mondo, e nel corpo è la milza e il diaframma, nel cervello il ventricolo della fredda, arida memoria.
Giove. È nell’uomo i polmoni e la ragione, l’aria del macrocosmo. È figlio di saturno.
Marte. È nell’uomo il coccige e la mandibola tesa, nel cervello la focosa fantasia, nel mondo l’ardore.
Venere. È nell’uomo il sesso e la gola nel cervello l’accomunarsi armonico, nel mondo l’ardore.
Mercurio. È nell’uomo la lingua e l’ombelico, ed è il contatto con la realtà attraverso i cinque sensi.
Luna. È il cuore venoso che ripara e lustra ogni carne, la bevanda che disseta e nutre.
Sole. È il cuore arterioso che infonde calore al corpo, ed è anche il pane che, ridotto dal calore del corpo, andrà ad alimentare l’intelletto solare, comune all’uomo e alla natura, dal Sole cosmico infuso pane e dal sole cardiaco riassorbito.

Ognuno di noi vive nell’alternanza tra il visibile e l’invisibile, tra materia e spirito, tra sogni e concreti impegni quotidiani, tra corpo e mente, attraverso movimenti spiraliformi, tra forma e dissoluzione della forma, tra infiniti processi di vita, morte e rinascita, tutti i giorni, tutti gli istanti.

Il grande messaggio delle sette fasi è quello di imparare a vivere nelle polarità e di conseguenza a superarle, a cavalcarle per arrivare a essere nel centro del vortice, nell’occhio del ciclone dove tutto è immobile e in pace.

Fase 1: quando il terapista e il paziente assieme concordano verbalmente sulla migliore posizione da assumere. I punti di tensione sono sempre tenuti per 90 secodni, per fare ciò che è richiesto da una mente scientifica che vuole sapere ciò che sta facendo. C’è uno scambio verbale su quali siano le sensazioni che il corpo prova. Tappa fondamentale, non tanto per fini diagnostici ma per cominciare a fare sì che il corpo si riattivi con tutta la sensibilità disponibile in quel momento.

Fase 2: si abbandona il rigoroso tempo scandito dall’orologio, ci si mette in relazione di ascolto, affiora l’istinto, si intravedono possibilità di intuire il tempo esatto in cui mantenere la posizione antalgica, la posizione cioè che può aiutare a ridurre fastidiose tensioni muscolari.
Cerchiamo ritmi e tempi più sensibili, non scanditi dal tempo meccanico dell’orologio. Il trattamento è sempre più umanizzato e umanizzante, è una fase che incomincia a contenere in sé tutti i germi delle future fasi, 3, 4, 5. Ma ogni fase successiva deve sempre contenere, e contiene in sé, gli elementi della precedente.

Fase 3: il coraggio aumenta, c’è voglia di sperimentare, allontanarsi dal rigore accademico è fare funzionare la mente creativa, la mente che sa, che conosce. Il movimento è sempre meno automatico, i tempi sono quelli dell’istinto e non della ragione, si affaccia alla coscienza la consapevolezza di un mondo interiore. Sembra già che parliamo di fasi più avanzate dell’OB, le fasi 6 e 7.

Fase 4: è il risultato della ricerca delle fasi precedenti, è una nuova partenza dove a un lavoro semplice e naturale viene aggiunta una dose di libertà, una ulteriore possibilità di cercare il movimento migliore, più riposante per il corpo, non seguendo rigide regole preordinate, ma secondo un sentire cosciente e responsabile.
L’allievo prima di operare in questa libertà deve imparare bene le fasi 1, 2, 3, apprendere i principi e le tecniche base esistenti. Le prime 3 fasi sono fasi di accompagnamento, momenti fondamentali nel caso ci troviamo all’interno di una relazione terapeutica, momenti importa menti anche quando si pratichi per se stessi. Si raccolgono sensazioni, si sperimentano varie possibilità.
La filofia dell’Ob afferma che dobbiamo fare in modo che la struttura articolare corporea recuperi quella capacità intima di rispondere a una disarmonia, una contrattura muscolare, per via riflessa.
Il principio di azione riflessa è universalmente conosciuto come meccanismo di “azione e reazione” o “causa-effetto”.

Più l’organismo è in crisi più le cure dovranno essere delicate. Il terapista chiude, cioè accorcia, il segmento muscolare e aspetta la risposta riflessa nei tempi e nei modi possibili, ma è arrotondare, chiudere il cerchio, raccogliere e infine comprimere leggermente per permettere un rilassamento totale del muscolo. La chiusura di cui si parla non è mai uno schiacciamento interessato.
La tensione viene vista come una specie di nodo, e lo sappiamo tutti, se vogliamo sciogliere un nodo posto al centro di un filo devo afferrare con riguardo i due capi e spingerli nella direzione dei nodi, e si sa, pèiù il nodo è ingarbugliato più si agirà con delicatezza e attenzione.
Nel corpo umano abbiamo il vantaggio che il nodo della persona è “materiale vivente”, quindi in grado, se opportunamente accompagnato, di sciogliersi da sé.
Qualsiasi posizione si propone deve essere sempre piacevole, comoda, indolore.
Il corpo rieduca a un ritmo e rilassamento muscolare che può diventare, col tempo, un meccanismo che viene trasmesso a tutti i livelli della nostra vita.
Come insegna il tao il ritmo è una delle chiavi per la salute e la fase 4 è l’applicazione di questa filosofia alla struttura fisica.
Il lavoro inizia dalla materia, dal corpo, questa da dell’OB una via pratica e non intellettuale, una via alchemica dove si lavora per ridare ritmo e respiro alla materia. Non è un caso che questa fase sia chiamata fase 4 perché il 4 è proprio, nell’antica alchimia, il numero, della materia, del mondo materiale.



Fonte: Gino Fioravanti, Ortho-Bionomy, l'arte semplice dell'armonia psicofisica
Ortho-Bionomy