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venerdì 28 ottobre 2011

Samhain (31 ottobre – 1 novembre)



Samhain, chiamato anche Samonio in italiano, è una festa di origine gaelica che si celebra il 31 ottobre e il 1 novembre.  

Il nome Samhain è in irlandese moderno, e deriva da una parola in irlandese antico, samain, samuin, o samfuin, che potrebbe significare "fine dell'estate"[1].

È anche una festività neopagana che si celebra negli stessi giorni, in particolare nel Celtismo e nella Wicca; secondo la Ruota dell'Anno, nell'emisfero australe Samhain si celebra tra il 30 aprile e il 1 maggio[2]/[3].

Le celebrazioni di Samhain, sia quelle religiose sia quelle folcloristiche, hanno origine da un'antica festività del paganesimo celtico, si suppone abbia influenzato anche la festa popolare di halloween e la festività cristiana di Ognissanti.

In irlandese moderno Samhain è il nome del mese di novembre[1].

Benché nel Calendario di Coligny, l'unica fonte archeologica che fa riferimento al computo del tempo presso i celti, l'unica festa chiaramente indicata sia Trinuxtion Samoni (Samonios), tradizionalmente si ritiene che dividessero l'anno in due parti: inverno detto "geimhredh" (il cui inizio era segnato dalla festa di Samhain) ed estate detta "samradh" (di cui l'inizio era segnato da Beltane).

I Celti erano influenzati principalmente dai cicli lunari e delle stelle che segnavano lo scorrere dell'anno agricolo che iniziava con Samhain (in novembre), alla fine dei raccolti, quando il terreno veniva preparato per l'inverno.
La vigilia di Samhain (in irlandese Oidhche Shamhna) era la festività principale del calendario celtico, probabilmente celebrata il 31 ottobre, rappresentava l'ultimo raccolto.

Oggi in Irlanda Oíche Shamhna indica la notte di Halloween. I falò hanno sempre avuto un ruolo importante in questa festa. Anche in epoca cristiana i villici usavano lanciare nel fuoco le ossa del bestiame macellato (il bestiame aveva un ruolo prominente nel mondo gaelico pre-cristiano). Una volta che i falò erano stati accesi, tutti gli altri fuochi venivano spenti ed ogni famiglia prendeva solennemente il nuovo fuoco dal falò.
Come molte feste celtiche, veniva celebrata a più livelli: dal punto di vista materiale era il tempo della raccolta e dell'immagazzinamento del cibo per i lunghi mesi invernali.
Essere soli in questa occasione significava esporre sé stessi ed il proprio spirito ai pericoli dei rigori invernali. Naturalmente, questo aspetto della festa ha perso in epoca moderna gran parte del suo significato, visto che oggi le carestie fortunatamente non costituiscono più un problema come presso le antiche società rurali.

Spiritualmente parlando, la festa era un momento di contemplazione. Per i Celti morire con onore, vivere nella memoria della tribù ed essere ricordati nella grande festa che si sarebbe svolta la vigilia di Samhain era una cosa molto importante (in Irlanda questa sarebbe stata Fleadh nan Mairbh, "Festa dei Morti").

Questo era il periodo più magico dell'anno: il giorno che non esisteva. Durante la notte il grande scudo di Skathach veniva abbassato, eliminando le barriere fra i mondi e permettendo alle forze del caos di invadere i reami dell'ordine ed al mondo dei morti di entrare in contatto con quello dei vivi. I morti avrebbero potuto ritornare nei luoghi che frequentavano mentre erano in vita, e celebrazioni gioiose erano tenute in loro onore. Da questo punto di vista le tribù erano un tutt'uno col loro passato ed il loro futuro. Questo aspetto della festa non fu mai eliminato pienamente, nemmeno con l'avvento del Cristianesimo.

Samhain fa parte dei momenti dell'anno che segnano tangibilmente il ritmo solare - lunare - agricolo ed è una festa di distruzione e ricostruzione del tempo cosmico, per cui chi non vi partecipa rischia di essere distrutto poiché è escluso dal tempo. A questo proposito in un testo ogamico  sta scritto che “chi non veniva ad Emain in occasione della notte di Samhain perdeva la sua ragione. Si provvedeva ad alzare il tumulo, la sua tomba e la sua pietra tombale nella mattina seguente “ (“Ogam”, XI, 61). L'autorità reale è sospesa, il re subisce la morte rituale, è annegato in una botte di vino e la sua casa viene incendiata (“Ogam” , VII, 38)[4].

Samhain è una festa mitico-rituale che presenta evidenti aspetti di culto orgiastico, di rottura delle norme tradizionali e di riti di propiziazione e fecondazione. A quest'ultimo proposito antichi testi gaelici irlandesi parlano di sacrifici di primogeniti di animali (è dubbio che venissero eseguiti anche sacrifici umani), offerti all'idolo Cromm Cruaich (“Testa del Tumulo”). Tale uso crudele sarebbe stato abolito da San Patrizio ("Dindshenchas di Mag Slecht "; Vita Triplice, I, 90-91)[4].

Infine, dal punto di vista dell'ordine cosmico, il sorgere delle Pleiadi, le stelle dell'inverno, segna la supremazia della notte sul giorno. In alcune parti della Bretagna occidentale, si usa cucinare le kornigou, torte a forma di corna di cervo, a simboleggiare il Dio cornuto che perde le corna prima di ritornare nel suo regno nell'Aldilà.

La festa in Italia

Quando i Romani entrarono in contatto coi Celti, identificarono Samhain con la loro festa dei morti (Lemuria) che era però celebrata nei giorni 9, 11, e 13 maggio. Con la cristianizzazione venne istituita la festa di Ognissanti, in onore dei primi martiri cristiani (1 novembre), mentre il 2 novembre si celebra il Giorno dei morti.  
Attualmente nei paesi di cultura anglosassone si celebra invece la festa di Halloween.


Fonte: it.wikipedia.org/wiki/Samhain

 

Praticamente con il passare del tempo, gli spiriti dei celti, un tempo selvaggi e potenti, divennero per i cristiani, diabolici e malvagi. La chiesa affermava che questi esseri erano una manifestazione del diavolo, e conducevano l’uomo verso l’adorazione di falsi idoli. Così, durante Halloween, apparvero rappresentazioni di fantasmi, scheletri, diavoli, streghe … per celebrare il party di tutti gli esseri soprannaturali.


Perché la zucca ad Halloween: Jack  O’ Lantern, è una leggenda irlandese, che parla di un fabbro ubriacone e giocatore d'azzardo chiamato Stingy Jack. Nella notte di Holleween incontra il diavolo in un pub, e sta per cadere nelle sue mani, così gli offre la sua anima in cambio di un’ultima bevuta. A quel punto, il diavolo si trasformò nella moneta per pagare l’ultimo drink, ma Jack se lo mise velocemente in tasca dove teneva una croce d’argento. E così il diavolo era in trappola. Jack liberò il diavolo in cambio di altri dieci anni di vita, trascorsi i quali il diavolo tornò da Jack per riscuotere la sua anima. Jack gli chiese un ultimo piacere, prima di consegnarsi a lui, ossia se poteva prendergli una mela su un albero. Il diavolo non vedendo nessun pericolo in ciò, sogghignò e salì rapidamente sull’albero, ma a quel punto, Jack incise una croce sulla corteccia e lo imprigionò nuovamente, proponendo al diavolo di liberarlo solo se non fosse mai più tornato a prenderlo. Il diavolo accettò, e quando, anni dopo Jack morì, andò all’inferno per le sue colpe, ma il diavolo gli impedì l’ingresso per vendetta. Gli diede però un tizzone ardente per illuminare il suo cammino. Jack mise il tizzone in una rapa svuotata per non farlo consumare, e vagò per l’oscurità. Ogni notte di Halloween, quando il portale con l’oltretomba si apre, Jack torna a passeggiare con la sua lanterna, e quando gli irlandesi emigrarono in America trovarono le zucche che si adattavamo meglio delle rape ad essere intagliate. Da qui nasce la tradizione zucca ad Halloween o Jack O’ Lantern.




[1] Samhain and the Celtic Origins of Halloween in Rogers, op. cit., pp. 11–21
[2] Danaher, op. cit., pp. 190-232
[3] Starhawk, op. cit., pp. 193-196
[4] Enciclopedia delle religioni, Vallecchi, vol.1, p. 1723-1724
[5] Adler, Margot (1979, edizione rivisitata nel 2006) Drawing Down the Moon: Witches, Druids, Goddess-Worshippers, and Other Pagans in America Today. Boston, Beacon Press ISBN 0-8070-3237-9. pp.3, 243-299
[6] McColman, Carl (2003) Complete Idiot's Guide to Celtic Wisdom. Alpha Press ISBN 0-02-864417-4. pp.12, 51



Sahmain
Nella ruota celtica Samhain è il transito tra la fine e l’inizio.
Termina la stagione della semina e comincia quella della vita sotterranea del seme. È l’ultimo raccolto che ci sosterrà durante il freddo inverno. Ci si prepara, nell’oscurità interiore, nella quiete, nell’ascolto. È la tenebra dell’inizio, il silenzio da cui salirà il primo nuovo tremito.
Samhain è una delle due notti degli spiriti (l’altra è Beltaine). Apre il portale fra le due dimensioni temporali delle esistenze: Vita e Morte. Ecate è la regina di questo passaggio.
In questo momento, quando il velo fra i due mondi è sottile, la comunicazione tra vivi e morti è più facile. Si possono avere visioni, fare auspici o divinazioni.
I celtici pensavano che le porte del annwn[1] (regno degli spiriti) e sidhe[2] (regno delle fate) fossero aperte. Così sia gli spiriti che le fate invitavano i mortali sulla collina delle delizie. Si banchettava minimo tre giorni fino a sei settimane, con cibo, vino, birra, idromele, fra riunioni, profezie, battaglie, sacrifici, rituali, magie in onore di Dagda (dio della fertilità) e di Morrighan (dea della morte).
Ma probabilmente il clima non era propizio per nessuna festa all’aperto, inoltre gli spiriti tornavano sulla terra e nessuno osava avventurarsi fuori casa. Non c’era dunque nessuna festa e solo i druidi si riunivano nelle radure o fra i megaliti sparsi lungo i ley, le linee in cui scorreva l’energia terrestre, e lì celebravano l’inizio del nuovo anno. In questo tempo si celebrava la fine dell’anno celtico, ed ogni fuoco era spento e riacceso solo il giorno successivo. Solo a Beltain il villaggio si sarebbe riunito.
La tradizione popolare riferisce che nella notte di Samhain si praticavano riti divinatori su previsioni di matrimoni, del tempo e della fortuna per il nuovo anno.
Non esistono testimonianze che affermano se Samhain fosse solo un periodo dell’anno o una divinità. 
Per noi è il tempo dell’interiorità, perfetto momento di introspezione, che ci accompagnerà sino a Yule (21 dicembre). L’oscurità comincia, le foglie cadono e i giorni si accorciano, gli animali si preparano al letargo. Così anche noi dovremmo rallentare, ritirandoci più verso l’interno. Diamo attenzione ai minuscoli mutamenti fisici, all’adattamento del corpo al freddo, è il tempo dello spirito, della riflessione, per scoprirci, per meditare, per divinare.
È il tempo della morte che incarna la fine e un nuovo inizio, abbandoniamo (lasciamo andare, lasciamo morire) le cose o le situazioni che non amiamo, le cattive abitudini …

Possiamo scrivere su dei pezzi di carta ciò che vogliamo abbandonare e poi bruciarli, senza negazioni ma come un processo naturale, ossia la questione è nata, ha fatto il suo corso ed ora è terminata. E dalle ceneri nascerà poi la nuova fenice.
"Accendiamo zucche" o candele, bruciamo incensi per celebrare Samhain, questo momento non deve essere triste solo perché è rivolto all’interno.

Raccontiamo fiabe e leggende, brindiamo alla riscoperta di noi, perché come scrive Tolle nel suo libro Il potere è Adesso: “Ciò che percepite come struttura fisica densa chiamata corpo, che è soggetta a malattia, vecchiaia e morte, non è in definitiva reale, non è voi. È un’errata percezione della vostra realtà essenziale che è al di là di nascita e morte ed è dovuta alle limitazioni della vostra mente, che avendo perduto il contatto con l’Essere crea il corpo come prova della sua credenza illusoria nella separazione e allo scopo di giustificare il suo stato di paura.
Non rivolgete la vostra attenzione altrove nella vostra ricerca della verità, perché questa non si trova in altro luogo che nel vostro corpo. Non combattete contro il corpo, perché così facendo combattete contro la vostra realtà. Voi siete il vostro corpo. Il corpo che potete vedere e toccare è solo un sottile velo illusorio. Al di sotto vi è il corpo interiore invisibile, la porta che conduce all’Essere. Attraverso il corpo interiore voi siete inseparabilmente connessi a questa Unica Vita non manifesta, priva di nascite e morte, eternamente presente”.



[1] Wikipedia: Dal medio gallese Annwfyn (dizione utilizzata nei manoscritti medioevali, talvolta riportata in modo impreciso come Annwyfn o Annwyn) per mondo sotterraneo. È l’oltretomba nella mitologia gallese, governato da Arawn, divinità celtica in origine legata alla caccia e alle stagioni.
Si è sempre pensato che il nome derivasse da An-dubnion, termine della lingua proto-celtica con la connotazione semantica di estremamente profondo (Sims-Williams 1990). Tuttavia, dopo il ritrovamento di una forma antumnos su un'antica tavoletta di maledizione in Gallico, si pensa che il termine originale possa essere stato *ande-dubnos (*andubnos in bretone), parola comune gallo-brittonica che significava letteralmente "altro mondo" (Lambert 2003). La dizione in gallese moderno è Annwn o Annwfn, pronunciata come/annʊn/.
[2] Wikipedia/Senza fonte: è il regno ultraterreno del popolo fatato delle leggende celtiche. Si tratta di una felice immortalità; significa "pace", ma anche "collina fatata".
Il Sidhe è anche l’oltretombao celtico, un mondo parallelo felice che può essere interpretato sia come mondo invisibile abitato dal "Buon Popolo" o "Piccolo Popolo", come spesso è chiamato (folletti, fate, elfi, gnomi ...), o più semplicemente come l’immagine evocativa del mondo spirituale.

martedì 25 ottobre 2011

Verso una maggiore consapevolezza dell’orrore della vivisezione: sosteniamo gli emendamenti che salverebbero migliaia di animali



È stata in discussione presso la Commissione Affari sociali della Camera dei deputati la legge-delega che dovrà fornire i princìpi a cui successivamente il Governo italiano dovrà attenersi nel recepimento di molte direttive europee tra cui la Direttiva 2010/63/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 22 settembre 2010 sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici.
Con tale recepimento si darà vita a un nuovo Decreto Legislativo in materia di sperimentazione animale che sostituirà l'attuale D.Lgs. 116/1992.

Subito dopo l'approvazione della direttiva europea, OIPA e MEDICI INTERNAZIONALI-LIMAV (Lega Internazionale Medici per l'Abolizione della Vivisezione) hanno lanciato una petizione (http://www.oipa.org/public/vivisezione/petizione.php) diretta al Parlamento italiano affinchè venisse approvata una normativa sulla sperimentazione animale che imponendo alcune restrizioni e divieti inderogabili, come ad esempio il divieto di utilizzo di animali prelevati allo stato selvatico e di animali randagi (quest’ultimo già previsto dall’attuale normativa italiana) a differenza di molti altri paesi europei.
La direttiva europea infatti lascia la possibilità ai singoli Stati membri di approvare misure nazionali più restrittive intese ad assicurare una protezione più estesa degli animali che rientrano nell’ambito di applicazione della direttiva stessa.
È stato dunque introdotto un emendamento alla bozza di legge-delega al Governo italiano (l'art. 3 bis) che prevedrebbe alcuni punti positivi a tutela degli animali (per OIPA l'unica legge davvero positiva per gli animali sarebbe quella che vietasse in toto la vivisezione) e cioè:

  • garantire l'implementazione di metodi alternativi all'uso di animali a fini scientifici, destinando all'uopo congrui finanziamenti;
  • vietare l'allevamento di primati, cani e gatti destinati alla sperimentazione su tutto il territorio nazionale;
  • vietare l'utilizzo di animali negli ambiti sperimentali di esercitazioni didattiche, ad eccezione dell'alta formazione dei medici e dei veterinari (tutta da definire questa, ndr), ed esperimenti bellici;
  • vietare gli esperimenti che non prevedono anestesia o analgesia, qualora provochino dolore all'animale (chi definirà se un esperimento sarà doloroso?, ndr);
  • predisporre una banca dati telematica per la raccolta di tutti i dati relativi all'utilizzo degli animali in progetti per fini scientifici o tecnologici e dei metodi alternativi;
  • definire un quadro sanzionatorio appropriato in modo da risultare effettivo, proporzionato e dissuasivo

L’OIPA desidera ringraziare i deputati firmatari del presente emendamento per il lavoro svolto in quanto aderisce allo spirito della petizione OIPA, va in direzione di un miglioramento della legge - prevedendo tra l’altro la chiusura di realtà come quella di Green Hill – oltre a incentivare l’utilizzo dei metodi di ricerca che non prevedono l’uso di animali. Ricordiamo che nell'Unione europea i dati ufficiali parlano di circa 12 milioni di animali impiegati in pratiche di vivisezione ogni anno e di circa 1 milione in Italia.
Ora tale bozza dovrà essere all'analisi della Commissione politiche comunitarie in seguito dall’Aula di Montecitorio e infine dal Senato. Ci auguriamo non vengano stravolti i princìpi positivi introdotti.
Per sostenere l’approvazione invitiamo quindi a continuare a sottoscrivere la petizione per una modifica della legge sulla vivisezione:
http://www.oipa.org/italia/vivisezione/modificalegge.html

e l’appello di protesta contro Green Hill indirizzato al Ministero della Salute:
http://www.oipa.org/italia/vivisezione/appelli/greenhill.html


Leggi la notizia alla pagina:




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OIPA Italia Onlus
Organizzazione Internazionale Protezione Animali
ONG affiliata al Dipartimento della Pubblica Informazione dell'ONU
Associazione riconosciuta dal Ministero dell’Ambiente
(DM del 1/8/2007 pubblicato sulla G.U. n. 196 del 24/8/2007)
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sabato 22 ottobre 2011

Dall'Ordine al Disordine - Morin

Da Keplero a Newton e Laplace, viene stabilito che tutte le stelle obbediscono a una legge inesorabile.
La legge eterna che regola la caduta delle mele ha sostituito la legge dell’Eterno che, per una mela, fece cadere Adamo.
L’ordine sovrano delle Leggi della natura è assoluto e immutabile. Il disordine ne è escluso. Ma un DEMONE (Laplace) in grado di osservare tutto l’universo a un istante dato e conoscendo le leggi, sarebbe in grado di ricostruire gli avvenimenti passati e predirne i futuri.

La vera Realtà è:
·         ORDINE FISICO Legge di Natura
·         ORDINE BIOLOGICO Legge della Specie
·         ORDINE SOCIALE Legge della Città

Però la società degli uomini si trasforma. Dopo il 1789 Rivoluzione significa non più ripresa dello stesso processo ma ROTTURA e CAMBIAMENTO. La vita non è fissa ma dipende dall’evoluzione.
Nel XIX secolo si crea una piccola sacca di disordine nel cuore dell’ordine. Esso rosicchia il motore invariante della fisica: l’energia.

Il primo principio della termodinamica (detto anche legge di conservazione dell’energia):
  • identificava nell’energia un’entità indistruttibile, dotata di un potere di trasformazione polimorfo (energia meccanica, elettrica, chimica …).
Questo principio offre dunque all’universo fisico una garanzia di autosufficienza e di eternità per tutti i suoi movimenti e i suoi lavori.

Il secondo principio, accennato da Carnot (1824) e formulato da Clausius (1850), introduce l’idea non di perdita (il che contraddirebbe il primo principio) ma di degenerazione dell’energia:
  • tutte le energie si trasformano l’una nell’altra
  • l’energia che nasce dal calore non può riconvertirsi completamente e perde una parte di capacità di svolgere un lavoro
  • ogni trasformazione, ogni lavoro emanano calore e quindi contribuiscono a tale degradazione
Certo Carnot osservò i motori termici (sistemi chiusi votati all’entropia) mentre gli esseri umani sono sistemi aperti.
Clausius chiama questa incapacità di trasformarsi e di svolgere un lavoro (propria del calore) ENTROPIA.

Boltzmann (1871) = il calore è l’energia dei movimenti disordinati delle molecole, più aumenta il calore più aumenta l’agitazione e quindi accelerano questi movimenti disordinati. Più il calore comporta movimenti disordinati più si ha degradazione della capacità di svolgere il lavoro (entropia).
Più cresce l’entropia più cresce il disordine interno.
Il secondo principio si pone così anche in termini di ordine e disordine, di organizzazione e disorganizzazione. Poiché l’ordine di un sistema dipende dall’organizzazione che dispone in un tutto elementi diversi (eterogenei).

L’entropia è dunque una nozione che significa nel contempo:
  • degradazione dell’energia (disordine molecolare, omogeneizzazione macroscopica)
  • degradazione dell’ordine (equilibrio termico, impossibilità di trasformazione e lavoro)
  • degradazione dell’organizzazione

Il secondo principio fomenterebbe dunque un attentato all’ordine cosmico.
Il virus del disordine si espanse con la nozione di QUANTO D’ENERGIA di Max Planck.
La particella perde la sua identità, si sconnette, divisa fra lo status di corpuscolo e lo status di onda.
Certo l’atomo rimane un’entità organizzata.
Il disordine permane nei bassifondi del microcosmo. È un disordine costitutivo, che fa parte necessariamente della physis, di ogni essere fisico, è un disordine che, invece di degradare, fa esistere.
L’ordine assoluto ed eterno continua a reggere l’universo regolato.

Ma dagli anni ’20 questo universo si DILATA – si DISPERDE – negli anni ’60 si riempie di crepe – si SFASCIA e cade a pezzi.
  • 1923 (si scoprono altre galassie) – 1963 (quasar) – 1968 (pulsar) – poi i buchi neri.
La grande rivoluzione è che la sua ESTENSIONE corrisponde ad una ESPANSIONE la quale è di DISPERSIONE che forse ha origine da un’ESPLOSIONE.
  • 1965 si capta una radiazione isotropa che raggiunge tutte le direzioni dell’universo.
Dal 1923 ad oggi ci presentano un universo la cui espansione è frutto di una CASTROFE PRIMIGENIA che tende ad una dispersione infinita.
Il nuovo sviluppo della termodinamica (di cui l’iniziatore è Prigogine) ci mostra che è possibile complementarietà fra disordine e organizzazione.

DEVIANZA – PERTURBAZIONE – DISSIPAZIONE possono generare una “STRUTTURA” ossia organizzazione e ordine insieme.
Su questo piano materiale viviamo in una condizione di dualità e ordine e disordine divengono sintropia e entropia.

SINTROPIA (ordine) = Intelligenza creativa, come le proteine, il DNA, le reti neurali, la sincronicità.
Ordine, coerenza, bellezza, armonia, cooperazione …
Può essere la misura della conoscenza e dell’intelligenza.
Sun = insieme, e tropos = direzione stessa direzione

ENTROPIA (caos) = Intelligenza distruttiva, grado di disordine che rende incerta l’evoluzione.
Disordine, incoerenza, casualità, inconsapevolezza, rottura squilibrio.
È il rumore, se lo elimino ne ricavo informazioni e riduco l’incertezza.
Può essere la misura dell’ignoranza.

Fino ad oggi la scienza ha interpretato i fenomeni come processi meccanici, dove primeggia caos e casualità, rifacendosi alla seconda legge della termodinamica o legge di entropia (ogni sistema tende nel tempo, a uno stato di maggiore disordine, esempio le montagne che vengono lentamente consumate dal vento e divengono sabbia).

Mentre l’intero universo, dal punto di vista fisico in accordo con la legge di entropia, tende alla “morte termica” ossia a un progetto di raffreddamento e disordine, sincronicamente, dal punto di vista cibernetico, esso continua a vivere organizzandosi ed evolvendo.

Dall’inizio della creazione e in particolar modo dell’evoluzione della vita sulla terra, la “materia” mostra una costante tendenza all’ordine e all’organizzazione. Lo vediamo nella progressiva unificazione e organizzazione della vita in strutture sempre più complesse.

A partire dal 1945, Ilya Prigogine, si occupa delle cosiddette strutture dissipative[1] (in condizioni lontano dall'equilibrio si genera ordine e si formano nuove strutture. Illustrano un possibile meccanismo per la creazione di ordine a partire dal disordine, come si osserva in molti fenomeni biologici; per tanto evolvono solo in presenza di disequilibrio/caos, risultano dall’amplificazione che privilegia una parte del sistema a detrimento di altre, poiché l’equilibrio non è la norma di un’ evoluzione).                     

Il big bang elude la trasformazione riducendo l’origine all’esplosione termica. Occorre superare il big bang in una nozione teorica = CATASTROFE (Thom: in senso sia fisico che geo-climatico, come cambiamento/rottura. DISINTEGRAZIONE e GENESI).
La catastrofe comprende in sé l’idea di disordine e di genesi, perché la rottura e la disintegrazione di una vecchia forma sono allo stesso tempo il processo costitutivo della nuova.

L’evoluzione non può essere un’idea semplice, ma deve essere contemporaneamente degradazione e costruzione, ordine e disordine, dispersione e concentrazione È disintegrandosi che il cosmo si organizza.

Dopo la catastrofe, disordine e ordine nascono quasi insieme. Il disordine non è solo dispersione ma è anche azione ovunque.
Il divenire cosmico è catena di EVENTI-ACCIDENTI-ROTTURE-MORFOGENESI.
Il fuoco diventa genesico (catastrofe termica) e generatore di ordine e organizzazione. L’universo nasce dal calore e porta in sé disordine, agitazione, turbolenza, dispersione …
Così il calore regna da padrone nell’universo, tanto più che esso accompagna ogni lavoro, ogni trasformazione.
L’universo di fuoco, sostituendosi al vecchio universo di ghiaccio, fa soffiare il vento della follia nella razionalità classica, che connetteva in sé le idee di semplicità, di funzionalità e di economia. Il calore comporta sempre agitazione, dispersione cioè perdita, spesa, dilapidazione, emorragia.

Il pensiero greco classico opponeva logicamente Hybris, il folle travalicare oltre i limiti, a Dike, la legge e l’equilibrio.
Noi siamo eredi di questo pensiero dissociante. Il caos è la disintegrazione organizzatrice.
Physis, cosmo, caos non possono essere dissociati. Sono sempre compresenti gli uni in rapporto agli altri.
L’universo ereditato dalla scienza classica aveva un centro. Il nuovo universo è acentrico, policentrico.
La semplicità ci ingiunge di scegliere uno dei due sistemi di riferimento: ordine/organizzazione o disordine. Ma la complessità non ci dimostra forse che, soprattutto, non bisogna scegliere?
La scismogenesi (devianza) e la morfogenesi (costituzione di un nucleo organizzativo) sono connesse e possono coesistere.

Einstein: “Ogni cosa dovrebbe essere fatta nel modo più semplice possibile, ma non essere semplificata

Fonte: Il Metodo vol. 1 - Edgar Morin

[1] Per struttura dissipativa si intende un sistema termodinamicamente aperto che lavora in uno stato lontano dall'equilibrio termodinamico scambiando con l'ambiente energia, materia e/o entropia. Hanno la capacità di “dissipare la loro entropia” nell’ambiente. In questo modo la quantità globale di entropia effettivamente cresce, rispettando alla fine la seconda legge della termodinamica. In compenso, questi sistemi mantengono il loro ordine, e addirittura lo accrescono, a spese, entropicamente parlando, del loro ambiente, e perché ciò accada i sistemi aperti devono possedere qualità come la flessibilità, la fluidità e la capacità di adattarsi alle fluttuazioni dell’ambiente.

mercoledì 19 ottobre 2011

Tao - Il Vuoto della matrice universale

Fisica quantistica: viviamo in una realtà materiale (solida, liquida, gassosa), ma questa realtà è composta di vuoto e onde di energia. Gli atomi sono in gran parte composti da vuoto.
Il vuoto quantico non è uno spazio nullo, ma uno stato di pieno potenziale, come se nel vuoto esistesse tutta l’energia allo stato latente → “Il Tao è un vuoto che l’azione non può colmare, è di profondità abissale, è l’origine di tutte le cose” (LÜ TSU).

Per vuoto sub-quantico, Ervin Laszlo, intende che il vuoto sarebbe una vera e propria dimensione, dalla quale emergono e ritornano i quanti.
Forse il vuoto è la struttura che connette ogni particella ed essere vivente all’intero universo, di cui parlava Bateson.
È la matrice di coscienza universale.
Laszlo evidenzia come il concetto di Akasha abbia queste caratteristiche (ossia campo di memoria universale).
Se nel primo principio della termodinamica si parlava di conservazione di energia (energia come un'entità indistruttibile, dotata di un potere di trasformazione polimorfo, energia meccanica, elettrica, chimica ...) qui si può parlare di conservazione di informazioni.  

La psicologia occidentale considera molto di più gli oggetti mentali (pensieri e idee), che il vuoto cosciente in cui questi oggetti sono e si muovono.

Coerenza = realizzazione della oneness (Unità). Ognuno di noi vede il mondo in una certa maniera, a seconda della sua osservazione, ma non per questo il mondo si è disgregato, l’origine è UNA.
La vita è un delicato equilibrio tra coerenza e incoerenza, quindi tra il l’UNO e le singole parti.

Come spesso si è detto il Tutto è più della somma delle parti, ma è anche meno della somma delle parti (perché vengono limitate alcune delle potenzialità delle singole parti che scompaiono nel sistema).
Se connettiamo le due frasi, come dice Morin, avremo: il tutto è più, meno, diverso della somma delle parti, le parti sono meno, più, diverse da ciò che erano o che sarebbero singolarmente.

Ologramma: la parte nel tutto, il tutto nella parte.
Due fasci laser, uno puro e uno modificato dal contatto con l’oggetto. L’ologramma contiene l’intera immagine in ogni suo punto: se la spezziamo in tanti pezzi, ogni pezzo conterrà l’immagine. Si perdono i particolari ma l’oggetto apparirà.
Il paradigma olografico è alla base dell’olismo e dell’ordine di Bohm, ove tutto è connesso. Dai pianeti all’atomo.
Così diveniamo un’unità olografica che contiene in sé la matrix informativa del sistema → Come in alto così in basso.

Planck scoprì che l’energia del calore radiante (quella del termosifone) non viene emessa in un flusso continuo, bensì in piccole unità, i quanta. Il quantum, è  considerato una vera e propria particella.

Tutte le particelle possono trasmutarsi in altre particelle. Oppure possono formarsi a partire dall’energia e scomparire nell’energia.
I fisici hanno scoperto che le particelle possono essere contemporaneamente onde, non fisiche ma di probabilità di interconnessioni.
Se vediamo l’universo come una struttura che connette (energeticamente), scompare l’idea di parte e di separazione, e si ritorna all’UNO.

Tutta la materia esiste in virtù di una forza. Dietro questa forza, dobbiamo presumere l’esistenza di una mente conscia e intelligente. Questa mente è la matrix di tutta la materia” (Max Plank).

Pribram raccolse prove dimostrative su come la struttura cerebrale sia olografica. E alcune ricerche dimostrarono che il cervello struttura i cinque sensi olograficamente. Le informazioni sono ripartite in tutto il sistema così che ogni frammento da informazioni relative all’intero.

Teorema di Bell (1964) = le particelle subatomiche sono connesse trascendendo spazio e tempo, qualsiasi cosa avviene ad una particella influisce sulle altre.
La teoria della relatività stabiliva che è impossibile per una particella viaggiare ad una velocità superiore a quella della luce, ma il teorema di Bell, conferma che le particelle superano la velocità della luce; così si va oltre la dualità onda/particella.
Bell dice che il mondo è pieno di influenze non localizzate, perché la realtà è non localizzata.
C’è dunque una forma di comunicazione istantanea tra le due particelle tale che, modificando lo spin di una, muta istantaneamente lo spin dell’altra. Istantanea in termini fisici significa velocità superiore alla luce.
Com’è possibile che una particella alteri lo stato dell’altra quando una comunicazione tra le due è impossibile? Il punto è che se alcune particelle subatomiche sono state insieme, esse conservano un’affinità permanente che sembra in qualche modo trascendere le limitazioni fisiche.

Secondo la teoria non localizzata, l’universo, la materia, non vengono prima dell’esperienza (a-priori), ma sono creati dall’intervento umano che, facendo una scelta, esclude tutti gli altri universi paralleli possibili e ne fa accadere uno tra i possibili.
Non esiste una malattia a priori, la malattia dipende dal tipo di possibilità che creeremo.

Una mente non localizzata è una mente che è collegata a tutto: momenti, luoghi e persone.
In un mondo non localizzato alcuni mutamenti sono istantanei, anche prima che qualcosa avvenga. Così se l’informazione è avvenuta prima ancora di essere conosciuta dal mittente, il ricevente conosce nel presente il futuro, e le menti del ricevente e del mittente non sono separate ma una sola.

La meccanica quantistica si distingue da quella classica perché si limita a esprimere probabilità circa un risultato.
Rinuncia così al determinismo assoluto e apre all’incertezza e all’indeterminazione, come parti intrinseche e ineliminabili del mondo subatomico.

Legato a questo concetto il principio di indeterminazione di Heisenberg (1927): non si può osservare un oggetto quantistico (posizione e movimento) perché l’osservatore modifica l’oggetto. E non si potrà attribuire alla particella un valore preciso a posizione e movimento nello stesso istante.

Vicino al teorema di Bell è il fisico Hanry Margenau con il modello della “mente universale”, ed anche la teoria dellamente una” di Erwin Schrödinger.

Schrödinger immaginò una scatola contenente un gatto e una sorgente radioattiva. Se il materiale radioattivo decadrà, ucciderà il gatto; d’altra parte, il decadimento radioattivo è un fenomeno casuale, c’è il 50% di probabilità che il gatto muoia e il 50% che sopravviva. Il solo modo in cui lo sperimentatore può conoscere cosa è accaduto è quello di aprire la scatola e di guardare se il gatto è vivo o morto. 
Fino al momento dell’osservazione l’atomo/gatto resta sia vivo che morto fino a che non si apre la scatola, ossia non si compie l’osservazione; o, per esprimersi più tecnicamente, lo sperimentatore farà “collassare la funzione d’onda”.
Così una particella possiede la capacità di collocarsi in diverse posizioni contemporaneamente, e anche di avere quantità di energia diverse al medesimo istante.
Per tanto le particelle subatomiche sono “delocalizate”, per cui, fra un esperimento e l’altro, è come se stessero in più luoghi contemporaneamente.

Ipotesi Everett-Wheeler comporta che tutti i possibili esisti di un processo (gatto vivo o morto) si verifichino effettivamente da qualche parte. Nel nostro universo verrà osservato solo un risultato (es. gatto vivo) ma in un universo parallelo, sarà registrato l’opposto.
Ciò indicherebbe che ogni volta che accade una cosa, esistono almeno due alternative, che si verificano in universi paralleli separati, e sono osservate da osservatori che non potranno mai incontrarsi.
Per di più il numero dei “futuri” possibili è in continuo aumento, avvicinandosi a un’infinità di possibili esiti.
Per Wheeler l’osservatore diventa partecipante, è un universo partecipatorio.

Per tentare di spiegare la psicocinesi o alcuni tipi di telepatia, il fisico americano, Eugene Wigner sostiene che la coscienza umana, attraverso il subconscio possa manipolare l’universo a livello elementare.  La coscienza umana, può trascendere spazio e tempo. Tutto questo può essere confermato dal teorema di Bell.

Godel. La fisica non consiste di eventi; consiste di osservazioni, e fra l’evento e l’osservatore deve passare un segnale (es. raggio di luce) che non può essere eliminato dall’osservatore.
Evento, segnale e osservatore: è questa la relazione che Einstein vide come l’unità fondamentale nella fisica: “Un essere umano fa parte della totalità che noi chiamiamo “universo”, è una parte limitata nello spazio e nel tempo. Egli percepisce i suoi pensieri e sentimenti come qualcosa di separato dal resto: una sorta di illusione ottica della sua coscienza. Questa illusione è per noi una specie di prigione e ci limita nelle nostre decisioni personali e nell’affetto per le persone che ci sono vicine. Il nostro compito deve essere quello di liberarci da questa prigione allargando la portata della nostra affettività fino ad abbracciare tutti gli esseri viventi e l’intera natura nella sua bellezza”.
Così sorgono nuovi concetti di passato, presente e futuro: e cade il concetto di morte come fine di tutto.

Einstein: “per noi fisici credenti la distinzione fra passato, presente e futuro è solo un’illusione, anche se dura a morire. È facile trovare conferma della natura della mente non localizzata, affine all’anima, fra poeti, mistici e filosofi ...

Perché noi condividiamo una visione coerente del mondo?
Margenau: “dopo che introiettiamo stimoli, alla fine, essi vengono trascritti in una realtà fisica, uguale per tutti. Ricordando che la materia è una costruzione della mente si implica l’universalità della mente stessa.
Se come dice la neuroscienza, noi non conosciamo nulla se non attraverso i nostri sensi, perché allora non c’è un mondo diverso per ogni cervello?
Ogni cervello ha una visione diversa del mondo, eppure le nostre visioni del mondo sono molto coerenti. Non perché i nostri cervelli sono simili, ma perché le nostre menti sono una

Ipotesi di causazione formativa di Sheldrake = vi è una coscienza collettiva, che trascende lo spazio/tempo e non è limitata agli esseri umani.
Le forme e il comportamento di tutti i sistemi, sono guidati e plasmati da campi morfogeni (morphe = forma e genesis = messa in essere). I campi morofogeni di ogni sistema influenzano i sistemi successivi mediante un processo chiamato risonanza morfica.
Non tutto è presente nel cervello, né nel DNA.
Il DNA ci aiuta a capire l’RNA che codifica le proteine, ma ciò non da potere al DNA bensì ai campi morfogeni, che sotto la direzione del DNA controllano la forma assunta dagli embrioni.
Per Sheldrake le leggi governanti le forme sono in continua trasformazione, poiché i campi morfogeni sono sempre esposti a modificazione.
La sua ipotesi è pertinente alla concezione di mente non localizzata. Egli suggerisce che la mente umana non sia localizzata nello spazio/tempo, e neppure nel presente, ma che sia immortale e non energetica. La mente non è il cervello, ne è prodotta da esso, anche se può agire tramite esso.
L'ipotesi di Sheldrake rinforza l'idea di una coscienza collettiva (Akasha) immagazzinata come una sola mente, scappando dalla schiavitù del cervello e del corpo di ognuno. Inoltre la coscienza non è limitata solo agli esseri umani, e può quindi essere condivisa da molte forme di vita.

Le obiezioni a Sheldrake vennero dal  Lamarkismo (es. uno scimpanzé, che impara una certa capacità non la trasmetterà alle prossime generazioni).
Il codice genetico non può essere cambiato da circostanze esterne, indipendentemente dal fatto invece che si modifichino caratteristiche esterne dell’organismo, come forma, aspetto, facoltà o conoscenza.
Ma dati recenti suggeriscono che i mutamenti evolutivi e genetici possano essere diretti da circostanze esterne.



Mariangela Mattoni




Fonti: 
Psicosomatica Olistica
Psicosomatica olistica 
http://www.macrolibrarsi.it/libri/__psicosomatica_olistica.php?pn=2028


Traumi e Malattie. Guida alla risoluzione dei conflitti a partire dal metodo Hamer
Traumi e malattie. Guida pratica alla risoluzione dei conflitti, a partire dal metodo Hamer
http://www.macrolibrarsi.it/libri/__traumi-malattie.php?pn=2028