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mercoledì 12 ottobre 2011

Il libro arancione – Osho

Quando la consapevolezza scende in profondità dentro di te, lentamente, molto lentamente, giungeranno alcuni istanti: attimi di silenzio, momenti di puro spazio, momenti di trasparenza, istanti in cui nulla in te si muove e tutto è quiete. In questi istanti di quiete realizzerai chi sei e comprenderai il mistero di questa esistenza.
La mente è una cosa innaturale, la meditazione è una condizione naturale che abbiamo perso.

Occorre solo riconquistare quello spazio. L’hai conosciuto in passato, l’hai solo dimenticato. In realtà non lo si può perdere: lo si può solo dimenticare.

La meditazione non è concentrazione. Nella concentrazione vi è un sé che si concentra e un oggetto su cui si concentra.  Esiste una dualità. Nella meditazione non esiste nessuno all’interno e nulla all’esterno.

È rilassamento puro.

La concentrazione è un atto, un atto di volontà. La meditazione è una condizione di assenza di volontà, uno stato di inazione. È rilassamento.

La meditazione non cela alcuna finalità: non stai facendo nulla in particolare, ti limiti a essere.
Viene la primavera e l’erba cresce da sola.
La meditazione è immediatezza. Non puoi meditare, puoi solo essere in meditazione.

Una cosa imposta non ti condurrà mai alla naturalezza.

Ricordati sempre che qualsiasi cosa, quando ti diverte, può scendere in profondità dentro di te. Il fatto che ti diverta, significa semplicemente che è adatta a te: il suo ritmo è in sintonia con il tuo. Tra te e il metodo esiste una sottile armonia.

Abbandona un metodo solo quando non ti da più alcuna gioia: a quel punto la sua funzione si è esaurita. Cerca un altro metodo: nessun metodo ti può portare diritto alla meta finale; durante il viaggio dovrai cambiare diversi treni.
Devi ricordare due cose: quando un metodo ti diverte, approfondiscilo quanto più possibile; ma non fissarti lì, perché un giorno dovrai abbandonare anche questo. Se ti fissi troppo sul metodo, si trasformerà in una droga: non riuscirai più ad abbandonarlo.
Lascia che il criterio per decidere sia la gioia.

È utilissimo stabilire un orario fisso di meditazione, perché il corpo e la mente sono un meccanismo.
Ognuno di voi deve scoprire il proprio rituale. Un rituale serve solo come aiuto per renderti più agevole l’attesa … e quando sei a tuo agio e aspetti, la cosa accade: proprio come il sonno.

Ogni mattina, appena sveglio, prima di aprire gli occhi, stirati come un gatto. Stira ogni fibra del corpo. E dopo due o tre minuti, con gli occhi ancora chiusi, mettiti a ridere. Per cinque minuti non fare altro. All’inizio sarà una risata forzata, ma in breve i tuoi tentativi provocheranno una risata spontanea.

La prima cosa che si deve fare è ridere, perché la risata stabilirà l’atmosfera di tutta la giornata.

Non permettere mai che un’attività diventi automatica.

La mente è una spina e tutte le tecniche di meditazione sono aghi per estrarre quella spina.
L’attenzione è una lama affilatissima: taglia ogni cosa.

Tutte le mie tecniche di meditazione sono strutturate in modo da creare prima di tutto un inferno.
Quando chiudi gli occhi e scendi dentro di te, cosa incroci? Incroci inferni e sofferenze, repressi lì dentro e in agguato. Rabbia accumulatasi in molte esistenze. Preferisci andare al cinema, al club, incontrare qualcuno e spettegolare un po’. Preferisci tenerti impegnato finché non sei stanco e ti addormenti.
Per questo, quando si inizia a guardare dentro di sé, si resta molto perplessi. I Buddha dicono che vi si trova un’immensa beatitudine, si incontrano fiori di loto che si schiudono con fragranza eterna ! E quei fiori hanno colori che non mutano mai.
Quando tu entri in te stesso, invece non incontri altro che inferno!
Ma la catarsi aiuta.
Per questo insisto perché all’inizio si pratichino le meditazioni caotiche, e solo in seguito le meditazioni silenziose: all’inizio le meditazioni attive e poi quelle passive. Ti puoi inoltrare nella passività solo dopo aver espulso dal tuo organismo tutto il marcio accumulato.

Se provi desiderio di picchiare, picchia un cuscino, uccidi un cuscino! È un aiuto straordinario. Picchialo, mordilo, sbattilo!
La rabbia è ridicola la scia che esploda e goditela come un fenomeno di energia. Se non fai del male a nessuno, non c’è nulla di riprovevole. Vedrai che piano piano scomparirà l’idea di fare del male a qualcuno.

È difficile lavorare direttamente sulla rabbia, perché spesso è profondamente repressa. Perciò affrontala indirettamente. La corsa favorirà il dissolversi di gran parte della rabbia e della paura.

La meditazione non è una cosa da fare al mattino, e poi non ci si pensa per il resto del giorno. È qualcosa che devi continuare in ogni momento della tua vita. Mentre cammini, mentre dormi, quando sei seduto, mentre parli o ascolti … rimane in meditazione chi è rilassato, chi si stacca dal passato. Ci sei tu di mezzo! Tu indica il tuo passato. Non permettere che ciò che è morto domini ciò che è vivo. Nella meditazione tu non sei presente.

Se non usi la vita quotidiana come metodo di meditazione, la tua meditazione diventerà inevitabilmente una fuga dalla realtà.

Ogni volta che ti senti di cattivo umore, espira profondamente per cinque minuti. Con l’espirazione, immagina di espellere il tuo malumore e rimarrai sorpreso: nel giro di cinque minuti sarai di nuovo normale e il malumore sarà scomparso.

Ogni cosa che fai può diventare un’occasione per meditare. È come il respiro: come inspiri ed espiri, così mediti! Inizia a fare con attenzione le cose che hai sempre fatto sbadatamente.

La meditazione non è un’esperienza, è diventare consapevole del testimone; osserva semplicemente, non fare altro che stare a guardare e rimani centrato nell’osservazione.

Stai semplicemente lì, nel presente l’ego non esiste.
Vivi come se non esistessi. Man mano che aumenta in te la consapevolezza che il mondo va avanti perfettamente anche senza di te, sarai in grado di conoscere un’altra parte del tuo essere che per lungo tempo, per intere esistenze, è stata trascurata. Ed è la tua ricettività.

Io non sono questo”: tu non sei la mente, tu non sei questo.
Portandola in superficie, diventerai consapevole della distanza, del baratro che ti separa da lei. L’immondizia rimarrà, ma tu non sei più identificato, è tutto lì. Ne sei separato, comprendi di esserne separato.
Quindi devi fare una sola cosa: non cercare di lottare con quel pattume e non tentare di cambiarlo. Limitati a osservarlo e ricorda una sola cosa: “Io non sono questo”.
Stai attento e osserva cosa accade.
Immediatamente si verifica una trasformazione. L’immondizia sarà ancora presente, ma non sarà più parte di te. Questo ricordare diventa una rinuncia.

La meditazione non è concentrazione. È semplicemente consapevolezza. Rilassati soltanto e osserva il respiro, non rifiutare nulla.

Contemplate gli opposti: se ti senti insoddisfatto, medita sull’opposto, la soddisfazione. L’opposto è l’altro aspetto della stessa energia: non appena lo introduci nel gioco, assorbe. La stessa energia dell’insoddisfazione cambia di qualità, che sale verso l’alto.

Non due”: ogni volta che ti senti diviso, che avverti la dualità ripeti: “Non due”. Ma dillo con consapevolezza, ogni volta che senti l’amore, ripeti: “Non due”, altrimenti l’odio starà in agguato: odio e amore sono un fenomeno solo.
Se lo dirai con consapevolezza avvertirai un’illuminazione.

Meditazione significa uscire dai desideri, liberarsi dai pensieri, staccarsi dalla mente. Meditazione significa rilassarsi nel momento, presente.
La meditazione non è una fuga dalla vita: è un riversarsi nella vita, correrle incontro. La mente è una fuga dalla vita, il desiderio è fuggire la vita.

Il solo vedere l’evidenza di una cosa, di una condizione particolare è meditazione. La meditazione non ha scopo, per cui non ha un centro.

Il corpo non è un problema, il problema sei tu.

Danza con le mani: le mani sono profondamente collegate con il cervello, la mano destra con l’emisfero sinistro, la sinistra con l’emisfero destro. Se lasci alle mani totale libertà di espressione, si rilasseranno moltissime tensioni accumulate nel cervello.
Questa è la tecnica migliore per rilassare il meccanismo cerebrale, le sue repressioni, l’energia non utilizzata. Le tue mani sono adattissime allo scopo.
Attraverso i gesti delle mani puoi entrare in meditazione profonda. Siedi semplicemente in silenzio, gioca, lascia libere le mani e rimarrai sorpreso. Non occorre saltare, dimenarsi e fare molto meditazione dinamica. Le tue mani saranno sufficienti.

Risvegliare i livelli sottili: se ti limiti a muovere il corpo e non siedi mai in silenzio, perderai qualcosa. Quando l’energia ha cominciato a fluire, si dovrebbe essere assolutamente silenti, altrimenti la meditazione non supererà il primo stadio. Il movimento del corpo fa bene, ma è un movimento grossolane, se tutta l’energia resta nel movimento esterno, il movimento sottile non inizierà mai.
Si deve arrivare al punto in cui il corpo è immobile come una statua, in modo che si arresti il movimento in superficie. L’energia è ancora pronta a muoversi e, non trovando uno sbocco nel corpo cercherà uno spiraglio interiore che non è del corpo. Comincerà a muoversi ai livelli sottili.
Ma all’inizio è necessario il movimento. Se prima non crei un movimento di energia, puoi sedere immobile come un sasso: non accadrà mai nulla. Per prima cosa aiuta l’energia a fluire poi, quando è in movimento, ferma il corpo: quando l’energia vibra così intensamente ed è pronta a muoversi, se la dimensione grossolana non sarà più disponibile, dovrà inoltrarsi nei livelli sottili.

All’interno delle orecchie esiste un sesto senso, il senso dell’equilibrio. Quando bevi o assumi una droga, questo senso viene intaccato, e ne resta disturbato.

Nessuno vi può dare un mantra: lo devi scoprire da solo; sentire ciò che ti si adatta, ciò che ti commuove, che produce un impatto profondo sulla tua anima …

Emettere il suono “mmmmmmmmmmm” a bocca chiusa può essere una tecnica straordinaria e lo puoi fare ovunque. Almeno una volta al giorno; se puoi farlo due è ancora meglio. È una musica interiore così bella che reca pace a tutto il tuo essere.

Meditazione non è altro che un ritorno a casa, un semplice riposo interiore. Non è il canto di un mantra, non è neppure preghiera: è un semplice ritorno a casa per riposarsi un poco. Non andare da nessuna parte è meditazione, essere semplicemente dove si è. Non esiste un altro posto: essere semplicemente dove si è, occupare lo spazio in cui ci si trova …

La meditazione è un modo per entrare in rapporto, per incontrare il proprio sentirsi soli: invece di sfuggirlo, scendere in profondità nel sentirsi soli per vedere con esattezza di cosa di tratta.
La periferia è isolamento e il centro è solitudine. E una volta che hai conosciuto la bellezza del tuo essere solo, sarai una persona totalmente diversa, non ti sentirai mai più solo. Da quella solitudine sorge la fragranza dell’amore, e da quella solitudine nasce la creatività.

Pensare significa movimento, spostarsi da un pensiero all’altro. È un processo.

Non ti è possibile metterti totalmente a nudo di fronte a un altro. Per questo in Oriente non abbiamo mai sviluppato nulla che assomigli alla psicoanalisi: abbiamo sviluppato la meditazione, cioè l’arte di mettersi a nodo davanti a se stessi. Questa è l’unica possibilità di essere assolutamente veri, perché non esiste alcuna paura.



Voglio segnalare un interessante riflessione sulla meditazione dinamica di Osho, evidenziata dal sito: http://www.isolafelice.info/osho.htm

  • Nel terzo stadio: rimanere con le braccia alzate aumenta il livello di stress ortostatico, così il cuore deve lavorare di più per pompare sangue che, disceso verso le gambe deve risalire al cuore e al cervello. Si può facilmente svenire (sincope indotta) o avere un attacco di cuore. 
  • Nel quarto stadio: il bloccarsi sul posto rende impossibile il rilassamento. Mantiene la mente impegnata nel controllo e la coscienza resta in superficie. Meglio un completo rilassamento e tranquillità.





    Fonte: Il libro arancione - Osho

    Il Libro Arancione