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venerdì 28 ottobre 2011

Samhain (31 ottobre – 1 novembre)



Samhain, chiamato anche Samonio in italiano, è una festa di origine gaelica che si celebra il 31 ottobre e il 1 novembre.  

Il nome Samhain è in irlandese moderno, e deriva da una parola in irlandese antico, samain, samuin, o samfuin, che potrebbe significare "fine dell'estate"[1].

È anche una festività neopagana che si celebra negli stessi giorni, in particolare nel Celtismo e nella Wicca; secondo la Ruota dell'Anno, nell'emisfero australe Samhain si celebra tra il 30 aprile e il 1 maggio[2]/[3].

Le celebrazioni di Samhain, sia quelle religiose sia quelle folcloristiche, hanno origine da un'antica festività del paganesimo celtico, si suppone abbia influenzato anche la festa popolare di halloween e la festività cristiana di Ognissanti.

In irlandese moderno Samhain è il nome del mese di novembre[1].

Benché nel Calendario di Coligny, l'unica fonte archeologica che fa riferimento al computo del tempo presso i celti, l'unica festa chiaramente indicata sia Trinuxtion Samoni (Samonios), tradizionalmente si ritiene che dividessero l'anno in due parti: inverno detto "geimhredh" (il cui inizio era segnato dalla festa di Samhain) ed estate detta "samradh" (di cui l'inizio era segnato da Beltane).

I Celti erano influenzati principalmente dai cicli lunari e delle stelle che segnavano lo scorrere dell'anno agricolo che iniziava con Samhain (in novembre), alla fine dei raccolti, quando il terreno veniva preparato per l'inverno.
La vigilia di Samhain (in irlandese Oidhche Shamhna) era la festività principale del calendario celtico, probabilmente celebrata il 31 ottobre, rappresentava l'ultimo raccolto.

Oggi in Irlanda Oíche Shamhna indica la notte di Halloween. I falò hanno sempre avuto un ruolo importante in questa festa. Anche in epoca cristiana i villici usavano lanciare nel fuoco le ossa del bestiame macellato (il bestiame aveva un ruolo prominente nel mondo gaelico pre-cristiano). Una volta che i falò erano stati accesi, tutti gli altri fuochi venivano spenti ed ogni famiglia prendeva solennemente il nuovo fuoco dal falò.
Come molte feste celtiche, veniva celebrata a più livelli: dal punto di vista materiale era il tempo della raccolta e dell'immagazzinamento del cibo per i lunghi mesi invernali.
Essere soli in questa occasione significava esporre sé stessi ed il proprio spirito ai pericoli dei rigori invernali. Naturalmente, questo aspetto della festa ha perso in epoca moderna gran parte del suo significato, visto che oggi le carestie fortunatamente non costituiscono più un problema come presso le antiche società rurali.

Spiritualmente parlando, la festa era un momento di contemplazione. Per i Celti morire con onore, vivere nella memoria della tribù ed essere ricordati nella grande festa che si sarebbe svolta la vigilia di Samhain era una cosa molto importante (in Irlanda questa sarebbe stata Fleadh nan Mairbh, "Festa dei Morti").

Questo era il periodo più magico dell'anno: il giorno che non esisteva. Durante la notte il grande scudo di Skathach veniva abbassato, eliminando le barriere fra i mondi e permettendo alle forze del caos di invadere i reami dell'ordine ed al mondo dei morti di entrare in contatto con quello dei vivi. I morti avrebbero potuto ritornare nei luoghi che frequentavano mentre erano in vita, e celebrazioni gioiose erano tenute in loro onore. Da questo punto di vista le tribù erano un tutt'uno col loro passato ed il loro futuro. Questo aspetto della festa non fu mai eliminato pienamente, nemmeno con l'avvento del Cristianesimo.

Samhain fa parte dei momenti dell'anno che segnano tangibilmente il ritmo solare - lunare - agricolo ed è una festa di distruzione e ricostruzione del tempo cosmico, per cui chi non vi partecipa rischia di essere distrutto poiché è escluso dal tempo. A questo proposito in un testo ogamico  sta scritto che “chi non veniva ad Emain in occasione della notte di Samhain perdeva la sua ragione. Si provvedeva ad alzare il tumulo, la sua tomba e la sua pietra tombale nella mattina seguente “ (“Ogam”, XI, 61). L'autorità reale è sospesa, il re subisce la morte rituale, è annegato in una botte di vino e la sua casa viene incendiata (“Ogam” , VII, 38)[4].

Samhain è una festa mitico-rituale che presenta evidenti aspetti di culto orgiastico, di rottura delle norme tradizionali e di riti di propiziazione e fecondazione. A quest'ultimo proposito antichi testi gaelici irlandesi parlano di sacrifici di primogeniti di animali (è dubbio che venissero eseguiti anche sacrifici umani), offerti all'idolo Cromm Cruaich (“Testa del Tumulo”). Tale uso crudele sarebbe stato abolito da San Patrizio ("Dindshenchas di Mag Slecht "; Vita Triplice, I, 90-91)[4].

Infine, dal punto di vista dell'ordine cosmico, il sorgere delle Pleiadi, le stelle dell'inverno, segna la supremazia della notte sul giorno. In alcune parti della Bretagna occidentale, si usa cucinare le kornigou, torte a forma di corna di cervo, a simboleggiare il Dio cornuto che perde le corna prima di ritornare nel suo regno nell'Aldilà.

La festa in Italia

Quando i Romani entrarono in contatto coi Celti, identificarono Samhain con la loro festa dei morti (Lemuria) che era però celebrata nei giorni 9, 11, e 13 maggio. Con la cristianizzazione venne istituita la festa di Ognissanti, in onore dei primi martiri cristiani (1 novembre), mentre il 2 novembre si celebra il Giorno dei morti.  
Attualmente nei paesi di cultura anglosassone si celebra invece la festa di Halloween.


Fonte: it.wikipedia.org/wiki/Samhain

 

Praticamente con il passare del tempo, gli spiriti dei celti, un tempo selvaggi e potenti, divennero per i cristiani, diabolici e malvagi. La chiesa affermava che questi esseri erano una manifestazione del diavolo, e conducevano l’uomo verso l’adorazione di falsi idoli. Così, durante Halloween, apparvero rappresentazioni di fantasmi, scheletri, diavoli, streghe … per celebrare il party di tutti gli esseri soprannaturali.


Perché la zucca ad Halloween: Jack  O’ Lantern, è una leggenda irlandese, che parla di un fabbro ubriacone e giocatore d'azzardo chiamato Stingy Jack. Nella notte di Holleween incontra il diavolo in un pub, e sta per cadere nelle sue mani, così gli offre la sua anima in cambio di un’ultima bevuta. A quel punto, il diavolo si trasformò nella moneta per pagare l’ultimo drink, ma Jack se lo mise velocemente in tasca dove teneva una croce d’argento. E così il diavolo era in trappola. Jack liberò il diavolo in cambio di altri dieci anni di vita, trascorsi i quali il diavolo tornò da Jack per riscuotere la sua anima. Jack gli chiese un ultimo piacere, prima di consegnarsi a lui, ossia se poteva prendergli una mela su un albero. Il diavolo non vedendo nessun pericolo in ciò, sogghignò e salì rapidamente sull’albero, ma a quel punto, Jack incise una croce sulla corteccia e lo imprigionò nuovamente, proponendo al diavolo di liberarlo solo se non fosse mai più tornato a prenderlo. Il diavolo accettò, e quando, anni dopo Jack morì, andò all’inferno per le sue colpe, ma il diavolo gli impedì l’ingresso per vendetta. Gli diede però un tizzone ardente per illuminare il suo cammino. Jack mise il tizzone in una rapa svuotata per non farlo consumare, e vagò per l’oscurità. Ogni notte di Halloween, quando il portale con l’oltretomba si apre, Jack torna a passeggiare con la sua lanterna, e quando gli irlandesi emigrarono in America trovarono le zucche che si adattavamo meglio delle rape ad essere intagliate. Da qui nasce la tradizione zucca ad Halloween o Jack O’ Lantern.




[1] Samhain and the Celtic Origins of Halloween in Rogers, op. cit., pp. 11–21
[2] Danaher, op. cit., pp. 190-232
[3] Starhawk, op. cit., pp. 193-196
[4] Enciclopedia delle religioni, Vallecchi, vol.1, p. 1723-1724
[5] Adler, Margot (1979, edizione rivisitata nel 2006) Drawing Down the Moon: Witches, Druids, Goddess-Worshippers, and Other Pagans in America Today. Boston, Beacon Press ISBN 0-8070-3237-9. pp.3, 243-299
[6] McColman, Carl (2003) Complete Idiot's Guide to Celtic Wisdom. Alpha Press ISBN 0-02-864417-4. pp.12, 51



Sahmain
Nella ruota celtica Samhain è il transito tra la fine e l’inizio.
Termina la stagione della semina e comincia quella della vita sotterranea del seme. È l’ultimo raccolto che ci sosterrà durante il freddo inverno. Ci si prepara, nell’oscurità interiore, nella quiete, nell’ascolto. È la tenebra dell’inizio, il silenzio da cui salirà il primo nuovo tremito.
Samhain è una delle due notti degli spiriti (l’altra è Beltaine). Apre il portale fra le due dimensioni temporali delle esistenze: Vita e Morte. Ecate è la regina di questo passaggio.
In questo momento, quando il velo fra i due mondi è sottile, la comunicazione tra vivi e morti è più facile. Si possono avere visioni, fare auspici o divinazioni.
I celtici pensavano che le porte del annwn[1] (regno degli spiriti) e sidhe[2] (regno delle fate) fossero aperte. Così sia gli spiriti che le fate invitavano i mortali sulla collina delle delizie. Si banchettava minimo tre giorni fino a sei settimane, con cibo, vino, birra, idromele, fra riunioni, profezie, battaglie, sacrifici, rituali, magie in onore di Dagda (dio della fertilità) e di Morrighan (dea della morte).
Ma probabilmente il clima non era propizio per nessuna festa all’aperto, inoltre gli spiriti tornavano sulla terra e nessuno osava avventurarsi fuori casa. Non c’era dunque nessuna festa e solo i druidi si riunivano nelle radure o fra i megaliti sparsi lungo i ley, le linee in cui scorreva l’energia terrestre, e lì celebravano l’inizio del nuovo anno. In questo tempo si celebrava la fine dell’anno celtico, ed ogni fuoco era spento e riacceso solo il giorno successivo. Solo a Beltain il villaggio si sarebbe riunito.
La tradizione popolare riferisce che nella notte di Samhain si praticavano riti divinatori su previsioni di matrimoni, del tempo e della fortuna per il nuovo anno.
Non esistono testimonianze che affermano se Samhain fosse solo un periodo dell’anno o una divinità. 
Per noi è il tempo dell’interiorità, perfetto momento di introspezione, che ci accompagnerà sino a Yule (21 dicembre). L’oscurità comincia, le foglie cadono e i giorni si accorciano, gli animali si preparano al letargo. Così anche noi dovremmo rallentare, ritirandoci più verso l’interno. Diamo attenzione ai minuscoli mutamenti fisici, all’adattamento del corpo al freddo, è il tempo dello spirito, della riflessione, per scoprirci, per meditare, per divinare.
È il tempo della morte che incarna la fine e un nuovo inizio, abbandoniamo (lasciamo andare, lasciamo morire) le cose o le situazioni che non amiamo, le cattive abitudini …

Possiamo scrivere su dei pezzi di carta ciò che vogliamo abbandonare e poi bruciarli, senza negazioni ma come un processo naturale, ossia la questione è nata, ha fatto il suo corso ed ora è terminata. E dalle ceneri nascerà poi la nuova fenice.
"Accendiamo zucche" o candele, bruciamo incensi per celebrare Samhain, questo momento non deve essere triste solo perché è rivolto all’interno.

Raccontiamo fiabe e leggende, brindiamo alla riscoperta di noi, perché come scrive Tolle nel suo libro Il potere è Adesso: “Ciò che percepite come struttura fisica densa chiamata corpo, che è soggetta a malattia, vecchiaia e morte, non è in definitiva reale, non è voi. È un’errata percezione della vostra realtà essenziale che è al di là di nascita e morte ed è dovuta alle limitazioni della vostra mente, che avendo perduto il contatto con l’Essere crea il corpo come prova della sua credenza illusoria nella separazione e allo scopo di giustificare il suo stato di paura.
Non rivolgete la vostra attenzione altrove nella vostra ricerca della verità, perché questa non si trova in altro luogo che nel vostro corpo. Non combattete contro il corpo, perché così facendo combattete contro la vostra realtà. Voi siete il vostro corpo. Il corpo che potete vedere e toccare è solo un sottile velo illusorio. Al di sotto vi è il corpo interiore invisibile, la porta che conduce all’Essere. Attraverso il corpo interiore voi siete inseparabilmente connessi a questa Unica Vita non manifesta, priva di nascite e morte, eternamente presente”.



[1] Wikipedia: Dal medio gallese Annwfyn (dizione utilizzata nei manoscritti medioevali, talvolta riportata in modo impreciso come Annwyfn o Annwyn) per mondo sotterraneo. È l’oltretomba nella mitologia gallese, governato da Arawn, divinità celtica in origine legata alla caccia e alle stagioni.
Si è sempre pensato che il nome derivasse da An-dubnion, termine della lingua proto-celtica con la connotazione semantica di estremamente profondo (Sims-Williams 1990). Tuttavia, dopo il ritrovamento di una forma antumnos su un'antica tavoletta di maledizione in Gallico, si pensa che il termine originale possa essere stato *ande-dubnos (*andubnos in bretone), parola comune gallo-brittonica che significava letteralmente "altro mondo" (Lambert 2003). La dizione in gallese moderno è Annwn o Annwfn, pronunciata come/annʊn/.
[2] Wikipedia/Senza fonte: è il regno ultraterreno del popolo fatato delle leggende celtiche. Si tratta di una felice immortalità; significa "pace", ma anche "collina fatata".
Il Sidhe è anche l’oltretombao celtico, un mondo parallelo felice che può essere interpretato sia come mondo invisibile abitato dal "Buon Popolo" o "Piccolo Popolo", come spesso è chiamato (folletti, fate, elfi, gnomi ...), o più semplicemente come l’immagine evocativa del mondo spirituale.