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lunedì 2 aprile 2012

Alchima Emotiva – Tara Bennett-Goleman

Tornare a vedere
La noia è sintomo di un basso livello di attenzione. Quando siamo annoiati, e il nostro interesse si affievolisce, l’attività cerebrale si riduce di conseguenza. Al contrario, uno dei piaceri del cambiamento e della novità viene dall’aumento dell’attenzione e dell’attività cerebrale che apportano.
Da questa stimolazione neurale ha origine il nostro piacere per le novità, che però può essere un nuovo vestito, un viaggio o anche il cambiamento della disposizione dei mobili del soggiorno.
Non è necessario cambiare l’ambiente esterno per risvegliare il nostro cervello; possiamo farlo anche semplicemente concentrando l’attenzione su ciò che ci circonda.

La completa attenzione è l’antidoto alla noia. La piena coscienza risveglia il cervello, dando una forte sollecitazione alla risposta orientante.
Questa scoperta fu fatta da esperti di meditazione zen, che praticavano tutti una forma di piena coscienza mediante un esperimento che prevedeva di ascoltare il rumore ritmico di un oggetto simile a un metronomo, ripetuto all’infinito.
Educazione alla piena coscienza, come la maggior parte delle pratiche di meditazione, aumenta la percezione.

Uno spostamento nel cervello
Davidson ha misurato i cambiamenti che avvenivano nel cervello di persone che avevano sperimentato la piena coscienza attraverso gli insegnamenti di Jon Kabat-Zinn.
Gli spostamenti s’intensificavano nell’area prefrontale sinistra di queste persone, la parte del cervello appena dietro la fronte, che genera sentimenti positivi e smorza quella negativi.
Già dopo due mesi di pratica della piena coscienza, queste aree erano diventate più attive, non solo mentre le persone meditavano, ma anche mentre stavano semplicemente sedute a riposare.

Il centro esecutivo cerebrale si trova nell’area prefrontale; le decisioni sulle quali riflettiamo e le azioni che scegliamo di intraprendere sono determinate principalmente da queste parte del cervello. Quando proviamo un sentimento molto disturbante, un’ondata di messaggi sgorga dall’amigdala, un centro nel profondo della parte emotiva del cervello, che guida le aree prefrontali. Ciò accade quando siamo “disattenti” e permettiamo a noi stessi di reagire in maniera impulsiva e irriflessiva. Se lasciamo che l’emozione ci guidi, comunque, i neuroni che dovrebbero frenarci cedono alla forza dell’impulso e la potenza della risposta emotiva si sprigiona indisturbata.
Se invece riusciamo ad avere la presenza di spirito necessaria per usare la piena coscienza in uno dei momenti in cui siamo preda, per esempio, della rabbia e della paura, qualcosa inizia ad accadere nel cervello. L’area prefrontale sinistra contiene uno dei gruppi principali di neuroni, preposto ad attenuare le onde provenienti dall’amigdala, qualcosa di molto simile a una diga che trattiene la potenza distruttiva di un fiume in piena, lasciando passare solo un rivolo innocuo. La piena coscienza rafforza questa diga, rendendo più attivi i neuroni che servono a trattenerci, fornendoci un freno più efficace per le emozioni dolorose.
Queste cellule incaricare a limitarci diventano sempre più attive man mano che portiamo alla luce della consapevolezza i nostri impulsi e le nostre reazioni emotive, e allo stesso tempo ci mostrano le emozioni da un punto di vista più razionale. Più mettiamo in atto questo processo, più forti sembrano diventare questi circuiti, proprio come quando si ripete un esercizio con un peso per rafforzare un muscolo. Questo sembra spiegare il fatto che la pratica della piena coscienza abbia incrementato in chi medita l’abilità del cervello nel controllare le emozioni negative.

Empatia, accettazione, pazienza e fiducia
A volte le persone confondono il concetto di “lasciar andare” un pensiero o un’emozione, cioè accorgersi di quando affiorano alla coscienza senza seguirli, con il fatto di allontanare un sentimento doloroso, cercando di rimuoverlo.
Ma la piena coscienza non è rimozione, e non nasconde nulla.
Invece, permette di interrompere lo stato di stordimento collegato alla negazione, per permetterci di essere onesti con noi stessi. L’attenzione pienamente cosciente ci dà la possibilità di vedere i fatti in se stessi, senza farci ingannare dalle storie che costruiamo come copertura.
Quando guardiamo apertamente emozioni intense o dolorose, sviluppiamo una sorta di coraggio e capacità di accettazione del modo in cui le cose si stanno evolvendo autonomamente nella nostra esperienza.
In tali momenti, non siamo guidati dalle nostre speranze o paure non siamo inclini a reprimere il dolore o a distrarci per evitarlo, e nemmeno speriamo che qualcosa intervenga a non farci provare ciò che temiamo. Invece, se affrontiamo apertamente la paura, vediamo che probabilmente siamo più spaventati dall’idea di quanto soffriremo, che dalla reale esperienza di provare quella sensazione. La fiducia e la pazienza si sviluppano da questa consapevolezza coraggiosa. Se riusciamo ad ascoltare con piena coscienza i giudizi che diamo di noi stessi e la voce interiore che critica il nostro operato, possiamo anche più facilmente mettere tutto nella giusta prospettiva. La piena coscienza non ci giudica, incolpa o condanna per le emozioni che attraversano la nostra mente, perché i sentimenti sorgono in modo spontaneo, non su nostra decisione. La piena coscienza ci aiuta a vedere la distorsione con più chiarezza, come se fosse una delle emozioni che ci inquietano, e non la voce della verità.

La consapevolezza prolungata
Con un’emozione come la rabbia, sostenere l’attenzione può portarci a un’altra intuizione cruciale: se riusciamo a stare in contatto con la rabbia abbastanza a lungo, la vedremo trasformarsi in qualcos’altro, come il dolore, la tristezza, o qualche altra sensazione, o addirittura sparire. Ciò che ci era sembrato così solido si sgretola e si trasforma. La chiave di tutto questo sta nella capacità di rimanere in contatto con l’esperienza in tutti i suoi cambiamenti.

Sintonizzazione con il presente
Il corpo può essere nella postura perfetta, completamente immobile, mentre la mente è deconcentrata che vaga altrove: sogni a occhi aperti, fantasie, sonnolenza, agitazione, pensieri e progetti casuali, giudizi su questi pensieri e progetti, reazioni ai giudizi … E se ci capiterà di notare quanto la nostra mente stia spaziando, allora potremo ricordarci di tornare di nuovo al presente.
La piena coscienza rende vividamente chiara la differenza tra essere presenti o distratti.

La distrazione è un sintomo che serve a segnalarci che stiamo evitando la verità di un determinato momento.
Per trovare l’equilibrio può essere utile una domanda pianamente cosciente: “Che cosa mi impedisce di stare nel presente?”. A volte la risposta fa emergere l’influenza nascosta dei nostri schemi emotivi più profondamente radicati.
Spesso sono proprio le nostre reazioni abituali alle emozioni che ci impediscono di provarle. Se le temiamo, o le evitiamo, non siamo in grado di affrontare l’esperienza così com’è, con una consapevolezza neutrale e concentrata.
La capacità di mantenere la nostra consapevolezza concentrata stabilmente può spezzare la resistenza della mente alla realtà del momento.

Flessibilità, elasticità e pregiudizi
Quando la nostra mente si muove in modo automatico, i pensieri seguono i soliti percorsi familiari e la nostra vita ristagna nella stasi totale; ecco perché la flessibilità può essere molto utile nella vita di tutti i giorni. Piuttosto che reagire come facciamo di solito, possiamo tentare di comportarci diversamente. Se seguiamo i nostri percorsi abituali nei pensieri e nei sentimenti, ci sono poche probabilità che qualcosa cambi. Ma poiché la piena coscienza vede le cose da una prospettiva nuova, essa può aprirci nuove possibilità, dandoci le potenzialità necessarie per cambiare.

Concentrazione e capacità di osservazione
La concentrazione ha lo scopo di rinforzare la capacità della mente di mantenere l’attenzione focalizzata su qualcosa, come la respirazione senza distrarsi.

Sayadaw U Pandita: “Senza gli occhiali della concentrazione il mondo appare confuso, sfocato e indistinto. Ma quando li inforchiamo, tutto diventa chiaro e definito. Non sono gli oggetti a essere cambiati, ma l’acutezza della nostra visione”.




Fonte: Alchimia Emotiva - Tara Bennett-Goleman
 Alchimia Emotiva