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lunedì 21 maggio 2012

I sette specchi esseni

Gli esseni identificarono molto bene il ruolo dei rapporti umani, dividendoli i 7 tipologie o specchi, i quali, ci ricordano che in ogni momento della vita, la nostra interiorità ci è rispecchiata da coloro che ci circondano.

Questa tecnologia essena ci aiuta a conoscerci e trasformare i nostri vincoli in possibilità, plasmando il piombo in oro.
Grazie al profondo e intenso lavoro di Gregg Braden, questa tecnologia è arrivata sino a noi e con il grosso contributo e impegno di Arcangelo Miranda è divenuta molto più comprensibile.

Siamo noi gli artefici del nostro destino, poiché, attraverso i nostri pensieri, le nostre emozioni e le nostre azioni, possiamo modificare la nostra realtà. Cambiando la nostra realtà daremo un piccolo contributo al resto dell’universo, come l’effetto farfalla, dove il batter d’ali di una farfalla può produrre un grande cambiamento a migliaia di kilometri di distanza.


PRIMO SPECCHIO: riflette cosa io sono nel presente
Coloro che mi circondano mi rispecchiano ciò che sono io ora, ne presente. Se ho intorno a me rabbia, delusione, frustrazione … quello è ciò che sono io ora.
Vediamo e critichiamo negli altri le nostre colpe (senso di colpa per ciò che abbiamo o non abbiamo fatto)
Attacco qualcuno se la situazione mi aggancia alla mia colpa. Se sono circondata da modelli comportamentali che stimolano le mie azioni negative (che creano forme pensiero, le quali sono sensibili agli stimoli esterni) io mi sento in quel modo.

SECONDO SPECCHIO: riflette come giudico nel presente
Se sono circondata da personaggi irritanti, potrebbero rappresentare come io critico o giudico.
Il giudizio indica che io rivoglio l’energia che mi è stata rubata o che ho perduto.
Critico gli altri per un mio bisogno emozionale e così avrò intorno a me persone che mi “tradiranno” o che mi “deluderanno” affinché io possa  usare la critica.

TERZO SPECCHIO: a cosa sto rinunciando
Quando mi trovo di fronte ad una persona che mi da una carica elettrica, che mi piace (spesso è il caso dei famosi colpi di fulmine), che mi attrae magneticamente è perché questa persone mi mostra caratteristiche che io avevo un tempo ma che ormai ho perduto. Riconosciamo noi stessi nel riflesso dell’altro.

QUARTO SPECCHIO: mi mostra le mie dipendenze
Adotto comportamenti che, nell’arco del tempo, mi fanno riorganizzare la mia vita per accoglierli.
La compulsione attiva il sistema dopaminergico, perché VOGLIO una cosa. Una volta raggiunta tale cosa il corpo sprigiona endorfine e provo piacere. così in futuro voglio riottenere quel tipo di piacere e innesco sempre più compulsioni sino a raggiungere una dipendenza (da lavoro, da gioco, da sesso, da cibo, da alcol, da droghe …).
Utile imparare a osservare noi stessi e a cominciare a dire di NO.

QUINTO SPECCHIO: come mi rapporto con il principio femmineo e mascolino, con il mondo e con il divino
Consideriamo qualcuno più importante e così attuiamo la separazione dal tutto. Questo specchio ci mostra i nostri genitori, ma in senso di principio maschile/divieto e femminile/permesso e la nostra interazione con loro. Come vediamo questi due principi così vediamo il mondo e il divino.
  • Madre = femminile = permesso/CREAZIONE/apre lo spazio
  • Padre = maschile = divieto/AUTORITÀ/chiude lo spazio
L’apertura di questo ciclo è la fase madre e la chiusura è la fase padre.
Normalmente dovremmo avere la fase di:
  1. ispirazione (perfettamente connessi alla nostra essenza)
  2.  osservazione e creazione (apro lo spazio e creo/madre)
  3.  identità ed esperienza (chiudo lo spazio e divento quella cosa/padre)
  4.  ritorno all’Essenza come consapevolezza.
Ma noi rimaniamo alla 3 fase dove l’identità diventa identificazione.
Il Quinto specchio si attiva quando una creazione ha inizio (madre), noi ne assumiamo l’identità e poi ci identifichiamo e dimentichiamo chi siamo realmente. Siamo in trappola, lontani dalla nostra Essenza pensando di essere solo il nostro corpo e la nostra storia.
Utile fare pulizia di ricordi pesanti ma anche di idolatrie. 

SESTO SPECCHIO: l’oscura notte dell’anima, ci mostra la mia vera essenza. Quando perdiamo tutto, allora ci mostriamo per quello che siamo realmente, nudi, senza sovrastrutture di protezione, possiamo vedere la nostra divinità. Occorre cominciare e rivolgerci all’interno e avere fiducia in se stessi.
Rapporti e relazioni seguono alti e bassi, e così anche gli andamenti della vita, se voglio possedere, so che posso perdere. Ma la vita tende all’equilibrio e nel momento in cui affrontiamo le grandi sfide troveremo in noi gli strumenti per affrontarle. Perché le grandi sfide compiano solo quando abbiamo la possibilità di affrontarle.

SETTIMO SPECCHIO: mi mostra che ogni esperienza è già perfetta così com’è
Continuo a fare paragoni e a entrare in competizione per dimostrare il mio valore. Ma nei confronti mi riferiscono sempre a modelli esterni. Mentre invece, devo essere io il solo modello di riferimento per i miei risultati raggiunti. Ogni cosa che faccio è già perfetta così.


Fonti: 
Gregg Braden "Camminare tra i due mondi" VHS


Arcangelo Miranda "Io Sono Me" e-book
















martedì 15 maggio 2012

I Cinque Tibetani

L'opuscolo di 32 pagine in cui Peter Kelder divulgò i cinque riti fu stampato per la prima volta nel 1939 con il titolo "The Eye of Revelation". In esso Kelder racconta di essere venuto a conoscenza dei riti da un colonnello in pensione dell'esercito britannico, il quale avrebbe scoperto un misterioso e remoto monastero nella regione himalayana i cui monaci erano a conoscenza del segreto della "fonte dell'eterna giovinezza". Il segreto consisterebbe nella pratica quotidiana di cinque esercizi (detti "riti"), i quali vengono descritti nel libro insieme ad alcuni altri brevi insegnamenti circa l'alimentazione e lo stile di vita. Dopo un paio di ristampe il libretto cadde nell'oblio, per essere poi riportato in grande voga a partire dalla metà degli anni '80, prima nei paesi di lingua inglese e tedesca, quindi anche in Italia e negli altri paesi occidentali. Oggi si calcola che "I cinque tibetani" abbia venduto oltre 5 milioni di copie nei paesi di lingua tedesca e oltre 2 milioni in quelli anglofoni. Nel catalogo delle Edizioni Mediterranee, che ne pubblicano l'edizione in lingua italiana, costituisce il titolo più venduto.

 

I benefici dei cinque riti

Nel racconto di Kelder il soggiorno nel misterioso monastero tibetano aveva letteralmente trasformato il colonnello da un signore anziano, curvo e quasi calvo, in un uomo sano e forte dall'aspetto di un quarantenne. I cinque riti si propongono infatti, attraverso l'armonizzazione dei sette chakra principali, come un mezzo efficace per raggiungere non solo la piena salute fisica, ma anche un vero e proprio ringiovanimento, sia a livello di energia che di aspetto fisico. Le varie edizioni del libro riportano anche in appendice lettere di testimonianza da parte dei lettori che hanno messo in pratica i riti, i quali affermano di aver ottenuto da essi innumerevoli benefici, dalla ricrescita dei capelli al miglioramento di vista, memoria, potenza sessuale, elasticità, energia in generale.



Come funzionano? La fotografia Kirlian mostra che il nostro corpo è circondato da energia/prana (aura). Il corpo ha sette centri principali o chakra o vortici, corrispondenti alle 7 ghiandole endocrine. I 7 chakra controllano le sette ghiandole endocrine che, a loro volta, regolano il corpo. Quindi sono gli ormoni a regolare tutte le funzioni del corpo incluso il nostro processo di invecchiamento. Questi chakra o vortici di energia ruotano velocemente (permettendo al prana o energia vitale/eterica di fluire verso l’alto) quando sono in armonia tra loro, ma quando non lo sono o uno di essi rallenta allora comincia il deterioramento. Per ripristinare il loro vortice possiamo utilizzare i cinque riti tibetani.

Tiroide e ipofisi, legate alla produzione dell’ormone della crescita (associato all’invecchiamento) fanno parte del sistema endocrino. Sono situate nel collo e nella testa, e gli esercizi le attivano.

Ricordiamo che NOI DIVENTIAMO CIÒ CHE PENSIAMO!

Emicrania: spesso è legata a problemi ormonali o a squilibri metabolici, o a una reazione ad eccessivo stress. Grazie agli esercizi si ottiene una di munizione degli stati di tensione, il fegato viene stimolato a svolgere un’azione più intensa di disintossicazione e risultano facilitate le funzioni intestinali.

Aumento e calo di peso: sono spesso associati a un metabolismo poco o troppo attivo. Sono importanti la tiroide, le ghiandole surrenali e il fegato.
Pare che gli esercizi favoriscano l’instaurarsi di un metabolismo equilibrato, stimolando la funzione del fegato e dell’intestino.

Comprimere e allungare i vari organi, ghiandole e muscoli, come negli esercizi, aiuta a drenare il sistema linfatico, che ci porta a eliminare più velocemente le tossine nel corpo.

Suggerimenti per cominciare: iniziamo con 5 ripetizioni per ogni esercizio, per una settimana. Poi procediamo con 10 ripetizioni per ogni esercizio (per una settimana), poi 15 ripetizioni per ogni esercizio (per una settimana) e in fine 21 ripetizioni per ogni esercizio per sempre.
Ogni esercizio è importante quindi per funzionare devono essere fatti tutti. Se non si riesce a farli tutti si possono suddividere in due momenti: mattino e sera. Se non si riesce a farne uno in particolare, è consigliabile lasciare perdere, fare gli altri e dopo alcuni mesi riprovare.
Debbono essere eseguiti tutti i giorni, al massimo tralasciare un giorno alla settimana.


Respirazione: ogni volta che ci si riavvicina alla terra, si espira; ogni volta che ci si allontana dalla terra, si inspira.



video


PRIMO ESERCIZIO (La Ruota) “Fluisco liberamente con gli eventi della vita” – accelera la velocità dei vortici e ricarica il corpo. Agisce su tutti i chakra.


In piedi, gambe leggermente divaricate, alziamo le braccia. Poniamo l’attenzione a tre o quattro dita al di sotto dell’ombelico. Immaginiamo di mettere radici. Cominciamo a ruotare in senso orario, muovendo i piedi di un quarto di cerchio alla volta. Restiamo sempre nello stesso punto, aumentando la velocità di rotazione. Possiamo attenuare la sensazione di capogiro o vertigine fissando un punto e appena fermi, premendo i pollici sul centro della fronte (o terzo occhio), oppure unendo i pollici e fissandoli per qualche secondo. 

ATTENZIONE può dare capogiri, rischiando di farci perdere l’equilibrio e cadere; meglio farlo in un luogo ampio e libero.
Benefici: intensifica la circolazione; tonifica le braccia e allevia i dolori dell’osteoporosi; aumenta il flusso energetico, specie nella sommità del capo, nella fronte, nel torace e nelle ginocchia; rivitalizza le cellule; aiuta il flusso del fluido cerebro-spinale, che dona più chiarezza mentale e previene l’emicrania. 


SECONDO ESERCIZIO (L’Angolo) “Offro carica e forza ad ogni cellula del mio corpo” – rinvigorisce gli organi addominali e genitali; tonifica i muscoli di gambe e collo. Agisce su primo, secondo, terzo e quarto chakra.

 















Distesi sul dorso con le braccia lungo i fianchi e i palmi delle mani girati verso terra con le dita unite.
INSIPRANDO: solleviamo il capo piegando il mento sul petto e contemporaneamente solleviamo le gambe (tenendo i piedi a martello) in posizione verticale, tenendo le ginocchia tese e il bacino possibilmente a terra. Se riusciamo portiamo le gambe (senza piegare le ginocchia), indietro verso la testa. 
ESPIRANDO: riportiamo lentamente a terra sia capo che gambe, sempre tendendo le ginocchia tese. Rilassiamo prima di ripetere l’esercizio.

Questo esercizio, attiva eccessivamente lo psoas. Delle opzioni potrebbero essere:
  • invece  che tenere le mani distese metterle sotto i glutei (glutei sul dorso delle mani) o
  • invece  che dritte tenere le ginocchia lievemente piegate, senza mai toccare terra con i piedi (rinforza gli addominali) oppure
  • si parte con le ginocchia flesse al petto, poi si raddrizzano le gambe a squadra, e continuare così

Benefici: ristora la ghiandola tiroidea, le surrenali, i reni, gli organi digestivi, organi e ghiandole sessuali, compresi prostata e utero. Utile per il ciclo mestruale irregolare e per alleviare alcuni dei sintomi della menopausa. Migliora la digestione e l’evacuazione. Ottimo per la circolazione e la respirazione, rende più tonici i muscoli cardiaci e il diaframma, regola il flusso linfatico. Rinforza l’addome, le gambe e le braccia; allevia la tensione alla parte inferiore della schiena, diminuendo così il dolore; è utile per la rigidità delle gambe e del collo. 


TERZO ESERCIZIO (L’Arco) “Apro il mio cuore verso il cielo” – allevia le tensioni e i dolori alla schiena e al collo; stimola e apre le vie respiratorie e regolarizza la funzionalità degli organi genitali; attiva il terzo, quarto, quinto e sesto chakra.


















In ginocchia con le dite dei piedi ripiegate (così si evita di inarcare la zona lombare) e appoggiate a terra, afferriamo con le mani le basi dei glutei.
ESPIRANDO: incliniamo in avanti il capo e il collo ripiegando il mento sul petto.
INSPIRANDO: flettiamo indietro la testa inarcando tutto il busto, concentrandoci sulla parte superiore del dorso e mantenendo perpendicolari le gambe. Avviciniamo al massimo i gomiti uno verso l’altro in modo da chiudere le scapole, così da contrarre i glutei.

Benefici: come il secondo rito, anche il terzo ringiovanisce la tiroide, le surrenali, i reni, gli organi digestivi, organi e ghiandole sessuali, compresi prostata e utero. Utile per il ciclo mestruale irregolare e per alleviare alcuni dei sintomi della menopausa.
Tonifica e rafforza l’addome, il diaframma, la respirazione, allevia la tensione muscolare nelle zone lombare e cervicale, diminuendo dolore e rigidità. Aiuta a liberare dalla congestione dovuta alla sinusite e allieva i sintomi di artrite cervicale e dorsale. Incrementa la sensazione di vitalità ed energia.


QUARTO ESERCIZIO (Il Ponte) “La forza della vita pulsa dentro di me” – tonifica braccia e gambe; apre la gabbia toracica, scioglie le articolazioni delle spalle e della anche; energizza il terzo, quarto e quinto chakra.

















Seduti a terra con le gambe distese, divaricandole di circa 30 cm e tenendo i piedi a martello. Appoggiamo le mani a terra ai lati del bacino mantenendo il busto eretto. Pieghiamo il mento in avanti sul petto il più possibile.
INSPIRANDO: premiamo le mani e i talloni sul pavimento per slittare con il bacino in avanti e sollevandolo contemporaneamente da terra, piegando in tal modo le ginocchia fino a formare una linea orizzontale con il busto e le cosce. Flettiamo il capo indietro. In apnea tendiamo ogni muscolo e fibra del corpo.
ESPIRANDO: torniamo alla posizione iniziale, lasciando cadere in avanti rilassando i muscoli prima di ripetere la sequenza.

Benefici: fortifica la tiroide, la digestione, organi e ghiandole sessuali, compresi prostata e utero, la circolazione e il flusso linfatico. Tonifica l’addome, il muscolo cardiaco e il diaframma. Rafforza addome, cosce, braccia e spalle. Aiuta a liberare i dotti nasali (sinusite). Aiuta nell’artrite localizzata a collo, spalle, anche e ginocchia. Utile per l’osteoporosi. Rende più profonda la respirazione. Influenza positivamente i cicli mestruali o difficoltosi e i sintomi della menopausa.


 QUINTO ESERCIZIO (La Montagna) “La flessibilità del corpo plasma la mia mente” – rinforza i muscoli di braccia e petto, allunga la parte posteriore di gambe e schiena, stimola e tonifica gli organi addominali ed intestinali, agisce su tutti i chakra.

 














Carponi con le mani appoggiate a terra, un po’ più avanti rispetto alla linea della spalle, flettendo le dita dei piedi. Teniamo sia le mani che i piedi a una distanza di 60 cm. Testa protesa all’indietro.
INSPIRANDO: solleviamo il corpo (bacino) all’altezza dei fianchi formando una V capovolta, contemporaneamente ripiegare il mento sul petto. 
ESPIRANDO: scendiamo e torniamo alla posizione di partenza. Senza però appoggiare il corpo, facendo leva solo sulla punta dei piedi e delle mani. Poi ripetiamo.
In questo esercizio è importante contrarre i glutei in fase di inarcamento della schiena; per evitare l'iperlordosi lombare e agevolare la mobilità del tratto dorsale.

Benefici: ringiovanisce la tiroide, le surrenali, i reni, tutti gli organi e le ghiandole sessuali compresi prostata e utero. Favorisce la circolazione linfatica, che ha un impatto positivo sul sistema immunitario, stimola una respirazione più profonda, energia e vitalità ed accelera la rotazione di tutti i chakra. Tonifica l’addome, il muscolo cardiaco e il diaframma. Rinforza i muscoli addominali, di braccia e gambe e aiuta ad alleviare i dolori lombari così come la rigidità di gambe e collo. Utile per alleviare i sintomi della menopausa e delle mestruazioni irregolari e dolorose. Libera le cavità nasali, riduce i problemi digestivi e intestinali, aiuta coloro che soffrono di osteoporosi a braccia e gambe, e può dare sollievo a chi soffre di artrite a bacino, schiena, spalle, mani e piedi.










Libro: I Cinque Tibetani




http://www.macrolibrarsi.it/libri/__i_cinque_tibetani_1.php?pn=2028

mercoledì 9 maggio 2012

Craniosacrale

Quando si parla di craniosacrale si parla di ascolto del liquido cerebrospinale. 
Saper ascoltare significa avere una buona conoscenza di sè. 
Oltre all'ascolto è importante anche il contatto (molto leggero) e il non-agire, riconoscendo al corpo profonde capacità di autoguarigione.  
Quest'approccio è non invasivo e pone il cliente in una posizione attiva. 
Comprende le meningi, le ossa del cranio e del sacro e il liquor.

All'inizio del 1900 W. G. Sutherland percepì che il movimento involontario delle ossa craniche (respiro primario) era in connessione con la colonna e l'osso sacro (da qui il nome craniosacrale), creando un'onda che riverbera sull'intero corpo. 
Notò inoltre che questo movimento comprende una fase di espansione (inspirazione/flessione) e una di contrazione (espirazione/estensione); entrambe accompagnate dall'ondeggiamento del liquor.
Sutherland intuì che vi era una forza vitale, il "respiro della vita" (ciò che gli indiani chiamano prana) a condurre questi movimenti. 

Siamo costituiti dal 70% di liquidi, pertanto i nostri fluidi creano un organismo unico (sangue, linfa. liquor ...) attraversato da maree. 
Ogni tipo di "malattia" costituisce un impedimento alla libera circolazione dei fluidi.

Durante il trattamento l'operatore pone delicatamente le sue mani sul corpo identificando le aree di restrinzione, e seguendo anche le più minuscole pulsazioni del sistema cranio-sacrale sino a far si che avvenga un rilascio, e i tessuti tornino in equilibrio. 




MANUALE DI AUTO TRATTAMENTO CRANIOSACRALE








L’onda che respira
I ritmi corporei si possono paragonare alle onde del mare, l’elemento da cui deriviamo: hanno una loro ampiezza e forza, che vari apparentemente a seconda del vento e della pressione atmosferica. Nel nostro corpo, il vento è rappresentato dagli atti respiratori e la pressione atmosferica dalla pressione sanguigna.
Il movimento del mare e la dimensione delle sue onde sono determinati, anche e soprattutto, da energie profonde e celate, influenzate, come tutti i fluidi esistenti sulla terra, da forze celesti , portatrici di una grande forza e di un misterioso fascino: la maree.
Anche il nostro complesso e sofisticato organismo umano, sottoposto a ritmi vitali consci e inconsci, viene governato in profondità da sottili maree; tra esse, percepibili in condizioni di rilassamento e meditazione, esistono quelle craniosacrali.

Queste maree sono tre:
  •  la prima più superficiale e maggiormente percepibile (chiamata dal suo scopritore Sutherland; “impulso respiratorio primario o craniale”, detta anche “onda cranioscrale”. Essa si esprime con un ritmo cha varia da 8 a 12 cicli al minuto.
  • La marea media, che agisce maggiormente sui fluidi corporei
  • La marea lunga, che rappresenta il collegamento più intimo alla nostra essenza vitale manifesta, in quella che viene definita nel Bilanciamento cranio sacrale la quiete dinamica. Essa rappresenta il nostro potenziale dinamico, quell’energia profonda del nostro essere da cui può nascere ogni forma.

Le tre maree vanno intese come un’unica entità che si manifesta a vari livelli, da uno più superficiale a uno più profondo. 
Liquor: la sua storia e il suo percorso. Le meningi
Il liquido cerebrale comanda (W.G. Sutherland)
Il liquor è un liquido paragonato ad acqua di sorgente, poiché è trasparente e limpido. Ha tre funzioni:
  • nutrire
  • proteggere, ammortizzando le sollecitazioni meccaniche
  • asportare le scorie e le tossine
Esso scorre attraversando tutto il sistema nervoso centrale, dall’encefalo al midollo, come un fiume, formando laghi, cisterne e piccoli affluenti.
Viene prodotto e riassorbito costantemente da strutture particolari, presenti nei ventricoli cerebrali, dette plessi corioidei e la sua quantità è di circa 150 millimetri.
È contenuto nello spazio circostante dalle due meningi più esterne, la dura madre e l’aracnoide.
La dura madre, la più esterna delle meningi, è ancorata a livello della parte anteriore della scatola cranica sull’apofisi crista galli dell’osso etmoide; lungo la sutura sagittale nel cranio, dove si sdoppia formando la falce cerebrale che separa i due emisferi, il tentorio del cervelletto e la falce cerebellare.
La dura madre si fissa al forame occipitale e alle prime vertebre cervicali per poi arrivare ad ancorarsi a livello della seconda vertebra sacrale, mettendo così in connessione il cranio col sacro formando quelle che Sutherland chiamò il “collegamento centrale”.
Il liquor prodotto dai plessi coroidei, nei ventricoli cerebrali si muove, essendo continuamente generato e riassorbito dal primo al secondo ventricolo, per poi passare nel terzo ventricolo sottostante, attraverso il forame di Monro.
Il terzo comunica, a sua volta, col quarto attraverso l’acquedotto di Silvio, che poi si dirige attraverso il formane di Magendie che la cisterna magna cerebello-midollare.
Il midollo spianale e il cervello si trovano, così, avvolti intimamente dalla meninge più interna, la pia madre e protetti dall’aracnoide e dalla dura madre, tra le quali è contenuto il liquor.


Fonte: Manuale di Auto Trattamento Craniosacrale

mercoledì 2 maggio 2012

L'immensa balla del fabbisogno di calcio

Un articolo di Lorenzo Acerra


tavola di Thomas Hardy

Il fabbisogno di calcio per l’essere umano … provate ad indovinare!? 
È stato inventato dall’industria casearia (che nel 1994 lo portò a 1000 milligrammi al giorno, nel 1997 a 1200, nel 2001 a 1500!).
Il fabbisogno reale è molto più basso di quanto si dicesse. Già nel 2007 in tutta Europa è stato riportato a 700 milligrammi al giorno per gli adulti e 400 per gli adolescenti.
Ma già nel 1962 le raccomandazioni per il calcio del FAO/WHO Expert Group erano per gli adolescenti di 350 milligrammi e le donne in gravidanza di 500 milligrammi al giorno. In Cina o in Zambia e in altri paesi in cui la incidenza di fratture ossee era nulla o quasi, le persone avevano un introito di calcio che andava da 250 fino a 400 milligrammi al giorno (Hunt 2007).

Le ossa contengono calcio. Che cosa dobbiamo fare per curare le ossa fragili e malate? Ingerire più calcio? Ma il calcio contenuto nel latte di vacca precipita sulle ossa in modo tale da renderne la struttura rigida e particolarmente fragile!
Studi lo confermano: è proprio la presenza di calcio depositatosi male sulle ossa a dare loro la caratteristica di suscettibilità alle fratture. 

Inoltre il calcio del latte, poiché è relativamente inassorbibile ed in eccesso, va a creare un problema sui tessuti molli, cuore, legamenti e così via, perché è lì che quel calcio precipita causando calcificazioni inappropriate. 
Ed è proprio la presenza di calcio depositatosi male sulle ossa a dare loro la caratteristica di suscettibilità alle fratture. 

Sono proprio le nazioni che consumano le maggiori quantità di prodotti caseari, gli Stati Uniti, Israele, l’Olanda, la Finlandia, che hanno le incidenze maggiori di fratture ossee. Se il consumo di prodotti caseari veramente aiutava le nostre ossa, ce ne saremmo accorti, almeno noi negli Stati Uniti, dove il consumo pro-capite di formaggi è passato da cinque chili nel 1970 a undici nel 1990, sedici nel 2006 e oltre diciannove chili nel 2010. E invece l’incidenza di fratture ossee è aumentata in maniera esponenziale negli ultimi quarant’anni.

Considerate questo: 100 grammi di latte materno, destinati alla rapida mineralizzazione dei tessuti del neonato, contengono 33 milligrammi di calcio, mentre la stessa quantità di latte vaccino ne contiene 118 milligrammi, quindi quasi quattro volte tanto. Se accettiamo l’idea che la natura fa tutto per dei buoni motivi, dobbiamo pensare che il latte di mucca dispone di troppo calcio per gli esseri umani.

Quali sono gli effetti negativi di un eccesso di calcio? Ebbene sappiamo che le difficoltà causate dall’uso di carbonato di calcio (usato per svariati anni come antiacido) consistevano in affaticamento, cefalea, nausea senza vomito, scintigrafie ossee anormali, anormali livelli di ormone paratiroideo e insufficienza renale. 
L’integrazione di calcio oltre i 2.500 milligrammi al giorno ha importanti effetti negativi sull’equilibrio dei minerali nel corpo (Kato 2004). 
Uno studio pubblicato sull’American Journal of Medicine descriveva un uomo che aveva accettato di prendere come trattamento per i dolori allo stomaco un antiacido a base di carbonato di calcio. Nonostante lo avesse preso tutti i giorni per oltre quattro anni, sul paziente furono riscontrati successivamente numerosi episodi di fratture. La cosa strana era che il grado di mineralizzazione ossea era davvero soddisfacente. Una Tac però aveva rivelato calcificazioni ai reni (Carmichael 1984). Aumentando negli anni l’utilizzo di carbonato di calcio contro l’acidità di stomaco, i ricoveri ospedalieri per l’ipercalcemia sono passati da un tasso inferiore al 2% nel 1990 a quello del 1993 che era del 12%. 

Secondo Beall e Scoheld (1995), la condizione di ipercalcemia è reversibile se diagnosticata precocemente. Ma le persone spesso prendono gli antiacidi a base di carbonato di calcio regolarmente per anni, senza considerare i possibili effetti collaterali, come per esempio artriti o danni renali permanenti.

Dopo aver riportato tutti questi dati scientifici di cui ci si dimentica spesso, non mi rimane che ribadire che il modello di guarigione più accurato e che ottiene risultati migliori è quello naturale, che si basa sulla fiducia nella natura e che s’interroga sui possibili problemi metabolici o sui sovraccarichi tossici.

  • FAO/WHO Expert Group. 1962. Calcium Requirements. Rome, FAO.
  • FAO. 1974. Handbook on Human Nutritional Requirements. Rome, FAO.
  • Truswell, S. 1983. Recommended dietary intakes around the world. Report by Committee 1/5 of the International Union of Nutritional Sciences. Nutr. Abstracts Revs., 53: 939-1119.

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