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martedì 15 gennaio 2013

La ruota del tempo – Carlos Castaneda

Questa serie di citazioni è tratta dai primi otto libri che ho scritto sul mondo degli sciamani dell’antico Messico e derivano direttamente dalle spiegazioni fornitemi dal mio maestro e mentore don Juan Matus, uno sciamano yaqui discendete da una stirpe le cui origini risalgono sino agli sciamani vissuti nel Messico antico.

Per gli sciamani dell’antico Messico l’intento era una forza che potevano visualizzare quando vedevano l’energia così come fluisce nell’universo.
Lo definivano una forza pervasiva che interveniva in ogni aspetto del tempo e dello spazio. Era la spinta che sta alla base di tutto; ma la cosa fondamentale per gli sciamani era quell’intento, un’astrazione pura, era intimamente legato all’uomo. L’uomo è sempre in grado di manipolarlo.

Secondo gli antichi sciamani il tempo assomigliava più che altro a un pensiero: un pensiero pensato da qualcosa di un’immensità inconcepibile. Essi ritenevano che l’uomo, in quanto parte di quel pensiero pensato da forze per lui inimmaginabili ne trattenesse una piccola percentuale che poteva essere recuperata in particolari circostanze di disciplina rigorosissima.

Quanto allo spazio, per gli sciamani era un dominio astratto di attività. Lo chiamavano infinito, e si riferivano a esso come alla somma totale degli sforzi di tutte le creature viventi.

Da A scuola con lo stregone:
Arrabbiarsi con gli altri significa dare importanza alle loro azioni ed è imperativo porre fine a questo modo di sentire.
Le azioni degli uomini non possono essere così importanti da mettere in secondo piano la solo scelta possibile: il nostro inevitabile incontro con l’infinito.

Da Una realtà separata:
Un guerriero deve sapere prima di tutto che le sue azioni sono inutili e nonostante ciò deve procedere come se lo ignorasse.
Questa è la follia controllata dello sciamano.

Da Viaggio a Ixtlan:
Non ci si dovrebbe preoccupare di scattare fotografie o effettuare registrazioni. Queste sono cose superflue di esistenze immobili.
Ci si dovrebbe invece preoccupare dello spirito, che è in perenne regresso.

Un guerriero non ha bisogno di una storia personale.
Un giorno scopre che non gli è più necessaria, e la abbandona.

Essere un guerriero-cacciatore non significa solo allestire trappole. Un guerriero-cacciatore non cattura la preda grazie alle trappole e neppure perché ne conosce le abitudini, ma perché lui stesso non ha abitudini.
È questo il suo vantaggio. Non è come gli animali a cui tende agguati, fossilizzati in routine e capricci prevedibili; è libero, fluido, imprevedibile.

Un guerriero agisce come se sapesse quello che fa, mentre in effetti non sa nulla.

La cosa più difficile al mondo è assumere lo stato d’animo del guerriero. Non serve a nulla provare tristezza, lamentarsi e sentirsi giustificati nel farlo, credendo che gli altri ci stiano sempre facendo qualcosa. Nessuno fa niente a nessuno, tanto meno a un guerriero.

Il guerriero è cacciatore: calcola ogni cosa. Questo è il controllo. Ma una volta fatti i suoi calcoli, agisce e lascia andare. Questo è l’abbandono. Un guerriero non è una foglia in balia del vento.
Nessuno può costringerlo: nessuno può forzarlo ad agire contro la sua volontà o contro il suo giudizio.
Un guerriero è sintonizzato per sopravvivere, e sopravvivere nel modo migliore.

Un guerriero non consce il rimorso perché isolare un’azione come malvagia, brutta oppure meschina significa attribuire un’importanza ingiustificata al proprio sé. Il trucco sta in quello che decidiamo di enfatizzare.
Possiamo renderci infelici o forti. L’impegno è lo stesso.

Da L’isola del Tonal:
Il dialogo interiore è ciò che radica gli uomini al mondo quotidiano. Il mondo è “in questo o in quel modo” solo perché diciamo a noi stessi che è “in questo o in quel modo”. L’accesso al mondo degli sciamani si apre dopo che il guerriero ha imparato a far tacere il dialogo interiore.

Cambiare l’idea che abbiamo del mondo è il punto cruciale dello sciamanesimo. E far tacere il dialogo interiore è l’unico modo per riuscirci.

Il limite delle parole è che ci fanno sempre sentire illuminati, ma quando ci volgiamo ad affrontare il mondo, esse ci vengono a mancare e noi finiamo per affrontare la realtà così come abbiamo sempre fatto, senza alcuna illuminazione. Per questa ragione, un guerriero si sforza di agire più che di parlare, e così facendo conquista una nuova descrizione del mondo … una descrizione che non attribuisce troppa importanza alle parole e dove nuove azioni hanno nuovi riflessi.

Ogniqualvolta il dialogo interiore si interrompe, il mondo collassa e affiorano aspetti di noi del tutto straordinari, come se fino a quel momento fossero stati sorvegliati a vista dalle nostre parole.

Da Il secondo anello del potere:
Per funzionare qualunque abitudine ha bisogno che tutte le sue componenti siano in perfetto ordine. Se ne manca qualcuna, l’abitudine si disintegra.

Da Il dono dell’Aquila:
Tutte le facoltà, le potenzialità e le imprese dello sciamanesimo, dalla più semplice alla più stupefacente, sono racchiuse nel corpo umano.

Il primo principio dell’arte dell’agguato è che il guerriero sceglie il proprio campo di battaglia. Un guerriero non va mai in battaglia senza conoscere i dintorni.

Da Il fuoco profondo:
Il maggior limite degli esseri umani è che rimangono incollati all’inventario della ragione.
La ragione non si confronta con l’uomo in quanto essere di energia. La ragione ha a che fare con strumenti che creano energia, ma non ha mai seriamente valutato il fatto che noi siamo più che strumenti: siamo organismi che creano energia. Siamo bolle di energia.

Da Il potere del silenzio:
Il guerriero non impara lo sciamanesimo col passare del tempo; piuttosto, col passare del tempo, imparar a risparmiare energia. Quest’energia gli permetterà di maneggiare alcuni dei campi energetici che abitualmente gli sono inaccessibili. Lo sciamanesimo è uno stato di consapevolezza, la capacità di usare campi energetici che non vengono impiegati nella percezione della quotidianità che è a noi nota.

L’universo ospita una forza incommensurabile e indescrivibile che gli sciamani chiamano intento, e tutto ciò che esiste nel cosmo è strettamente connesso a esso. Il guerriero ha cura di discutere, comprendere e utilizzare tale connessione. Soprattutto, ha cura di ripulirla dagli effetti ottundenti generati dalle preoccupazioni del quotidiano. A questo livello, lo sciamanesimo può essere identificato come il processo di purificazione della propria connessione con l’intento.

Perché i misteri dello sciamanesimo siano accessibili a tutti, lo spirito deve discendere su chiunque sia interessato. Lo spirito fa sì che la sua sola presenza sposti in una posizione specifica il punto di unione dell’uomo. Tale punto è noto agli sciamani come il luogo della non pietà.


Tratto da La ruota del tempo - Carlos Castaneda 















http://www.macrolibrarsi.it/libri/__la_ruota_del_tempo_castaneda.php?pn=2028

martedì 1 gennaio 2013

Il Matrimonio del Cielo e dell’Inferno – William Blake

Memorabile apparizione
I profeti Isaia ed Ezechiele desinavano con me, ed io chiesi loro come osavano con tanta sicumera affermare che Dio aveva loro parlato; e in pari tempo, se non si rendevano contro che si esponevano all’incomprensione, fornendo così pretesto all’impostura.

Isaia rispose: “Io non ho visto né udito alcun Dio, nel senso d’una percezione finita dei miei organi; ma i miei sensi in ogni cosa scoprivano l’infinito, e allora, quando ebbi certezza, e l’ho tutt’ora, che la voce della giusta indignazione è la voce stessa i Dio, non mi curai delle conseguenze, e scrissi”.

Allora chiesi. “Può la ferma convinzione che così sia una cosa, renderla tale?”

Replicò: “Tutti i poeti lo credono, e nelle epoche d’immaginazione tale fede smosse le montagne; ma sono molti quelli incapaci d’essere convinti d’una cosa, qualunque sia”.

Allora parlò Ezechiele: “La filosofia dell’Oriente insegnò i primi principi della percezione umana. Alcuni popoli ponevano l’origine in un principio, altri in un latro; per noi d’Israele, il Genio Poetico (come lo chiamate ora) fu il vero primo principio, e tutti gli altri erano semplici derivazioni, da ciò derivarono il nostro disprezzo per i Sacerdoti e i Filosofi di altri paesi e le nostre profezie che finalmente sarebbe dimostrato che tutti gli Dei avevano nel nostro la loro origine ed erano tributari del Genio Poetico. Era il Genio che il nostro grande poeta, Re Davi, desiderava ardentemente, e che invoca con pathos proclamando “col tuo aiuto conquisto i nemici e reggo i regni”: e a tal punto amammo il nostro Dio, che in suo nome abbiamo maledetto tutte le deità dei popoli circostanti, e le abbiamo asserite ribelli. Da tali pareti il volgo fu tratto a pensare che finalmente tutte le nazioni sarebbero state soggette agli ebrei”.
“Ciò appunto” egli disse “come succede a ogni ferma persuasione, è accaduto; oggi tutte le nazioni credono nel codice degli ebrei e adorano il dio degli ebrei, e può esserci maggiore assoggettamento?”.

Udii questo discorso con una certa meraviglia e dovetti confessare il mio proprio convincimento. Finito il pranzo, chiesi a Isaia di fare al mondo il favore del recupero delle sue opere perdute; rispose che nessuna di qualche valore era andata perduta.
Lo stesso disse delle sue Ezechiele.
Chiesi anche a Isaia, cosa lo avesse indotto ad andare in giro nudo e scalzo per tre anni: rispose: “Quello stesso motivo che induceva il nostro amico Diogene, il Greco, a farlo”.

A Ezechiele chiesi inoltre, perché s’era nutrito di sterco ed era rimasto per tanto tempo disteso sul fianco destro o sul sinistro. Rispose: “Desideravo sollevare altri uomini sino alla percezione dell’infinito. È pratica, questa, delle tribù del Nord America, e sarà onesto chi si oppone al proprio genio o alla coscienza solo per salvaguardare agi o appagamenti momentanei?”.

L’antica tradizione che il mondo sarà consumato dal fuoco alla fine di seimila anni risponde a verità, secondo quanto ho udito all’Inferno.
Non appena al cherubino con la spada fiammeggiante sarà ordinato di smontare la guardia all’albero della vita, subito l’intero creato sarà consumato e apparirà infinito e sacro, mentre ora non appare che finito e corrotto.
Avverrà ciò per via d’un progredire del godimento sensuale.
Ma prima di tutto, la nozione che l’uomo ha un corpo distinto dall’anima dovrà essere espunta; e sarò io a farlo, stampando col procedimento infernale, con corrosivi, che nell’Inferno sono salutari e medicinali, dissolvendo le superfici apparenti, e rivelando l’infinito che nascondevano.
Se si pulissero le porte della percezione, ogni cosa apparirebbe all’uomo come essa veramente è, infinita.
Poiché l’uomo s’è da se stesso rinchiuso, fino a non vedere più le cose che attraverso alle strette fenditure della sua caverna.




Fonte: Visioni (Il matrimonio del Cielo e dell’Inferno) – William Blake – Oscar Mondadori