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domenica 5 gennaio 2014

Focusing, interrogare il corpo per cambiare la psiche

Il focusing è la fase di sviluppo che si apre dopo essere entrati in contatto con le emozioni. Riguarda un diverso tipo di attenzione interiore nei confronti di ciò che all’inizio è percepito confusamente. Tutto questo viene successivamente messo a fuoco e, per mezzo di specifici movimenti  ha luogo un cambiamento a livello corporeo.
Il processo di cambiamento reale è accompagnato da sensazioni piacevoli. Lavorare efficacemente sui propri problemi non è una forma di tortura. Il processo di trasformazione che abbiamo scoperto è naturale per il corpo. Il movimento cruciale avviene al di sotto dei punti dolenti e compare come una sensazione fisica, che non è molto chiara all’inizio. L’esperienza di qualcosa che emerge da là sotto è come un sollievo e un ritorno alla vita.
Da questa nuova posizione privilegiata, i metodi tradizionali di lavoro su se stessi ci appaiono per lo più come se fossero stati incentrati sulla sofferenza. La persona entra nelle proprie sensazioni dolorose e le rimugina in continuazione, senza sapere come utilizzare la guida e le forze vitali e intrinsecamente positive del corpo.
Il processo di cambiamento è piacevole. È come respirare aria fresca dopo essere rimasti a lungo chiusi in una stanza. Nel momento in cui ciò non accada, bisogna fermarsi e tornare un poco indietro.

Il cambiamento
Focusing = sensazione sentita, particolare consapevolezza interna.

Sensazione sentita è la sensazione corporea di un pericolare problema o di una particolare situazione.
Non è un’emozione.
Il processo implica il cambiamento.
Nel focusing il terapeuta non è necessario. È possibile raggiungere dei risultati da soli, oppure con un amico che sappia come e quando mettersi in disparte.
La regola più importante da osservare, per un amico o per un terapeuta che stanno aiutando qualcuno a fare focusing, è lasciar fare a colui che pratica.
È solo il nostro corpo a conoscere i nostri problemi e a sapere dove si trovano i nodi.

La natura del problema va di pari passo con ciascun cambiamento corporeo. Se non ci addentrassimo nel livello corporeo più profondo, che all’inizio è sempre confuso, i pensieri e le emozioni legate al problema, così come ci appare all’inizio, ci bloccherebbero.

Il primo movimento del focusing consiste nel porre temporaneamente da parte i problemi, metterli in aspettativa, fare un passo indietro e osservarli.
Fai un passo indietro, prendi tutto quello che non va e ammucchialo di fronte a te. Un pezzo alla volta, osserva ciò che non va in ciascuna cosa”.
Trovati i problemi ci si chiede: Quale è il peggiore problema? Dov’è che mi ha fatto più male?
Perché non entri lì dentro e guardi la cosa peggiore? Resta in silenzio per un momento e lascia che arrivi la sensazione fisica.

Il secondo movimento è entrare in contatto con la sensazione fisica.

Terzo movimento provare la qualità del sentito dandogli un simbolo o una parola.

Il focusing evita di analizzare. Se si cerca di analizzare bisogna fermarsi e tornare alla sensazione sentita. Nel focusing bisogna accettare quello che capita spesso quello che è coerente per il corpo non lo è dal punto di vista logico. È imprevedibile e affascinante. Restiamo sintonizzati sulle sensazioni fisiche e aspettiamo che tutto accada.

Ciò che il corpo conosce
Esiste una specie di consapevolezza corporea che influenza profondamente la nostra vita e che ci può aiutare a raggiungere i nostri scopi. La chiamerà sensazione sentita. Non si tratta di una esperienza mentale ma fisica. Fisica. L’impressione corporea di una situazione, di una persona o di un avvenimento. Essa non ci arriva sotto forma di pensieri o parole o altre unità separate, bensì come una singola sensazione fisica.
Il corpo è un computer biologico genera enormi raccolte di dati e ce le consegna istantaneamente ogni volta che ne facciamo richiesta o ogni volta che un avvenimento esterno le richiede. Una sensazione sentita non è un’emozione, contiene componenti emotive così come componenti fattuali. Ma è più ampia di qualasiasi singola emozione, più complessa e molto meno facile da descrivere a parole.
Una sensazione sentita verrà modificata se la trattiamo nel modo corretto. E con essa cambiamo anche noi, e la nostra vita.

Manuale del Focusing
Creare uno spazio = fare silenzio, stare con voi stessi. Dedicate un minuto al rilassamento. Concentrandovi dirigete l’attenzione all’interno, dentro al corpo, magari allo stomaco o al petto. Ora cercate di osservare cosa succede lì, quando vi chiedete “Come sta andando la mia vita? Cos’è più importante per me in questo momento?”, Come mi sento? Come mai non mi sento meravigliosamente bene in questo momento? Cos’è che mi assilla proprio oggi?
Ascoltate il corpo. Lasciate che la risposta provenga lentamente da questa percezione. Se avvertirete il sopraggiungere di un disagio, NON LO ANALIZZATE. Mantenetevi distaccati e dite “Sì, lì c’è qualcosa. Posso sentirlo”. Lasciate un po’ di spazio tra voi e quella cosa. Poi chiedetevi che cos’altro sentite. Aspettate ancora un po’ e ascoltate. Di solito vengono fuori parecchie cose.

La sensazione sentita scegliamo un solo problema e sentiamo che tipo di sensazione ci lasciaQual è il peggior problema in questo preciso momento?” “Quale mi fa più male?” “Quale sembra più pesante, più grosso, più acuto, irritante, inafferrabile?” Tra tutte le cose che vi arrivano, selezionate un problema personale sul quale fare focusing. Ma NON ANALIZZATELO. Non affrontatelo. Vi saranno molti elementi nella cosa a cui state pensando: troppi per pensarli ognuno separatamente. Ma voi siete in grado di sentire tutte queste cose nella loro globalità. Prestate attenzione al punto esatto in cui avvertite tutte queste cose e lì avrete la percezione dell’intero problema. Imparate a captare quella sensazione indefinita di tutto ciò.

Il simbolo Che caratteristiche ha la sensazione sentita?
Lasciamo che sopraggiunga un’immagine, un simbolo, una parola, un aggettivo, una frase. Capiamo che il simbolo è adeguato se riusciamo a percepire il primo sottile cambiamento, il primo frammento di moto interiore. Come si presenta, da un punto di vista qualitativo, questa vaga sensazione sentita? Fate in modo che dalla stessa sensazione sentita si generi una parola, una frase o un’immagine. Potrebbe essere un aggettivo oppure una frase o un’immagine, continuate a percepire la qualità della sensazione sentita finché non troverete qualcosa che le si addica.

La risonanza = continuate a fare la spola tra la sensazione sentita e la parola collegata. Verificate la loro reciproca risonanza. Controllate se vi è un piccolo segno fisico che vi rende palese la loro corrispondenza. Per fare ciò dovrete ancora avere a disposizione sia la sensazione sentita sia la parola collegata.
Fate in modo che la sensazione sentita, così come la parola, sia libera di modificarsi, qualora sia necessario, fino a che non vi sia una perfetta coincidenza con la qualità stessa della sensazione sentita.

Porre domande = adesso chiedetevi che cos’è che qualifica l’intero problema in quel modo (il modo che avete appena definito o descritto)? Accertatevi che la peculiarità della sensazione sentita sia ancora fresca, vivida (e non semplicemente un ricordo). Quando l’avrete di nuovo a portata di mano provate a sentirla, a toccarla, a seguirla domandandovi: “Perché si presenta in questa maniera?”. Oppure: “Cosa c’è in questa sensazione?”, Com’è che questo “simbolo” influisce sul problema?
Qual è la cosa peggiore in questo problema?” “Qual è la cosa più (simbolo) in questo problema?
Di cosa ha bisogno questa sensazione sentita?” “Cosa occorrerebbe per sentirsi meglio?
Se avrete una risposta immediata senza che si modifichi la sensazione sentita, allora lasciate perdere tale risposta. Riportate l’attenzione al corpo e recuperate la sensazione sentita, interrogandola ancora una volta.
Rimanete accanto alla sensazione sentita fino a che non sopraggiungerà un cambiamento, un leggero “gioco” o rilassamento. Facciamo “domande aperte” ma evitiamo di provare a rispondere tramite processi coscienti di pensiero.

Accoglienza = accogliete positivamente qualunque cosa provochi un cambiamento. Soffermatevi un attimo, anche se si tratta soltanto di un leggero sollievo. In ogni caso, questo è solamente il primo cambiamento; ve ne saranno altri. Avrete tutto il tempo di continuare in seguito, ma per adesso soffermatevi un attimo.
SE DURANTE QUESTE ISTRUZIONI SIETE RIUSCITI, PER QUALCHE ATTIMO, AD AVERE L’IMPRESSIONE DI UNA CONFUSA SENSAZIONE FISICA GENERALIZZATA LEGATA AL VOSTRO PROBLEMA, CIÒ SIGNIFICA CHE SIETE RIUSCITI A FARE “FOCUSING”. Che il cambiamento corporeo ci sia o no, non ha importanza. Verrà da sé. Non siamo noi che possiamo determinarlo.

Per proseguire nella seconda seduta di focusing si deve partire dall’ultima sensazione sentita.
Es. sconforto: “Qual è la sensazione sentita complessiva, tutto quello che riguarda il mio sconforto?”

Invece di tentare di analizzare un problema, dobbiamo iniziare a entrare in contatto con la sua sensazione sentita, con tutta la sensazione, a con tutto il problema nel suo insieme. Si tratta di un tipo speciale di ricettività in cui la sensazione sentita può cambiare fisicamente.
Il focusing non è una semplice sensazione fisica. Se avete sensazioni puramente fisiche, che non sembrano legate a nessun aspetto della vostra vita, lasciatele perdere.
Il focusing non è solo un contatto con sensazioni profonde. Una sensazione sentita è il disagio, inizialmente indefinito, irriconoscibile, che è causato dall’intero problema (tutto ciò) a livello corporeo.  Per fare in modo che la sensazione si sviluppi, dovreste allontanarvi un poco da questa emozione familiare. La sensazione sentita è più estesa, più intensa, più facile da provare e comprende molte più cose. È il modo in cui il corpo sopporta l’intero problema.
Nel primo movimento posiamo a terra per un po’ la valigia senza portacela dietro. La valigia rimane nostra ma per un attimo la posiamo a terra e ci riposiamo.
Abbiate fiducia nel corpo, se lo lasciamo libero esso sa cosa fare.
Ogni malessere è energia potenziale che spinge verso un modo più giusto di essere, se vorremo concedergli l’opportunità di muoversi in tale direzione.
Il corpo deve sapere per forza cosa significhi stare bene, altrimenti non potrebbe evocare una sensazione di mancanza.

Uno spazio immenso
Il primo movimento può essere eseguito da solo. Dovete portare l’attenzione nel corpo, suggerendogli che vi sentite totalmente a vostro agio e contenti per il modo in cui la vostra vita sta andando. Poi inizierete a percepire ciò che emerge, di solito un disagio che riguarda la vostra vita. Appurate di cosa si tratta e riconoscetelo. Quindi collocatelo accanto a voi, delicatamente come se doveste posarlo sul pavimento.
Adesso chiedete al corpo: “Cosa accadrebbe, nel mio corpo, se questo problema potesse essere risolto?”.
Qualunque cosa la vostra mente risponda, attendete finché non inizierete a sentire qualcosa a livello corporeo.
Ora chiedetevi: “A parte questo, mi sento veramente bene e soddisfatto per come sta andando la mia vita?”. Ogni volta dovete attendere che il corpo risponda alle domande.
E via di seguito. Potrà capitare di giungere ad un’apertura, alla sensazione di uno spazio immenso.
Voi non siete nessuna di quelle cose che avete messo da una parte. Non ne siete il contenuto.

Una sensazione sentita è fatta di molti fili intrecciati, come un tappeto. Ma viene percepita come unica.
Dovete cercare la sensazione sentita nello stesso luogo in cui il giocatore di golf la cerca per capire se è pronto a colpire. Il giocatore non si pone la domanda nella propria testa, ma cerca la risposta nel proprio corpo.

L’esercizio per ottenere la sensazione sentita
  1. in silenzio, dentro di voi cercate qualcosa che vi piace o che pensate sia bello. Potrebbe essere un oggetto, un animale, un luogo o qualsiasi altra cosa. Qualcosa che, in qualche modo, considerate speciale. Concedetevi per questo uno o due minuti.
  2. Concentratevi su una cosa. Chiedetevi: “Perché mi piace ….., perché lo trovo bello?
  3. Concentratevi su quell’intera sensazione di particolarità o di piacere. Cercate di trovare una o due parole che possano descriverla.
  4. Concentratevi su ciò a cui quelle parole fanno riferimento, all’intera sensazione sentita, restando in ascolto di eventuali altre parole e sensazioni.
Un modo per dare forma alla sensazione sentita
Supponiamo che stiate facendo focusing per un problema. Voi sapete, di non sentirvi a vostro agio, visto che si tratta di un problema che vi coinvolge. Tuttavia dovere cercare di suggerire al vostro corpo: “Mi sento perfettamente, il problema è risolto”. Se prestate attenzione al corpo, scoprirete abbastanza presto una sensazione molto specifica di fastidio.
Ovviamente, avete sempre saputo che quel problema vi metteva a disagio, ma ora potete avvertire l’esatta qualità della sensazione sentita, di come il corpo viva il problema.
Lo stesso vale per qualunque occasione durante il focusing, nel caso in cui perdiate il contatto con la sensazione sentite. Basta che prestiate attenzione al corpo e diciate: “Allora, questo problema è risolto … vero?”. Aspettate un momento, e riavrete la sensazione sentita di ciò che non è ancora risolto. Poi potrete apprezzarne la qualità.

Le parole pessimistiche o che negano la possibilità di cambiamento, es: “Questo è il mio modo di essere” o “Sono nato così”; oppure: “È  la vita che mi ha reso così”, “Sono bloccato qui”, non servono a modificare la situazione.
Allora cerchiamo di ignorare ciò che sappiamo e cerchiamo di trovare l’impressione, lasciamola sviluppare nella sensazione sentita dell’intero problema.

Se le parole non cessano. Portate a termine il primo movimento come al solito: createvi uno spazio, mettete da una parte i vostri problemi, sedetevi in silenzio e siate ricettivi. Poi ripetete le parole più attinenti alla sensazione, lentamente, per circa una dozzina di volte: “Ne ho paura … ne ho paura …”. Per tutto questo spazio di tempo, fare in modo che alcune domande aleggino intorno alle parole: “Che significa questo ne-ho-paura? Cosa mi fa provare interiormente? Dove lo sento?”.

Rilassate il corpo. È opportuno stirarsi e rilassare tutte le parti del corpo per alcuni minuti prima di iniziare il focusing. Tendete le braccia, le mani, gli avambracci; rendeteli tesi, duri, rigidi. Sentitene la tensione … rilassatevi lentamente. Adesso rendeteli sciolti, morbidi, rilassati. Fate la stessa cosa con le gambe, l’addome, la mandibola, tutto il resto. Controllate di non essere ancora “tirati” in qualche punto e rilassatevi.

Se evitate le emozioni. Alcune persone, compresi gli psicologi, credono di avere cose terribili dentro di sé. Si sbagliano.
Gli orrori senza nome e le condizioni bizzarre non stanno lì, dentro di noi, come serpenti velenosi in una gabbia. Molti pensano questo di se stessi: “Non voglio aprire la porta”, dicono, “Non voglio che tutta questa robaccia salti fuori”.
La verità è che noi non siamo gabbie pieni di deperenti. Non siamo una specie di contenitori in cui le emozioni si attorcigliano come se avessero una vita propria. Siamo un processo in evoluzione e le emozioni sono parte di questo processo.

Alcuni trovano il focusing difficile perché le loro sensazioni sopraggiungono troppo rapidamente e in numero troppo elevato. Per tali persone il focusing è un rallentamento. “Scegliete una sensazione, fermatevi e restate con quella”, dico loro.
Oppure: “Va bene, lasciate stare questa massa caotica di sensazioni e, in silenzio, andatele sotto, come se lì sotto ci fosse la sensazione più importante. Cercate di captare questa sensazione che sta sotto a tutte le altre”.

Il miglior modo di considerare il critico interno (tutti ne hanno uno!), è congedarlo con qualche commento brusco. Il mio, di solito, ripete sempre le stesse cose. Allora gli dico: “Vattene e torna quando avrai qualcosa di nuovo da dire”. Oppure: “Non mi va di ascoltare uno che mi parla con quel tono”.
Tutti gli psicologi hanno incontrato questa parte distruttiva della personalità e le hanno dato vari nomi (super-io, cattivo genitore, animus, critico).
Non date retta al vostro critico e non praticate focusing sulla pessima sensazione che ha prodotto in voi. Al contrario, cercate di scoprire, al di sotto, quello che voi provate e percepite veramente, quello di cui avete veramente bisogno. Lavorate a fondo nel punto in cui voi – e non il vostro critico – provate le cose e ne sentite il bisogno.

Il focusing implica lasciare che una sensazione sentita più ampia e differente, rispetto alle nostre vecchie e familiari cattive sensazioni, si sviluppi. State alla larga dalle vecchie trappole che conoscete, statene alla larga e cercate una percezione più estesa di tutto l’ambito problematico del quale la cattiva sensazione fa parte.

Potete fare focusing mentre aspettate l’autobus. 
Per il focusing bastano pochi minuti, dieci, quindici, diciamo pure mezz’ora. Ma non di più. Poi viene il momento di parlare, di riposare o di fare qualche altra cosa. Non rimuginate tutto. Vi ritornerete sopra in seguito. Nel frattempo, il corpo sarà in grado di procedere all’elaborazione.

Mentre fate focusing su una sensazione sentita, potreste rendervi conto del sopraggiungere di altre emozioni. Ma una sensazione sentita non è un’emozione come la collera, la paura, l’odio, la gioia o l’ansia. È il senso della vostra situazione emotiva totale, la sensazione di molte cose nel loro insieme, in cui un’emozione può trovarsi come incastonata o da cui può venire prodotta.

Alcune domande determinanti:
Qual è il punto cruciale?
Qual è la cosa peggiore? Quali sono le due o tre cose che mi fanno stare peggio?
Qual è il nocciolo della questione?
Che cosa c’è sotto a tutto ciò? Cosa provoca in me?
A che cosa potrebbe condurmi questa cosa?
Di che cosa ci sarebbe bisogno per sentirsi meglio?
Ci si interroga su cosa vada male e su cosa sarebbe necessario per poter stare meglio.
Possiamo indagare la natura del problema, oppure chiederci cosa sarebbe dovuto accadere che invece non è ancora accaduto.

Es: supponete di sentirvi spesso soli ed esclusi.
Concentriamoci sulla sensazione sentita che accompagna l’esclusione. Potrete scoprire che in qualche modo siete voi a escludere voi stessi o quali siano le diverse questioni che riguardano da vicino il problema. Ma a un certo punto si renderà necessario chiedere alla sensazione sentita: “Di che cosa ci sarebbe bisogno per non sentirsi così?”
Ricercate i successivi passi vitali e non fermatevi soltanto a quello che è stato il problema.

Si può ottenere un cambiamento corporeo sentito quando si è bloccati anche dando forma a un’immagine. Molte persone hanno un’immaginazione vivida, altre no. Tutti però sono in grado di formarsi un’immagine familiare, anche a occhi aperti.
Quindi una volta ottenuta l’immagine, prendete in esame la sensazione che suscita in voi. Spesso la sola immagine potrà provocare un cambiamento. Che lo provochi o no, tuttavia, domandatevi: “Come mi fa sentire quest’immagine?”. Ciò potrà forse indicarvi la direzione da seguire.

Domandate al corpo: “Cosa proverei, a livello fisico, se questa difficoltà potesse essere appianata in qualche modo?”. Se attenderete alcuni secondi avvertirete il cambiamento corporeo.
Attendete e poi dite a voi stessi: “Posso sentirmi così per sempre”. Poi aspettate. Se dovesse emergere un elemento nuovo che vi dice: “No, mi dispiace, non puoi sentirti così per sempre”, interrogate tale “elemento” sulla sua identità.
“Cosa mi impedisce di sentirmi così?”.

Ogni volta che sentite frasi come “Deve essere”, spegnete l’interruttore. Non state facendo altro se non quello che la maggior parte della gente fa per tutta la vita: tentare di dire a voi stessi cosa è sbagliato. Tenete a mente l’importanza dell’atteggiamento interiore del “domandare” rispetto al “dire”. Non ditevi nulla. Domandate, aspettate e lasciate che il corpo risponda.
L’efficacia del focusing e i vantaggi che potrete riceverne miglioreranno con la partica.

Usate questo tipo di domande quando tutto pare confuso o quando non sapete da dove iniziare:
Cosa è veramente? Da cosa è sostenuta questa situazione?” o “Dov’è che mi sono arenato, in tutto questo?”.
“Dov’è che la mia vita si è bloccata?”.

Una sensazione sentita viene raggiunta nel momento in cui la sensazione stessa supera la comprensione intellettuale, quando ciò che abbiamo è molto di più delle parole e dei pensieri, quando qualcosa viene sperimentato in modo piuttosto manifesto, sebbene non ancora chiaramente, quando qualcosa non ha ancora raggiunto un’apertura o una liberazione completa.
Sarete in grado di riconoscere la sensazione sentita dell’interlocutore e il suo riferimento a questa, quando egli inizierà a cercare invano delle parole per una cosa che non può essere tradotta verbalmente.

Una brutta cosa personale non è mai del tutto negativa. Se c’è, vuol dire che ha, o che potrebbe avere, aspetti giusti o utili ai quali dobbiamo prestare profitto. Perciò ascoltala senza ostilità e senti ciò che ti dice, sotto quale aspetto abbia ragione”.

“Sei ferita a causa di qualcosa?”. “Senti forse che non potrai mai raggiungere quello di cui hai bisogno?”.

Possiamo dare vita a una sensazione corporea olistica, inizialmente poco chiara. È la sensazione globale del significato di una questione particolare. È da questo “luogo”  che può avere origine una serie di cambiamenti interiori e un percorso costituito da molti passi.



Fonte: Focusing - Eugene T. Gendlin