Translate

mercoledì 19 ottobre 2011

Tao - Il Vuoto della matrice universale

Fisica quantistica: viviamo in una realtà materiale (solida, liquida, gassosa), ma questa realtà è composta di vuoto e onde di energia. Gli atomi sono in gran parte composti da vuoto.
Il vuoto quantico non è uno spazio nullo, ma uno stato di pieno potenziale, come se nel vuoto esistesse tutta l’energia allo stato latente → “Il Tao è un vuoto che l’azione non può colmare, è di profondità abissale, è l’origine di tutte le cose” (LÜ TSU).

Per vuoto sub-quantico, Ervin Laszlo, intende che il vuoto sarebbe una vera e propria dimensione, dalla quale emergono e ritornano i quanti.
Forse il vuoto è la struttura che connette ogni particella ed essere vivente all’intero universo, di cui parlava Bateson.
È la matrice di coscienza universale.
Laszlo evidenzia come il concetto di Akasha abbia queste caratteristiche (ossia campo di memoria universale).
Se nel primo principio della termodinamica si parlava di conservazione di energia (energia come un'entità indistruttibile, dotata di un potere di trasformazione polimorfo, energia meccanica, elettrica, chimica ...) qui si può parlare di conservazione di informazioni.  

La psicologia occidentale considera molto di più gli oggetti mentali (pensieri e idee), che il vuoto cosciente in cui questi oggetti sono e si muovono.

Coerenza = realizzazione della oneness (Unità). Ognuno di noi vede il mondo in una certa maniera, a seconda della sua osservazione, ma non per questo il mondo si è disgregato, l’origine è UNA.
La vita è un delicato equilibrio tra coerenza e incoerenza, quindi tra il l’UNO e le singole parti.

Come spesso si è detto il Tutto è più della somma delle parti, ma è anche meno della somma delle parti (perché vengono limitate alcune delle potenzialità delle singole parti che scompaiono nel sistema).
Se connettiamo le due frasi, come dice Morin, avremo: il tutto è più, meno, diverso della somma delle parti, le parti sono meno, più, diverse da ciò che erano o che sarebbero singolarmente.

Ologramma: la parte nel tutto, il tutto nella parte.
Due fasci laser, uno puro e uno modificato dal contatto con l’oggetto. L’ologramma contiene l’intera immagine in ogni suo punto: se la spezziamo in tanti pezzi, ogni pezzo conterrà l’immagine. Si perdono i particolari ma l’oggetto apparirà.
Il paradigma olografico è alla base dell’olismo e dell’ordine di Bohm, ove tutto è connesso. Dai pianeti all’atomo.
Così diveniamo un’unità olografica che contiene in sé la matrix informativa del sistema → Come in alto così in basso.

Planck scoprì che l’energia del calore radiante (quella del termosifone) non viene emessa in un flusso continuo, bensì in piccole unità, i quanta. Il quantum, è  considerato una vera e propria particella.

Tutte le particelle possono trasmutarsi in altre particelle. Oppure possono formarsi a partire dall’energia e scomparire nell’energia.
I fisici hanno scoperto che le particelle possono essere contemporaneamente onde, non fisiche ma di probabilità di interconnessioni.
Se vediamo l’universo come una struttura che connette (energeticamente), scompare l’idea di parte e di separazione, e si ritorna all’UNO.

Tutta la materia esiste in virtù di una forza. Dietro questa forza, dobbiamo presumere l’esistenza di una mente conscia e intelligente. Questa mente è la matrix di tutta la materia” (Max Plank).

Pribram raccolse prove dimostrative su come la struttura cerebrale sia olografica. E alcune ricerche dimostrarono che il cervello struttura i cinque sensi olograficamente. Le informazioni sono ripartite in tutto il sistema così che ogni frammento da informazioni relative all’intero.

Teorema di Bell (1964) = le particelle subatomiche sono connesse trascendendo spazio e tempo, qualsiasi cosa avviene ad una particella influisce sulle altre.
La teoria della relatività stabiliva che è impossibile per una particella viaggiare ad una velocità superiore a quella della luce, ma il teorema di Bell, conferma che le particelle superano la velocità della luce; così si va oltre la dualità onda/particella.
Bell dice che il mondo è pieno di influenze non localizzate, perché la realtà è non localizzata.
C’è dunque una forma di comunicazione istantanea tra le due particelle tale che, modificando lo spin di una, muta istantaneamente lo spin dell’altra. Istantanea in termini fisici significa velocità superiore alla luce.
Com’è possibile che una particella alteri lo stato dell’altra quando una comunicazione tra le due è impossibile? Il punto è che se alcune particelle subatomiche sono state insieme, esse conservano un’affinità permanente che sembra in qualche modo trascendere le limitazioni fisiche.

Secondo la teoria non localizzata, l’universo, la materia, non vengono prima dell’esperienza (a-priori), ma sono creati dall’intervento umano che, facendo una scelta, esclude tutti gli altri universi paralleli possibili e ne fa accadere uno tra i possibili.
Non esiste una malattia a priori, la malattia dipende dal tipo di possibilità che creeremo.

Una mente non localizzata è una mente che è collegata a tutto: momenti, luoghi e persone.
In un mondo non localizzato alcuni mutamenti sono istantanei, anche prima che qualcosa avvenga. Così se l’informazione è avvenuta prima ancora di essere conosciuta dal mittente, il ricevente conosce nel presente il futuro, e le menti del ricevente e del mittente non sono separate ma una sola.

La meccanica quantistica si distingue da quella classica perché si limita a esprimere probabilità circa un risultato.
Rinuncia così al determinismo assoluto e apre all’incertezza e all’indeterminazione, come parti intrinseche e ineliminabili del mondo subatomico.

Legato a questo concetto il principio di indeterminazione di Heisenberg (1927): non si può osservare un oggetto quantistico (posizione e movimento) perché l’osservatore modifica l’oggetto. E non si potrà attribuire alla particella un valore preciso a posizione e movimento nello stesso istante.

Vicino al teorema di Bell è il fisico Hanry Margenau con il modello della “mente universale”, ed anche la teoria dellamente una” di Erwin Schrödinger.

Schrödinger immaginò una scatola contenente un gatto e una sorgente radioattiva. Se il materiale radioattivo decadrà, ucciderà il gatto; d’altra parte, il decadimento radioattivo è un fenomeno casuale, c’è il 50% di probabilità che il gatto muoia e il 50% che sopravviva. Il solo modo in cui lo sperimentatore può conoscere cosa è accaduto è quello di aprire la scatola e di guardare se il gatto è vivo o morto. 
Fino al momento dell’osservazione l’atomo/gatto resta sia vivo che morto fino a che non si apre la scatola, ossia non si compie l’osservazione; o, per esprimersi più tecnicamente, lo sperimentatore farà “collassare la funzione d’onda”.
Così una particella possiede la capacità di collocarsi in diverse posizioni contemporaneamente, e anche di avere quantità di energia diverse al medesimo istante.
Per tanto le particelle subatomiche sono “delocalizate”, per cui, fra un esperimento e l’altro, è come se stessero in più luoghi contemporaneamente.

Ipotesi Everett-Wheeler comporta che tutti i possibili esisti di un processo (gatto vivo o morto) si verifichino effettivamente da qualche parte. Nel nostro universo verrà osservato solo un risultato (es. gatto vivo) ma in un universo parallelo, sarà registrato l’opposto.
Ciò indicherebbe che ogni volta che accade una cosa, esistono almeno due alternative, che si verificano in universi paralleli separati, e sono osservate da osservatori che non potranno mai incontrarsi.
Per di più il numero dei “futuri” possibili è in continuo aumento, avvicinandosi a un’infinità di possibili esiti.
Per Wheeler l’osservatore diventa partecipante, è un universo partecipatorio.

Per tentare di spiegare la psicocinesi o alcuni tipi di telepatia, il fisico americano, Eugene Wigner sostiene che la coscienza umana, attraverso il subconscio possa manipolare l’universo a livello elementare.  La coscienza umana, può trascendere spazio e tempo. Tutto questo può essere confermato dal teorema di Bell.

Godel. La fisica non consiste di eventi; consiste di osservazioni, e fra l’evento e l’osservatore deve passare un segnale (es. raggio di luce) che non può essere eliminato dall’osservatore.
Evento, segnale e osservatore: è questa la relazione che Einstein vide come l’unità fondamentale nella fisica: “Un essere umano fa parte della totalità che noi chiamiamo “universo”, è una parte limitata nello spazio e nel tempo. Egli percepisce i suoi pensieri e sentimenti come qualcosa di separato dal resto: una sorta di illusione ottica della sua coscienza. Questa illusione è per noi una specie di prigione e ci limita nelle nostre decisioni personali e nell’affetto per le persone che ci sono vicine. Il nostro compito deve essere quello di liberarci da questa prigione allargando la portata della nostra affettività fino ad abbracciare tutti gli esseri viventi e l’intera natura nella sua bellezza”.
Così sorgono nuovi concetti di passato, presente e futuro: e cade il concetto di morte come fine di tutto.

Einstein: “per noi fisici credenti la distinzione fra passato, presente e futuro è solo un’illusione, anche se dura a morire. È facile trovare conferma della natura della mente non localizzata, affine all’anima, fra poeti, mistici e filosofi ...

Perché noi condividiamo una visione coerente del mondo?
Margenau: “dopo che introiettiamo stimoli, alla fine, essi vengono trascritti in una realtà fisica, uguale per tutti. Ricordando che la materia è una costruzione della mente si implica l’universalità della mente stessa.
Se come dice la neuroscienza, noi non conosciamo nulla se non attraverso i nostri sensi, perché allora non c’è un mondo diverso per ogni cervello?
Ogni cervello ha una visione diversa del mondo, eppure le nostre visioni del mondo sono molto coerenti. Non perché i nostri cervelli sono simili, ma perché le nostre menti sono una

Ipotesi di causazione formativa di Sheldrake = vi è una coscienza collettiva, che trascende lo spazio/tempo e non è limitata agli esseri umani.
Le forme e il comportamento di tutti i sistemi, sono guidati e plasmati da campi morfogeni (morphe = forma e genesis = messa in essere). I campi morofogeni di ogni sistema influenzano i sistemi successivi mediante un processo chiamato risonanza morfica.
Non tutto è presente nel cervello, né nel DNA.
Il DNA ci aiuta a capire l’RNA che codifica le proteine, ma ciò non da potere al DNA bensì ai campi morfogeni, che sotto la direzione del DNA controllano la forma assunta dagli embrioni.
Per Sheldrake le leggi governanti le forme sono in continua trasformazione, poiché i campi morfogeni sono sempre esposti a modificazione.
La sua ipotesi è pertinente alla concezione di mente non localizzata. Egli suggerisce che la mente umana non sia localizzata nello spazio/tempo, e neppure nel presente, ma che sia immortale e non energetica. La mente non è il cervello, ne è prodotta da esso, anche se può agire tramite esso.
L'ipotesi di Sheldrake rinforza l'idea di una coscienza collettiva (Akasha) immagazzinata come una sola mente, scappando dalla schiavitù del cervello e del corpo di ognuno. Inoltre la coscienza non è limitata solo agli esseri umani, e può quindi essere condivisa da molte forme di vita.

Le obiezioni a Sheldrake vennero dal  Lamarkismo (es. uno scimpanzé, che impara una certa capacità non la trasmetterà alle prossime generazioni).
Il codice genetico non può essere cambiato da circostanze esterne, indipendentemente dal fatto invece che si modifichino caratteristiche esterne dell’organismo, come forma, aspetto, facoltà o conoscenza.
Ma dati recenti suggeriscono che i mutamenti evolutivi e genetici possano essere diretti da circostanze esterne.


Mariangela Mattoni



Fonti: 

Psicosomatica olistica 

http://www.macrolibrarsi.it/libri/__psicosomatica_olistica.php?pn=2028










Traumi e malattie. Guida alla risoluzione dei conflitti, a partire dal metodo Hamer

mercoledì 12 ottobre 2011

Il libro arancione – Osho

Quando la consapevolezza scende in profondità dentro di te, lentamente, molto lentamente, giungeranno alcuni istanti: attimi di silenzio, momenti di puro spazio, momenti di trasparenza, istanti in cui nulla in te si muove e tutto è quiete. In questi istanti di quiete realizzerai chi sei e comprenderai il mistero di questa esistenza.
La mente è una cosa innaturale, la meditazione è una condizione naturale che abbiamo perso.

Occorre solo riconquistare quello spazio. L’hai conosciuto in passato, l’hai solo dimenticato. In realtà non lo si può perdere: lo si può solo dimenticare.

La meditazione non è concentrazione. Nella concentrazione vi è un sé che si concentra e un oggetto su cui si concentra.  Esiste una dualità. Nella meditazione non esiste nessuno all’interno e nulla all’esterno.

È rilassamento puro.

La concentrazione è un atto, un atto di volontà. La meditazione è una condizione di assenza di volontà, uno stato di inazione. È rilassamento.

La meditazione non cela alcuna finalità: non stai facendo nulla in particolare, ti limiti a essere.
Viene la primavera e l’erba cresce da sola.
La meditazione è immediatezza. Non puoi meditare, puoi solo essere in meditazione.

Una cosa imposta non ti condurrà mai alla naturalezza.

Ricordati sempre che qualsiasi cosa, quando ti diverte, può scendere in profondità dentro di te. Il fatto che ti diverta, significa semplicemente che è adatta a te: il suo ritmo è in sintonia con il tuo. Tra te e il metodo esiste una sottile armonia.

Abbandona un metodo solo quando non ti da più alcuna gioia: a quel punto la sua funzione si è esaurita. Cerca un altro metodo: nessun metodo ti può portare diritto alla meta finale; durante il viaggio dovrai cambiare diversi treni.
Devi ricordare due cose: quando un metodo ti diverte, approfondiscilo quanto più possibile; ma non fissarti lì, perché un giorno dovrai abbandonare anche questo. Se ti fissi troppo sul metodo, si trasformerà in una droga: non riuscirai più ad abbandonarlo.
Lascia che il criterio per decidere sia la gioia.

È utilissimo stabilire un orario fisso di meditazione, perché il corpo e la mente sono un meccanismo.
Ognuno di voi deve scoprire il proprio rituale. Un rituale serve solo come aiuto per renderti più agevole l’attesa … e quando sei a tuo agio e aspetti, la cosa accade: proprio come il sonno.

Ogni mattina, appena sveglio, prima di aprire gli occhi, stirati come un gatto. Stira ogni fibra del corpo. E dopo due o tre minuti, con gli occhi ancora chiusi, mettiti a ridere. Per cinque minuti non fare altro. All’inizio sarà una risata forzata, ma in breve i tuoi tentativi provocheranno una risata spontanea.

La prima cosa che si deve fare è ridere, perché la risata stabilirà l’atmosfera di tutta la giornata.

Non permettere mai che un’attività diventi automatica.

La mente è una spina e tutte le tecniche di meditazione sono aghi per estrarre quella spina.
L’attenzione è una lama affilatissima: taglia ogni cosa.

Tutte le mie tecniche di meditazione sono strutturate in modo da creare prima di tutto un inferno.
Quando chiudi gli occhi e scendi dentro di te, cosa incroci? Incroci inferni e sofferenze, repressi lì dentro e in agguato. Rabbia accumulatasi in molte esistenze. Preferisci andare al cinema, al club, incontrare qualcuno e spettegolare un po’. Preferisci tenerti impegnato finché non sei stanco e ti addormenti.
Per questo, quando si inizia a guardare dentro di sé, si resta molto perplessi. I Buddha dicono che vi si trova un’immensa beatitudine, si incontrano fiori di loto che si schiudono con fragranza eterna ! E quei fiori hanno colori che non mutano mai.
Quando tu entri in te stesso, invece non incontri altro che inferno!
Ma la catarsi aiuta.
Per questo insisto perché all’inizio si pratichino le meditazioni caotiche, e solo in seguito le meditazioni silenziose: all’inizio le meditazioni attive e poi quelle passive. Ti puoi inoltrare nella passività solo dopo aver espulso dal tuo organismo tutto il marcio accumulato.

Se provi desiderio di picchiare, picchia un cuscino, uccidi un cuscino! È un aiuto straordinario. Picchialo, mordilo, sbattilo!
La rabbia è ridicola la scia che esploda e goditela come un fenomeno di energia. Se non fai del male a nessuno, non c’è nulla di riprovevole. Vedrai che piano piano scomparirà l’idea di fare del male a qualcuno.

È difficile lavorare direttamente sulla rabbia, perché spesso è profondamente repressa. Perciò affrontala indirettamente. La corsa favorirà il dissolversi di gran parte della rabbia e della paura.

La meditazione non è una cosa da fare al mattino, e poi non ci si pensa per il resto del giorno. È qualcosa che devi continuare in ogni momento della tua vita. Mentre cammini, mentre dormi, quando sei seduto, mentre parli o ascolti … rimane in meditazione chi è rilassato, chi si stacca dal passato. Ci sei tu di mezzo! Tu indica il tuo passato. Non permettere che ciò che è morto domini ciò che è vivo. Nella meditazione tu non sei presente.

Se non usi la vita quotidiana come metodo di meditazione, la tua meditazione diventerà inevitabilmente una fuga dalla realtà.

Ogni volta che ti senti di cattivo umore, espira profondamente per cinque minuti. Con l’espirazione, immagina di espellere il tuo malumore e rimarrai sorpreso: nel giro di cinque minuti sarai di nuovo normale e il malumore sarà scomparso.

Ogni cosa che fai può diventare un’occasione per meditare. È come il respiro: come inspiri ed espiri, così mediti! Inizia a fare con attenzione le cose che hai sempre fatto sbadatamente.

La meditazione non è un’esperienza, è diventare consapevole del testimone; osserva semplicemente, non fare altro che stare a guardare e rimani centrato nell’osservazione.

Stai semplicemente lì, nel presente l’ego non esiste.
Vivi come se non esistessi. Man mano che aumenta in te la consapevolezza che il mondo va avanti perfettamente anche senza di te, sarai in grado di conoscere un’altra parte del tuo essere che per lungo tempo, per intere esistenze, è stata trascurata. Ed è la tua ricettività.

Io non sono questo”: tu non sei la mente, tu non sei questo.
Portandola in superficie, diventerai consapevole della distanza, del baratro che ti separa da lei. L’immondizia rimarrà, ma tu non sei più identificato, è tutto lì. Ne sei separato, comprendi di esserne separato.
Quindi devi fare una sola cosa: non cercare di lottare con quel pattume e non tentare di cambiarlo. Limitati a osservarlo e ricorda una sola cosa: “Io non sono questo”.
Stai attento e osserva cosa accade.
Immediatamente si verifica una trasformazione. L’immondizia sarà ancora presente, ma non sarà più parte di te. Questo ricordare diventa una rinuncia.

La meditazione non è concentrazione. È semplicemente consapevolezza. Rilassati soltanto e osserva il respiro, non rifiutare nulla.

Contemplate gli opposti: se ti senti insoddisfatto, medita sull’opposto, la soddisfazione. L’opposto è l’altro aspetto della stessa energia: non appena lo introduci nel gioco, assorbe. La stessa energia dell’insoddisfazione cambia di qualità, che sale verso l’alto.

Non due”: ogni volta che ti senti diviso, che avverti la dualità ripeti: “Non due”. Ma dillo con consapevolezza, ogni volta che senti l’amore, ripeti: “Non due”, altrimenti l’odio starà in agguato: odio e amore sono un fenomeno solo.
Se lo dirai con consapevolezza avvertirai un’illuminazione.

Meditazione significa uscire dai desideri, liberarsi dai pensieri, staccarsi dalla mente. Meditazione significa rilassarsi nel momento, presente.
La meditazione non è una fuga dalla vita: è un riversarsi nella vita, correrle incontro. La mente è una fuga dalla vita, il desiderio è fuggire la vita.

Il solo vedere l’evidenza di una cosa, di una condizione particolare è meditazione. La meditazione non ha scopo, per cui non ha un centro.

Il corpo non è un problema, il problema sei tu.

Danza con le mani: le mani sono profondamente collegate con il cervello, la mano destra con l’emisfero sinistro, la sinistra con l’emisfero destro. Se lasci alle mani totale libertà di espressione, si rilasseranno moltissime tensioni accumulate nel cervello.
Questa è la tecnica migliore per rilassare il meccanismo cerebrale, le sue repressioni, l’energia non utilizzata. Le tue mani sono adattissime allo scopo.
Attraverso i gesti delle mani puoi entrare in meditazione profonda. Siedi semplicemente in silenzio, gioca, lascia libere le mani e rimarrai sorpreso. Non occorre saltare, dimenarsi e fare molto meditazione dinamica. Le tue mani saranno sufficienti.

Risvegliare i livelli sottili: se ti limiti a muovere il corpo e non siedi mai in silenzio, perderai qualcosa. Quando l’energia ha cominciato a fluire, si dovrebbe essere assolutamente silenti, altrimenti la meditazione non supererà il primo stadio. Il movimento del corpo fa bene, ma è un movimento grossolane, se tutta l’energia resta nel movimento esterno, il movimento sottile non inizierà mai.
Si deve arrivare al punto in cui il corpo è immobile come una statua, in modo che si arresti il movimento in superficie. L’energia è ancora pronta a muoversi e, non trovando uno sbocco nel corpo cercherà uno spiraglio interiore che non è del corpo. Comincerà a muoversi ai livelli sottili.
Ma all’inizio è necessario il movimento. Se prima non crei un movimento di energia, puoi sedere immobile come un sasso: non accadrà mai nulla. Per prima cosa aiuta l’energia a fluire poi, quando è in movimento, ferma il corpo: quando l’energia vibra così intensamente ed è pronta a muoversi, se la dimensione grossolana non sarà più disponibile, dovrà inoltrarsi nei livelli sottili.

All’interno delle orecchie esiste un sesto senso, il senso dell’equilibrio. Quando bevi o assumi una droga, questo senso viene intaccato, e ne resta disturbato.

Nessuno vi può dare un mantra: lo devi scoprire da solo; sentire ciò che ti si adatta, ciò che ti commuove, che produce un impatto profondo sulla tua anima …

Emettere il suono “mmmmmmmmmmm” a bocca chiusa può essere una tecnica straordinaria e lo puoi fare ovunque. Almeno una volta al giorno; se puoi farlo due è ancora meglio. È una musica interiore così bella che reca pace a tutto il tuo essere.

Meditazione non è altro che un ritorno a casa, un semplice riposo interiore. Non è il canto di un mantra, non è neppure preghiera: è un semplice ritorno a casa per riposarsi un poco. Non andare da nessuna parte è meditazione, essere semplicemente dove si è. Non esiste un altro posto: essere semplicemente dove si è, occupare lo spazio in cui ci si trova …

La meditazione è un modo per entrare in rapporto, per incontrare il proprio sentirsi soli: invece di sfuggirlo, scendere in profondità nel sentirsi soli per vedere con esattezza di cosa di tratta.
La periferia è isolamento e il centro è solitudine. E una volta che hai conosciuto la bellezza del tuo essere solo, sarai una persona totalmente diversa, non ti sentirai mai più solo. Da quella solitudine sorge la fragranza dell’amore, e da quella solitudine nasce la creatività.

Pensare significa movimento, spostarsi da un pensiero all’altro. È un processo.

Non ti è possibile metterti totalmente a nudo di fronte a un altro. Per questo in Oriente non abbiamo mai sviluppato nulla che assomigli alla psicoanalisi: abbiamo sviluppato la meditazione, cioè l’arte di mettersi a nodo davanti a se stessi. Questa è l’unica possibilità di essere assolutamente veri, perché non esiste alcuna paura.



Voglio segnalare un interessante riflessione sulla meditazione dinamica di Osho, evidenziata dal sito: http://www.isolafelice.info/osho.htm

  • Nel terzo stadio: rimanere con le braccia alzate aumenta il livello di stress ortostatico, così il cuore deve lavorare di più per pompare sangue che, disceso verso le gambe deve risalire al cuore e al cervello. Si può facilmente svenire (sincope indotta) o avere un attacco di cuore. 
  • Nel quarto stadio: il bloccarsi sul posto rende impossibile il rilassamento. Mantiene la mente impegnata nel controllo e la coscienza resta in superficie. Meglio un completo rilassamento e tranquillità.

Fonte: Il libro arancione - Osho

mercoledì 5 ottobre 2011

Liberarsi dai condizionamenti - Krishnamurti

Il pensiero non può consentirci esperienze nuove, perché rappresenta la replica del ricordo e di esperienze già vissute.
È possibile vivere là dove il pensiero termina, e la meditazione è la fine del pensiero,  e l’apertura al nuovo.
La mente non è mai in riposo, è sempre tesa nel conseguire uno scopo e in preda alla paura di perdere.
Il desiderio è sempre nel futuro. L’oggi ha un significato più grande del domani. Nell’oggi è contenuto tutto il tempo e comprendere l’oggi vuol dire essere liberi dal tempo. Il divenire è la continuazione del tempo e del dolore. Il divenire non contiene l’essere. L’essere è  sempre nel presente ed essere è la più alta forma di trasformazione.

Educare: prima di essere contaminati dalla cosiddetta educazione, molti bambini sono in contatto con l’inconoscibile: e lo dimostrano in tantissimi modi. Ma presto l’ambiente incomincia a richiudersi su di loro, e crescendo sono destinati a perdere quella luce, quella bellezza che non si trova in nessun libro e non si impara in nessuna scuola.
La felicità creativa è per tutti e non solo per pochi. È possibile, ma solo a patto che l’educatore sia egli stesso educato a questa realtà; solo a patto che colui che insegna continui a restare in contatto con la sorgente della felicità creativa. Il nostro problema non è quindi l’alunno, il bambino, ma l’insegnante e i genitori.
La professione dell’insegnante non può essere un semplice impiego di routine: dovrebbe invece incarnare l’espressione stessa della bellezza e della gioia, che non possono essere certo misurate in termini di traguardi e di successi.
Quando la mente, sede dell’io, assume il controllo, offusca la luce, lo splendore e la meraviglia della realtà. La conoscenza profonda di se stessi è l’inizio della saggezza: senza conoscenza intima del nostro profondo, l’apprendere non potrà che condurci all’ignoranza, al conflitto e al dolore.

La libertà dal condizionamento è una conseguenza della libertà dal processo di pensare. Solo quando la mente si troverà in uno stato di assoluto silenzio ci sarà quella libertà attraverso cui il reale potrà finalmente essere e rivelarsi.

Quanto è necessario morire ogni giorno, ogni minuto! Morire a tutto, ai molti ieri e al momento appena trascorso. Senza la morte non può esserci rinnovamento, senza la morte non può esserci creazione. Il peso del passato fa nascere la sua stessa continuità, e la preoccupazione di ieri dà nuova vita alla preoccupazione di oggi.
Lo ieri si perpetua nell’oggi, e il domani è ancora ieri: non esiste alcun sollievo da questa continuità se non nella morte. C’è gioia nel morire … il canto di quell’uccello lo sentiamo per la prima volta.

Qualsiasi cosa il pensiero faccia in relazione alla solitudine interiore è una fuga, un modo di evitare ciò che è. Così il pensiero creerà il proprio condizionamento che impedirà di sperimentare il nuovo, ciò che non consoce. La paura è l’unica risposta del pensiero all’inconoscibile: il pensiero potrà chiamarla in mille modi, ma sarà sempre paura.

La mente è un fascio di interessi contrastanti, e il semplice rafforzare un interesse contro un altro è ciò che chiamiamo concentrazione, il processo della disciplina. La disciplina è la coltivazione della resistenza, e dove c’è resistenza non c’è comprensione. Una mente ben disciplinata non è una mente libera, ed è soltanto nella libertà che si può fare qualche scoperta. Ci deve essere spontaneità per scoprire i moti dell’io, qualche che sia il livello a cui ci si trovi. Attraverso l’autodisciplina la mente può rafforzarsi nel suo scopo; ma questo scopo non è che una proiezione e così non è reale. La mente crea la realtà a sua propria immagine e somiglianza e le discipline si limitano a dare vitalità a questa immagine.

Il desiderio di sperimentare deve cessare del tutto, la qual cosa avviene solo quando lo sperimentatore non si nutra di esperienze e del loro ricordo.

La conoscenza di sé va scoperta nell’azione dei rapporti; e ogni azione è rapporto. La conoscenza di sé non viene dall’isolamento, dal ritiro; la negazione di ogni rapporto è la morte. La morte è l’ultima resistenza.

L’ascolto è un atto completo. L’atto stesso di ascoltare porta con sé la sua libertà. Se tu ascoltassi, nel senso autentico dell’essere consapevole dei tuoi conflitti e delle tue contraddizioni, senza costringerli in un determinato modello di pensiero, forse essi cesserebbero. La mente è perennemente occupata in qualcosa; non è mai immobile e silenziosa per poter ascoltare il frastuono delle proprie lotte e sofferenze. Cerca di essere semplice e non tentare di diventare qualcosa o di catturare una qualsiasi esperienza.

Il desiderio di realizzazione è la causa della frustrazione e della paura, e arriverà a una fine solo quando vedremo chiaramente il significato di appagamento.
Divenire ed essere sono due stati enormemente differenti, e non possiamo passare dall’uno all’altro; ma con la fine del divenire, allora l’essere sarà.

L’esperienza è una cosa e la sperimentazione un’altra. L’esperienza è una barriera allo stato di sperimentazione. L’esperienza impedisce il fiorire della sperimentazione. L’esperienza è già nella rete del tempo, è già nel passato, è divenuta un ricordo che viene in vita solo come risposta al presente. La vita è il presente, non l’esperienza.
La mente è l’esperienza, il noto, e non può mai essere nello stato di sperimentazione; perché ciò che essa sperimenta è la continuazione dell’esperienza.
L’esperienza deve cessare perché la sperimentazione cominci.
Nello stato di sperimentazione, non c’è né lo sperimentatore né lo sperimentato.

L’accrescimento del sapere è come ogni altro accrescimento; offre una via di fuga dalla paura del vuoto, della solitudine triste, della frustrazione, dalla paura di essere niente. Mettere da parte il sapere è un invito alla paura; e rinnegare la mente, che è il solo strumento di percezione che abbiamo, è rendersi vulnerabili al dolore, alla gioia.
Essere ignoranti non è essere liberi del sapere. L’ignoranza è la mancanza di coscienza di sé; e il sapere è ignoranza quando non vi sia comprensione dei modi dell’io.
Le vie della mente non conducono alla verità e alla felicità che ne deriva. Sapere è negare l’ignoto.

I riti offrono ai partecipanti un’atmosfera in cui essi si trovano a loro agio; tanto i riti collettivi quanto quelli individuali danno una certa serenità alla mente; offrono un contrasto vitale col tedio e la monotonia della vita quotidiana. C’è una certa quantità di bellezza e di ordine nelle cerimonie, ma fondamentalmente, non sono che degli eccitanti; e come tutti gli eccitanti in breve ottundono la mente e il cuore. I riti divengono abitudine; divengono una necessità, e non se ne può più fare a meno. Questa necessità è considerata una rinascita spirituale, un raduno delle forze necessarie per affrontare la vita, una meditazione quotidiana o settimanale, e così via; ma se si osserva più attentamente questo processo, si vedrà che i riti sono una vana ripetizione, la quale offre un’evasione mirabile e decente dalla conoscenza di sé. Senza conoscenza di sé, l’azione conta ben poco.
La ripetizione di canti sacri, inni e litanie, di parole e frasi, fa dormire la mente, anche se di primo acchito sembra abbastanza stimolante. In questo stato di assopimento, si verificano delle esperienze, ma non sono che proiezioni di se stesse. La sperimentazione della realtà non viene in essere mediante nessuna ripetizione, mediante nessuna pratica. La verità non è un fine, un risultato, una meta; non la si può inventare, perché è un oggetto della mente.

Parlare di un altro, simpaticamente o con cattiveria, è un’evasione dal proprio io, e l’evasione è causa di irrequietezza.

Il pettegolezzo è un’espressione della mente irrequieta; ma il solo fatto di essere silenziosi non indica una mente tranquilla. Non possiamo immaginare la vita senza un problema; e più siamo assorti in un problema, più vivi crediamo di essere.
Il Preoccuparsi risolverà il problema? Per la maggioranza delle persone, una mente tranquilla è cosa piuttosto temibile; hanno paura di essere tranquilli, perché sa il cielo che cosa potrebbero scoprire in se stessi, e preoccuparsi è prevenire a ciò.
La difesa è resistenza, che inibisce la comprensione.
La comprensione viene dalla conoscenza di se stessi.

La contentezza non è mai il risultato della realizzazione, dell’ottenimento o del possesso di cose; non nasce dall’azione o dall’inazione. Deriva dalla pienezza di ciò che è, e ciò che è pieno non ha bisogno dell’alterazione, del cambiamento.
Essere consapevoli dello scontento è essere consapevoli di ciò che è, e nella sua pienezza c’è uno stato che può essere chiamato contentezza: non ha opposti.

Il desiderio ricerca sempre soddisfazione, realizzazioni, risultati, ed è questo movimento del desiderio che deve essere compreso, e non allontanato o sottomesso: senza comprendere le vie del desideri, un semplice controllo del pensiero ha ben poco significato.

Tutto il pensare non è altro che un’attività superficiale della mente.
La mente non è solo superficiale, ma è anche secolari movimenti sotterranei, non esiste una mente intera: è spezzata in tante piccole parti, l’una in opposizione all’altra. Impossibile integrare le sue piccole parti.

Una mente immobile e silente non è il prodotto della volontà, della disciplina, delle varie pratiche per soggiogare il desiderio; pratiche e discipline non fanno altro che rafforzare l’ego.
La mente invece deve essere vuota dal conosciuto affinché l’inconoscibile possa essere e rivelarsi.

Ci usiamo l’un l’altro per mutua gratificazione. La nostra relazione attuale è basata sul bisogno e l’utilizzo: una relazione con queste caratteristiche è intrinsecamente violenta, ed è la ragione per cui la vera base della nostra società è la violenza.

La scoperta dà gioia, non la gioia ricordata, comparativa, ma la gioia che è sempre nuova.
Tu vivi suoi morti, come quasi tutti facciamo.
L’ignoranza dei moti dell’io porta all’illusione; e una volta che siamo presi nella rete dell’illusione, è di estrema difficoltà uscirne.
È difficile riconoscere un’illusione, perché, avendola creata, la mente non può esserne consapevole. Ci si deve avvicinare ad essa in modo negativo, indiretto. A meno che non si conoscano le vie del desiderio, l’illusione è inevitabile. La comprensione viene, non attraverso lo sforzo della volontà, ma solo quando la mente è in pace.
La paura non è mai vinta da un atto di volontà, perché la volontà è il risultato della resistenza. Soltanto attraverso una coscienza passiva e tuttavia vigile c’è libertà dalla paura.

Preferiamo l’illusione al reale; l’idea è più attraente, più soddisfacente, e così ci aggrappiamo a essa.
In questo conflitto tra il cosiddetto reale e il cosiddetto falso noi restiamo imprigionati.
Le parole soddisfano perché ridestano sensazioni dimenticate; e la soddisfazione che danno è più grande quando le parole sostituiscono il reale.

Non osiamo restare senza un libro, inattivi, soli. Quando siamo soli, la mente è irrequieta, vaga dappertutto, si preoccupa, ricorda, si dibatte; così che non c’è mai solitudine, la mente non è mai tranquilla.
Una mente resa quieta dalla disciplina, dai riti, dalla ripetizione, non può mai essere vigile, sensibile e libera. La morte dell’esperienza è creazione.

Ci sforziamo di acquisire gratificazioni, che sono sensazioni. Il desiderio costante di gratificazione alla ricerca di nuove e sempre più sottile forme di sensazioni, viene chiamato progresso, anche se in realtà è solo conflitto incessante.
Il silenzio arriva solo con l’assenza del desiderio. E il desiderio è rapido, astuto e profondo. Il ricordo non rende possibile il dispiegarsi del silenzio, e una mente coinvolta nell’esperienza non può essere silente.

Il senza tempo si potrà rivelare quando moriremo ogni giorno, ogni minuto, e smetteremo di accumulare: l’ansia di realizzazione, con tutti i suoi conflitti, non potrà che eternare la paura della morte.
La consapevolezza senza scelta porta la comprensione di ciò che è.

Le sensazioni sono della mente, come lo sono gli appetiti sessuali. La mente genera brama, la passione, attraverso il ricordo, da cui trae sensazioni gradevoli. La mente è la creatrice dei problemi, e così non può risolverli.
Colui che pensa è colui che sceglie, che cioè si schiera invariabilmente dalla parte del piacevole, della cosa grata e pertanto sostiene il conflitto; potrà liberarsi di un particolare conflitto, ma c’è il terreno adatto per un ulteriore conflitto.
Quando egli sperimenti direttamente il fatto di essere la sua stessa solitudine, soltanto allora potrà esservi liberazione dalla paura. La paura esiste solo in rapporto a un’idea, e l’idea è la risposta della memoria come pensiero. Il pensiero è il risultato dell’esperienza.
Il piacere a qualunque livello è sempre lo stesso; non c’è piacere più e meno elevato.
Essere consapevoli di un’abitudine senza sceglierne o coltivarne un’altra, significa la fine dell’abitudine.
Quando la mente è occupata con le proprie sofferenze, speranze e paure, non c’è spazio per la libertà, che può esistere solo senza sofferenze, speranze e paure.
Una mente attiva è silente, consapevole e senza alternativa.

La volontà è desiderio diretto a uno scopo, finalistico. Se non si comprende il processo del desiderio, il solo dominarlo è un invito a ulteriore arsione, ulteriore sofferenza.

L’interpretazione non è comprensione.
Voi potete cercare soltanto quello che già sapete, che è ulteriore piacere.
Voi lottate per divenire qualcosa, e quel qualcosa fa parte di voi.
Il nostro ascolto è sempre accompagnato da un preconcetto o da un particolare punto di vista.
Ascoltiamo con piacere o con una certa resistenza, afferrando o respingendo, e allora non c’è più ascolto. Per ascoltare si deve avere un’attenzione rilassata.

Se veramente vuoi trascendere ed essere libero dal desiderio bruciante, allora devi comprenderlo totalmente, senza condannarlo né accettarlo; ma questa è un’arte che si affina solo attraverso l’osservazione attenta temperata dalla passività profonda.
Amore significa essere in comunione diretta.

La verità giunge in silenzio, senza che tu te ne accorga. Ciò che conosci non è la verità, è solo un’idea, un simbolo: l’ombra non è il reale.

Avere successo è sempre fallire. Avere la ciotola vuota è avere una vita che è senza morte.
Vivere significa essere senza speranza, senza la preoccupazione del domani; e non è disperazione o indifferenza.
Devi osservare in maniera attenta e passiva le tue reazioni e risposte abituali; devi semplicemente esserne consapevole, senza resistervi; osservarle senza fare nulla. L’osservazione passiva attenta e vigile è libera dalla difesa, dalla chiusura delle porte.
Vivere felicemente significa vivere senza speranza.

Discipline, rinunce, distacchi, riti, esercizio della virtù, tutte queste cose, per nobili che siano, sono il processo del pensiero; e il pensiero può solo operare verso un fine.
La mente può tacere solo quando non sperimenta, ossia non definisce o nomina, non registra e non accumula nella memoria.


Fonte: Liberarsi dai condizionamenti, Krishnamurti