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venerdì 11 novembre 2011

Io sono Quello – Nisargadatta Maharaj

Tu non presti attenzione a te stesso. La tua mente è sempre con gli oggetti, le persone e le idee, e mai con te stesso. Mettiti al centro dell’attenzione, diventa consapevole della tua esistenza. Guarda come funzioni, osserva le motivazioni e i risultati delle tue azioni. Esamina la prigione che hai costruito intorno a te, per inavvertenza. Conoscendo ciò che non sei, arrivi a conoscere te stesso.

Hai soltanto bisogno di sbarazzarti della tendenza a definire te stesso.

Per fluire con la vita intendo l’accettazione: accogliere ciò che viene e lasciar andare ciò che va.

Il passato è nella memoria, il futuro nell’immaginazione.

Il desiderio è il ricordo del piacere e la paura è il ricordo del dolore. Tutti e due rendono irrequieta la mente. I momenti di piacere non sono altro che intervalli nel flusso del dolore. Come potrebbe essere felice la mente?

La gioia è gioia solamente se contrapposta al dolore.

Per sua stessa natura, la mente divide e oppone. Può esserci un’altra mente che unisce e armonizza, che vede il tutto nel particolare e il particolare come interamente collegato al tutto?

La puoi trovare andando oltre la mente che limita, divide e oppone.

La mente crea l’abisso, il cuore la valica.

Come tutto ciò che è mentale, anche la cosiddetta legge di casualità si contraddice. Nessuna cosa esistente ha una casualità particolare; l’intero universo contribuisce persino all’esistenza delle cose più minuscole.

Se la gente sapesse che niente può accadere se l’universo non lo fa accadere, otterrebbe molto di più con minor impiego di energie.

È l’illusione del tempo che ti fa parlare di causalità. Quando il passato e il futuro vengono visti nel presente senza tempo, come parti di unico schema, l’idea di causa-effetto perde validità e al suo posto subentra la libertà creativa.

È il desiderio che ti dà la vita, il nome e la forma. Il desiderabile è immaginativo e voluto, e si manifesta in modo tangibile o concepibile. Così viene creato il mondo in cui viviamo, il nostro mondo personale. Il mondo reale è al di là della comprensione mentale; noi lo vediamo attraverso la rete dei desideri, diviso tra piacere e dolore, giusto e sbagliato, interiore ed esterno. Per vedere l’universo quale è, devi andare oltre la rete. Non è difficile, perché la rete è piena di buchi.

Guarda la tua rete e rimuovi le contraddizioni di cui è composta: il solo fatto di osservarle le farà sparire.

La fonte di tutto ciò che esiste è l’Infinita Possibilità, la Realtà Suprema che è in te e che diffonde il suo potere, la sua luce e il suo amore su ogni esperienza. Puoi tentare di risalire al modo in cui accade qualcosa, ma non puoi scoprire perché una cosa è come è.

Il sonno non è che un vuoto di memoria mentre la vita continua.

Nella morte muore solo il corpo. La vita, la coscienza e la realtà non muoiono. Anzi, la vita non è mai così viva come lo è dopo la morte.

Ciò che nasce deve morire. Solamente il non-nato è immortale.

Ricordare è il segreto del successo. La cosa più importante è essere liberi dalle contraddizioni: la meta e la via non devono stare su livelli differenti, la vita e la luce non devono entrare in contrasto. Non devi indietreggiare, disfare, sradicare, abbandonare il terreno conquistato.

Conosciamo il mondo esterno, fatto di sensazioni e azioni, ma sappiamo ben poco del nostro mondo interiore di pensieri e sentimenti.

Il primo scopo della meditazione è diventare coscienti della nostra vita interiore ed entrare in intimità con essa.
Il fine ultimo è raggiungere la sorgente della vita e della coscienza.
Ogni volta che scopriamo in noi stessi vizi o debolezze e ne comprendiamo le cause e i meccanismi, li superiamo per il semplice fatto di averli RICONOSCIUTI; l’inconscio si dissolve quando è portato a livello della coscienza. La dissoluzione dell’inconscio sprigiona energia, la mente si sente adeguata e si calma.
Quando la mente è calma riusciamo a riconoscerci come puri testimoni.
La personalità (che si basa sull’auto identificazione, sull’immaginazione di essere qualcosa o qualcuno) continua, ma solo come parte del mondo oggettivo. L’identificazione con il testimone si interrompe di colpo.
La meditazione mira alla completa eliminazione della passività (tamas) e della passionalità (rajas). La pura armonia (sattva) è perfetta libertà dall’indolenza e dall’irrequietezza.
Sii consapevole dei meccanismi di passività e passionalità, osserva come trovano espressione nei pensieri, nelle parole e nelle azioni. La serietà è l’unica condizione per riuscirci.

L’intero universo esiste solo nella coscienza, mentre io risiedo nell’Assoluto. La coscienza sorge nel puro essere; il mondo appare e scompare nella coscienza. Tutto ciò che è è me, tutto ciò che è è mio.

Prima di ogni inizio e dopo ogni fine, Io sono. Tutto ha la sua esistenza in me, nell’Io sono che risplende in ogni essere vivente.

Non nego il mondo. Lo vedo apparire nella coscienza, che è la totalità del conosciuto nell’immensità dell’ignoto. Ciò che ha un inizio e una fine è solo apparenza. Del mondo si può dire che appare, ma non che è.

L’apparizione può durare molto a lungo secondo una determinata scala temporale e molto poco secondo un’altra, ma alla fine il risultato è lo stesso. Tutto ciò che è legato al tempo è momentaneo e non ha realtà.

Ogni definizione positiva proviene dalla memoria. Io sono adesso.

Nel tuo mondo sei veramente solo, intrappolato nel tuo sogno che cambia in continuazione e che tu scambi per la vita. Il mio è un mondo aperto, comune e accessibile a tutti. Nel mio mondo c’è comunanza, introspezione, amore, vera qualità; l’individuale è il totale, la totalità è nell’individuo. Nel mio mondo non c’è mai niente di sbagliato.

La natura della mente è quelle di vagabondare. L’unica cosa che puoi fare è spostare l’attenzione della coscienza al di là della mente.

Rifiuta tutti i pensieri tranne uno: “Io sono”. All’inizio la mente si ribellerà ma poi, se avrai pazienza e perseveranza, cederà e si manterrà calma. Quando sarai calmo, tutto comincerà ad accadere spontaneamente e in modo naturale, senza alcuna interferenza da parte tua.

Ti basta vivere la vita come viene, rimanendo però attento e vigile, lasciando che tutto accada, soffrendo e godendo i momenti di gioia così come la vita dispensa.

Prendila come viene, senza il minimo sforzo.

Non è possibile trovare la vera felicità in cose che cambiano e passano. La felicità proviene dal Sé e puoi trovarla nel Sé. Scopri il tuo vero Sé e tutto il resto verrà di conseguenza.

Il vento del desiderio agita la mente e il “me”, che è solo un riflesso del Sé nella mente, appare incostante. Ma le idee di movimento e irrequietezza, di piacere e dolore, sono tutte nella mente.

Lascia perdere la mente, sii consapevole e non coinvolto, e realizzerai che rimanere attento ma distaccato, mentre osservi gli avvenimenti che vanno e vengono, è un aspetto della tua vera natura.

Ogni piacere, fisico o mentale, ha bisogno di un mezzo. Sia i mezzi fisici che quelli mentali sono materiali, si logorano e si esauriscono. Il dolore sta alla base di tutti i tuoi piaceri, e tu li desideri perché soffri. La ricerca stessa del piacere è fonte di dolore, è un circolo vizioso.

Sii attento. Osserva, indaga, impara tutto ciò che puoi sulla confusione, studiane i meccanismi e guarda che effetti ha su te e sugli altri.

Il mondo che riesci a percepire è davvero molto piccolo e del tutto personale. Prendilo come un sogno e passaci sopra.

La percezione implica la memoria.

Percezioni, immaginazioni, aspettative, anticipazioni, illusioni, sono tutte basate sulla memoria.

Quando il desiderio non è ben definito e intenso, non riesce a prendere forma. Inoltre, se i tuoi desideri sono personali, per il tuo appagamento, l’energia che ci metti è necessariamente limitata.

Non puoi abbandonare ciò che non conosci. Per andare oltre te stesso, devi conoscerti. Comincia da tutto ciò che non sei.

Quando conosci tutto ciò che non sei, te ne liberi e rimani nel tuo stato naturale. Accade tutto spontaneamente e senza sforzo. Non c’è niente da scoprire. Tu sei ciò che sei, e basta.

Osserva attentamente i tuoi pensieri e sentimenti, le parole e le azioni.

Scopri tutto ciò che non sei. Corpo, sentimenti, pensieri, idee, tempo, spazio, essere e non essere, questo o quello … tu non sei niente di concreto o astratto che puoi indicare.

Devi osservare te stesso in continuazione.

Il mondo è solo un riflesso della mia immaginazione.

I sogni sono echi dello stato di veglia. Nel sonno profondo la coscienza del cervello è sospesa.

Non può esserci coscienza senza consapevolezza, come nel sonno profondo. La consapevolezza è assoluta, la coscienza è relativa al suo contenuto. La coscienza è sempre coscienza di qualcosa, è parziale e mutevole. La consapevolezza è totale, immutabile, quieta e silenziosa. È la matrice di ogni esperienza.

La coscienza stessa di essere coscienti è già un movimento nella consapevolezza.

La realizzazione non è altro che l’opposto dell’ignoranza.

Il pensiero “Io sono” è il panno per pulire. Usalo.

Senza la morte rimarremmo per sempre impantanati in una perenne senilità. L’immortalità è considerare la vita e la morte reciprocamente essenziali, come due aspetti di un’unica esistenza. Vedere la fine nell’inizio e l’inizio nella fine è indice di immortalità.

La consapevolezza non appartiene al tempo. Il tempo esiste solo nella coscienza. Al di là della coscienza, dove sono il tempo e lo spazio?

La mente si prende cura del corpo, e io non ho bisogno di interferire.

Finché si porta il fardello di essere una persona fisica, si è esposti alle sue idiosincrasie e abitudini.

Quando l’autocontrollo diventa una seconda natura, la consapevolezza si dirige verso i livelli più profondi dell’esistenza e dell’azione.

Che male c’è a rendere automatico ciò che è abituale e ripetitivo?

Quando ti rendi conto che la persona è solo un’ombra della realtà, e non la realtà stessa, smetti di affliggerti e preoccuparti. Accetti di essere guidato da dentro e la vita diventa un viaggio nell’ignoto.

L’uomo comune non è cosciente del proprio corpo. Ne riconosce le sensazioni, le emozioni e i pensieri. Ma anche questi, non appena sopraggiunge il distacco, si allontanano dal centro della coscienza e accadono spontaneamente e senza sforzo.

Tutto accade da sé. Tu fai la domanda e fornisci la risposta, perché conosci la risposta quando poni la domanda. È tutto un gioco nella coscienza. Ogni divisione è illusoria. Puoi conoscere soltanto il falso. Il vero devi esserlo tu stesso.

Ci sono due elementi: la persona e l’osservatore o testimone. Quando li vedi come un’unità, e vai oltre, sei nello stato supremo.

Quando credi di essere una persona, vedi persone ovunque. In realtà non esistono persone, ma solo trame di ricordi e abitudini. Al momento della realizzazione la persona cessa. Rimane l’identità che, però, non è la persona perché è inscindibile dalla realtà stessa. La persona è un riflesso nella mente del testimone.

Quando capirai che i nomi e le forme sono vuote apparenze prive di qualsiasi contenuto, e che il reale non ha nome e forma essendo pura energia di vita e la luce della coscienza, sarai in pace, immerso nel profondo silenzio della realtà.

Prendi per vero i film sullo schermo, ami i personaggi, soffri per loro e cerchi di salvarli. Ma le cose non stanno così. Devi cominciare da te stesso. Non c’è altro modo. Datti da fare. Non c’è niente di male nell’impegnarsi.

Sei rinchiuso in prigione perché hai dimenticato che cosa sei, e ne uscirai conoscendoti per quello che sei.

Per aiutarti, Dio deve sapere della tua esistenza. Ma tu e il mondo siete un sogno. In un sogno puoi soffrire pene atroci, ma nessuno le conoscerà e potrà aiutarti.

L’immaginazione basata sui ricordi non è reale. Il futuro non è totalmente irreale. La parte di futuro reale è quella inaspettata e imprevedibile.

La liberazione è dalle false idee che l’io si è autoimposto; e non si trova in una particolare esperienza, per quanto sia sublime.

Ogni esperienza è legata al tempo. Ciò che ha inizio, deve finire.

Si è sempre liberi. Tu sei cosciente di essere e libero di essere cosciente.

Niente di prezioso può accadere a una mente che sa esattamente ciò che vuole, perché niente di ciò che immagina e desidera ha gran valore.

L’assenza di desiderio è la beatitudine suprema.

Puoi iniziare dall’agire in maniera disinteressata, rinunciando ai frutti dell’azione, per poi abbandonare ogni pensiero e desiderio. Il fattore chiave è l’abbandono. Altrimenti puoi ignorare qualsiasi cosa tu voglia, pensi o faccia, concentrandoti sul pensiero “Io sono”, tenendolo fisso in mente.

Conoscere vuol dire essere.

Conoscere il vero Sé è beatitudine, dimenticarlo è dolore.

Vedere il falso come falso è meditazione.

Separa l’Io sono da questo o quello e cerca di intuire che cosa significa essere, essere e basta, senza essere “questo” o “quello”.

Più ti è chiaro che a livello mentale puoi essere descritto solo in termini negativi, più rapidamente arriverai alla fine della tua ricerca e realizzerai il tuo essere senza limiti.

La memoria dà l’illusione della continuità e la ripetitività crea l’idea della causalità.

Qualunque cosa tu possa dire è sia vera che falsa. Le parole non vanno oltre la mente.

La persona non è mai il soggetto. Puoi vedere una persona, ma tu non sei la persona. Sei sempre il Supremo che, in un determinato momento e luogo, appare come testimone: un ponte tra la pura consapevolezza del Supremo e la coscienza multiforme della persona.

Le infinite persone che sono in noi, sono le varie tendenze della mente. Guardale per quello che sono: semplici abitudini del pensiero e dei sentimenti, una matassa di ricordi e impulsi.

Cercare le cause è il passatempo della mente. Non esiste la dualità di causa ed effetto. Ogni cosa è causa di se stessa.

La coscienza contiene tutto. La causa primaria è una: L’”Io sono”.

Tutti i desideri, puri e impuri, provengono dal Sé interiore, e dipendono dall’”Io sono”.

Tutti i desideri mirano alla felicità. La qualità e la forma che assumono dipendendo dalla psiche. Quando prevale la passività diventano perversioni. Con l’attività, nascono le passioni.

Se c’è armonia, il desiderio è motivato dalla buona volontà, dalla compassione, dal bisogno impellente di dare e non di volere la felicità.

I desideri che distruggono i loro oggetti o soggetti, o che non si estinguono una volta appagati, si contraddicono da sé e non possono essere soddisfatti. Solo i desideri motivati dall’amore, dalla buona volontà e dalla compassione sono di beneficio sia ai soggetti che agli oggetti e possono essere completamente esauditi.

La passione è fonte di dolore, la compassione non lo è mai. L’intero campo del divenire è aperto e accessibile; il passato e il futuro coesistono nell’eterno presente.

I desideri sono solo onde nella mente. Essere liberi dal desiderio vuol dire non sentirsi costretto a soddisfarlo.

I desideri nascono, perché immagini di essere nato e di morire se non avrai cura del tuo corpo. Il desiderio di avere un’esistenza corporea è la causa primaria del problema.

Per conoscersi, l’io deve confrontarsi col suo opposto: il non-io. Il desiderio conduce all’esperienza. L’esperienza porta alla discriminazione, al distacco, alla conoscenza di sé, alla liberazione. Ma, dopotutto, cos’è la liberazione? Sapere che sei al di là di nascita e morte. Dimenticando chi sei e immaginando di essere una creatura mortale ti sei creato tanti di quei problemi che adesso senti il bisogno di svegliarti, come quando fai un brutto sogno.

Niente può liberarti, perché sei libero.

Di che aiuto può esserti il tempo, che è una successione di momenti?

Accantona tutte le domande, accettane una: “Chi sono io?”. Sforzati di scoprire chi sei in realtà. Lo sforzo è la tua vera natura. Sforzati senza cercare lotta senza avidità.

È giusto solo ciò che ti libera dal desiderio, dalla paura e dalle idee errate. Finché ti preoccupi di peccati e virtù non avrai pace.

Smetti di immaginare che sei nato, che hai dei genitori, che sei un corpo, che morirai …

Ricordarti chi sei è virtù, dimenticartene è peccato.

Quando inizierai a mettere in dubbio il tuo sogno, il risveglio non sarà lontano.

Tutti i consigli dati dall’io sono in forma negativa: non fare, trattieniti, privati, rinuncia, sacrificati, abbandonati, vedi il falso come falso. Il positivo appartiene al Sé interiore.

Cos'è il desiderio se non amore per se stessi? Cos’è la paura, se non il bisogno di proteggersi? Cos’è la conoscenza, se non amore della verità?

Il destino è il risultato di cause in gran parte accidentali e quindi è una rete a maglie larghe.

Il mantra è essenzialmente energia in azione. Agisce su di te e su ciò che ti circonda.

In Europa non c’è la tradizione del mantra. Non può essere utile a un giovane occidentale, a meno che non ne sia fortemente attratto. Per lui il metodo giusto è quello di attenersi al pensiero di essere egli stesso la base di ogni conoscenza, l’immutabile e perenne consapevolezza di tutto ciò che accade ai sensi e alla mente.

La morte non è mai una disgrazia, neppure quando un uomo viene ucciso, in questo caso la disgrazia è per chi uccide.

Il mio guru mi ha insegnato a dubitare: di tutto e in maniera assoluta. Mi disse: “Nega l’esistenza di tutto, tranne che di te stesso”. Sei tu che, con il desiderio, hai creato il mondo con i suoi piaceri e i suoi dolori.

Il dolore è il fondamento del piacere.

Tutto deve essere esaminato attentamente, eliminando il superfluo senza esitazioni. Credimi, l’eliminazione non è mai eccessiva, perché in realtà niente ha valore.

È l’attaccamento al nome e alla forma che crea la paura. Il desiderio è uno stato mentale. Il nome non può andare oltre la mente, mentre la percezione è la coscienza stessa. Non ho la sensazione di dover raggiungere uno scopo quando faccio qualcosa. Le cose accadono come accadono: non perché io le faccio accadere, ma accadono perché Io sono.

Il mondo non esiste senza di te, tu lo crei e tu lo distruggi. Per migliorarlo, devi prima peggiorarlo.

I desideri deboli possono essere rimossi dall’introspezione e dalla meditazione, ma quelli intensi e ben radicati devono essere soddisfatti e bisogna assaggiarne i frutti, dolci o amari che siano.

La coscienza esisteva già prima che ci fosse il mondo. Perché il mondo nasce e si dissolve nella pura coscienza. Per essere non ho bisogno del mondo, è il mondo che ha bisogno di me per esistere.

L’identificazione con il corpo può andar bene per un neonato, ma la vera crescita comporta il distacco dal corpo. Normalmente dovremmo liberarci dai desideri legati al corpo nei primi anni di vita. L’abitudine, il desiderio di ripetere, frustra.

Finché non ti accorgerai che la personalità è solo un’abitudine costruita sul ricordo e alimentata dal desiderio, ti riterrai una persona che vive, percepisce, pensa, è attiva o passiva, contenta o addolorata. Mettiti in questione, domandati: “Ma è proprio così?”, “Chi sono io?”, “Cosa c’è dietro e al di là?”. Presto vedrai il tuo errore. E, per sua natura, l’errore cessa quando è riconosciuto.

Il mondo è contatto: lo spirito tocca la materia e ne risulta la coscienza. Questa, inquinata dai ricordi e dalle aspettative, diventa un legame. L’esperienza pura non crea legami, mentre l’esperienza presa tra il desiderio e la paura è impura e produce karma.

Non c’è niente di male nella dualità, finché non crea conflitti. Per avere il calore è necessario il contatto.

La felicità è l’armonia tra interiore ed esteriore.

La vita è piena di contraddizioni perché servono per distruggere l’orgoglio della mente.

L’amore è uno stato dell’essere. Il sesso è energia. L’amore è saggio, il sesso è cieco. Una volta compresa la vera natura dell’amore e del sesso, non ci saranno conflitti e confusioni.

Senza amore tutto è male, anche la vita.

Tu sei l’amore stesso, quando non hai paura.

Il Sé non si identifica con il successo o l’insuccesso.

Devi imparare a vivere senza preoccuparti di te stesso. Occorre sapere che il tuo vero essere è indomito, intrepido e sempre vittorioso.

Una volta che sai con assoluta certezza che niente può turbarti, se non la tua immaginazione, riesci a far caso ai desideri e alle paure, ai concetti e alle idee, e vivi solo secondo verità.

Il sole è sempre lì e non conosce notte. La mente, accecata dall’idea “io sono il corpo”, continua senza tregua a tessere il filo dell’illusione.

Non esiste il destino avverso. La vita non è predeterminata dalla nascita. Se così fosse, il potere che la determina farebbe in modo da non far soffrire nessuno.

Passato e futuro esistono sono nella mente. Il tempo è nella mente, come lo è lo spazio.

Non seguo ne stabilisco regole. Fluisco assieme alla vita, con fede e senza resistenze.

Il rimedio per le malattie esistenziali consiste in una buona dose di consapevolezza.

Rimuovi il senso si separazione e non ci sarà più conflitto.

Limitati a renderti conto che stai sognando un sogno che chiami mondo, e smetti di cercare vie d’uscita. Il sogno non è un tuo problema. Il tuo problema è che ti piace una parte del sogno e non un’altra. Amale tutte, o nessuna, e smettila di lamentarti. Quando hai visto il sogno come sogno, hai fatto tutto il necessario.

Le teorie possono essere dei buoni punti di partenza, ma devono essere abbandonate al più presto.

Occorre concentrazione, piena fiducia, volontà pura.

La volontà è la stabilità di cuore e mente. Con questa fermezza si può ottenere tutto.

Concentrati e rafforza la mente, e scoprirai che i pensieri e i sentimenti, le parole e le azioni si adegueranno alle direttive della tua volontà.

Una mente debole non riesce a controllare le sue proiezioni. Quindi sii consapevole della mente e delle sue proiezioni. Risali all’origine di piacere e dolore, desiderio e paura. Piacere e dolore sono stati mentali. Finché pensi di essere la mente, o meglio il corpo-mente, sei in trappola.

Essere vivi non è l’ultimo stadio. Al di là c’è qualcosa di molto più esaltante che non è né l’essere né il non essere, né il vivere né il morire. Uno stato di pura consapevolezza, oltre i limiti dello spazio e del tempo. Una volta abbandonata l’illusione di essere il corpo-mente, la morte perde il suo aspetto orripilante e diventa parte della vita.

Io non sono né la coscienza né il suo contenuto.

Ognuno vede il mondo attraverso l’idea che ha di se stesso. Come pensi, così pensi che sia il mondo.

All’inizio di ogni creazione c’è il desiderio. Desiderio e immaginazione si accrescono e rinforzano l’un l’altro. Il quarto stato è uno stato di consapevolezza pura, distaccata, senza passioni e senza parole. I problemi del corpo e della mente non lo raggiungono: sono fuori, “lì”, mentre il testimone è sempre “qui”.

Niente ti blocca più del compromesso, perché è indice di poca serietà. E senza serietà non puoi fare nulla.

Il dolore e la sofferenza sono le voci del corpo e della mente che gridano per richiamare la nostra attenzione. Per andare al di là del corpo devi essere in buona salute; per andare oltre la mente, devi averla in perfette condizioni.

“Raccogli le tue immondizie”.

Quando personalizzi i suoi insegnamenti, hai un guru esterno; quando li impari direttamente dalla vita, il guru è interiore.

Non c’è buio in mezzo alla luce, l’oscurità è la dimenticanza di sé.

Non esiste la pace mentale. Mente vuol dire disturbo. La mente è l’irrequietezza stessa.

La libertà da ogni motivazione, in cui non sorgono desideri, è lo stato naturale.

Lascia stare i desideri e le paure e presta tutta l’attenzione al soggetto, a colui che è dietro l’esperienza del desiderio e della paura. Chiediti: “Chi desidera?”. Lascia che ogni desiderio ti riporti a te stesso.


Di solito proviamo piacere o dolore quando ce lo aspettiamo. È tutta una questione di abitudini e convenzioni acquisite.


Chi non pensa in termini di guadagno e perdita è il vero non-violento, perché è al di là di ogni conflitto.


Limitati a osservare ciò che accade e sappi che tu ne sei oltre.


Desiderio e fiducia devono procedere di pari passo.


Dedicati totalmente al tuo scopo, e la devozione verso chi può guidarti verrà di conseguenza. Il guru per eccellenza è il Sé interiore.


Impara dai tuoi errori e non ripeterli.


Fonte: Io sono Quello - Nisargadatta Maharaj


domenica 6 novembre 2011

Parole di Saggezza

AI PIEDI DEL MAESTRO – Krishnamurti

Sono quattro i requisiti per percorrere il Sentiero

DISCERNIMENTO = la capacità di distinguere tra il reale e l’irreale.
Tuttavia anche quando si è compiuta la scelta, bisogna sempre ricordare che tra il reale e l’irreale ci sono molte possibilità e bisogna ancora distinguere fra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, ciò che è importante e ciò che è irrilevante, tra l’utile e l’inutile, il vero e il falso, l’egoistico e il disinteressato.

Noi e  il nostro corpo costituiamo una dualità, e quando desideriamo non sempre corrisponde a quel che desidera il nostro corpo. Quando il tuo corpo desidera qualcosa, fermati e domandati se tu veramente desideri quella cosa.
Poiché tu sei Dio, e desideri solo quello che Dio vuole.

Non confondere il tuo corpo con te stesso, né il corpo fisico né quello astrale né quello mentale.
Devi essere tu a dominarli.
Devi sempre essere tu a controllare il corpo, e non deve mai succedere il contrario.
Il corpo astrale ha i suoi desideri, adora le vibrazioni violente e gli piace che queste siano sempre di diversa natura. Ma tu non desideri nessuna di queste cose e dunque devi discernere fra quelli che sono i tuoi desideri e quelli che, invece, sono i desideri del tuo corpo.
Il tuo corpo mentale vuole considerarsi orgogliosamente separato dagli altri, vuole pensare molto a se stesso e poco agli altri.
Vorrà indurti a considerare il tuo interesse invece di invitarti a pensare al lavoro del Maestro e ad aiutare gli altri. Quando mediti cercherà di indurti a pensare alle tante cose che esso desidera, piuttosto di lasciarti pensare all’unica cosa che interessa a te!

Vigila sempre, altrimenti fallirai.
Fra bene e male, la saggezza ci insegna che non esistono compromessi.
Dimostrati saldo come una roccia nel sapere distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, senza mai soffermarti sulle cose di poco conto. Sii sempre gentile e cortese, ragionevole, accomodante, lasciando agli altri la medesima piena libertà di cui tu stesso necessiti.

PENSA CON LA TUA TESTA e giudica da te se si tratta di un’opinione sensata.

ASSENZA DI DESIDERIO = non lasciarti dominare dai desiderio.
È difficile perché ci si sente tutt’uno con ciò che si desidera (sentiamo che se desideri, attrazioni e repulsioni fossero eliminati, non resterebbe più nulla di noi).
Non cedere ai desideri in fondo è facile, basta solo comprendere.
Quando tutti i desideri egoici sono stati sradicati, può darsi che sussista ancora il desiderio di scorgere il risultato del tuo lavoro. Invece devi fare il giusto per il giusto senza nutrire la speranza di una ricompensa; devi metterti al servizio del mondo perché lo ami e non puoi fare a meno di offrire il tuo aiuto.
Non desiderare i poteri psichici, perché spesso sono ingannatori. Guardati anche dai piccoli desideri comuni, non desiderare mai eccellere o apparire intelligente; non avere alcun desiderio di parlare.
È bene parlare poco, meglio ancora tacere, a meno che tu non sia assolutamente certo che quanto intendi dire sia vero, benevolo e utile al prossimo.
Abituati dunque ad ascoltare piuttosto che a parlare.
Se ti viene affidato l’incarico di istruire una persona, sarà tuo dovere farle osservare, sempre con molto tatto, i suoi errori.

RETTA CONDOTTA = implica sei regole:
  1. Padronanza di sé (riferita alla mente). Per avere assenza di desiderio devi padroneggiare sia il corpo astrale che mentale devi controllare i tuoi stati d’animo, per non provare né rabbia né impazienza, e dominare anche la mente affinché il pensiero sia sempre sereno e tranquillo. Devi inoltre padroneggiare con la mente anche i tuoi nervi. Possedere una mente serena significa manifestare coraggio per affrontare senza paura le prove e le difficoltà, significa possedere fermezza. Dolori, problemi, malattie, disgrazie, tutte queste difficoltà, non devono significare nulla per te e non devi permettere che turbino la serenità del tuo spirito. Affronta i problemi con allegria, ogni male è transitorio ed è tuo compito mantenerti sempre gioioso e sereno. Pensa al presente. Non lasciarti mai cogliere dalla tristezza né dalla depressione. La depressione ha la capacità di influenzare anche lo stato d’animo altrui e non puoi permetterlo. Vi è un altro modo per controllare il pensiero e consiste nel non permettere mai a quest’ultimo di vagare, non perderti mai in pensieri oziosi.
  2. Padronanza di sé (riferita all’azione). Se sei padrone della tua mente, non avrai problemi a compiere le giuste azioni. Guardati dalla pigrizia.
  3. Tolleranza. Nessuna cerimonia è davvero necessaria, altrimenti ti ritroverai a considerarti in qualche modo migliore di coloro che non la pensano come te. Non condannare chi ancora si affida a certi riti.
  4. Contentezza. Sopporta il tuo karma qualunque cosa accada, considerando un onore il fatto che la sofferenza venga assegnata a te, perché questo dimostra che i Signori del Karma pensano che tu sia una persona degna di ricevere il loro aiuto. Rinuncia ad ogni sentimento di possesso.
  5. Unità di proposito. Qualsiasi cosa tu faccia, falla con il cuore, come se la facessi per il Signore e non per gli uomini. Impegnati con tutto te stesso. Nulla può allontanarti, nemmeno per un istante, dal Sentiero che hai intrapreso.
  6. Fiducia. Abbi fiducia in te stesso. La parte più vera di te è una scintilla del fuoco stesso di Dio, così non c’è nulla che tu non puoi fare se davvero lo vuoi. La tua volontà deve essere simile all’acciaio temperato, se vuoi proseguire lungo il Sentiero.

AMORE = se questo è forte in uomo lo spinge ad acquisire tutti gli altri requisiti; ma tutti gli altri senza l’amore non potrebbero mai bastare.
Amore è senza dubbio la volontà di essere tutt’uno con Dio, ma non nell’intento di sottrarti alle fatiche o alla sofferenza, ma perché attraverso il tuo profondo amore tu possa agire con Dio e come Dio.
La saggezza che ci permette di aiutare il prossimo, la volontà che dirige tale saggezza, l’amore che ispira la volontà: questi devono essere i tuoi requisiti. Volontà, saggezza e amore sono i tre aspetti del Verbo, e tu, che desideri arruolarti nell’esercito di Dio, devi manifestarli al mondo.


LA LUCE DEL SENTIERO – Mabel Collins

Uccidi l’ambizione, è la più grande sciagura. La grande tentatrice dell’uomo che s’innalza sopra i suoi simili.

Uccidi il desiderio di vivere.

Uccidi il desiderio di benessere

Lavora come coloro che sono ambiziosi. Rispetta la vita come la rispettano coloro che la desiderano. Sii felice come coloro che vivono per la felicità. Ricerca nel tuo cuore la radice del male ed estirpala.

Uccidi ogni senso di separazione.

Ricorda che il peccato e l’onta del mondo sono il tuo peccato e la tua onta, giacché tu sei parte del mondo. Il tuo karma è intrinsecamente intessuto con il grande karma. E prima che tu possa raggiungere la conoscenza devi essere passato attraverso tutti i luoghi, immondi e puri in egual misura.

Uccidi il desiderio della sensazione.

Uccidi la sete di crescere

Tuttavia rimani solo ed isolato, poiché nulla di ciò che ha corpo, nulla di ciò che è conscio della separazione, nulla di ciò che non è Eterno può darti aiuto. Impara a comprendere la sensazione e osservala, perché soltanto in questo modo puoi cominciare a comprendere la scienza del conoscere te stesso e posare il piede sul primo piolo della scala.

Desidera solo ciò che è dentro di te.

Desidera solo ciò che è al di sopra di te.

Desidera solo ciò che è irraggiungibile.

Poiché dentro di te splende la luce del mondo, la sola luce che può illuminare il Sentiero. Se tu sei incapace di discernerla dentro di te, è inutile cercarla altrove. Essa si trova al di là di te, perché quando l’hai raggiunta hai perduto te stesso.

Desidera il potere con ardore.

Desidera la pace con fervore.

Desidera il possesso sopra ogni cosa.

Ma questo possesso deve appartenere solo all’anima pura e quindi essere di tutte le anime pure in egual modo, e così divenire proprietà speciale dell’intero solo quando questo è unito. Anela a quelle possessioni che solo dall’anima pura possono essere sostenute, affinché tu possa accumulare ricchezza per quello spirito vitale e unito che è il tuo vero Sé.

Cerca la via. Ma rimani in guardia la via va cercata per se stessa, senza considerare i benefici che potrai ottenere posando i piedi lungo di essa.

Cerca la via ritirandoti interiormente.

Cerca la via avanzando coraggiosamente al fuori di te. Ogni uomo è per se stesso la via, la verità e la vita. Ma l’uomo è tutto ciò soltanto quando afferra saldamente la propria individualità e, in forza della propria volontà spirituale risvegliata, riconosce che questa individualità non è lui stesso, ma piuttosto quella cosa che egli ha con tanta fatica creato per proprio uso e per mezzo della quale egli propone di raggiungere la vita che trascende l’individualità.
Quando egli sa che la sua vita separata, così meravigliosamente complessa, per questo solo esiste, allora, e soltanto allora, egli potrà dirsi certo di trovarsi sulla via.

Guardati in giro e cerca il fiore che sboccia nel silenzio dopo la tempesta: non prima di allora.

Finché l’intera personalità umana non è dissolta e distrutta, finché non è trattenuta, da divino frammento che l’ha creata, come mero soggetto di grave esperimento ed esperienza, finché l’intera Natura non ha ceduto e non è assoggettata al suo più alto Sé, il fiore non può aprirsi.

Esistono tre verità assolute:
  1. L’anima umana è immortale e il suo avvenire è quello di una cosa il cui sviluppo e splendore non hanno limiti.
  2. Il principio che dà la vita dimora in noi e fuori di noi, è immortale ed eternamente benevolo, non può essere visto né udito né sentito, ma può essere percepito da colui che desidera la percezione.
  3. Ogni uomo è arbitro di se stesso, dispensatore della propria gloria come del proprio dolore. Ogni uomo decreta sulla sua propria esistenza, la propria ricompensa, il proprio castigo.

LA VOCE DEL SILENZIO – H.P. Blavatsky

Frammento I – La voce del silenzio
4. La mente è la grande distruttrice del Reale.

5. Che il discepolo annienti il distruttore.

6. Poiché, quando la sua propria forma gli apparirà irreale, come nella veglia tutte le forme vedute nel sogno.

7. Quando avrà cessato di udire i molti, egli potrà discernere l’Uno – il suono interno che uccide l’esterno.

8. Allora e solo allora, egli rinuncerà al falso (Asat) per entrare nel vero (Sat).

9. Prima che l’anima possa vedere, deve raggiungere l’armonia interiore, e gli occhi umani devono essere resi ciechi a tutte le forme di illusione.

15. Quando nel dischiudersi la tua anima presta ascolto al tumulto del mondo; quando la tua anima risponde alla voce tonante della Grande Illusione, quando la tua anima, spaventata alla vista delle cocenti lacrime del dolore, e resa sorda dalle grida di disperazione, si ritrae come la timida tartaruga all’interno del suo guscio d’egoismo, sappi, o discepolo, che la tua anima è tempio indegno del suo Dio silente.

16. Quando, accresciute le sue forze, la tua anima si arrischia fuori del suo guscio sicuro, e, affrancandosi dall’involucro che la protegge, tende il suo argenteo filo e si spinge oltre; quando, scorgendo la sua immagine sulle onde dello Spazio, essa mormora: “Questa sono io”, sappi, o discepolo, che la tua anima è presa nelle reti dell’illusione.

17. Questa terra, o discepolo, è la Stanza del Dolore dove, lungo il sentiero delle dure prove, sono disseminate molteplici insidie per avviluppare il tuo Ego nell’illusione detta “Grande Eresia”.

21. Rinuncia alla tua vita se vuoi vivere.

22. Sono tre le Aule, o stanco pellegrino, che conducono al termine delle prove. Tre Aule, o Conquistatore di Mâra, ti condurranno attraverso tre stadi e quindi al quarto e da questo ai Sette Mondi, ai Mondi dell’Eterno Riposo.

24. 25. La prima Aula è Ignoranza. È l’Aula in cui hai visto la luce, in cui vivi e in cui perirai.

26. La seconda Aula è Cognizione. In essa la tua anima troverà i fiori della vita, ma sotto ogni fiore si annida un serpente.

27. La terza Aula è Sapienza, oltre la quale si trova l’eterna fonte dell’onniscienza.

28. Se vuoi attraversare incolume la seconda Aula, fa’ che la tua mente non confonda i fuochi del desiderio che in essa ardono, con il sole della vita.

29. Se vuoi attraversare incolume la seconda Aula, non fermarti a inspirare la meravigliosa fragranza dei suoi fiori.

30. I saggi non indugiano nei giardini dei sensi.

37. Se vuoi, o discepolo,  attraverso l’Aula della Sapienza raggiungere la valle della Beatitudine, chiudi fermamente i tuoi sensi alla grande funesta eresia della separazione che ti allontana da ogni cosa.

41. Prima che tu ponga il piede sull’ultimo piolo della scala, la scala dei suoni mistici, tu devi sentire la voce del tuo Dio interiore (il Sé Superiore) in sette mondi.

42. Il primo è come il dolce canto dell’usignolo che si separa dalla sua compagna.

43. Il secondo giunge come il suono di un cembalo d’argento, che sveglia le stelle.

44. Il terzo è come un lamento melodioso di uno spirito dell’oceano, imprigionato nella sua conchiglia.

45. Il quarto è seguito dal canto della Vinâ (strumento indiano a corde, simile ad un liuto).

46. 47. Il quinto, come il suono di un flauto di bambù, trilla nel suo orecchio. Quindi si trasforma in uno squillo di tromba.

48. Il sesto vibra come il minaccioso rumoreggiare di una nuvola densa di pioggia.

49. Il settimo copre tutti gli altri suoni. Essi muoiono e più non si odono.

55. Prima che il mistico potere (Kundalini) possa fare di te un Dio, devi avere conquistato la facoltà di uccidere la tua forma lunare.

56. Il sé della materia e il Sé dello Spirito non possono incontrarsi mai. Uno dei due deve sparire, non vi è posto per entrambi.

57. Prima che la mente della tua anima possa comprendere, il germoglio della personalità deve essere schiacciato, la larva del senso distrutta senza possibilità di resurrezione.

58. Tu non potrai percorrere il sentiero prima di essere diventato il sentiero stesso.

59. Lascia che la tua anima presti ascolto a ogni grido di dolore, come il loto schiude il suo cuore per bere il sole del mattino.

60. Non permettere al sole cocente di asciugare una sola lacrima di dolore, prima che tu stesso non l’abbia tersa dall’occhio del sofferente.

61. Ma lascia che ogni rovente lacrima umana cada sul tuo cuore, e vi resti; non tergerla mai, finché non sia rimosso il dolore che la produsse.

64. Uccidi l’amore della vita, ma bada che il tuo gesto non sia per sete di vita eterna, ma per sostituire ciò che è fuggevole con l’imperituro.

70. Uccidi i tuoi desideri, annienta i tuoi vizi, prima di muovere i primo passo nel tuo viaggio solenne.

75. Uccidi in te stesso ogni ricordo di esperienze passate. Non guardarti alle spalle o sei perduto.

76. Non credere che il desiderio possa mai essere ucciso soddisfacendolo o saziandolo, giacché questo è un abominio ispirato da Mâra.

84. Quando i quattro sensi si fondono a formare il quindi senso, quello del tatto interno, allora il discepolo è entrato nel quarto stadio.

85. E anche una volta raggiunto il quinto stadio, o distruttore dei pensieri, tutti questi senso devono, ancora una volta, essere definitivamente annientati.

86. Distogli la tua mente da tutti gli oggetti esterni, da tutte le visioni esterne. Reprimi le immagini interne, affinché queste non gettino un’ombra oscura sulla luce della tua anima.

87. Tu sei ora nel sesto stadio.

88. Raggiunto il settimo stadio, o fortunato, non percepirai più la Sacra Triade, perché tu stesso sarai diventato quella Triade.

90. E ora il tuo è perduto nel , tu sei perduto in Te stesso, immerso in quel Sé dal quale inizialmente fosti irradiato.

99. Tu sei diventato la luce, tu sei diventato il suono, tu sei il Maestro e il tuo Dio. Ora sei tu stesso, sei l’oggetto della tua ricerca: la Voce ferma, che risuona attraverso le eternità, immutabile, scevra di peccato, i sette suoni in un unico suono: LA VOCE DEL SILENZIO.

Om Tat Sat

Frammento II – I due Sentieri
136. Per raggiungere il Nirvana si deve raggiungere la conoscenza di sé e la conoscenza di sé nasce da atti d’amore.

Om Vajrapâni Hum

Frammento III – Le sette porte
271. Guardati dal mutamento! Poiché il mutamento è il tuo grande nemico. Esso ti aggredirà, ti respingerà fuori dal Sentiero che segui, relegandoti nel profondo delle viscide paludi del dubbio.

272. Sii pronto e non lasciarti cogliere impreparato! Se pure hai tentato e fallito, o guerriero indomito, non perderti d’animo, combatti e ritorna all’attacco ancora e poi ancora.

273. L’indomito guerriero, quando il prezioso sangue della vita gli sgorga dalla profonde ferite, assale ancora il nemico, lo caccia dalla sua fortezza, e, prima di perire, lo vince. Agite or dunque, voi tutti che cadete e soffrite, agite come lui; e dalla roccaforte della vostra anima allontanate tutti i vostri nemici _ ambizione, ira, odio e persino l’ombra del desiderio – quand’anche veniate sconfitti …

274. Ricorda, o tu che ti batti per la liberazione dell’uomo, che ogni sconfitta è un successo, e che ogni sincero sforzo ottiene, con il tempo, la sua ricompensa. I sacri germogli spuntano e crescono invisibili nell’anima del discepolo, i loro steli si rafforzano a ogni nuova prova, si piegano come giunchi, ma non si spezzano mai né periscono. E allorché l’ora è suonata, fioriscono.

275. Ma se tu giungi preparato alla tua meta, nulla hai da temere.

316. Pace a tutti gli esseri


Fonte: Parole di saggezza