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martedì 22 novembre 2011

La complessità dell'uomo: il SÉ

Complessità non sta a significare più complicato ma più articolato, ossia nuova apertura verso infinite possibilità, che fuoriescono dal vincolante epitaffio di causa-effetto, e dove l’effetto è a sua volta causa e ri-crea nuovi effetti che a loro volta creeranno proprio come nell’anello tetralogico di Morin, ove le interazioni non possono essere concepite senza disordine, cioè ineguaglianze, turbolenze, perturbazioni … che provocano incontri. È nella danza di ordine e disordine che nasce l’organizzazione, la quale determina un sistema partendo da elementi differenti, essa connette, trasforma, produce e conserva questo sistema, è organizzazione delle differenze, in quanto stabilisce relazioni complementari fra le parti differenti, come pure fra le parti e il tutto.

Ogni sistema è minacciato da disordini interni ed esterni, così ogni sistema è anche organizzazione contro l’antiorganizzazione. Ma il disordine non è eliminato dall’organizzazione, è da essa trasformato, virtualizzato e può attualizzarsi.
Così il disordine non è più un virus invadente, ma diviene strumento di cura per la malattia della semplificazione, la quale riduce la Gestalt ad un’unità senza più parti, senza anima, senza identità. L’identità sorge non come equivalenza statica tra due termini sostanziali, ma come principio attivo appartenente ad una logica ricorsiva. Secondo Morin il Sé è ciò che rinasce da se stesso, ciò che ritorna a sé, ciò che ricomincia sé (nella rigenerazione e nella riorganizzazione).
Il sé non è mai immobile, è sempre animato, animante. Con il sé siamo alla fonte di ciò che diverrà autos del vivente (autorganizzazione/autoreferenza – in greco autòs significa “sé”) con la vita il sé diviene riproduzione-di-sé e negli individui diviene autos da cui nascerà un Me.
I sistemi autopietici, si producono da sé, si riproducono e moltiplicano, sono gli esseri biologici viventi, gli esseri-macchina, a differenza delle macchine banali che non possono riprodursi ne moltiplicarsi da sé, non sono autonome, e sono organizzate dall’esterno. Mentre gli esseri macchina autonomamente autoproducono i propri elementi costitutivi.

“La nostra coscienza è una piccola fiamma vacillante – scrive Morin – e sebbene suscettibile di farsi ingannare dalla falsa coscienza (le sterminate legioni di Io), resta pur sempre il lumino di cui dispone la nostra esistenza sonnambula”.

Noi viviamo ora come risvegliati ora come sonnambuli.
E dunque è la coscienza che si fa distinguere dagli altri viventi e ci rende consapevoli del nostro essere macchine non banali.
Ma noi siamo e agiamo non come esseri liberi, ma come condizionati e determinati: siamo agiti quando crediamo di agire e, tuttavia, ciò che ci ha determinato costituisce anche ciò che ci ha reso liberi.
Per capire ciò dobbiamo riferirci al concetto di autonomia dipendente: le polidependenze divengono condizioni di autonomia, perché c’è continua interazione tra di esse, e in questo modo riescono a generare autonomia dipendente, dove l’attributo dipendente non implica un ottuso determinismo, ma solo una relazione significante e relazionale tra tutti i piani della complessa realtà umana.
La macchina banale è quella che risponde alle informazioni che le diamo in maniera prevedibile.

L’uomo non risponde in maniera prevedibile alle sue determinazioni biologiche, sociali e culturali. Né è intrinsecamente costituito, ma la polimorfità delle interazioni possibili delle stesse dipendenze, determina un polimeccanismo genetico, che ci fa superare la banalità.

L’essere umano è al contempo uno e molteplice, un’unitas multiplex (sistema – interrelazioni – organizzazione) e ogni essere umano, come il punto di un ologramma, porta in sé il cosmo. Ogni essere, anche il più chiuso nella più banale delle vite, costituisce in se stesso un cosmo”.
Il processo ricorsivo che produce il sistema, lo produce in un continuum ininterrotto senza soluzione di continuità.

Secondo Gurdjieff esiste una miriade di Io (le legioni di Io, legate alla nostra personalità) e un Sé ossia la parte divina che è in noi. In mezzo ai due ci sta il corpo.
L’Io è identificato con la mente, il corpo è sedotto dalla mente, e lo spirito dorme arrotolato sul nostro coccige, incapace di risalire verso il cuore.

Che fare? Non servono tecniche di risveglio, o forzature di sorta che possono creare irrimediabili squilibri, nonché disturbi e patologie serie. Serve solo stare in presenza.

Gustav Meyrink: “Essere svegli è tutto. Di nulla l’uomo è così fermamente persuaso quanto d’esser sveglio. In verità però egli è imprigionato in una rete di sonno e di sogno ch’egli stesso ha intessuto. Più fitta è questa rete e più potente signoreggia il sonno. Quelli che vi sono impigliati passano nella vita come un gregge avviato al macello, ottusi, indifferenti e senza pensieri (…) Quando il tuo invisibile te stesso apparirà in te come autista, tu potrai riconoscerlo dal fatto che getterà un’ombra. Io stesso non sapevo chi io mi fossi, fino a quando non ebbi a vedere il mio corpo come un’ombra[1].

Solo attraverso la consapevolezza di Sé si può uscire dal labirinto.

Il Sé è onnipotente, ma è prigioniero della personalità, quando restiamo identificati al nostro ruolo, personaggio, o situazione, allora siamo in trappola. L’identificazione diviene la tagliola che ci imprigiona e così non abbiamo scampo dalla proiezione cha abbiamo creato, dimenticandoci la nostra vera natura. Noi siamo ciò che pensiamo, siamo i nostri pensieri.

Krishnamurti: “Finché immagino come dovrei essere, continuerò ad essere quello che sono ora”.

Arcangelo Miranda spiega che quando i nostri pensieri mentali non incrociano il volere del Sé, allora viene a crearsi una forma-pensiero, deleteria sia per il corpo, che per l’intero nostro funzionamento.

Charles Leadbeater, co-fondatore della società teosofica; a proposito delle forme-pensiero (o masse-pensiero o teri o eggregore) disse: le forme-pensiero sono generate da pensieri disarmonici con il proprio Sé e sono caratterizzate da vibrazione, colore, forma e posseggono massa.
Esse sono tante quanti sono gli io della personalità.

Il punto è che siamo già il Sé – scrive Arcangelo Miranda - ma non ce ne rendiamo conto, siamo già tutto ORA, qui, non dobbiamo divenire nulla dobbiamo solo ESSERE. La vita non è un divenire, è essere e uno spirito può recuperare la propria condizione originaria vedendosi già arrivato; erroneamente si crede esista il divenire, ma in realtà esiste solo l'essere.

Ben spiegato da Morin essere significa rimanere costante nella propria forma, organizzazione, identità.

L’essere vivente ha origine da interazioni e incontri fisici, poi cicli di riproduzione, retroazioni negative legate a retroazione positive; la macchina vivente può esistere solo con il disordine e con il rumore, in un rapporto complementare e antagonistico.


Mariangela Mattoni


[1] Meyrink Gustav, La via del risveglio secondo Meyrink, in Introduzione alla magia, vol. 1., Edizioni Mediterranee, Roma, ristampa 1987

venerdì 18 novembre 2011

Il Rolfing e la realtà fisica – Ida Rolf

La funzione determina la struttura tanto quanto la struttura determina la funzione

Il trattamento osteopatico cambia il modo in cui le ossa del corpo sono in relazione tra loro, scioglie le ostruzioni tra le giunture migliorando quindi il benessere.

I corpi esistono nella gravità: il fattore determinante, onnipresente, onnipotente e persistente della loro posizione verticale o della sua mancanza.
Siamo tutti soggetti alla leggi della meccanica; una di queste afferma che le masse devono essere equilibrate per essere stabili.
L’uomo consta, più o meno, di unità impilabili. Gli agenti di questo equilibrio sono le ossa e i tessuti molli (miofascia). Le ossa determinano la posizione nello spazio, ma le ossa sono tenute insieme dai tessuti molli. Quando la miofascia viene rimessa a posto, le ossa si riorientano spontaneamente. Quando il tono dei tessuti molli è equilibrato, il corpo, prova una sensazione di leggerezza. Le masse della testa, del torace, del bacino … non sono più portate fuori posto dal loro peso; la struttura presenta minore resistenza e la gravità può fluire.

Si può cambiare il modo in cui le unità stanno assieme, in virtù del fatto che sono tenute assieme dal tessuto connettivo mio fasciale, in termini chimici il collagene. Il collagene è una sostanza unica. Non c’è nessun’altra sostanza che posso pensare gli assomigli, seppur vagamente, nel modo in cui può essere modificato con l’apporto di energia. Le altre sostanze del corpo non hanno questa qualità: per esempio, le sostanze che costituiscono i nervi non hanno questa qualità, né quelle che costituiscono il sangue o l’apparato chimico della digestione.

La struttura dell’apparato digerente ha questa qualità; dovunque vediate una struttura nel corpo, vedete il collagene. Il collagene è la dimensione materiale della parola “struttura”.
La prossima volta che usate la parola “struttura”, fate attenzione se state parlando della relazione. Fate attenzione se potete usare la parola “struttura” parlando di qualsiasi altra cosa che si riferisca alla relazione. Ogni volta che usate la parola “struttura” con riferimento a un corpo vivente, parlate della relazione tra parti che stanno assieme per creare l’aggregato che chiamiamo uomo.
Il corpo funziona grazie all’energia, con l’energia e tramite l’energia: crea la propria energia e porta all’interno l’energia esterna. Un corpo è una macchina energetica individuale. Quando mettete assieme le parti della macchina in modo adeguato o inadatto, aggiungete o togliete energia dalla macchina nell’insieme. Se la struttura del fegato funziona molto male, e il resto del corpo funziona abbastanza bene, sottraete energia dal deposito generale per consentire al fegato di continuare a funzionare. La risposta è che non vi sentirete molto bene, perché ciò che registrate quando dite “mi sento” è la somma totale della vostra energia.
Quella somma totale è una somma fattoriale; potete continuare ad accrescerla con un allineamento adeguato. Se impilate i pezzi di cui si compone il corpo in modo accurato, potete far sì che il corpo funzioni con la massima efficienza. Non appena quei pezzi perdono l’allineamento, incominciate a perdere efficienza.

Nel rolfing lavoriamo in termini di allineamento. Allineiamo la struttura mio fasciale, che è il sistema del tessuto connettivo. Il tessuto connettivo fasciale è l’organo della struttura. Gli strati fasciali comprendono l’organo della struttura, l’organo che tiene assieme adeguatamente il corpo nel mondo materiale tridimensionale. Per quanto ne sappia, nessuno ha mai messo in particolare evidenza questo aspetto in nessuna facoltà medica.
Nel rolfing uno dei modi per aggiungere energia è la pressione. Il terapeuta dà deliberatamente energia alla persona con cui lavora. Non si tratta di energia nel senso usato dai metafisici; è l’energia di cui si parla nei laboratori di fisica. Quando esercitate una pressione su un punto prestabilito, aggiungendo letteralmente energia alle strutture sottostanti.
La struttura determina la funzione a un livello molto alto e a un livello che possiamo utilizzare. La legge fondamentale del rolfing consiste nell’aggiungere struttura al corpo, quando lo fate determinate un cambiamento della funzione. Noi comprendiamo che la struttura è determinata dalla relazione del corpo con il campo gravitazionale. Possiamo cambiare il modo in cui le parti del corpo stanno assieme in un tutto che può trasmettere il campo gravitazionale attraverso quel corpo in modo tale da accrescere il suo campo di energia. Potete cambiare il corpo in virtù del fatto che è costruito a segmenti, e quando l’avete cambiato in modo adeguato la gravità può fluire. Il nostro strumento è la gravità non la chimica.
La gravità è sempre presente, non si può mai eludere.

La disorganizzazione funzionale del corpo dipende dalla continua esposizione alla forza di gravità. Un costruttore sa che, se non procede nel rispetto delle linee verticali e orizzontali, ne avrà da fare per rinforzare la sua casa in funzione della gravità.
Il corpo umano, in quanto aggregato di particelle materiche, deve obbedire alle leggi delle particelle materiche. Una legge naturale è la descrizione di come qualcosa funziona in circostanze normali. Quando osserviamo il corpo, ci accorgiamo che rivela le proprietà di tutti gli altri corpi metrici.

Nella fisica c’è una branca che si chiama meccanica, che osserva e codifica il comportamento dei corpi materici nel campo gravitazionale. Qualsiasi problema meccanico ha a che fare con il campo gravitazionale e ne implica la presenza.

Bachelard elaborò un quarto livello di visione che osserva come i fenomeni si collegano tra loro; non come si chiamano (terzo livello) o come sono classificati (primo livello), ma come si collegano tra loro.
È il quarto livello di valutazione mentale, ed è il livello al quale vivono i rolfer. Abbiamo visto i limiti del terzo livello (scientifico), e l’abbiamo superato.

La vita non è una linea retta. Le parole escono in linea retta, quindi gran parte della nostra educazione è abbastanza lineare. Ma la vita non è così, ed è per questo è difficile esprimere la vita a parole.
Le parole sono lineari, le idee trasmesse dalle parole sono lineari, in successione. La vita è molto più complicata; la relazione è una chiave.
L’anatomia è al terzo livello. Si impara il nome di qualcosa, si impara da dove parte e dove arriva, a che cosa serve. Bisogna incominciare a osservare relazioni differenti, e uno dei modi per osservarle è che, quando un muscolo o una qualsiasi struttura è stata sovrasolleciatata e accorciata, la sua relazione rispetto alle altre strutture dell’area interessata perde simmetria. Quando allungate un muscolo, non ha più questa relazione disallineata. Tutta la gestalt cambia. La relazione è determinante.
Bachelard capì che questa’era (intuitiva) si situa a un livello al quale non si è davvero competenti.

Quando il bacino non è equilibrato non abbiamo lo slancio verso l’alto che crea l’equilibrio zero, il senso di assenza di peso che può essere sperimentato nel corpo. Il bacino fuori posto non consente l’equilibrio, la tranquillità dell’esperienza che viene da un bacino equilibrato. Le forze combinate che agiscono su un bacino bilanciato in un momento di inerzia sono vicine allo zero. Tutto avviene sempre in un’azione dinamica, ma le forze equivalgono quasi allo zero.
Il paradosso è che quando un corpo equi
librato si piega c’è un movimento di flessione, ma il corpo si distende. Non si accorcia. Ciò non dipende dalla posizione dell’individuo, seduto o in piedi; dipende dai muscoli psoas. Se i muscoli psoas sono al loro posto il corpo si distende in tutti i suoi movimenti.

Il cervello è un sistema idrostatico, dato che materialmente consiste più di acqua che di qualsiasi altra cosa. Pensate alle pressioni esercitate sui vari punti di quell’organo molto importante, quando la testa viene costantemente portata fuori asse o piegata all’indietro. Non sappiamo molto sul funzionamento del cervello, ma sappiamo quanto basta sul resto del corpo per sapere che funziona molto meglio quando è equilibrato. Il nostro equilibrio, l’orizzontalità che vogliamo raggiungere, proviene dall’interazione del movimento su tre piani: le ginocchia che si muovono in avanti, i gomiti che si muovono di fianco e la testa verso l’alto.
Tutti e tre i piani devo essere collegati in modo appropriato prima di poter accettare il risultato in termini di equilibrio. Questi tre piani esistono in un mondo materiale e tridimensionale.
I chiropratici e la maggior parte degli osteopati sono interessati a ottenere il movimento delle articolazioni.

Secondo me il controllo delle funzioni autonome avviene tramite il sistema mesodermico.
Ricordate che nella valutazione del corpo ciò che osservate è la relazione tra i flessori e gli estensori.
L’uomo che insiste nel caricare il peso sulle dite dei piedi non riceve nessun sostegno dalla gambe e il peso viene scaricato sull’anca.

Nel rolfing c’è una sola regola principale: se non avete successo subito, lasciate perdere. Se non riuscite subito, il problema è altrove.

I rolfer dedicano la vita a studiare come mettere in relazione i corpi e i loro campi di energia alla terra e al suo campo di gravità.

Ci sono cinque sensi e ci sono cinque modi di interiorizzare l’esperienza. I rolfer devono essere capaci di concentrarsi sul livello che agisce sui sensi.
Il senso del gusto non entra realmente i gioco; il senso dell’odorato a volte sì, ma non spesso. L’indizio più importante è ciò che può essere visto: descrivere ciò che è visibile.

Per cambiare l’aria nei polmoni occorrono sessanta respiri. Provate a uscire d’inverno e fate le respirazioni, ce ne vorranno sessanta prima che l’aria cominci ad uscire fredda.
Fare cinque o sei respiri non corrisponde ad un esercizio di respirazione.

La fascia è l’organo della postura. Il corpo è una rete di fascia.
Il sistema nervoso più antico del corpo, il sistema nervoso autonomo, è posto davanti alla colonna vertebrale, nel tessuto prevertebrale. Ciò significa qualcosa per quanto riguarda l’equilibrio e l’importanza della muscolatura prevertebrale. Il tessuto prevertebrale concorre al bilanciamento della muscolatura postvertebrale. Non parlo dei robusti flessori prevertebrali sulla superficie anteriore (frontale) del tronco, per esempio, i muscoli retti dell’addome. Mi riferisco al tessuto prevertebrale che si trova proprio di fronte alle vertebre della cavità del corpo. Si tratta di un’area molto importante e significativa per la funzione vitale. La ragione è che il sistema autonomo a volte è quasi incastrato in quest’area e a volte si trova proprio sopra. Quindi, qualsiasi cosa che incominci a operare cambiamenti importanti nel tessuto prevertebrale influenzerà per esempio, il metabolismo dei visceri, che sono innervati dal sistema autonomo. Il sistema nervoso autonomo funzionerà in una serie di plessi. Uno di questi, il plesso lombare, è letteralmente incastrato negli psoas. Perciò, quando gli psoas vengono messi fuori uso, l’impalcatura viene rimossa dal plesso lombare. Non viene più sollecitata, non esegue più l’estensione e la contrazione del movimento normale. Il movimento che pompa il fluido dentro e fuori le cellule, viene meno. Perciò l’equilibrio degli psoas è un fattore molto importante.
Quando il bacino riprende una posizione orizzontale, i muscoli prevertebrali riacquistano un tono appropriato. Con il ritorno del tono, quel po’ di movimento che fa fluire e defluire i fluidi è ripristinato, e il plesso lombare attivato. Il lavoro degli psoas è simile a quello di una pompa. Il sistema della digestione intestinale e dell’eliminazione – tutti i visceri al di sotto del diaframma – è collegato con il plesso lombare.
Il plesso più grande è il cervello, poi viene il plesso solare e infine quello lombare.
Il plesso solare ha più a che fare con le emozioni. Se una persona ha subito una perdita o un trauma emotivo, il nodo si situerà nel plesso solare e non in quello lombare.
La funzione degli psoas può essere messa fuori uso quando i muscoli si irrigidiscono, si deteriorano, degenerano …; ma a volte viene messa fuori uso semplicemente in virtù della tensione che si manifesta nei muscoli circostanti, impedendone il movimento.

Una parte della strategia del rolfer consiste nel riconoscere che la plasticità del corpo ha a che fare con la chimica di quel sistema del corpo che crea e mantiene la struttura: il sistema mio fasciale. Questo sistema deriva dal mesoderma.
Noi manipoliamo solo questo sistema e possiamo cambiare il funzionamento di tutto il corpo. Possiamo modificare la verticalità del corpo.

Un essere umano si evolve come un animale eretto. Sarà eretto dal grado di equilibrio tra i flessori e gli estensori. Feldenkrais osservò che le emozioni negative rafforzano/contraggono i flessori (ci si flette sempre, la posizione fetale è una posizione di flessione). In un corpo cronicamente contratto l’energia viene impiegata solo per tenerlo in piedi; l’uomo deve aggiungere continuamente energia al corpo per consentirgli di continuare a funzionare. La flessione cronica dà una sensazione di stanchezza e di “depressione”.
Nel rolfing si comincia dall’esterno del corpo ma il corpo dice che ci stiamo spingendo fino alla sua anima. La ragione di ciò è che noi lavoriamo sulla fascia superficiale, la quale raccoglie i riflessi da tutto ciò che non funziona dentro il corpo.

Se spingete consapevolmente sulla parte posteriore delle gambe, accorciate i tendini. L’unico modo per allungare i tendini sta nel non fare.

La maggior parte delle terapie di manipolazione incomincia dall’interno, da quella che è considerata la “causa”. Forse è la causa; non m’importa se lo è. Ma vi dico che non potete cominciare di lì. Dovete iniziare da dove potete districare il problema.

Non forzate le cose. Se vi siete preparati bene, non dovete forzare le cose. La regolarità e il raddrizzamento graduale organizzano il corpo .

Tutti i muscoli della testa, della faccia e del collo sono collegati direttamente o indirettamente all’una o all’altra vertebra cervicale.

Cranio-osteopatia di Sutherland, ma ciò che Sutherland insegnava, e che presumibilmente poteva essere ascritto al grande mistico e scienziato Swedenborg, non era solo che c’erano punti di riflesso nella testa, ma che la testa faceva parte del sistema respiratorio. Insegnava che la respirazione non era un movimento dettato dai polmoni, se non secondariamente; si trattava di un movimento della testa, che pompava il midollo spinale attraverso la colonna vertebrale.
Ciò sembrava impossibile allora.
L’idea della respirazione come funzione fondamentale del sistema nervoso è rivoluzionaria. La respirazione rappresenta quindi la comunicazione  funzionale tra il mesoderma e l’ectoderma, tra il tessuto mio fasciale e quello nervoso. Possiamo osservare questo modello di respirazione alla fine di una sesta ora ben fatta di rolfing. La respirazione è accompagnata da un movimento dell’osso sacro; all’inspirazione la base dell’osso sacro cade all’indietro, all’espirazione si sposta in avanti. Questo funziona da pompa per il midollo cerebrale. Serve da pompa per tutto il sistema spinale; presumibilmente funziona da pompa verso il cervello, che è parte del meccanismo spinale.
Questo concetto getta luce su come funziona la respirazione su molte pratiche mistiche.
Il meditante controlla il suo sistema mio fasciale tramite un certo modello di respirazione per ottenere una reazione neurale. È abbastanza facile controllare il sistema mio fasciale; è tutt’altro che semplice controllare quello nervoso.

Durante la sesta ora di rolfing scopriamo improvvisamente che la respirazione influenza l’osso sacro. Ma dire una cosa del genere è del tutto sconveniente, perché tutti credono che la respirazione risieda nei polmoni e non nell’osso sacro. Sutherland aveva le sue idee in merito alla respirazione. Il concetto fondamentale alla base dell’osteopatia sacrale di Sutherland era che tutta la colonna veniva influenzata dalla respirazione e che c’era un movimento tra i segmenti del cranio. Quando i segmenti si muovono usano l’intera colonna vertebrale come pompa per pompare il midollo spinale. L’interferenza nella spina dorsale avrebbe intralciato il pompaggio. Alla fine della sesta ora, tutti hanno osservato il momento in cui, quando respirazioni, la spina dorsale incomincia ad allungarsi, si vede la schiena che si estende. Sutherland si occupò del rimo nel cranio. Quando avete imposto le mani su un certo numero di teste, sapete che alcune hanno in loro tanto un ritmo quanto ne ha una pietra. È ciò che succede quando le articolazioni inferiori si irrigidiscono e si deteriorano.
Quando arriverete alla settima ora, in cui lavorerete davvero con la testa e con tutte le articolazioni che determinano l’orizzontalità della testa, incomincerete a ottenere l’elasticità che rende possibile la presenza del ritmo. Il ritmo funzionale si attiverà e continuerà, ponendo rimedio a qualsiasi cosa abbia bisogno di ulteriore lavoro.
Questo è quanto intendo quando dico che noi non ci occupiamo di patologia; noi ci occupiamo della messa in atto di una fisiologia adeguata. Non ne udrete certo parlare in nessun dipartimento della facoltà di medicina, dove l’idea di respirazione è che si tratta di una funzione del torace. Ma, dato che la respirazione si collega alla colonna vertebrale, questa idea ha senso. Secondo Sutherland la respirazione è fondamentalmente una funzione della colonna vertebrale, per pompare il midollo spinale, e l’aria che fluisce e defluisce dal torace è una funzione secondaria della respirazione, non primaria. Vorrei trasmettere questo concetto ai rolfer che sono molto sottovalutati. Osservandolo in termini di ciò che sentite nelle vostre mani.
Tutta la preparazione del lavoro di rolfing durante le prime sei ore rende davvero possibile questo funzionamento. Ci riferiamo al fatto di come l’orizzontalizzazione del bacino sia molto importante. Lo è, senza dubbio. Ma cosa direste di un uomo che si ritrova con un bacino ragionevolmente ben orizzontale, ma senza nessun collegamento di sopra? Prima di ottenere vitalità, flusso vitale e organizzazione vitale, si deve raggiungere l’integrazione di tutto il corpo. Quando ottenete il flusso vitale, potete sentire la radiazione. Il bacino orizzontale sta alla base di tutto ciò. Quando non è orizzontale, non avete nulla che vi serva da base sicura.
Nella respirazione c’è un movimento alla base del cranio, ma tutti i testi di anatomia dicono il contrario. Questo fenomeno si presenta in modo visibile nei bambini: il problema sta nel cranio degli adulti. Nell’anatomia accademica si studia sempre su ossa morte, spesso si esaminano ossa di anziani, forse di una persona povera, che ha avuto una vita difficile, e non ci si può aspettare he abbia avuto un corpo di prim’ordine. Ma quando lavorate con gli esseri viventi, le mani vi dicono che nelle strutture del cranio c’è movimento. La cosa che si potrebbe osservare (ma penso che non sia consigliabile come progetto di ricerca) sarebbe il cambiamento della pressione del midollo spinale in una spina dorsale che si muove liberamente. Ma fino a quando un uomo sta bene, non ha bisogno di punture spinali. Non conosco nessuno che si offrirebbe volontario per un simile esperimento.

Cos’è la fascia? Se sezionate una coscia di agnello, arrostita o no, vedrete che il rivestimento dei piccoli muscoli individuali si unifica a un certo punto per creare quella materia solida che poii aderisce alle ossa. Non è una cosa semplice che un bambino possa disegnare; si tratta di un intreccio e di un interconnessione complessa. Questa rete di collegamenti corre lungo tutto il corpo.
Questa è l’idea nuova. Non è che prima la fascia non fosse conosciuta, lo era da tanto tempo, ma nessuno aveva mai avuto molto interesse a studiarla. Vi può sembrare strano, ma ci sono altri casi simili nella storia della medicina.

Durante la decima ora, il rolfer deve operare certe scelte. Attenetevi a queste. Più vi sentite insicuri, più direte che ci sarà bisogno di una revisione, che una cosa non è stata fatta bene, che non ha avuto un buon esito … e poi direte: “facciamo un’altra cosa”. Strada facendo dovrete lottare sia dentro che fuori di voi perché venga quella situazione, non cercare di sostenerla a ogni costo.

Nel corpo umano il sostegno non è qualcosa di solido. Il sostegno è la relazione. Il sostegno è l’equilibrio degli elementi che non sono affatto solidi; elementi che non sono i grado di sopportare il peso che fa pressione su di loro, eccetto se sono bilanciati. Si potrebbe tradurre equilibrio con tono? Non so. Non so cosa significhi tono in parole, solo nell’esperienza. Una volta l’ho paragonato ad apertura, ma non saprei definire apertura. Quando nel corpo avrete apertura, ottenete un tono; quando ottenete il tono avete l’apertura. L’apertura è spaziale, il tono è fisiologico. Entrambi indicano la prontezza ad agire e a reagire, ovvero la pietra di paragone di un corpo sano.

Robert Frost: “Siete liberi quando vi sentite bene sotto le redini”, questo è il rolfing.

Non è possibile separare la testa dal collo, sono un’unica struttura. Per strano che sia, nessuno sembra pensarci. Non c’è nessun muscolo del viso o della testa che non raggiunga un punto d’appoggio nelle vertebre cervicali. Questo ancoraggio può avere dei problemi; può essere troppo corto o troppo lungo, troppo dritto o troppo ritorto, ma c’è. Tutto ciò che collega la testa al collo ha due estremità, una di queste è nel collo, l’altra nella testa.

Il primo obiettivo di un rolfer è ripristinare la simmetria, che, in ultima analisi è sinonimo di equilibrio.
I muscoli esterni del corpo funzionano come una fasciatura. Fissano la testa al tronco. Secondo me, questi muscoli esterni, che vanno dalla testa alle spalle, non servono per la rotazione. Si adattano alla rotazione, ma penso che il collo sia concepito in modo che la rotazione venga gestita dagli intrinseci (i muscoli corti e profondi) del collo. Se la testa è troppo avanti, la rotazione viene compiuta dagli estrinseci perché agli estrinseci fa difetto l’apertura e non possono funzionare, ma se ciò avviene, la modellatura normale del corpo viene distrutta. Si smarrisce il modello equilibrato centro-guaina del corpo. Mi pare che sia proprio ciò che non ha funzionato nei programmi di educazione fisica.

Le articolazioni sono attraversate dalla fascia, non dai muscoli. La fascia avvolge le articolazioni incrociate. Le articolazioni diventano il segnale d’allarme: ci dicono se qualcosa non va e come. Bisogna cercare i collegamenti, non solo delle articolazioni, ma all’interno del tessuto mesodermico. (la fascia e l’osso vengono dal mesoderma; la fascia è meno densa). Ciò vi darà, un quadro più ampio che se osservate solo i muscoli.

In pratica, tutte le colonne vertebrali, a meno che non abbiano subito danni, compensano in modo simile: le vertebre lombari si spostano in avanti. Per ripristinare l’equilibrio, bisogna riportare all’indietro la base dell’osso sacro e l’apice dello stesso in avanti. Le vertebre lombari seguono allora il movimento, ovvero tutto il meccanismo degli estensori si spinge verso l’alto lungo la schiena.

Per quanto riguarda le ossa, quando lo scheletro è coricato sul pavimento, non c’è nessuna orizzontalità. Potete mantenerlo in posizione, ma non ci rimane. L’orizzontalità del bacino è determinata dal tessuto molle e dalla gravità. È la relazione tra le parti della miofascia che determina dove si situerà il bacino, il bacino osseo. Lo stesso vale per tutte le altre ossa del corpo. Un osso si trova dov’è in virtù di come è tenuto dal tessuto molle. Perciò il lavoro del rolfer riguarda il tessuto molle. Le ossa sono un punto di riferimento, ma il nostro lavoro concerne il tessuto molle.

Il collo deve essere centrato e il cingolo scapolare relativamente orizzontale. Le spalle formano un giogo. La circolarità si ottiene grazie al fatto che, quando raggiungete l’orizzontalità nelle spalle, all’improvviso la testa si muove e lo fa liberamente. La guardate, e dite che ruota sugli estrinseci. Oppure potete incominciare dalla parte opposta: potete fare u esperimento di modo che subentrino gli estrinseci del collo. Se riuscite a farli funzionare, scoprirete di avere un giogo orizzontale sulle spalle, con il collo nel mezzo. È molto più facile scegliere la prima alternativa, ovvero mettere le spalle il più vicino possibile alla posizione normale e poi farle lavorare: lavorare per quanto riguarda il loro e il vostro movimento.

Quando una parte si è infiammata, qualcosa si è accorciato. L’accorciamento interferisce con il flusso circolatorio ed ecco che c’è una congestione. Insistete affinché il paziente si metta nella posizione che, secondo il vostro occhio della mente, riconoscete come normale. (Questa è la ragione per cui i rolfer devono concentrarsi e ascoltare: per scoprire cosa è normale). Quando vedete la normalità, potete iniziare a portare il corpo verso di essa.

I rolfer non sono terapeuti che curano la malattia che sono terapeuti che invocano la salute.
Tutto il lavoro del rolfing riguarda il processo di allungamento.
Alzarsi sulle due gambe ha prodotto un accorciamento del corpo.

Il corpo è costituito da pezzi, secondo me non lo si può trattare come un insieme, bisogna trattarlo come la somma di parti.
È quanto dicono le dita. Le dita ci dicono che non stiamo lavorando con il corpo come un insieme.

Il corpo e la mente sono le due facce della stessa medaglia, perciò i ristati del loro sul corpo influiscono sulla vita emotiva, comportamentale e persino spirituale dell’individuo.
Per esempio, quando la tensione fisica cronica o la debolezza si traducono in irritabilità emotiva o dipendenza, l’allentamento della componente fisica consente un allentamento di tutto il sistema.
Ciò può manifestarsi con il riaffiorare di un ricordo sepolto, o, spesso, si mostrerà sotto forma di intuizione nei modelli abituali di comportamento. Non appena si leva l’ancora fisica, le risposte emotive cresciute oltre misura possono cambiare. Il rolfing non è una processo psicoterapeutico, eppure grazie a esso intervengono cambiamenti psicologici. Per questa ragione i rolfer devono avere una preparazione psicologia prima della formazione specifica.
Il rolfing è un processo di cambiamento. Se ci opponiamo al cambiamento, sentiamo dolore. Se consentiamo al tessuto di rilassarsi, proviamo un senso di calore. Nel caso contrario, si può provare dolore. Il rolfing non raggiunge la perfezione; dà inizio a un processo. Il suo scopo è stabilire l’equilibrio nella gravità. Il ciclo di dieci ore è un primo passo in quella direzione. Il rolfing è un processo in corso che continua molto tempo dopo il completamento del lavoro. Nell’equilibrio, l’energia della gravità può fluire (non opporsi) con l’energia dell’individuo.

Glossario

Centro/guaina-intrinseci/estrinseci                                                                                              Intrinseco ed estrinseco sono categorie funzionali.
Il tessuto più vicino all’osso è intrinseco, il tessuto più vicino alla superficie è estrinseco.
I muscoli intrinseci danno inizio al movimento, gli estrinseci lo fanno proseguire.
Il movimento intrinseco nel suo insieme prende avvio nel nucleo del corpo, molto probabilmente spinto dal sistema nervoso autonomo vegetativo.
I cingoli (scapolare e pelvico) esprimono il desiderio dell’essere – agiscono, ma agendo dovrebbero essere abbastanza liberi affinché la loro azione non alteri la serenità del centro.

Fascia (tessuto mio fasciale)
La fascia è una rete elastica di sottile tessuto elastico (organo della struttura) che esiste in strati continui in tutto il corpo. I muscoli e le ossa sono organizzati e sono sostenuti da questa rete, come pure tutti gli elementi che costituiscono il corpo umano.

Il meccanismo di adattamento della fascia consiste nella contrazione e nel collegamento; per ottenere stabilità e tenere lontano lo stress, il tessuto della fascia si accorcia, si indurisce e si fissa in strutture adiacenti. Ne risulta che il movimento non è più economico: la parti attigue vengono coinvolte nel movimento mentre potrebbero rimanere a riposo. Allora usiamo troppa energia solo per vivere e ci priviamo di energia creativa.


Il corpo umano si sviluppa da tre tipi di tessuti:
  • l’ectoderma che dà origine a nervi, pelle, organi di senso …
  • l’endoderma che dà origine agli organi interni, alla linfa …
  • il mesoderma che diventa tessuto di sostegno cioè ossa, tendini, muscoli, fascia …
Le ossa, i tendini, i muscoli, e la fascia vengono riconosciuti chimicamente come un tessuto fondamentale, con gradi variabili di elasticità, stabilità, mutevolezza a seconda della sua composizione chimica.
Tutti questi derivati del mesoderma comprendono ciò che Ida Rolf definisce organo della struttura, e questo composto è in grado di cambiare, di riorganizzarsi.
La fascia cambia subito e in modo esteso, l’osso cambia a più lungo termine ed è conservatore per quanto riguarda il grado di cambiamento.
La fascia superficiale è un tipo di fascia che si trova vicino alla pelle in una sottile pellicola elastica. La tensione di questo strato esterno è di solito un’indicazione di stress a livello più profondo.

Flessione ed estensione
Descrivono l’azione dei muscoli attraverso le articolazioni: un muscolo che si contrae si accorcia, un muscoli che si estende si allunga. Quando un ginocchio si piega, i flessori posteriori della gamba (tendini del ginocchio) avvicinano la parte superiore della gamba a quella inferiore, chiudendo l’angolo del ginocchio.
Quando si piega la schiena, i muscoli lunghi che corrono lungo la colonna vertebrale (estensore della colonna) si estendono (diventano più lunghi), stabilizzando il movimento del piegamento. In quello stesso movimento, i muscoli frontali del corpo, in particolar modo i muscoli lunghi dell’addome (retto dell’addome) si contraggono.
I flessori e gli estensori agiscono in coppia: quando una parte del corpo si curva (si flette), un’azione reciproca di allungamento (estensione) avrà luogo nell’altro lato.

Riflessi
Generalmente sono dei punti sulla superficie della pelle, che sono sensibili in presenza di un disturbo all’interno del corpo. Esistono varie “mappe” per mostrare quali riflessi si riferiscono a quei punti di disturbo nell’organismo: nello shatsu giapponese si usa questa mappa, così pure per il massaggio di pressione cinese sui punti di agopuntura. Un’altra mappa è nota con il nome di “terapia zonale”, e si occupa essenzialmente di punti nei piedi e nelle caviglie che hanno un’influenza sulle strutture sovrastanti. Secondo Ida Rolf, i punti di riflesso – nei piedi o altrove – sono quasi certamente i punti terminali della tensione mio fasciale, il risultato dello sbilanciamento che trasmette le sue difficoltà tramite modelli di compensazione che attraverso il corpo raggiungono la superficie.

Tono/apertura
Quando vengono usati in relazione a un organismo vivente, il tono e l’apertura si riferiscono alla qualità del tessuto mio fasciale.
Una buona apertura è sinonimo di un’adeguata ed equilibrata sistemazione del tessuto; un buon tono sta a indicare l’equilibrio chimico elastico del tessuto. In entrambi i casi viene valutata la capacità del tessuto di reagire con prontezza e facilità a qualsiasi situazione e, allo stesso tempo, la capacità di rimanere a riposo quando non c’è azione. Il tessuto può essere ipotonico (scarsa reattività) o ipertonico (costantemente sotto stress). Il secondo caso è più diffuso, ma in entrambi i casi i rolfer descrivono un corpo con un tessuto mal equilibrato come “irregolare”. Ovvero, alcuni degli elementi miofasciali del corpo si sono accorciati (sono diventati ipertonici) e hanno allontano la struttura d’insieme dall’equilibrio.


Fonte: Il Rolfing e la realtà fisica - Ida Rolf - Astrolabio edizioni

https://www.macrolibrarsi.it/libri/__il-rolfing-e-la-realta-fisica-libro.php?pn=2028









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martedì 15 novembre 2011

La comprensione dell’essere – Alfred Richard Orage

L’organismo umano è una macchina in grado di lavorare e l’energia per farla funzionare viene da:
  • CIBO
  • ARIA
  • IMPRESSIONI
Assumiamo cibo, respiriamo aria e attraverso gli organi di senso riceviamo le impressioni: lo scambio tra queste tre forme di nutrimento crea le diverse energie che manifestiamo:
  • FISICA
  • EMOZIONALE
  • MENTALE

Per ciascuno di questi dispendi di energia è necessario creare in noi le riserve.
Non possiamo utilizzare  più di quanto accumuliamo.
Quando siamo stanchi/vuoti: smettiamo di agire, sentire e pensare.

Immaginiamo noi come una casa a più piani:
  • MENTALE (cervello superiore – impressioni) “testa”
  • EMOTIVO (cervello medio – sensazioni, emozioni) “torace”
  • FISICO (cervello inferiore – solidi, liquidi, gas) “addome”

Se lavoro su un piano non serve che anche gli altri lavorino. Tutte le azioni inconsapevoli sprecano energia.

Primo principio di economia = svolgere un’attività consapevolmente, impedendo che ci rubi energia.

Avremo:
  • perdita dovuta a sforzo muscolare inconsapevole
  • perdita dovuta a fantasticherie
  • perdita dovuta a preoccupazioni 
Non pensare mai senza scopo, pensa in modo mirato. Se ti scopri a fantasticare, formula una lettera, un piano di lavoro, rivedi gli avvenimenti della giornata …, purché sia tu a guardare e non la mente.

Il morire quotidiano: sonno e morte sono simili, in quanto stadi di incoscienza nei quali, di solito, entriamo, attraverso un processo graduale. Se il momento per la ricapitolazione della vita è la morte, il momento per la ricapitolazione della giornata è prima di addormentarci (il sonno).
Quindi prima di addormentarti, comincia a contare mentalmente e lentamente numeri semplici in ordine crescente e decrescente: 2,4,6,8,10 – 10,8,6,4,2 …
Continuate ritmicamente e una volta trovato il ritmo, ma quasi mai del tutto automaticamente, cercate di vedervi dal momento in cui vi siete alzati la mattina fino a sera.

Il contare tiene impegnata la mente e consente alla memoria visiva di lavorare più facilmente.

Uno degli obiettivi è non pensare a quello che raffiguriamo.

Avremo: attenzione sempre maggiore, conoscenza di noi stessi, più memoria, più volontà, più concentrazione, più sviluppo mentale e più controllo della mente.

Ricorda che nella vita è utile evocare un’emozione creativa, un atteggiamento che sviluppi i nostri muscoli fisici/emozionali/intellettuali. L’atteggiamento è condizionato dall’immaginazione. Come ci immaginiamo la vita? Come la prendiamo?


Fonte: La comprensione dell'Essere

venerdì 11 novembre 2011

Io sono Quello – Nisargadatta Maharaj

Tu non presti attenzione a te stesso. La tua mente è sempre con gli oggetti, le persone e le idee, e mai con te stesso. Mettiti al centro dell’attenzione, diventa consapevole della tua esistenza. Guarda come funzioni, osserva le motivazioni e i risultati delle tue azioni. Esamina la prigione che hai costruito intorno a te, per inavvertenza. Conoscendo ciò che non sei, arrivi a conoscere te stesso.

Hai soltanto bisogno di sbarazzarti della tendenza a definire te stesso.

Per fluire con la vita intendo l’accettazione: accogliere ciò che viene e lasciar andare ciò che va.

Il passato è nella memoria, il futuro nell’immaginazione.

Il desiderio è il ricordo del piacere e la paura è il ricordo del dolore. Tutti e due rendono irrequieta la mente. I momenti di piacere non sono altro che intervalli nel flusso del dolore. Come potrebbe essere felice la mente?

La gioia è gioia solamente se contrapposta al dolore.

Per sua stessa natura, la mente divide e oppone. Può esserci un’altra mente che unisce e armonizza, che vede il tutto nel particolare e il particolare come interamente collegato al tutto?

La puoi trovare andando oltre la mente che limita, divide e oppone.

La mente crea l’abisso, il cuore la valica.

Come tutto ciò che è mentale, anche la cosiddetta legge di casualità si contraddice. Nessuna cosa esistente ha una casualità particolare; l’intero universo contribuisce persino all’esistenza delle cose più minuscole.

Se la gente sapesse che niente può accadere se l’universo non lo fa accadere, otterrebbe molto di più con minor impiego di energie.

È l’illusione del tempo che ti fa parlare di causalità. Quando il passato e il futuro vengono visti nel presente senza tempo, come parti di unico schema, l’idea di causa-effetto perde validità e al suo posto subentra la libertà creativa.

È il desiderio che ti dà la vita, il nome e la forma. Il desiderabile è immaginativo e voluto, e si manifesta in modo tangibile o concepibile. Così viene creato il mondo in cui viviamo, il nostro mondo personale. Il mondo reale è al di là della comprensione mentale; noi lo vediamo attraverso la rete dei desideri, diviso tra piacere e dolore, giusto e sbagliato, interiore ed esterno. Per vedere l’universo quale è, devi andare oltre la rete. Non è difficile, perché la rete è piena di buchi.

Guarda la tua rete e rimuovi le contraddizioni di cui è composta: il solo fatto di osservarle le farà sparire.

La fonte di tutto ciò che esiste è l’Infinita Possibilità, la Realtà Suprema che è in te e che diffonde il suo potere, la sua luce e il suo amore su ogni esperienza. Puoi tentare di risalire al modo in cui accade qualcosa, ma non puoi scoprire perché una cosa è come è.

Il sonno non è che un vuoto di memoria mentre la vita continua.

Nella morte muore solo il corpo. La vita, la coscienza e la realtà non muoiono. Anzi, la vita non è mai così viva come lo è dopo la morte.

Ciò che nasce deve morire. Solamente il non-nato è immortale.

Ricordare è il segreto del successo. La cosa più importante è essere liberi dalle contraddizioni: la meta e la via non devono stare su livelli differenti, la vita e la luce non devono entrare in contrasto. Non devi indietreggiare, disfare, sradicare, abbandonare il terreno conquistato.

Conosciamo il mondo esterno, fatto di sensazioni e azioni, ma sappiamo ben poco del nostro mondo interiore di pensieri e sentimenti.

Il primo scopo della meditazione è diventare coscienti della nostra vita interiore ed entrare in intimità con essa.
Il fine ultimo è raggiungere la sorgente della vita e della coscienza.
Ogni volta che scopriamo in noi stessi vizi o debolezze e ne comprendiamo le cause e i meccanismi, li superiamo per il semplice fatto di averli RICONOSCIUTI; l’inconscio si dissolve quando è portato a livello della coscienza. La dissoluzione dell’inconscio sprigiona energia, la mente si sente adeguata e si calma.
Quando la mente è calma riusciamo a riconoscerci come puri testimoni.
La personalità (che si basa sull’auto identificazione, sull’immaginazione di essere qualcosa o qualcuno) continua, ma solo come parte del mondo oggettivo. L’identificazione con il testimone si interrompe di colpo.
La meditazione mira alla completa eliminazione della passività (tamas) e della passionalità (rajas). La pura armonia (sattva) è perfetta libertà dall’indolenza e dall’irrequietezza.
Sii consapevole dei meccanismi di passività e passionalità, osserva come trovano espressione nei pensieri, nelle parole e nelle azioni. La serietà è l’unica condizione per riuscirci.

L’intero universo esiste solo nella coscienza, mentre io risiedo nell’Assoluto. La coscienza sorge nel puro essere; il mondo appare e scompare nella coscienza. Tutto ciò che è è me, tutto ciò che è è mio.

Prima di ogni inizio e dopo ogni fine, Io sono. Tutto ha la sua esistenza in me, nell’Io sono che risplende in ogni essere vivente.

Non nego il mondo. Lo vedo apparire nella coscienza, che è la totalità del conosciuto nell’immensità dell’ignoto. Ciò che ha un inizio e una fine è solo apparenza. Del mondo si può dire che appare, ma non che è.

L’apparizione può durare molto a lungo secondo una determinata scala temporale e molto poco secondo un’altra, ma alla fine il risultato è lo stesso. Tutto ciò che è legato al tempo è momentaneo e non ha realtà.

Ogni definizione positiva proviene dalla memoria. Io sono adesso.

Nel tuo mondo sei veramente solo, intrappolato nel tuo sogno che cambia in continuazione e che tu scambi per la vita. Il mio è un mondo aperto, comune e accessibile a tutti. Nel mio mondo c’è comunanza, introspezione, amore, vera qualità; l’individuale è il totale, la totalità è nell’individuo. Nel mio mondo non c’è mai niente di sbagliato.

La natura della mente è quelle di vagabondare. L’unica cosa che puoi fare è spostare l’attenzione della coscienza al di là della mente.

Rifiuta tutti i pensieri tranne uno: “Io sono”. All’inizio la mente si ribellerà ma poi, se avrai pazienza e perseveranza, cederà e si manterrà calma. Quando sarai calmo, tutto comincerà ad accadere spontaneamente e in modo naturale, senza alcuna interferenza da parte tua.

Ti basta vivere la vita come viene, rimanendo però attento e vigile, lasciando che tutto accada, soffrendo e godendo i momenti di gioia così come la vita dispensa.

Prendila come viene, senza il minimo sforzo.

Non è possibile trovare la vera felicità in cose che cambiano e passano. La felicità proviene dal Sé e puoi trovarla nel Sé. Scopri il tuo vero Sé e tutto il resto verrà di conseguenza.

Il vento del desiderio agita la mente e il “me”, che è solo un riflesso del Sé nella mente, appare incostante. Ma le idee di movimento e irrequietezza, di piacere e dolore, sono tutte nella mente.

Lascia perdere la mente, sii consapevole e non coinvolto, e realizzerai che rimanere attento ma distaccato, mentre osservi gli avvenimenti che vanno e vengono, è un aspetto della tua vera natura.

Ogni piacere, fisico o mentale, ha bisogno di un mezzo. Sia i mezzi fisici che quelli mentali sono materiali, si logorano e si esauriscono. Il dolore sta alla base di tutti i tuoi piaceri, e tu li desideri perché soffri. La ricerca stessa del piacere è fonte di dolore, è un circolo vizioso.

Sii attento. Osserva, indaga, impara tutto ciò che puoi sulla confusione, studiane i meccanismi e guarda che effetti ha su te e sugli altri.

Il mondo che riesci a percepire è davvero molto piccolo e del tutto personale. Prendilo come un sogno e passaci sopra.

La percezione implica la memoria.

Percezioni, immaginazioni, aspettative, anticipazioni, illusioni, sono tutte basate sulla memoria.

Quando il desiderio non è ben definito e intenso, non riesce a prendere forma. Inoltre, se i tuoi desideri sono personali, per il tuo appagamento, l’energia che ci metti è necessariamente limitata.

Non puoi abbandonare ciò che non conosci. Per andare oltre te stesso, devi conoscerti. Comincia da tutto ciò che non sei.

Quando conosci tutto ciò che non sei, te ne liberi e rimani nel tuo stato naturale. Accade tutto spontaneamente e senza sforzo. Non c’è niente da scoprire. Tu sei ciò che sei, e basta.

Osserva attentamente i tuoi pensieri e sentimenti, le parole e le azioni.

Scopri tutto ciò che non sei. Corpo, sentimenti, pensieri, idee, tempo, spazio, essere e non essere, questo o quello … tu non sei niente di concreto o astratto che puoi indicare.

Devi osservare te stesso in continuazione.

Il mondo è solo un riflesso della mia immaginazione.

I sogni sono echi dello stato di veglia. Nel sonno profondo la coscienza del cervello è sospesa.

Non può esserci coscienza senza consapevolezza, come nel sonno profondo. La consapevolezza è assoluta, la coscienza è relativa al suo contenuto. La coscienza è sempre coscienza di qualcosa, è parziale e mutevole. La consapevolezza è totale, immutabile, quieta e silenziosa. È la matrice di ogni esperienza.

La coscienza stessa di essere coscienti è già un movimento nella consapevolezza.

La realizzazione non è altro che l’opposto dell’ignoranza.

Il pensiero “Io sono” è il panno per pulire. Usalo.

Senza la morte rimarremmo per sempre impantanati in una perenne senilità. L’immortalità è considerare la vita e la morte reciprocamente essenziali, come due aspetti di un’unica esistenza. Vedere la fine nell’inizio e l’inizio nella fine è indice di immortalità.

La consapevolezza non appartiene al tempo. Il tempo esiste solo nella coscienza. Al di là della coscienza, dove sono il tempo e lo spazio?

La mente si prende cura del corpo, e io non ho bisogno di interferire.

Finché si porta il fardello di essere una persona fisica, si è esposti alle sue idiosincrasie e abitudini.

Quando l’autocontrollo diventa una seconda natura, la consapevolezza si dirige verso i livelli più profondi dell’esistenza e dell’azione.

Che male c’è a rendere automatico ciò che è abituale e ripetitivo?

Quando ti rendi conto che la persona è solo un’ombra della realtà, e non la realtà stessa, smetti di affliggerti e preoccuparti. Accetti di essere guidato da dentro e la vita diventa un viaggio nell’ignoto.

L’uomo comune non è cosciente del proprio corpo. Ne riconosce le sensazioni, le emozioni e i pensieri. Ma anche questi, non appena sopraggiunge il distacco, si allontanano dal centro della coscienza e accadono spontaneamente e senza sforzo.

Tutto accade da sé. Tu fai la domanda e fornisci la risposta, perché conosci la risposta quando poni la domanda. È tutto un gioco nella coscienza. Ogni divisione è illusoria. Puoi conoscere soltanto il falso. Il vero devi esserlo tu stesso.

Ci sono due elementi: la persona e l’osservatore o testimone. Quando li vedi come un’unità, e vai oltre, sei nello stato supremo.

Quando credi di essere una persona, vedi persone ovunque. In realtà non esistono persone, ma solo trame di ricordi e abitudini. Al momento della realizzazione la persona cessa. Rimane l’identità che, però, non è la persona perché è inscindibile dalla realtà stessa. La persona è un riflesso nella mente del testimone.

Quando capirai che i nomi e le forme sono vuote apparenze prive di qualsiasi contenuto, e che il reale non ha nome e forma essendo pura energia di vita e la luce della coscienza, sarai in pace, immerso nel profondo silenzio della realtà.

Prendi per vero i film sullo schermo, ami i personaggi, soffri per loro e cerchi di salvarli. Ma le cose non stanno così. Devi cominciare da te stesso. Non c’è altro modo. Datti da fare. Non c’è niente di male nell’impegnarsi.

Sei rinchiuso in prigione perché hai dimenticato che cosa sei, e ne uscirai conoscendoti per quello che sei.

Per aiutarti, Dio deve sapere della tua esistenza. Ma tu e il mondo siete un sogno. In un sogno puoi soffrire pene atroci, ma nessuno le conoscerà e potrà aiutarti.

L’immaginazione basata sui ricordi non è reale. Il futuro non è totalmente irreale. La parte di futuro reale è quella inaspettata e imprevedibile.

La liberazione è dalle false idee che l’io si è autoimposto; e non si trova in una particolare esperienza, per quanto sia sublime.

Ogni esperienza è legata al tempo. Ciò che ha inizio, deve finire.

Si è sempre liberi. Tu sei cosciente di essere e libero di essere cosciente.

Niente di prezioso può accadere a una mente che sa esattamente ciò che vuole, perché niente di ciò che immagina e desidera ha gran valore.

L’assenza di desiderio è la beatitudine suprema.

Puoi iniziare dall’agire in maniera disinteressata, rinunciando ai frutti dell’azione, per poi abbandonare ogni pensiero e desiderio. Il fattore chiave è l’abbandono. Altrimenti puoi ignorare qualsiasi cosa tu voglia, pensi o faccia, concentrandoti sul pensiero “Io sono”, tenendolo fisso in mente.

Conoscere vuol dire essere.

Conoscere il vero Sé è beatitudine, dimenticarlo è dolore.

Vedere il falso come falso è meditazione.

Separa l’Io sono da questo o quello e cerca di intuire che cosa significa essere, essere e basta, senza essere “questo” o “quello”.

Più ti è chiaro che a livello mentale puoi essere descritto solo in termini negativi, più rapidamente arriverai alla fine della tua ricerca e realizzerai il tuo essere senza limiti.

La memoria dà l’illusione della continuità e la ripetitività crea l’idea della causalità.

Qualunque cosa tu possa dire è sia vera che falsa. Le parole non vanno oltre la mente.

La persona non è mai il soggetto. Puoi vedere una persona, ma tu non sei la persona. Sei sempre il Supremo che, in un determinato momento e luogo, appare come testimone: un ponte tra la pura consapevolezza del Supremo e la coscienza multiforme della persona.

Le infinite persone che sono in noi, sono le varie tendenze della mente. Guardale per quello che sono: semplici abitudini del pensiero e dei sentimenti, una matassa di ricordi e impulsi.

Cercare le cause è il passatempo della mente. Non esiste la dualità di causa ed effetto. Ogni cosa è causa di se stessa.

La coscienza contiene tutto. La causa primaria è una: L’”Io sono”.

Tutti i desideri, puri e impuri, provengono dal Sé interiore, e dipendono dall’”Io sono”.

Tutti i desideri mirano alla felicità. La qualità e la forma che assumono dipendendo dalla psiche. Quando prevale la passività diventano perversioni. Con l’attività, nascono le passioni.

Se c’è armonia, il desiderio è motivato dalla buona volontà, dalla compassione, dal bisogno impellente di dare e non di volere la felicità.

I desideri che distruggono i loro oggetti o soggetti, o che non si estinguono una volta appagati, si contraddicono da sé e non possono essere soddisfatti. Solo i desideri motivati dall’amore, dalla buona volontà e dalla compassione sono di beneficio sia ai soggetti che agli oggetti e possono essere completamente esauditi.

La passione è fonte di dolore, la compassione non lo è mai. L’intero campo del divenire è aperto e accessibile; il passato e il futuro coesistono nell’eterno presente.

I desideri sono solo onde nella mente. Essere liberi dal desiderio vuol dire non sentirsi costretto a soddisfarlo.

I desideri nascono, perché immagini di essere nato e di morire se non avrai cura del tuo corpo. Il desiderio di avere un’esistenza corporea è la causa primaria del problema.

Per conoscersi, l’io deve confrontarsi col suo opposto: il non-io. Il desiderio conduce all’esperienza. L’esperienza porta alla discriminazione, al distacco, alla conoscenza di sé, alla liberazione. Ma, dopotutto, cos’è la liberazione? Sapere che sei al di là di nascita e morte. Dimenticando chi sei e immaginando di essere una creatura mortale ti sei creato tanti di quei problemi che adesso senti il bisogno di svegliarti, come quando fai un brutto sogno.

Niente può liberarti, perché sei libero.

Di che aiuto può esserti il tempo, che è una successione di momenti?

Accantona tutte le domande, accettane una: “Chi sono io?”. Sforzati di scoprire chi sei in realtà. Lo sforzo è la tua vera natura. Sforzati senza cercare lotta senza avidità.

È giusto solo ciò che ti libera dal desiderio, dalla paura e dalle idee errate. Finché ti preoccupi di peccati e virtù non avrai pace.

Smetti di immaginare che sei nato, che hai dei genitori, che sei un corpo, che morirai …

Ricordarti chi sei è virtù, dimenticartene è peccato.

Quando inizierai a mettere in dubbio il tuo sogno, il risveglio non sarà lontano.

Tutti i consigli dati dall’io sono in forma negativa: non fare, trattieniti, privati, rinuncia, sacrificati, abbandonati, vedi il falso come falso. Il positivo appartiene al Sé interiore.

Cos'è il desiderio se non amore per se stessi? Cos’è la paura, se non il bisogno di proteggersi? Cos’è la conoscenza, se non amore della verità?

Il destino è il risultato di cause in gran parte accidentali e quindi è una rete a maglie larghe.

Il mantra è essenzialmente energia in azione. Agisce su di te e su ciò che ti circonda.

In Europa non c’è la tradizione del mantra. Non può essere utile a un giovane occidentale, a meno che non ne sia fortemente attratto. Per lui il metodo giusto è quello di attenersi al pensiero di essere egli stesso la base di ogni conoscenza, l’immutabile e perenne consapevolezza di tutto ciò che accade ai sensi e alla mente.

La morte non è mai una disgrazia, neppure quando un uomo viene ucciso, in questo caso la disgrazia è per chi uccide.

Il mio guru mi ha insegnato a dubitare: di tutto e in maniera assoluta. Mi disse: “Nega l’esistenza di tutto, tranne che di te stesso”. Sei tu che, con il desiderio, hai creato il mondo con i suoi piaceri e i suoi dolori.

Il dolore è il fondamento del piacere.

Tutto deve essere esaminato attentamente, eliminando il superfluo senza esitazioni. Credimi, l’eliminazione non è mai eccessiva, perché in realtà niente ha valore.

È l’attaccamento al nome e alla forma che crea la paura. Il desiderio è uno stato mentale. Il nome non può andare oltre la mente, mentre la percezione è la coscienza stessa. Non ho la sensazione di dover raggiungere uno scopo quando faccio qualcosa. Le cose accadono come accadono: non perché io le faccio accadere, ma accadono perché Io sono.

Il mondo non esiste senza di te, tu lo crei e tu lo distruggi. Per migliorarlo, devi prima peggiorarlo.

I desideri deboli possono essere rimossi dall’introspezione e dalla meditazione, ma quelli intensi e ben radicati devono essere soddisfatti e bisogna assaggiarne i frutti, dolci o amari che siano.

La coscienza esisteva già prima che ci fosse il mondo. Perché il mondo nasce e si dissolve nella pura coscienza. Per essere non ho bisogno del mondo, è il mondo che ha bisogno di me per esistere.

L’identificazione con il corpo può andar bene per un neonato, ma la vera crescita comporta il distacco dal corpo. Normalmente dovremmo liberarci dai desideri legati al corpo nei primi anni di vita. L’abitudine, il desiderio di ripetere, frustra.

Finché non ti accorgerai che la personalità è solo un’abitudine costruita sul ricordo e alimentata dal desiderio, ti riterrai una persona che vive, percepisce, pensa, è attiva o passiva, contenta o addolorata. Mettiti in questione, domandati: “Ma è proprio così?”, “Chi sono io?”, “Cosa c’è dietro e al di là?”. Presto vedrai il tuo errore. E, per sua natura, l’errore cessa quando è riconosciuto.

Il mondo è contatto: lo spirito tocca la materia e ne risulta la coscienza. Questa, inquinata dai ricordi e dalle aspettative, diventa un legame. L’esperienza pura non crea legami, mentre l’esperienza presa tra il desiderio e la paura è impura e produce karma.

Non c’è niente di male nella dualità, finché non crea conflitti. Per avere il calore è necessario il contatto.

La felicità è l’armonia tra interiore ed esteriore.

La vita è piena di contraddizioni perché servono per distruggere l’orgoglio della mente.

L’amore è uno stato dell’essere. Il sesso è energia. L’amore è saggio, il sesso è cieco. Una volta compresa la vera natura dell’amore e del sesso, non ci saranno conflitti e confusioni.

Senza amore tutto è male, anche la vita.

Tu sei l’amore stesso, quando non hai paura.

Il Sé non si identifica con il successo o l’insuccesso.

Devi imparare a vivere senza preoccuparti di te stesso. Occorre sapere che il tuo vero essere è indomito, intrepido e sempre vittorioso.

Una volta che sai con assoluta certezza che niente può turbarti, se non la tua immaginazione, riesci a far caso ai desideri e alle paure, ai concetti e alle idee, e vivi solo secondo verità.

Il sole è sempre lì e non conosce notte. La mente, accecata dall’idea “io sono il corpo”, continua senza tregua a tessere il filo dell’illusione.

Non esiste il destino avverso. La vita non è predeterminata dalla nascita. Se così fosse, il potere che la determina farebbe in modo da non far soffrire nessuno.

Passato e futuro esistono sono nella mente. Il tempo è nella mente, come lo è lo spazio.

Non seguo ne stabilisco regole. Fluisco assieme alla vita, con fede e senza resistenze.

Il rimedio per le malattie esistenziali consiste in una buona dose di consapevolezza.

Rimuovi il senso si separazione e non ci sarà più conflitto.

Limitati a renderti conto che stai sognando un sogno che chiami mondo, e smetti di cercare vie d’uscita. Il sogno non è un tuo problema. Il tuo problema è che ti piace una parte del sogno e non un’altra. Amale tutte, o nessuna, e smettila di lamentarti. Quando hai visto il sogno come sogno, hai fatto tutto il necessario.

Le teorie possono essere dei buoni punti di partenza, ma devono essere abbandonate al più presto.

Occorre concentrazione, piena fiducia, volontà pura.

La volontà è la stabilità di cuore e mente. Con questa fermezza si può ottenere tutto.

Concentrati e rafforza la mente, e scoprirai che i pensieri e i sentimenti, le parole e le azioni si adegueranno alle direttive della tua volontà.

Una mente debole non riesce a controllare le sue proiezioni. Quindi sii consapevole della mente e delle sue proiezioni. Risali all’origine di piacere e dolore, desiderio e paura. Piacere e dolore sono stati mentali. Finché pensi di essere la mente, o meglio il corpo-mente, sei in trappola.

Essere vivi non è l’ultimo stadio. Al di là c’è qualcosa di molto più esaltante che non è né l’essere né il non essere, né il vivere né il morire. Uno stato di pura consapevolezza, oltre i limiti dello spazio e del tempo. Una volta abbandonata l’illusione di essere il corpo-mente, la morte perde il suo aspetto orripilante e diventa parte della vita.

Io non sono né la coscienza né il suo contenuto.

Ognuno vede il mondo attraverso l’idea che ha di se stesso. Come pensi, così pensi che sia il mondo.

All’inizio di ogni creazione c’è il desiderio. Desiderio e immaginazione si accrescono e rinforzano l’un l’altro. Il quarto stato è uno stato di consapevolezza pura, distaccata, senza passioni e senza parole. I problemi del corpo e della mente non lo raggiungono: sono fuori, “lì”, mentre il testimone è sempre “qui”.

Niente ti blocca più del compromesso, perché è indice di poca serietà. E senza serietà non puoi fare nulla.

Il dolore e la sofferenza sono le voci del corpo e della mente che gridano per richiamare la nostra attenzione. Per andare al di là del corpo devi essere in buona salute; per andare oltre la mente, devi averla in perfette condizioni.

“Raccogli le tue immondizie”.

Quando personalizzi i suoi insegnamenti, hai un guru esterno; quando li impari direttamente dalla vita, il guru è interiore.

Non c’è buio in mezzo alla luce, l’oscurità è la dimenticanza di sé.

Non esiste la pace mentale. Mente vuol dire disturbo. La mente è l’irrequietezza stessa.

La libertà da ogni motivazione, in cui non sorgono desideri, è lo stato naturale.

Lascia stare i desideri e le paure e presta tutta l’attenzione al soggetto, a colui che è dietro l’esperienza del desiderio e della paura. Chiediti: “Chi desidera?”. Lascia che ogni desiderio ti riporti a te stesso.


Di solito proviamo piacere o dolore quando ce lo aspettiamo. È tutta una questione di abitudini e convenzioni acquisite.


Chi non pensa in termini di guadagno e perdita è il vero non-violento, perché è al di là di ogni conflitto.


Limitati a osservare ciò che accade e sappi che tu ne sei oltre.


Desiderio e fiducia devono procedere di pari passo.


Dedicati totalmente al tuo scopo, e la devozione verso chi può guidarti verrà di conseguenza. Il guru per eccellenza è il Sé interiore.


Impara dai tuoi errori e non ripeterli.


Fonte: Io sono Quello - Nisargadatta Maharaj