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domenica 14 agosto 2016

Il dialogo strategico – Giorgio Nardone

Piuttosto che basarsi su una teoria della natura umana per “analizzare” il comportamento, il modello strategico di terapia si occupa del modo in cui l’uomo percepisce e gestisce la propria realtà attraverso la comunicazione con sé stesso, gli altri e il mondo, trasformandola da disfunzionale in funzionale, al fine di poter “operare” su di essa. I “problemi” dell’uomo sono il prodotto dell’interazione tra soggetto e realtà, per cui risalire alle origini del problema è spesso fuorviante rispetto al trovare soluzioni.

Per questo motivo, il lavoro del terapeuta strategico si focalizza non su “perché esiste” il problema, ma su “come funziona”, e specialmente su “come fare” per risolverlo, guidando la persona a cambiare non solo i propri comportamenti ma anche le proprie modalità percettive e di attribuzione causale. Il tutto passa prioritariamente attraverso il dialogo fra terapeuta e paziente; il primo guida il secondo a scoprire il modo di risolvere i suoi problemi, facendo in modo che li percepisca da prospettive diverse rispetto a quelle patogene.

Il costrutto operativo fondamentale di tale approccio è quello di “tentata soluzione” formulato per la prima volta dal gruppo di ricercatori dell’M.R.I (Mental Reserch Institute) di Paolo Alto (Watzlawick, Weakland, Fisch, 1974; Weakland at al., 1974); le tentate soluzioni solo le reazioni e i comportamenti che complicano piuttosto che risolvere, e che finiscono per irrigidirsi in ridondanti modelli disfunzionali d’interazione con la realtà.

La tentata soluzione disfunzionale sostituita da una soluzione funzionale diviene la chiave per studiare le “trappole” – mentali, emotive, relazionali – in cui l’essere umano incorre, e al contempo per individuare le leve strategiche del cambiamento, “conoscere i problemi mediante la loro soluzione” (Nardone, 1993).

Crediamo che al lettore sia già apparso chiaro quanto ciò entri in collisione con il concetto tradizionale di psicoterapia, basato sul presupposto che per cambiare l’atteggiamento di una persona si deve prima cambiare il suo modo di pensare. In base a tale presupposto, le varie forme di psicoterapia – cognitive, comportamentali o psicoanalitiche – mirano a realizzare il cambiamento della consapevolezza dei loro pazienti, in maniera coerente con i rispettivi assunti teorici; ciò implica l’uso del ragionamento e del linguaggio indicativo, il linguaggio della descrizione, della spiegazione, del confronto, dell’interpretazione e così via.

Da una prospettiva strategia invece il cambiamento va prima di tutto “agito”, e la comunicazione terapeutica diviene il suo veicolo; in sintesi, si tratta di “Fare le cose con le parole” (Austin, 1987).

La prima seduta non più “diagnostica” e “preliminare” per l’intervento, ma essa stessa stratagemma terapeutico. L’indagine si è trasformata in intervento.

Le domande, invece di limitarsi a guidare il terapeuta alla comprensione del problema da risolvere, sono divenute il veicolo per indurre il paziente a “sentire” differentemente le cose e dunque a cambiare le sue reazioni, scoprendo le sue risorse, che erano bloccate dalle percezioni precedenti, rigide e patogene.

Le domande sono state modificate nella loro forma interrogativa.
  • Non sono più aperte, del tipo: “Quando lei ha il suo attacco di panico, cosa sente?”
  • ma domande chiuse, in una sorta di illusione di alternative “Quando lei ha l’attacco di panico sente la paura di morire o la paura di perdere il controllo?”; in tal modo le persone rispondono una delle due risposte pianificate.

Immaginiamo che la risposta del paziente sia: “Ho paura di perdere il controllo”.

La seconda domanda sarà: “Ma questi momenti in cui lei ha paura di perdere il controllo accadono in situazioni che lei può prevedere o sono assolutamente imprevedibili?”.
La persona il più delle volte risponde: “Mah … non so! … però se ci penso bene, solo in certe situazioni!”.
E allora si ripete: “e lei può prevedere queste situazioni?”.
Il paziente dice: “Sì, ora che ci penso sì. Ad esempio mi allontano da solo … oppure se sono in mezzo alla folla … o se sono in un luogo chiuso … o se sono in un luogo alto …” a seconda del tipo di fobia.


Proviamo ad analizzare adesso cosa abbiamo ottenuto con due domande: abbiamo ottenuto una conoscenza già corposa, poiché ora sappiamo che la persona non ha paura di morire ma ha paura di perdere il controllo, e che questo avviene in situazioni che può prevedere. Questa è la comprensione da parte del terapeuta: il paziente, invece, inizia ad avere una chiara mappa del suo problema, con coordinate precise e comincia a pensare che, in realtà, non ha paura di morire – già lo sapeva, ma adesso lo ha focalizzato – e che tale fobia avviene solo in situazioni prevedibili. 

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Il dialogo strategico - Giorgio Nardone


giovedì 28 luglio 2016

La struttura della magia

Capitolo primo

Vincoli neurologici: il mondo fisico rimane costante, mentre l’esperienza che ne abbiamo cambia enormemente in funzione del nostro sistema nervoso.
Il nostro sistema nervoso deforma e cancella sistematicamente intere parti del mondo reale. Ne risulta la riduzione della portata dell’esperienza possibile, come pure l’introduzione di differenze tra quanto sta realmente avvenendo nel mondo e l’esperienza che ne abbiamo. Quindi il nostro sistema nervoso, determinato geneticamente sin dall’inizio, costituisce il primo insieme di filtri che distinguono il mondo – il territorio – dalla nostra rappresentazione del mondo – la mappa.

Vincoli sociali: l’ipotesi è che la funzione del cervello e del sistema nervoso e degli organi dei sensi sia principalmente eliminativa e non produttiva. Chiunque ha la facoltà in ogni momento di ricordare tutto ciò che gli è accaduto e di percepire tutto ciò che accade dovunque nell’universo. La funzione del cervello e del sistema nervoso è di proteggerci contro il pericolo di essere sopraffatti e confusi da questa massa di conoscenza in gran parte inutile e irrilevante, cacciando via la maggior parte di ciò che altrimenti percepiremmo e ricorderemmo in ogni momento, e lasciando solo quella piccolissima e particolare selezione che ha probabilità di essere utile in pratica.
Ogni individuo è nello stesso tempo il beneficiario e la vittima della tradizione linguistica nella quale è nato; il beneficiario in quanto il linguaggio gli dà accesso ai ricordi accumulati dell’esperienza altrui; la vittima in quanto lo conferma nella convinzione che la ridotta consapevolezza sia la sola consapevolezza e perché stuzzica il suo senso della realtà, in modo che egli è fin troppo pronto a prendere i suoi concetti per dati, le sue parole per cose vere (Aldous Huxley, Le porte della percezione, Mondadori, Milano, 1980).
Un secondo modo in cui la nostra esperienza del mondo differisce dal mondo in sé è dovuto all’insieme dei vincoli o filtri, sociali.

Vincoli individuali: un terzo modo in cui la nostra esperienza del mondo può differire dal mondo in sé è dovuto a una serie di filtri che chiamiamo individuali. Intendiamo pe filtri individuali tutte le rappresentazioni che creiamo come esseri umani in base alla nostra storia personale unica.
I modelli e le mappe che creiamo nel corso della vita si basano sulle nostre esperienze individuali, e poiché taluni aspetti delle nostre esperienze saranno unici per noi in quanto persona, talune parti del nostro modello del mondo saranno esclusivamente peculiari di ciascuno di noi. Questi singoli modi con i quali ciascuno di noi rappresenta il mondo costituiranno un insieme di interessi, abitudini, simpatie, antipatie e regole di comportamento che sono decisamente nostri.

Modelli e terapia: abbiamo constatato per esperienza che le persone vengono tipicamente in terapia soffrendo, con la sensazione d’essere paralizzate, senza avvertire alcuna possibilità di scelta o libertà d’azione nella loro vita. Ciò che abbiamo scoperto non è che il mondo è troppo limitato o che non vi sono scelte, ma che costoro impediscono a sé stessi di scorgere le opzioni e le possibilità che gli si dischiudono perché queste non sono disponibili nei loro modelli del mondo.
La domanda che ci poniamo è questa: com’è possibile che esseri umani diversi, posti di fronte allo stesso mondo, abbiano esperienze tanto differenti? La nostra opinione è che questa diversità sia principalmente il risultato della differenza di ricchezza dei loro modelli.
Il comportamento degli esseri umani, per quanto bizzarro possa sembrare a prima vista, ha un senso se lo si vede nel contesto delle scelte generate dal modello. La difficoltà non sta nel fatto che essi effettuano la scelta sbagliata, ma che non hanno abbastanza scelte: non hanno un’immagine del mondo messa a fuoco con ricchezza. Il paradosso più diffuso che scorgiamo nella condizione umana è questo: i processi che ci permettono di sopravvivere, crescere, cambiare e provare gioia sono gli stessi processi che ci permettono di mantenere un modello del mondo impoverito: la nostra capacità di azionare dei simboli, cioè di creare dei modelli … se commettiamo l’errore di confondere il modello con la realtà. Possiamo individuare tre meccanismi generali con i quali lo facciamo: la generalizzazione, la cancellazione e la deformazione.

La generalizzazione è il procedimento con il quale elementi o parti del modello di una persona vengono staccati dalla loro esperienza originaria e giungono a rappresentare l’intera categoria di cui l’esperienza è un esempio. La nostra capacità di generalizzare è essenziale per affrontare il mondo. Per esempio, ci è utile sapere generalizzare dall’esperienza di una bruciatura al contatto con una stufa rovente alla regola che le stufe roventi non vanno toccate. Ma se generalizziamo quest’esperienza sino alla percezione che le stufe sono pericolose, e ci rifiutiamo quindi di stare in una stanza con la stufa, limitiamo senza alcuna necessità il nostro movimento nel mondo.

La cancellazione è un procedimento con sui, selettivamente, prestiamo attenzione a certe dimensioni della nostra esperienza e ne escludiamo altre. Prendiamo per esempio, la capacità di filtrare o escludere ogni altro suono, in una stanza piena di gente che parla, per ascoltare solo la voce di una data persona. Con lo stesso procedimento possiamo impedire a noi stessi di udire i messaggi di affetto di altre persone alle quali teniamo molto.

La deformazione: è il procedimento che ci permette di operare cambiamenti nella nostra esperienza dei dati sensoriali.

Van Gogh ha potuto dipingere quei cieli perché era in grado di deformare la propria percezione spazio-temporale al momento della creazione. 

Fonte: La struttura della magiaRichard Bandler, John Grinder


giovedì 14 aprile 2016

Secret Talk With Mr.G. - E.J. Gold - IDHHB, INC.

L’animale è conformabile alla legge
Ogni obbligo al Lavoro consente alla forza di fare delle scelte oggettive, piuttosto ce per capriccio casuale o per ciò che l’animale vuole. Come possiamo essere sicuri che questi siano fonte di maggiori benefici, piuttosto che impulsi travestiti che l’animale ha attuato per sviarci? Conoscere l’animale è necessario, perché tutte le azioni dell’animale sono conformabili alla legge.

M: Quello che volevo chiarire è che se abbiamo una visione di ciò che l’animale fa, saremo in grado di conoscere cosa proviene dall’animale.

G: State provando a pensare a questo in termini ordinari. Tu dici se fa la stessa cosa ogni volta, la prevedibilità può essere accertata. Il fatto è che l’animale non fa la stessa cosa ogni volta, non capite il significato di “legge-conformabili”.

S: Quando P. disse quello, ho avuto l’impressione che le risposte che l’animale darebbe, sarebbero comprensibili, se conoscessimo la legge, perché seguirebbero un certo modello. Non so di cosa si tratta.

G: Pertanto, in quale posizione siete esattamente, rispetto all’auto-studio?

M: Come si può riconoscere se un influenza proviene dall’animale o no?

G: Le azioni dell’animale sono conformabili alla legge.

P: L’azione risultante può venire da un centro motore, un centro emotivo o l’influenza del centro intellettuale.

G: L’azione è il risultato del comportamento.

P: Quella è la manifestazione.

G: E qual è la prima causa del comportamento?

P: La legge.

G: Che insieme di leggi operano per determinare un comportamento?

P: Quello è il punto. Il comportamento è conformabile alla legge. Vi è un certo insieme di leggi dell’animale in natura, a cui l’animale sottostà.

G: E come è possibile caratterizzare questo mondo, in cui esistono queste leggi, e dal quel queste leggi operano? È lo stesso mondo nel quale l’animale esiste, o è piuttosto, un mondo del tutto diverso, nel quale queste leggi hanno origine e sono cristallizzate?

P: è un mondo differente.

G: Queste leggi, sono effettivamente cristallizzate in mondo di origine?

P: No, c’è un ottava.

G: C’è un ottava. C’è qualche mondo di cristallizzazione di queste leggi? Sono queste leggi, oggettive o soggettive?

P: Oggettive.

G: Quindi sono oggettive, cristallizzate in un certo spazio.

P: Sì.

G: qual è la forza con cui sono collegate?
P: Attraverso il corpo planetario.

G: E cosa succede a questa connessione quando il corpo muore, o trascende?

P: è redento.

G: In circostanze ordinarie l’animale dovrebbe conformarsi a queste leggi.

P: Vero.

G: Questo insieme di leggi riguardano solo alcuni tipi di animali, o tutti gli animali in generale?

P: Tutti gli animali in tutto il mondo.

G: Si può dire, altresì che riguarda tutta la vita ovunque, o differenziamo la vita dall’animale?

P: È pertinente a tutta la vita.

G: Fa anche riferimento a tutte le forme ovunque?

P: Sì.

G: Tu dici che questo insieme di leggi è operante in tutte le forme. Pertanto, si potrebbe distinguere per me, perché dovremmo parlare di leggi diverse per i minerali e per gli animali. Io so già quello che sto cercando. Faccio una domanda in un modo particolare per forzare una risposta particolare.
In che modo questa serie di leggi differisce in relazione alla loro azione sui vari tipi di forme?

P: Ci sono meno gradi di libertà nella serie di leggi che disciplinano il minerale, e progressivamente più gradi di libertà mentre andiamo al vegetale e all’animale.

G: Come fai a sapere che questo è vero?

P: Io lo vedo.

G: Quanto oggettiva e affidabile è la tua percezione? Sicuramente c’è più di quanto si vede. Ciò ti è stato detto da qualcuno.

P: Supera altri test. È coerente. Anche io l’ho verificato dallo studio.

G: Ovviamente questa formulazione di idee è qualcosa che non era tua, che hai verificato.

P: Corretto.

G: E tu hai trovato la tua prova soddisfacente.

P: Sì.

F: Se questo è successo, allora sembra che il mondo minerale, in qualche modo, è accaduto gradualmente, sottraendo una certa libertà, di cui il mondo al di sopra potrebbe averne di più.

G: La libertà è stata portata via, o sono state aggiunte leggi?

F: Questo è quello che mi chiedevo. Se si aggiungono le leggi, si toglie la libertà che c’era prima.

G: Esiste una relazione al numero di leggi a cui qualcosa è soggetto, e la quantità di libertà che gode?

P: Sì. Minor numero di leggi, maggiore libertà, ma anche maggiore necessità di seguire le leggi.

G: Minor numero di leggi, più conformazione alla legge.


Traduzione Mariangela Mattoni

Secret Talks With Mr. G. di E.G. Gold - IDHHB, INC.
http://www.gatewaysbooksandtapes.com/books/bk003.html



lunedì 1 febbraio 2016

Secret Talk With Mr.G. - E.J. Gold - IDHHB, INC.

Club di natura diversa
È necessario che tu lavori per mantenere l’esistenza planetaria. Allo stesso tempo tu hai molte responsabilità verso le persone; mentali, emozionali e psichiche. In questi tempi, non puoi davvero essere disturbato pensando a qualcosa. Non ti suggerisco di pensare a tutte queste domande. Ti do delle tecniche per questo. È così semplice e forse per questo trascurato. Mentazione significa temporanea, almeno per fare una domanda al centro di gravità. Tutto quello che fai nella vita, non importa quanto ordinario, è fatto solo in relazione alla domanda del centro di gravità. Quella domanda diventa per te il tuo Dio interiore, che sostituisce il male interiore, Dio, almeno temporaneamente.
La mia domanda, che da anni è divenuta il mio centro di gravità tutte-indipendenti-parti-prese-insieme, era, all’inizio consapevolmente iniziata, e poi ha proseguito per inerzia. “È vero che Dio soffre?”. Ogni cosa che ho fatto era in relazione a questa domanda. Per fare un centro di gravità ci si deve dare un limite di tempo. Questo crea un senso di urgenza.
Quando io faccio una domanda al centro di gravità, lo faccio con tutto il mio essere. Dopo aver lavorato con il mio primo gruppo, ho scoperto che la maggior parte di loro non era affatto in grado di fare tutto questo. Questo, perché loro non potevano fare una domanda di vita o di morte, neppure per gioco.
Quando ho visto il gruppo di New York, ho fatto la grave scoperta che erano le persone che si comportavano piuttosto sconvenientemente, nonostante il fatto che fossero apparentemente perlomeno interessate alle mie idee.  La questione è diventata per ora il mio centro di gravità. Anni fa avevo una domanda nel centro di gravità, “Come è possibile aiutare le persone a sterminare in sé la tendenza alla suggestionabilità”. Allo stesso tempo realizzai che non avevano un loro centro di gravità, e quindi non potevano fare in centro di gravità in se stessi. Suggestionabilità significa prendere tutto ciò che il centro di gravità propone di momento in momento. Ho sviluppato un modo per rendere possibile ad un individuo di sradicare in se stesso questa suggestionabilità. Ma per fare questo è richiesto almeno lo sforzo. Lo sforzo richiede un certo interesse. L’interesse richiede che le domande siano importanti. Ho scoperto che le persone sono molto felici di quello che sono. Così poi, sono stato costretto ad aspettare degli esseri insoddisfatti della loro vita ordinaria e ci ciò che gli potrebbe fornire.
Per molto tempo ho creduto che solo tali individui sarebbero venuti da me per lavorare.
Poi ho scoperto che alcuni potrebbero essere abbastanza soddisfatti della vita e tuttavia arrivare in una scuola.
Con ogni mezzo possibile diventa ora necessario, mettere in atto tutto ciò che serve per rendere possibile, solo a coloro che sono interessati al lavoro, venire qui e rimanere qui. Trovo anche, che pestare i calli non funziona. Che la gente, come i calli, è calpestata.

Traduzione Mariangela Mattoni

Secret Talks With Mr. G. di E.G. Gold - IDHHB, INC.

lunedì 14 dicembre 2015

Secret Talk With Mr.G. - E.J. Gold - IDHHB, INC.

Padroneggiare l’animale
L’informazione non può essere tramessa a nessuno, ma la conoscenza può essere trasmessa solo alla famiglia, da padre in figlio.
Le note che colmano “mi-fa” e gli intervalli “si-do” non esistono nella stessa ottava. Per attraversare l’intervallo lo si deve prendere in prestito da un’ottava diversa.
Il primo intervallo si verifica appena si entra nel lavoro. Esso è il “desiderio di lavoro” – desiderare qualcosa di più che vivere.
L’insoddisfazione è il risultato di molti anni di immersione nella vita e la realizzazione finale che niente di ciò che ci offre valga qualcosa.
Il lavoro sul desiderio deve entrare in un’altra ottava di influenza.
Questo è il primo intervallo “mi-fa” della scuola. Qui per i nuovi candidati c’è solo l’uno per cento di desiderio di lavoro contrapposto al novantanove per cento di desiderio personale. Alcune persone arrivano, in questa fase, per capriccio, altre sentono una reale necessità.
Se il desiderio di lavoro diventa attivo, uno può lavorare regolarmente senza aiuto esterno fino all’intervallo “si-do”, momento in cui un altro shock esterno deve essere fornito così che uno possa continuare.
L’intervallo “si-do” è il periodo di lavoro su se stessi, nel quale uno arriva faccia a faccia con la propria caratteristica principale, o animale. Durante questo momento di ricognizione è necessario che l’animale, prenda coscienza del suo interesse per progredire rapidamente oltre questo punto assolutamente essenziale. Se uno rimane passivo l’animale ne uscirà vittorioso. Una vota che l’animale è cosciente delle vostre attività, è solo questione di poco tempo, prima che comincerà a lottare senza pietà, in modo totalmente spietato, per continuare la sua vita.
Quando tu e l’animale siete faccia a faccia, è come vedere due avversari per la prima volta. Insieme a questo shock di riconoscimento, c’è per entrambi un vero un reale odore di pericolo. Quando questo si verifica è subito necessario lottare per la vita, perché avete tuttalpiù tre mesi prima di padroneggiare l’animale o lui diventerà il padrone. Esso può essere padroneggiato solo se non sa che sta per esserlo.  Se diventa cosciente di queste vostre attività intenzionali, userà ogni mezzo per rimuovere da se stesso la fonte di irritazione – che in questo caso è la scuola.
Ci sono scuole che insegnano all’animale a superare l’essenza. Gli alunni di tali scuole hanno una grande fantasia per spiegare a se stessi e agli altri le ragioni del loro amor proprio.
L’introduzione di queste idee è sufficiente a far precipitare questa lotta. Il solo sentire queste idee, senza agire su di esse, può condurci più vicino al punto di riconoscimento.
È pericoloso arrivare al punto-di-riconoscimento quando uno non è preparato, non possiede tecniche reali, e non può ottenere aiuto e dati per padroneggiare l’animale.
Per ottenere l’attenzione dell’animale quando si desidera attivare questa lotta, si deve evocare l’animale con la conoscenza. Nel suo vecchio significato, evocare, significa “con la conoscenza”.
Se uno conversa con il proprio animale, uno può parlare con qualsiasi animale, in tutto, due-cervelli e un-cervello, il linguaggio dell’animale è lo stesso.  Questo è il vero significato della storia di San Francesco d’Assisi che sapeva parlare con gli animali e li padroneggiava con amore. In fine, è anche possibile fare questo con l’animale selvatico. Per rendere obbediente l’animale, bisogna fare piccole cose. Lo sviluppo di una speciale volontà interna inizia nel centro motore. Se sai come farlo in un centro, fornisci indizi necessari per lavorare, dirigendo l’attenzione di tutti i centri.
La battaglia per dominare l’animale è come l’angelo e il diavolo.
Quello che una volta era per voi un paradiso, e che desideravate mantenere il più calmo e tranquillo possibile, diventa ora un campo, da cui conseguono una serie di battaglie campali. Questa lotta è una funzione dell’essere. Non è qualcosa che si può fare o non fare. Si può paragonare questo alla situazione di uno scassinatore chiuso dentro una cassaforte corredata involontariamente da una bomba, predisposta per esplodere ad un tempo sconosciuto. La bomba non può essere raggiunta e il fusibile e il timer non possono esser smontati fino a quando non si apre la cassaforte. Lui con conosce la combinazione della cassaforte ma ha tutti i suoi strumenti da ladro la sua conoscenza di casseforti e serrature. Lui deve lavorare in modo rapido ed efficace. Allo stesso tempo, non deve pensare nemmeno una volta alle possibili conseguenze, mentre lavora per liberarsi da questa situazione. Se anche per un attimo perde se stesso, quello sarebbe potuto essere il momento cruciale a lui altrimenti necessario. Forse il margine di errore è solo un momento. In questo caso la bomba esplode e lui è morto. Anche se, deve lavorare sotto estrema pressione, non deve permettere alle tensioni di interferire con le sue abilità. È così che si si deve lavorare con l’animale per dominarlo. Dovete diventare un professionista a tutti gli effetti. Vari fattori nel padroneggiare l’animale diventano importanti, quando prima non lo erano. Per stare con, si deve essere molto furbi. In questo modo, si possono esigere delle promesse dall’animale in cambio di piccole cose – ma queste piccole concessioni devono essere innocue; e, se possibile, capricciose. Per esempio, si può permettere all’animale di “andare allo zoo per un giorno” in cambio del fare una buffa faccia di fronte a tutti. Si deve offrire qualcosa di innocuo, ma interessante per l’animale, in cambio di qualcosa di piccolo che all’animale non dispiccerebbe fare come compito di pagamento. Se non si riesce a pensare immediatamente a un metodo di pagamento per l’animale, non si deve farlo.  Solo con uno scambio preciso questa tecnica di lavoro è realmente efficace. Questo metodo è chiamato fattore di contrattazione.
Dopo che la promessa è stata fatta, all’animale è data la sua ricompensa. Questo è il fattore di ricompensa. L’animale potrebbe non essere totalmente soddisfatto, ma la ricompensa non può essere negata. L’animale si arrabbia molto e si acciglia pericolosamente. Per negoziare con l’animale, bisogna sapere molto bene ciò che l’animale vuole. Qualsiasi aiuto usato nel fare affari con l’animale è chiamato fattore di assistenza. Possono essere Armagnac, sigarette, caffè turco. Ci vuole esperienza per essere in grado di utilizzare i fattori di assistenza. Si deve rendere l’animale piacevolmente brillo senza ubriacare se stessi. Studiare per trovare il fattore di vulnerabilità dell’animale.
Tuttavia è necessario nascondere la propria vulnerabilità. 
Nella negoziazione con l’animale, tu devi sapere quando essere capace di dire “no” e quando non esserlo. Se tu provi a fermare l’animale e gli permetti di disobbedire, anche una sola volta, non potrà ma più obbedirti. Non ti prenderà sul serio. Si deve dire “no” solo quando si ha la volontà di far rispettare quel “no”.

Traduzione Mariangela Mattoni

Secret Talks With Mr. G. di E.G. Gold - IDHHB, INC.